E3 2019

Tunic: la fiaba magica della piccola volpe, provata la demo dell'E3

Tunic è un action adventure dai toni fiabeschi. La prode volpe si è mostrata anche all'E3 2019, e noi ci siamo nuovamente immersi nel suo mondo.

Tunic
Anteprima: Xbox One
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Ricordo di averci messo su per giù una dozzina di secondi a farmi rapire perdutamente il cuore da Tunic: ero all'E3 2017, per la precisione alla serata del The Mix (un evento formidabile sull'attico di un grattacielo nel centro di Los Angeles in cui vengono mostrati, in un clima particolarmente rilassato e cordiale in stile GDC, una valanga di giochi indie) e stavo vagando con curiosità per il posto, distratto e un po' sovrastato dai continui stimoli offerti da una specie di irresistibile bazaar del videogioco underground. E poi, all'improvviso, ecco l'illuminazione, la scintilla, l'amore: lo sguardo mi cade su quelle forme nette e spigolose, sui deliziosi colori pastello, e per me non esiste letteralmente nient'altro. Devo avvicinarmi, devo sapere tutto di quella volpina dal muso a punta, devo capire che effetto faccia esplorare quelle strane rovine.

    La volpe e il cavaliere

    Fast forward all'E3 2018: Tunic si guadagna un piccolo spazio all'interno della conferenza Microsoft, eppure, un po' come era già accaduto con Cuphead (sempre sia lodato!), tanto basta perché mezzo mondo cada vittima del mio stesso incantesimo, accorgendosi da un momento all'altro di quel particolarissimo clone di Zelda con visuale isometrica. Pur nell'ambito indie, Tunic diventa la cosiddetta next big thing, la piccola chicca per intenditori di cui tutti improvvisamente parlano, il gioco con l'aura da cult ancor prima dell'uscita.

    Il problema diventa però di scala: Tunic infatti nasce e per un certo periodo di tempo cresce come la fatica di un singolo sviluppatore, ovvero il designer canadese Andrew "Dicey" Shouldice. Il suo progetto da sogno, la fatica da portare avanti con convinzione ma anche senza troppe pressioni (basti dire che la sublime estetica low poly del gioco proviene, più che da una precisa scelta stilistica, da una ragione strettamente pratica, ovvero la scarsa dimestichezza di Dicey con la modellazione 3D).

    La strabordante ondata di visibilità scombussola un po' le cose: da una parte le poderose risorse di casa Microsoft - che nel frattempo si assicura la pubblicazione in esclusiva - garantiscono sostegno e tranquillità economica necessarie per lo sviluppo, ma dall'altra le grandi aspettative del pubblico aggiungono ulteriore pressione a una produzione che non può continuare a far finta di essere un minuscolo esperimento indie in formato garage. La ragione per cui Tunic non si sia rivisto durante la conferenza pre E3 2019 a marchio Xbox sta esattamente tutta lì: Shouldice e il resto del suo piccolo team assemblato con l'aiuto del publisher Finji (gli stessi di Night in the Woods, per capirci...) sono alacremente impegnati a lavorare sul gioco, e non hanno avuto il tempo materiale per dedicarsi a un trailer o peggio ancora a un'ulteriore demo pensata per la prestigiosa fiera californiana.

    Il fatto che comunque Tunic fosse ancora un volta lì, in un angolino mezzo nascosto ma al tempo stesso sempre piuttosto affollato all'interno dello showcase Xbox, deve ad ogni modo essere inquadrato come un'indicazione assai confortante, come il segnale tangibile dell'impegno con cui stanno procedendo i lavori. Certo, l'adorabile incrocio tra Zelda e Dark Souls resta ancora ampiamente senza una data d'uscita (un anno fa si parlava di un generico 2020, mentre a questo giro nessuno ha voluto riconfermare la cosa) e la demo era sostanzialmente la stessa dell'edizione 2018, con giusto qualche piccola modifica apportata in termini di gameplay.

    Eppure la presenza stessa del gioco è indicativa: Tunic continua a esistere, sta crescendo passo dopo passo, e quando sarà finalmente pronto a spiccare il volo lo farà, con la strabiliante classe innata di cui sembra dotato. Anche a distanza di dodici mesi confermo senza timore di smentita che l'avventura della piccola volpe resti una meraviglia assoluta da vedere e da giocare: inevitabile che la magistrale direzione artistica ti catturi sulle prime, ma è solamente impugnando il pad che ci si rende conto di quando anche ludicamente il taglio sia quello giusto, tra livelli gustosamente intricati alla Miyazaki e un'ottima reattività dei controlli.

    Apprezzabile anche, in questo senso, il principale cambiamento rispetto al un anno fa: l'aggiunta di un sistema di stamina, oltre ad omaggiare ancora una volta Dark Souls, rende l'azione più ragionata, più strategica, meno incline al button mashing alla leggera. Ora addirittura tenere alta la guardia con lo scudo consuma preziose riserve, e dunque cambia in modo radicale l'approccio al combattimento. Insomma, nonostante le demo non avesse quasi più segreti per me che la conoscevo già a menadito, Tunic anche a questo giro è riuscito a scaldarmi il cuore e a darmi una ragione extra per desiderarlo.

    Tunic L'hands-on era virtualmente identico a quello del 2018, eppure Tunic non può che riconfermarsi come un piccolo grande gioiello fuori dal comune: i mesi, anzi ormai purtroppo gli anni, passano inesorabili, ma il valore del titolo Finji continua a rimanere cristallino, per un progetto permeato da un'attenzione, da una cura e da un'anima pressoché uniche. Non vedo l'ora di perdermi per quei dungeon illuminati dalla tenue luce del sole, alla ricerca di tesori, di passaggi segreti e di manufatti leggendari. Arrivati a questo punto non importa neppure più quando effettivamente riusciremo a metterci le mani sopra: Dicey, prenditi tutto il tempo che ti serve e regalaci il capolavoro che (legittimamente?) in tanti ci aspettiamo.

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