Trials of Mana: analisi della demo in attesa della recensione

La demo pubblicata su PlayStation Store e Nintendo eShop ci ha finalmente permesso di provare il remake del terzo episodio della serie Square Enix.

provato Trials of Mana: analisi della demo in attesa della recensione
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Attraverso vari porting e remake per console e dispositivi mobile, la longeva serie di Mana (anche nota in Giappone come Seiken Densetsu) sta godendo in questi anni di una seconda e inaspettata giovinezza, che ha avuto anche il merito di aver portato in Occidente anche il terzo episodio della saga. Come indicato nella nostra precedente anteprima di Trials of Mana, l'action RPG ha infatti dovuto attendere ventiquattro anni per lasciare la propria patria e approdare nel nostro lato del globo, ossia quando Square Enix ha raccolto a sorpresa i primi tre episodi nella loro veste originale all'interno della cosiddetta Collection of Mana e li ha pubblicati su Nintendo Switch (per tutti i dettagli consultate la nostra recensione della Collection of Mana).

    Similmente a quanto avvenuto per Secret of Mana, però, il titolo ha ricevuto anche un completo remake in 3D, che tra poco più di un mese dovrebbe esordire su PlayStation 4, Switch e PC, dando anche ai giocatori poco avvezzi al retrogaming la possibilità di sperimentare in prima persona un grande classico degli anni '90.
    In attesa che il titolo raggiunga i nostri lidi, abbiamo provato la corposa demo pubblicata negli ultimi giorni su PlayStation Store e Nintendo eShop, pertanto vi proponiamo di seguito le nostre impressioni preliminari sull'action RPG targato Square Enix.

    Sei diversi punti di vista

    Di tutti gli episodi della saga di Seiken Densetsu, Trials of Mana è sicuramente il più atipico, soprattutto per quanto concerne il canovaccio narrativo, poiché la sua storia può essere affrontata da sei diversi punti di vista. Terminato un breve prologo atto a spiegare l'importanza del Mana per la sopravvivenza del mondo, la demo ci ha immediatamente chiesto di scegliere un personaggio fra i sei a nostra disposizione, affinché questi diventasse il protagonista principale dell'avventura, nonché i suoi due compagni di viaggio. Trials of Mana presenta infatti sei protagonisti molto diversi fra loro, ma legati da un comune destino: mossi unicamente da motivazioni personali, i sei avventurieri hanno l'importante compito di recuperare la leggendaria Spada del Mana per impedire la resurrezione dei diabolici Benevodon. Unico figlio del re di Ferolia, Kevin è ad esempio un uomo-bestia inizialmente incapace di sfruttare il vero potere della propria gente, ossia tramutarsi in una specie di licantropo e godere di un temporaneo e sostanzioso incremento delle proprie capacità.

    Nelle prime battute della campagna, un piano orchestrato dal suo stesso padre costringe il ragazzo a risvegliare il suo temibile potere nascosto, con conseguenze talmente tragiche da spingere il giovane principe sul sentiero della vendetta. Allo stesso modo Duran, caratterizzato da una folta chioma rossa, è il classico soldato devoto al proprio regno e sempre disposto a incrociare la spada contro qualsiasi avversario pur di proteggerlo.

    La totale distruzione di Valsena perpetrata dallo Stregone Cremisi, quindi, spronerà il guerriero ad affinare le proprie doti nell'arte della spada, allo scopo di poter un giorno giustiziare il malvagio incantatore. Ben più originale è invece il background di Angela, principessa ereditaria del regno magico di Altena. Nonostante sia figlia della potentissima Vera Regina, Angela è l'unica abitante di Altena a non possedere alcun potere magico, ragion per cui è stata sempre trattata con freddezza dalla propria madre. Obbligata ad offrire la sua vita nel mezzo di un crudele rituale, la fanciulla utilizzerà involontariamente i propri poteri latenti per fuggire e poter dimostrare, prima o poi, il proprio valore.

    Sebbene l'incipit del gioco cambi a seconda del personaggio scelto come protagonista, tutte e sei le route - ad eccezione dell'infantile mezzelfa di nome Charlotte, che per forza di cose ha inizio leggermente più avanti - vedono il giocatore raggiungere la Roccaforte di Jadd, ossia quello che potremmo considerare il vero e proprio starting point della campagna. Poiché la demo ci ha permesso di giocare in anticipo soltanto le prime due ore di Trials of Mana (un lasso di tempo comunque superiore alle nostre aspettative), rimandiamo alla recensione finale qualsiasi giudizio sulla componente narrativa, che tuttavia, anche a distanza di ventiquattro anni dall'esordio originale, non sembra aver minimamente perso il proprio smalto.

    Anziché vestire i panni del solito eroe armato di spada e dai solidi principi morali (rappresentato in questo caso da Duran), durante la nostra prova abbiamo scelto di seguire la vicenda dal punto di vista del feroce Kevin, affiancandogli Angela e Riesz come future compagne di ventura. Mentre noi temevamo di poter assistere soltanto alla "partenza" di Kevin, la demo di Trials of Mana ha rivelato che i giocatori intenzionati a sviscerare anche la caratterizzazione degli alleati dell'eroe designato potranno sfruttare i cosiddetti "capitoli flashback" per esplorare - in maniera del tutto facoltativa - anche il passato dei compagni scelti.

    Va comunque precisato che l'utente, nel corso della campagna, potrà incontrare anche gli altri tre eroi e in alcuni passaggi chiave sarà addirittura costretto a collaborare con loro. Tuttavia, per esplorare a dovere i background di tutti e sei i protagonisti di Trials of Mana, sarà indispensabile completare il gioco almeno due volte, in modo tale da reclutare al secondo giro i combattenti lasciati precedentemente in panchina.

    Come un hack'n'slash

    Avendoci proposto soltanto la fase iniziale della campagna, dunque una porzione di gioco pregna di dialoghi e cutscene, la demo di Trials of Mana non ha lasciato molto spazio alle sessioni di lotta, anziché perché i personaggi avevano accesso a pochissime abilità. In compenso abbiamo potuto testare il sistema di combattimento in alcuni field popolati da piccole creature e, soprattutto, ci siamo battuti col primissimo boss del gioco.

    In termini prettamente ludici, Trials of Mana, può essere considerato una sorta di hack'n'slash in terza persona, in quanto le fasi di battaglia si innescano nelle immediate vicinanze di un nemico e senza alcun tipo di caricamento. Ciascun combattente ha a disposizione due tipologie di attacchi: quello normale, indicato per tempestare di colpi i piccoli mostri ed eliminarli velocemente, e quello potente, che addirittura può essere caricato (attraverso la pressione dell'apposito tasto) per infliggere danni spropositati.

    Ambedue gli assalti, ad ogni modo, fanno comparire dei cristalli luminosi che, se raccolti, agevolano il caricamento della barra consumata dai cinematici e devastanti attacchi speciali degli eroi. Oltre alle suddette azioni, Duran, Hawkeye e gli altri personaggi giocabili di Trials of Mana hanno a disposizione la capriola, per avanzare velocemente durante le sessioni esplorative ed evitare i colpi degli avversari con scatti laterali, nonché un utilissimo salto, indispensabile per superare gli ostacoli, recuperare oggetti e forzieri sopraelevati e, soprattutto, colpire i nemici volanti. Peccato soltanto che il salto venga innescato dal medesimo tasto già utilizzato per interagire con l'ambiente e gli NPC, con conseguenze a dir poco irritanti nel mezzo delle situazioni più concitate.

    A dispetto della stragrande maggioranza degli action RPG nipponici, dove le abilità vengono acquisite in maniera automatica accrescendo il proprio livello, in Trials of Mana il level up garantisce dei preziosi Punti Allenamento da spendere nell'apposito menu per sbloccare skill in grado di accrescere le statistiche basilari dei nostri eroi, incantesimi distruttivi o comunque abilità che conferiscono bonus speciali.

    Si tratta quindi di un sistema che, entro certi limiti, agevola la personalizzazione dei combattenti, permettendo al giocatore di specializzare i suoi tre eroi in campi differenti. Non a caso, la pressione di un tasto permette di cambiare in qualsiasi momento il personaggio controllato in battaglia - esattamente come avveniva nel remake di Secret of Mana per PlayStation 4 - per alterare al volo la propria strategia di attacco e adeguarla alle necessità.

    Quantomeno sul piano ludico, l'unico aspetto a non averci affatto convinto è la difficoltà complessiva dei combattimenti. Potendo schivare gli attacchi nemici con repentine capriole, persino il boss di fine demo, un granchio gigantesco e spaventoso, è infatti crollato con estrema facilità sotto il peso dei nostri frenetici colpi (anche perché Kevin è in grado di concatenare combo rapidissime), lasciandoci in bocca un sapore agrodolce. Non è quindi chiaro se tale risultato vada attribuito al fatto che il "Fullmetal Hugger" fosse, in fin dei conti, il primo boss della campagna o se sia invece il frutto di una difficoltà tarata eccessivamente verso il basso. Augurandoci che la versione finale del gioco possa fugare i nostri dubbi, segnaliamo la presenza di ben quattro gradi di difficoltà (principiante, facile, normale e difficile), ragion per cui è lecito presupporre che ciascun utente, al lancio del gioco completo, riesca comunque a trovare un tasso di sfida consono alle proprie esigenze.

    Tecnicamente obsoleto

    Dal punto di vista prettamente artistico, Trials of Mana vanta un design molto semplice e irresistibile che, esattamente come il remake del suo predecessore, richiama il tipico look degli anime giapponesi tanto amato dai fan di JRPG, con personaggi dai lineamenti arrotondati e aggraziati. Peccato solo che i modelli poligonali, affetti da qualche spigolo di troppo e più in generale da chiaroscuri poco efficaci, si avvicinino più allo standard qualitativo della scorsa generazione che a quello corrente.

    Stesso discorso vale purtroppo per le texture, difatti ripetitive e assai povere di dettagli. Sotto il profilo tecnico, insomma, il remake di Trials of Mana potrebbe essere più indicato per il piccolo schermo di Nintendo Switch, che tuttavia consente al gioco di girare ad un massimo di 30 fotogrammi al secondo, contro i 60 fps granitici della versione PlayStation 4.

    Come avvenuto per Secret of Mana (per tutti i dettagli vi suggeriamo di recuperare la nostra recensione di Secret of Mana), anche Trials of Mana permetterà agli utenti di scegliere fra la colonna sonora originale e una versione remixata appositamente per il remake. Le melodie udite durante le due ore trascorse in compagnia del titolo non ci hanno impressionati particolarmente, ma anche in questo caso siamo costretti a rimandare qualsiasi giudizio al prossimo mese, quando porremo sul banco di prova la versione finale del prodotto.

    Trials of Mana Nonostante una squisita direzione artistica che strizza l’occhio all’animazione giapponese, il remake di Trials of Mana ci sembra molto lontano dal poter sfruttare gli hardware cui girerà, eccezion fatta per la macchina ibrida di Nintendo, sulla quale promette invece scintille. La versione di prova ha inoltre posto sotto i riflettori un tasso di difficoltà probabilmente tarato verso il basso, che speriamo venga del tutto sconfessato dalla versione finale. In compenso, Square Enix ha dotato il rifacimento di un sistema di combattimento hack’n’slash intuitivo e frenetico che, senza snaturare completamente l’originale, fa sì che il prodotto risulti più moderno e allettante. Appuntamento al prossimo mese per scoprire se Trials of Mana abbia o meno le carte in regola per conquistare le nuove generazioni di giocatori o se invece rimarrà destinato solo ai fan della prima ora.

    Quanto attendi: Trials of Mana

    Hype
    Hype totali: 19
    69%
    nd