E3 2018

Tom Clancy's The Division 2: Benvenuti a Washington D.C.

Poco prima della conferenza Microsoft abbiamo potuto provare in anteprima Tom Clancy's The Division 2: le nostre impressioni sul gioco Ubisoft.

Tom Clancy's The Division 2
Anteprima: Multi
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Nel cuore nevralgico di downtown, sullo stesso palcoscenico che, solo qualche ora prima aveva ospitato quel bombastico sfoggio muscolare che è stato la conferenza pre-E3 di Microsoft, abbiamo avuto la possibilità di provare in anteprima The Division 2, titolo con il quale Ubisoft Massive pare puntare a correggere tutti gli sbagli commessi con il lancio di un capitolo d'esordio tanto promettente quanto sfortunato. Limitato dai difetti di una struttura ludica molto al di sotto delle aspettative, l'esordio della serie post apocalittica del publisher francese ha fatto molta strada nell'ultimo anno e mezzo, arrivando a rinascere come un prodotto finalmente in grado di dire la sua in un mercato videoludico che raramente perdona le false partenze. Fortunatamente per gli appassionati del titolo, il seguito dell'action rpg a mondi condivisi sembra aver tratto il meglio dall'esperienza maturata dal team di sviluppo negli ultimi 18 mesi, e si presenta al pubblico internazionale con l'intenzione, evidente, di non ripetere gli errori del passato.

    Benvenuti a Washington D.C.

    Il primo impatto con The Division 2 è decisamente morbido, misurato per offrire agli utenti un contesto accogliente e familiare. L'interfaccia del gioco, praticamente sovrapponibile a quella del predecessore, rende immediatamente chiaro l'intento del team svedese di rendere la transizione per la community il più indolore possibile. Un proposito che si riflette anche nella strutturazione di un sistema di progressione molto vicino a quello del capitolo d'esordio. Almeno questo è quello che ci hanno raccontato gli uomini di Massive durante lo showcase al Microsoft Theatre, sottolineando però l'aggiunta di una novità piuttosto interessante. Una volta conquistato il livello 30, il massimo raggiungibile al lancio, ai giocatori sarà data la possibilità di scegliere una classe di specializzazione per ampliare la dotazione tattica del proprio avatar.

    La scelta dello specialista garantisce l'accesso a una particolare "signature weapon", caratterizzata da un alto grado di efficienza letale. Il Survivalist potrà quindi contare su una potente balestra capace di applicare stati alterati, il Demolitionist su un potente lanciagranate in grado di infliggere consistenti danni ad area, e lo Sharpshooter su di un fucile di precisione di grosso calibro utilissimo per spappolare crani e smontare, pezzo per pezzo, le armature balistiche degli avversari più corazzati. Per bilanciare la notevole efficacia mortifera di queste bocche da fuoco, la percentuale di drop del relativo munizionamento risulta ragionevolmente ridotta. Altre novità sul fronte della progressione trovano corpo in una manciata di abilità inedite, che permettono ad esempio di scagliare contro i nemici un drone d'assalto o una mina semovente a ricerca di calore. Particolarmente interessante il "Chem Launcher", uno strumento tattico multiuso, da utilizzare per sfoltire le schiere avversarie con vapori esplosivi e bordate d'acido, oppure, alternativamente, per sguinzagliare un nugolo di nano bot riparatori. Pad alla mano, le nuove abilità ci sono sembrate efficaci, versatili e divertenti da usare, così come le "signature weapon" dei diversi specialisti, anche se il bilanciamento complessivo non è ancora perfetto. Un punto, quest'ultimo particolarmente caro al team di sviluppo, specialmente su fronte delle dinamiche di shooting. Il gameplay di The Division 2 affonda saldamente le radici in quella fitta matassa di feedback messa insieme da Massive in un anno e mezzo di aggiornamenti per il primo capitolo, e parte quindi da una base già piuttosto solida. Nel corso della prova, infatti, raramente ci è capitato di percepire gli effetti negativi di una matematica ruolistica troppo accentuata, quella che, per intenderci, rendeva i nemici del primo The Division delle dannate spugne assorbi-proiettili. Fatta eccezione per qualche sbavatura nella gestione delle hitbox, il gunplay ci sembrato sufficientemente "fisico" per il genere di riferimento, sebbene l'equilibrio tra le diverse anime del gioco sia ancora in via di stabilizzazione. A detta degli sviluppatori, comunque, il team sta impiegando una grande quantità di risorse per tornire al meglio ogni aspetto dell'esperienza, compreso il bilanciamento del gunplay.

    È però sul fronte del level design che The Division 2 mostra i miglioramenti più importanti, calando i giocatori in un'ambientazione verdeggiante e ricca di dettagli, lontana anni luce dalla grigia piattezza della New York post apocalittica del primo capitolo. Merito anche di uno Snowdrop Engine in buona forma, alla base di un comparto tecnico che ci è sembrato solido e gradevole, nonché sensibilmente migliorato rispetto alla versione "montata" dal predecessore. Si nota una gestione potenziata dell'illuminazione e un livello generale di pulizia piuttosto convincente, che valorizza scenari di una piacevolezza inedita per gli standard della serie.
    Su uno schermo 4K HDR, collegato a una Xbox One X, possiamo garantirvi che il colpo d'occhio è piuttosto notevole. Dopo essersi fatto strada tra le sale di quella che, una volta, era una galleria d'arte moderna, il nostro battaglione si è ritrovato in un teatro di guerra urbano immerso nel sole della capitale statunitense. Uno scenario articolato, suggestivo e ricco di opportunità tattiche, tra coperture, bombole esplosive e punti sopraelevati, utili per sfruttare al meglio le caratteristiche dei diversi specialisti. Utilizzare bene le peculiarità del proprio specialista può garantire vantaggi strategici rilevanti, maggiorati in caso di corretto coordinamento con gli altri membri del gruppo.

    Inoltre, pur essendo alla guida di personaggi di massimo livello, con indosso equipaggiamento - presumibilmente - calibrato ad hoc, non ci siamo mai sentiti né intoccabili, né eccessivamente potenti. Il livello di sfida, infatti, si attestava su buoni livelli, senza fluttuazioni evidenti e con un andamento coerente con le diverse fasi della missione provata.
    Un apprezzamento legato più al numero dei nemici che alla loro intelligenza artificiale, dato che gli avversari tendono ancora a muoversi sul campo di battaglia in maniera piuttosto erratica, con qualche episodio di estemporanea letargia. C'è tutto il tempo per migliorare, sia chiaro, ma non nutriamo particolari speranze circa questo aspetto della produzione. Una volta sconfitta l'ultima ondata di teppisti, passo finale di una missione non particolarmente brillante in termine di varietà e soluzioni ludiche, abbiamo rivendicato l'area a nome di un gruppo di sopravvissuti, aprendo la strada alla creazione di un nuovo insediamento. Una meccanica inedita sulla quale Massive non si è ancora sbottonata: sappiamo che, offrendo una nuova casa agli uomini e alle donne di Washington DC, potremo guadagnare l'accesso a nuove attività e servizi utili, ma non ci è chiaro se si tratti di un elemento dinamico o semplicemente della conseguenza inalterabile di una semplice quest. Passando alle caratteristiche dell'endgame, gli sviluppatori hanno dichiarato di voler rendere questa componente appagante e longeva, capace di offrire ai giocatori motivi sempre nuovi per tornare a visitare i server del gioco. D'altronde la promessa di raid per un massimo di 8 giocatori sembra puntare proprio in questa direzione.

    Tom Clancy's The Division 2 Il primo incontro con The Division 2 ci ha lasciato in bocca sapori piuttosto piacevoli. Ubisoft Massive sembra aver messo a frutto tutto il feedback elaborato nel corso degli ultimi 18 mesi, e si presenta al pubblico con un prodotto solito e ben tornito, che pare voler cancellare, anzi sovrascrivere i brutti ricordi legati al suo predecessore. The Division 2 mantiene infatti molti degli elementi strutturali del primo capitolo, innestati nel nucleo di un'ambientazione, quella di Washingon D.C. che, già al primo colpo d'occhio, offre molto di più rispetto alla New York del precedente gioco. Ogni aspetto della produzione sembra bilanciato meglio e più soddisfacente, con il bonus di un aggiornamento grafico che, seppur non clamoroso, contribuisce a migliorare nettamente la godibilità dell'esperienza.

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