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The Suicide of Rachel Foster: un'avventura ispirata a Firewatch e Shining

Il team italiano 101% presenta alla GamesCom di Colonia un'ambiziosa avventura interattiva, un thriller ansiogeno e raffinato.

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  • Pc
  • Montana, USA, 22 Dicembre 1993.
    Nicole Wilson, unica erede testamentaria del lascito di Leonard McGrath, riceve una lettera che la riconosce come la sola proprietà dell'Hotel Timberline. Dopo dieci anni passati a cercare di dimenticare il passato, quest'ultimo torna quindi prepotentemente nella sua vita, obbligandola per questioni burocratiche a ricordare fastidiose e tristi vicende familiari. Ma quella che per Nicole sembrava la più grande delle seccature farà riaffiorare a galla memorie lontane, nascoste tra le mura di quel misterioso Hotel.
    Da queste premesse prende corpo The Suicide of Rachel Foster, degli italiani 101%, un adventure interattivo che sfrutta in modo particolarmente intrigante l'esplorazione in prima persona, lasciando in disparte le derive orrorifiche e paranormali per concentrarsi su un crescente stato di angoscia e tensione.

    Benvenuti all'Overlook Hotel?

    Gli sviluppatori di 101% non nascondono in alcun modo le forti influenze stilistiche e tematiche da cui hanno attinto per l'ideazione del loro gioco: da una parte Firewatch, l'affascinante opera di Camposanto sceneggiata da Sean Vanaman, e dall'altra Shining, leggendaria pellicola di Stanley Kubrick (liberamente ispirata al romanzo di Stephen King), che non ha certo bisogno di presentazioni.

    Il concept alla base di The Suicide of Rachel Foster si baserà integralmente sulla necessità di costruire un "rapporto" con un nostro interlocutore, sulla cui identità è opportuno mantenere un saggio riserbo per evitare pericolose anticipazioni: questo legame potrà essere modellato sulla base delle nostre risposte e sulle scelte che effettueremo durante l'avanzamento. Esattamente come nel titolo firmato Camposanto, inoltre, sarà possibile comunicare tramite uno dei primi modelli di cellulare (siamo nel 1993), quando lo riterremo più opportuno, chiedendo informazioni su un evento, su un oggetto, su un luogo, oppure semplicemente instaurando un dialogo con la voce che ci accompagnerà in quest'avventura.

    Il puro gameplay, dunque, si concentrerà quasi totalmente sulle linee di dialogo e sull'interazione con il mondo circostante, alla scoperta di dettagli che possano aiutarci a fare chiarezza sul background narrativo della produzione.
    Il mondo di gioco appare infatti fin da subito come il terzo protagonista del titolo 101%, perché il suo level design, che ci porta ad esplorare un Hotel lentamente caduto in disuso, non ha la velleità di offrire un'esatta riproposizione di una vera struttura architettonica, credibile in ogni singolo dettaglio, ma sfrutta la distorsione della percezione dello spazio per ricreare ambienti claustrofobici, ricchi di dettagli che, grazie all'atmosfera imbastita dagli sviluppatori, sanno inondare la mente di paure e ansie più di qualsiasi banale jump scare. Si nota, tra gli angusti corridoi dell'Hotel e nella scelta del mood che permea l'esperienza, una ricercatezza ed un'ispirazione figlie dell'estetica di Kubrick. È proprio nel rapporto tra le scelte dialogiche di Camposanto e la costruzione scenica del regista statunitense che si possono individuare i modelli di riferimento più evidenti del gioco di 101%.

    Una forte identità

    Simili fonti di ispirazioni rimangono però solo uno strumento utile a costruire un gameplay tanto semplice quanto efficace. Dalla nostra prova alla fiera tedesca, d'altronde, non sembra che gli sviluppatori abbiano del tutto rinunciato all'elemento di stampo prettamente ludico, come invece avviene, al netto di rari casi, in Firewatch. The Suicide of Rachel Foster cerca infatti di sfruttare la particolarità del luogo in cui ci muoveremo per mettere in scena momenti più adrenalinici e concitati. L'impressione è quindi quella di trovarsi all'interno di un set cinematografico che gioca con le nostre attese e con le nostre paure, tramite oculate scelte artistiche.

    Al contempo, la libertà esplorativa concessa all'utente si mantiene straordinaria: pad alla mano, è possibile, sin dalle battute iniziali, abbandonare i binari della sceneggiatura, lanciandoci così in una prima, generale esplorazione dell'Hotel e delle sue stanze.
    Tra le mura, inoltre, al contrario di quanto avviene in Shining, il soprannaturale appare uno strumento decisamente avverso allo stile narrativo degli sviluppatori, almeno a giudicare dalle loro affermazioni. Più che un horror, oggi purtroppo spesso identificato con una serie corposa di gore e spaventi, lo studio italiano ha insomma cercato di costruire un thriller che si basi interamente sulle sensazioni stimolate dall'atmosfera e sull'emotività trasmessa dalla narrazione, la quale si fregia di un ottimo doppiaggio e di un altrettanto rifinito comparto animazioni.

    The Suicide of Rachel Foster Trascinati in un turbinio di emozioni scaturite dal trailer, dalla nostra sezione di hands-on e dalle appassionate parole degli sviluppatori, nonché dal valore delle fonti d’ispirazione prese a modello dal team, non possiamo che aspettare fiduciosi l'arrivo dell'esperienza completa, prevista al momento per PS4 e PC entro il 2019. Il nuovo lavoro di 101% dà l’idea di essere un’avventura fresca, originale e coraggiosa, dove la scrittura gioca un ruolo assolutamente fondamentale, pronta a confrontarsi senza timore con pesi massimi del genere, rispetto ai quali, di primo acchito, The Suicide of Rachel Foster non sembra aver davvero nulla da invidiare.

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