They Are Billions: uno strategico in tempo reale a base di zombie

They Are Billions è un RTS in early access su Steam che ci chiede di fronteggiare ondate di zombie gestendo una colonia di sopravvissuti.

provato They Are Billions: uno strategico in tempo reale a base di zombie
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Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.
Disponibile per
  • Pc
  • Zombie. Li abbiamo conosciuti in tutte le salse. Verdi o grigi, alti o bassi, grassi o scarni, lenti o veloci, sdentati o completamente smascellati. Ma c'è una cosa che li accomuna tutti quanti, senza alcuna distinzione: non possono fare a meno di bramare della calda, tenerissima carne umana. Dai primissimi istanti della loro trasformazione, infatti, sono costretti a (non)vivere braccando i pochi umani sopravvissuti rimasti in circolazione. Pochi, perché l'esistenza dei morti viventi, sia essa nei videogiochi, nella cinematografia o nella letteratura, presuppone che, in un dato momento, ci sia stata una terribile catastrofe epidemiologica, globale (come in The Walking Dead) oppure localizzata (come in Dying Light), e che la maggior parte della popolazione sia finita inesorabilmente a rimpolpare le schiere dei cadaveri ambulanti.
    In They Are Billions, titolo in Early Access che sta al momento spopolando su Steam, questa regola è rimasta immutata, salvo essere stata trapiantata all'interno di un genere che solo molto raramente ha avuto a che fare con le fameliche orde dei non morti: quello degli strategici in tempo reale.

    RTS: Real Time Survival

    In attesa della pubblicazione della campagna principale (fissata per la primavera, in occasione del lancio della versione 1.0 del titolo), la quale, in tutta probabilità, ci permetterà di affrontare, sulla falsa riga di Starcraft II, una successione di scenari tenuti insieme da un filo narrativo più o meno sostanzioso, They Are Billions offre al momento solamente una modalità sopravvivenza senza tanti fronzoli ma comunque capace di regalare ettolitri di divertimento agli estimatori del genere di riferimento.
    Lo scopo del giocatore è quello di rimanere in vita il più a lungo possibile in una mappa flagellata da continue ondate zombie, concentrandosi sull'espansione e lo sviluppo di una piccola colonia umana. Questa, almeno all'inizio, sarà composta da un centro di comando (costruito al centro di mappa e - in assenza dei classici "minion" costruttori - deputato alla costruzione di tutti gli edifici principali), da qualche ranger dotato di arco e frecce, e, come da tradizione per gli RTS, da un numero estremamente limitato di risorse, appena sufficienti per mettere in moto il primo abbozzo di civilizzazione. È importante sottolineare che, sebbene la modalità offra ben 4 diversi scenari a tema (che vanno sbloccati sopravvivendo a quelli precedenti), ogni partita affrontata sarà sempre diversa, complice l'algoritmo procedurale che ne sostiene le fondamenta. Foreste, giacimenti, laghi, ostacoli naturali e villaggi abbandonati saranno dunque disposti sempre in maniera casuale sul territorio, obbligandoci a ideare pattern espansionistici costantemente diversificati, sebbene si poggino al solito sul classico trittico strategico "raccogli, costruisci, evolvi".
    Prima di entrare in partita, tuttavia, ci viene data la possibilità di intervenire su alcune fondamentali impostazioni relative alla difficoltà, in grado di cambiare in maniera abbastanza radicale l'esperienza di gioco. Innanzitutto, è possibile modificare la grandezza della popolazione zombie già presente sulla mappa all'inizio della partita, andando però anche a influenzare il moltiplicatore delle unità arruolate nelle ondate provenienti dai bordi esterni della mappa.

    Successivamente, bisogna scegliere il numero di giorni (80, 100, 120 o 150) che devono passare prima di poter conseguire la vittoria, aspetto anch'esso particolarmente incisivo sul livello di sfida offerto dal titolo. Se l'idea di dover sopravvivere per circa la metà del tempo possa effettivamente suonare allettante, in realtà non si rischia altro che rendere dannatamente più complessa e punitiva l'intera progressione, con molti meno giorni a disposizione per espandersi ed evolversi, oltre che per prepararsi a sostenere un'ondata successiva, la quale sarà sempre molto più numerosa ed "evoluta" di quella precedente.
    Come se non bastasse, ogni partita è impostata unicamente in modalità "ironman", ovvero senza la possibilità di salvare o caricare la colonia a uno stadio precedente (si può invece salvare per uscire dal gioco, ma in un unico slot non gestibile, che si sovrascrive in automatico).
    Scesi sul campo di battaglia, le priorità iniziali sono principalmente due: l'aumento della popolazione della colonia, tramite la costruzione di alcune tende, e l'esplorazione dell'area circostante al centro di comando, così da capire fin da subito la disposizione dei giacimenti di legno, pietra, acciaio e petrolio e, soprattutto, farsi una prima idea sui percorsi più papabili attraverso cui gli zombie tenteranno di invaderci.

    Sarà proprio in funzione di questi non-morti che svilupperemo la "planimetria" della nostra base, cercando naturalmente di ottimizzare la collocazione delle strutture, le quali, ad eccezione di quelle abitative, non possono essere posizionate immediatamente al fianco di altre (è necessario lasciare sempre almeno qualche quadratino di stacco tra l'una e l'altra). Fortunatamente, trattandosi di un titolo single player, la modalità concede al giocatore la possibilità di ricorrere alla pausa tattica per ponderare bene ogni decisione costruttiva o combattiva.
    Dopo aver eretto le strutture di sostentamento primarie (fattorie, falegnamerie e generatori elettrici), e arruolato uno stuolo di soldati semplici e cecchini, è consigliabile pensare all'eliminazione dei gruppetti di zombie più vicini alla colonia, poiché altrimenti ce li ritroveremo a dare man forte all'ultima, terrificante ondata - la "They Are Billions wave" - che investirà la base negli ultimi istanti della partita. Quest'azione, tuttavia, sarà possibile specialmente nelle partite impostate con un livello di difficoltà più semplice, poiché già con un moltiplicatore dello score settato al 20%, riassegnare le unità difensive allo scouting potrebbe lasciarci inesorabilmente scoperti alle due o tre unità nemiche presenti sulla mappa che, di tanto in tanto, proveranno ad avvicinarsi alle nostre strutture per contagiarle. Esatto, avete capito bene: tutti gli zombie sono capaci di trasformare i coloni in bestie fameliche, semplicemente distruggendo l'edificio a cui erano assegnati.
    Ecco perché, una volta raggiunta una parvenza di autosufficienza, lo scopo del giocatore diventerà immediatamente quello di ideare un'efficace gabbia difensiva intorno alla colonia. Cerchie murarie, filo spinato, torri d'avvistamento, baliste: saranno queste le nostre principali armi contro l'invasione dei morti viventi.
    Certo, inizialmente a disposizione avremo un numero davvero limitato di strutture (specialmente dedicate allo sfruttamento del legno) e unità militari, ma, una volta sbloccato il workshop per la lavorazione della pietra o la strepitosa fonderia per l'acciaio, davanti a noi si aprirà un ventaglio di opportunità decisamente più stuzzicante e, soprattutto, ad alto tasso di esplosività.
    Non solo potremo costruire dei temibilissimi cannoni Executor (caricati con proiettili ad alto calibro in grado di causare danno ad area), ma avremo anche modo di arruolare le strabilianti unità di classe Titan e Thanatos: le prime sono dei mech semoventi armati di due potenti mitragliatrici, le seconde dei possenti soldati in grado di far detonare dozzine di zombie a colpi di lanciarazzi.

    Per potercele permettere, e per evitare di impattare in maniera troppo sensibile sull'accumulo coloniale dell'oro (risorsa vitale per eseguire gli upgrade di edifici e truppe nell'ultimo quarto di una partita), dovremo, un po' come se ci trovassimo in un qualsivoglia episodio di Total War, cercare sempre di tenerne sott'occhio il costo di mantenimento, decisamente più elevato delle unità più semplici.
    Giunti finalmente al penultimo giorno di sopravvivenza, sullo schermo apparirà il warning dell'ondata finale. Questa consisterà nell'apparizione di enormi sciami di zombie furiosi, provenienti da tutte le direzioni, e tra le cui fila troveremo le più disparate tipologie di unità. Si va dalle più comuni Arpie (capaci di saltare le cinte murarie singole) ai devastanti "Chubby" (armadi a 4 ante dotati di innumerevoli HP), passando per i veleniferi Venom (in grado di sputare sostanze tossiche con danno ad area da grande distanza). Inutile dire che se già le ondate intermedie presentavano un tasso di difficoltà più che tangibile, quest'ultima, già con un moltiplicatore della difficoltà impostato al 5%, può davvero di mettere in ginocchio anche il giocatore più esperto con il genere.

    Man mano che perderete - perché perderete, e tanto! - scoprirete tuttavia come il titolo non faccia altro che punire in maniera trasparente tutte le falle presenti nel vostro approccio difensivo. E allora vi accorgerete di come sarebbe bastato creare un paio di cerchie murarie in più esternamente e internamente alla colonia (in particolare intorno al centro di comando, che è il vero, unico obiettivo degli zombie), o come invece sarebbe stato meglio espandersi di meno ma conservare dei riferimenti geografici più funzionali all'allestimento di una difesa vincente.
    Concludiamo la nostra analisi parlandovi del comparto tecnico di gioco. Al netto di qualche casuale momento di instabilità nel framerate, sintomo di un lavoro d'ottimizzazione non ancora del tutto perfezionato, They Are Billions è accompagnato da uno stile anime un po' vintage (avete presente Castlevania su Netflix?) ma comunque godibilissimo, che si rifà in maniera lampante al genere steampunk. Zoomando sulle unità e sulle strutture, non si può fare a meno di notare un livello grafico abbastanza pulito ed essenziale, comunque non privo di dettagli e trovate artistiche interessanti. Anche la soundtrack, sebbene lievemente ripetitiva nelle tonalità, è assolutamente funzionale nel dare epicità ai momenti salienti di una partita, specialmente in occasione dell'ondata finale, dove l'epicità delle migliaia di zombie che si abbattono sulle mura coloniali viene accompagnata con ritmo incalzante.

    They Are Billions La prova in compagnia di They Are Billions, seppur di una build Early Access, ci ha posti di fronte a un titolo strategico con del grande potenziale e decisamente difficile da padroneggiare. La modalità Survival, unico scampolo contenutistico attualmente offerto dal gioco, riesce a miscelare a meraviglia elementi tipici degli RTS con altri desunti da una più classica “horde mode”, risultando stimolante anche impostando il tasso di sfida su un livello piuttosto accessibile. Certo, c'è ancora ampio margine di miglioramento, specialmente sul fronte dei contenuti. Senza scomodare la campagna, che dovrebbe rappresentare il fulcro principale dell'esperienza offerta di They Are Billions, già il prossimo arrivo di nuove unità e strutture potrebbe aumentare sensibilmente la profondità di gioco, garantendo all'utente più opzioni in termini di sviluppo della colonia e per quanto riguarda l'approccio in combattimento. Andrebbe anche aggiunta la possibilità, presente praticamente in tutti gli RTS, di poter accelerare il tempo, così da ridurre in parte la lunghezza di una partita, la quale, in una sessione da 180 giorni, può raggiungere e superare tranquillamente anche le 4 ore di gioco, rischiando di rendere le attese tra un'ondata e l'altra decisamente noiose.

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