Provato The Witcher 3: Wild Hunt

Una prova approfondita della nuova avventura di Geralt di Rivia: l'acclamata saga fantasy di CD Projekt si appresta a tornare sui nostri schermi con un terzo capitolo più vasto che mai.

provato The Witcher 3: Wild Hunt
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

Manca poco ormai al ritorno di Geralt di Rivia sugli schermi di PC, Playstation 4 e Xbox One. Il lancio di The Witcher 3 è previsto per il 19 maggio, e CD Projekt RED ha pensato di organizzare un'ultima prova del titolo a Milano, nelle versioni PC e Xbox One. Niente PS4? Durante la nostra visita di gennaio negli studi della software house polacca, proprio la versione per la console Sony si è dimostrata leggermente più indietro rispetto alle altre, per cui, con ogni probabilità, gli sviluppatori hanno preferito dedicarsi alla rifinitura di quella versione. Precisato questo aspetto, quello che abbiamo visto ha decisamente impressionato, confermando quanto di buono si è detto sulla nuova avventura dello Strigo. Che qui ritorna -anche se leggermente invecchiato nell’aspetto- davvero in forma smagliante, per merito di un engine grafico a tratti impressionante, soprattutto su PC, terreno ideale per provare al massimo l'esperienza pensata da CD Project RED.

Un mondo vivo

Il mondo di gioco appare molto più vasto ed esplorabile che nel precedente capitolo, adottando un approccio maggiormente free roaming rispetto al passato. In effetti, è proprio la componente esplorativa a spiccare, con l’uso del cavallo praticamente obbligatorio per muoversi nella mappa di gioco. La maggiore libertà nasconde in realtà un approccio abbastanza classico al genere, e non è certo un male, con la quest principale che darà l’opportunità ai giocatori di impersonare Geralt per ore e ore, a cui fanno da contorno molte quest secondarie, strutturate cercando di mantenere una linea narrativa coerente con il contesto di gioco. Le ambientazioni e soprattutto i personaggi non giocanti godono ora di una maggiore caratterizzazione; del resto le peregrinazioni nel mondo di The Witcher 3: Wild Hunt necessitano di una maggiore attenzione al dettaglio, per evitare che le varie aree di gioco risultino alla fine tutte uguali. Dal poco che abbiamo potuto vedere, questo rischio, endemico in un titolo di questo tipo, sembra ampiamente scongiurato, anche se solo una recensione approfondita potrà togliere ogni dubbio.
Tornando per un attimo al binomio quest principale-quest secondarie, non aspettatevi miracoli: non si tratta di una rivoluzione rispetto al passato, ma il sistema funziona bene e anche le missioni meno importanti godono di un tessuto narrativo che, seppur altalenante come qualità, risulta piacevole e in grado di calare maggiormente il giocatore nei panni dello Strigo, dotato ora di un sesto senso davvero poderoso. Anche se abbiamo provato il gioco per poco tempo in questa occasione, le abilità intuitive di Geralt sono venute fuori, visto che per completare alcune missioni è stato necessario premere la levetta analogica sinistra per trasformare il Witcher in un investigatore provetto, in grado di analizzare nel dettaglio particolari altrimenti invisibili.

Questa feature è essenziale in egual misura durante la caccia delle aberranti creature del gioco, che vedrà Geralt protagonista di numerose quest secondarie: il suo sesto senso è necessario per seguire le tracce delle creature, che una volta incontrate non potranno che sottomettersi al protagonista, passando ovviamente per un sanguinoso (è il caso di dirlo visto l’alto livello di gore presente) scontro. In definitiva, tra quest principale e secondarie, le cose da fare sono davvero molte, rendendo il mondo di gioco più credibile che in passato, in grado di immergere il giocatore nell’immaginario fantasy di Andrzej Sapkowski.
Prima di passare agli aspetti più tecnici, uno sguardo alle meccaniche di gioco è necessario per comprendere quali cambiamenti sono stati apportati al sistema di combattimento e alle magie. In realtà, le differenze sono davvero minime. Se da un lato il miglioramento nel sistema di parata dei colpi nemici ha permesso di slegarsi dal continuo utilizzo delle schivate, dall’altro ci troviamo di fronte a una riproposizione abbastanza fedele del sistema del secondo episodio. Ritroviamo quindi i fendenti potenti e quelli più leggeri, con i segni a fare da intermezzo tra un colpo e l’altro. Il sistema funziona, inutile negarlo, ma forse un pochino di novità in più sotto questo aspetto non avrebbe guastato. Visto che ormai manca poco all'uscita, ci asteniamo volontariamente dal trattare argomenti legati alla trama, per non rovinare a nessuno i primi momenti di gioco.

Uno spettacolo per gli occhi, ma a caro prezzo

La saga di The Witcher è da sempre caratterizzata da un comparto visivo all’avanguardia, che nel secondo capitolo ha posto nuovi standard per le produzioni su PC. Uno sguardo a questo aspetto è quanto mai necessario, anche per capire se lo sviluppo può dirsi completo a quasi un mese dall'uscita ufficiale. Ovviamente, le differenze tra la versione PC e quella Xbox One sono evidenti, anche se il risultato sulla console Microsoft è comunque molto buono.
Partendo da quella PC, il primo impatto con la grafica è stato molto positivo. Tutti i personaggi, compresi anche gli NPC, godono di un dettaglio e di una personalizzazione notevole. Gli abiti svolazzano al vento, mentre la cura riposta nella realizzazione dei protagonisti raggiunge un livello di eccellenza. Dalla pelle agli occhi, fino alle forme del corpo, non sempre celate come da tradizione della serie, il character design si è dimostrato molto valido. Le ambientazioni godono della medesima attenzione: i villaggi sembrano realmente vivi, mentre la vegetazione, mossa dal vento, rende bene l’idea di trovarsi in un ampio spazio aperto. Anche gli effetti di luce danno il loro contributo, grazie ai raggi del sole che filtrano tra gli alberi, regalando spesso paesaggi mozzafiato. Tutto questo ha sicuramente un impatto sulle richieste hardware: basti pensare che le macchine di prova utilizzate nel corso dell’evento erano tutte equipaggiate con processori Intel i7 e GPU NVIDIA 980. Curiosando nel menu delle impostazioni grafiche, abbiamo scoperto che i settaggi non erano impostati sulla qualità Ultra: probabilmente, gli sviluppatori hanno preferito andarci con i piedi piombo, vista anche l’assenza di driver ottimizzati per il gioco, che però non mancheranno di arrivare al momento del lancio ufficiale. Questo ha avuto una piccola ripercussione sul Depth of Field, visto che negli spazi aperti la vegetazione in lontananza veniva renderizzata con un pizzico di ritardo.

La demo mostrata durante l’evento girava in 1080p, una risoluzione in cui la 980 sarà certamente in grado di far andare al meglio il titolo quando sarà disponibile. Passando alla versione Xbox One, il colpo d’occhio è ovviamente inferiore, anche a causa della risoluzione, che si ferma al 900p (su Playstation 4 ci sarà pieno supporto al 1080p), e di un leggero aliasing. Anche le texture sono state riviste per andare incontro all’hardware di Xbox One, ma il risultato finale mostra un mondo di gioco credibile e ben strutturato, esattamente come sulla controparte computer. Viste le poche postazioni PC a disposizione, abbiamo provato la versione Xbox One per più tempo: quanto basta per capire che qualche sistematina deve essere ancora fatta per eliminare certi bug che ancora permangono. Altra cosa che ancora non è stata implementata al meglio è l’uso del cavallo: durante i combattimenti è possibile menare fendenti a destra e a sinistra direttamente dal potente equino, ma nelle fasi esplorative, soprattutto quando si entra nella vegetazione fitta, non è impossibile trovare qualche ostacolo di troppo, anche dove non dovrebbero essercene. Sempre a proposito del cavallo, essenziale per gli spostamenti nell’ampia mappa di gioco, una volta spinto alla massima velocità abbiamo assistito a qualche scatto ogni tanto, probabilmente in presenza dei caricamenti dello scenario, presenti però solo nella versione Xbox One. In generale comunque, il comparto tecnico si è rivelato efficace e bello da vedere, anche se qualche rifinitura in più sarà necessaria prima dell’arrivo del prodotto sul mercato.

The Witcher 3: Wild Hunt The Witcher 3: Wild Hunt ha tutto il potenziale per essere uno dei migliori RPG dell’anno. La grafica è tra le migliori viste nell’ultimo periodo, mentre il gameplay pone le sue basi su solide fondamenta, garantendo in più una maggiore libertà d’azione al giocatore grazie all’impostazione free roaming. Permane ancora qualche piccola sbavatura, che sarà certamente sistemata prima dell’uscita ufficiale. Del resto, un titolo di questo tipo è complesso per natura, ma i ragazzi di CD Project RED hanno dimostrato, negli ultimi anni, di saper gestire al meglio questa importante saga. A questo punto non resta altro da fare che attendere il 19 maggio, per scoprire se il nuovo capitolo delle avventure di Geralt di Rivia riuscirà a confermarsi come il grande capolavoro che in tanti bramano.

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