Valorant: provata la demo del nuovo gioco degli autori di League of Legends

Lo scorso weekend siamo stati invitati da Riot Games al digital bootcamp che ci ha permesso di mettere le mani su Valorant. Ecco le nostre impressioni.

Valorant
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  • Lo scorso weekend abbiamo avuto l'opportunità di partecipare al ditigal bootcamp organizzato da Riot Games. Il colosso statunitense ha messo a disposizione della stampa e dei content creator una build preliminare (ma assolutamente solida) di VALORANT. Dall'anteprima di VALORANT di inizio marzo alla prova sul campo il passo è stato breve, segno che i lavori procedono speditamente, e da quanto abbiamo visto il titolo (che, ricordiamo ancora una volta, sarà free to play) possiede già tutto quello che serve per attirare l'attenzione dei giocatori.

    L'evento, svoltosi ovviamente online a causa dell'emergenza sanitaria legata alla pandemia di COVID-19, precede di poco l'arrivo del nuovo FPS, che si appresta a fare il proprio debutto nell'ormai affollato panorama dei tactical shooter. La prima sortita di Riot negli shooter, infatti, farà il suo esordio ufficiale il prossimo 7 aprile, quando i giocatori di cinque regioni - tra cui l'Europa - potranno registrarsi per partecipare alla closed beta di VALORANT. Noi l'abbiamo testato a fondo, cercando di carpirne ogni segreto e di sopravvivere alle abilità (aliene) di molti professionisti. Ecco com'è andata.

    Shooting matters

    VALORANT, sin dal suo reveal, è stato descritto come un mix tra CS:GO e Overwatch, una sorta di "hero tactical FPS".

    La definizione può essere considerata abbastanza calzante, anche se bisogna operare alcune necessarie distinzioni. Il titolo di Blizzard, infatti, rientra nel paragone solamente in quanto anche gli "agenti" di VALORANT sono dotati di tratti, caratteristiche e abilità peculiari. Nello shooter targato Riot Games, però, non v'è traccia del ritmo frenetico e caotico che anima l'esperienza ludica di Overwatch.

    VALORANT possiede infatti un'anima posata, controllata, precisa e letale che ben si sposa con quella che da anni viene fieramente proposta dall'altro pilastro tirato in ballo nell'equazione, ovvero CS:GO. L'essenza del titolo Valve, quindi, viene rielaborata da Riot adattandola alle proprie esigenze ma senza dimenticare la filosofia di quello che, comunemente, viene definito "tactical cycle", in questo caso studiato e implementato con grande cura.

    Quest'ultimo altro non è che il principio cardine su cui si fonda l'esperienza di ogni shooter tattico. Le fasi del round vengono idealmente scomposte in tre parti fondamentali: l'intel gathering, ovvero la raccolta di informazioni, la creazione del vantaggio tattico e, infine, l'esecuzione. Il collante sarà, chiaramente, il team play e l'abilità nella comunicazione del team.

    Insomma, come ha dichiarato Anna Donlon, Executive Producer di VALORANT, "...con lo sviluppo di Valorant, volevamo centrare i valori fondamentali di uno shooter tattico competitivo: colpi precisi, letali e ricchi di strategia". Da quanto abbiamo visto, sembrano aver imboccato la strada giusta, una via che condurrà, lo scommettiamo, dritta dritta verso un futuro esport.

    D'altronde Riot possiede il know how e le risorse, oltre a un largo seguito e a una decennale presenza nel settore. Non solo: molti pro player sono rimasti talmente colpiti da VALORANT che stanno abbandonando i titoli a cui stanno giocando per iniziare il loro percorso con lo shooter Riot. VALORANT è dunque un titolo fortemente improntato sulla competizione, e lo dimostra anche la cura riposta nel "post partita", in cui il giocatore può consultare lo storico dei risultati, osservare le prestazioni di ogni singolo round rapportate a quelle dell'intero team, studiare l'equipaggiamento di compagni e avversari e i punti caldi della mappa.

    Viene registrata persino la distanza da cui sono stati sparati i colpi, il luogo della morte e molte altre statistiche. VALORANT presenta inoltre otto gradi da scalare nella ladder competitiva (suddivisi a loro volta in tre step ciascuno, per un totale di ventuno) per arrivare al livello massimo, con una categoria di punta chiamata, per l'appunto, Valorant.

    Easy to learn, difficult to master

    Il match, al meglio dei 24 round, si svolge ovviamente tra due team, composti da cinque giocatori ciascuno (nel ruolo, rispettivamente, di difensori e attaccanti).

    Le variabili da tenere in conto sono molte e richiedono ore e ore di pratica per essere padroneggiate al meglio. La conoscenza dell'arsenale e delle mappe, ad esempio, riveste primaria importanza per una prestazione di successo. Inoltre, ad aumentare la complessità, ci pensa anche la presenza delle abilità speciali di ogni combattente.

    La vittoria dipende, dunque, dalla capacità dei giocatori di bilanciare in maniera strategica tutti questi fattori. Per coloro che ancora si stanno chiedendo quanto influiranno le abilità degli agenti nell'economia di gioco, possiamo dirvi che queste non saranno preponderanti. Il team di sviluppo, infatti, desidera evitare lo spam di Ultimate o di altre abilità uniche, che andrebbero ovviamente a incrinare la natura tattica del titolo. Queste non saranno infinite e potranno essere sfruttate unicamente come "supporto", come vedremo tra poco.

    Fondamentale, come dicevamo, sarà conoscere le caratteristiche di ogni arma, perché il gameplay si basa su scontri a fuoco letali, con un time to kill ragionato e soprattutto, estremamente preciso. Inoltre, sapere (magari di concerto con i compagni di squadra) quando è il momento migliore per spendere i crediti guadagnati per comprare una determinata arma è altrettanto importante. Già, perché anche in VALORANT è presente il concetto di "economia del round", da sempre fiore all'occhiello di CS:GO e mai più replicata. Almeno fino ad oggi.

    Economia, agenti e mappe

    All'inizio di ogni round si apre una schermata di acquisto in cui è possibile spendere il denaro guadagnato per comprare un'arma (scelta da un discreto arsenale di fucili ad alto potenziale, mitragliette, LMG, shotgun e fucili d'assalto), una protezione (l'equivalente del giubbotto antiproiettile), e soprattutto le cariche per le abilità del proprio agente. Si può acquistare equip anche per un compagno a corto di soldi, nel caso in cui questi lo richieda.

    Insomma, come vi abbiamo anticipato poco fa, queste ultime non potranno esser "spammate" in maniera indiscriminata durante tutto il round, bensì dovranno essere acquistate, esattamente come il resto dell'equipaggiamento. Persino la stessa Ultimate sarà un'abilità dalla carica lenta, da sfruttare nel momento più opportuno. Ciò disinnesca i timori legati alla possibile destabilizzazione del gameplay, visto che questa dinamica contribuisce ad aumentare la profondità strategica degli scontri. Ovviamente, nel caso in cui le abilità vengano acquistate ma non utilizzate, sarà possibile sfruttarle successivamente, a patto di rimanere vivi.

    Come in CS:GO, la prematura dipartita comporta non solo la perdita dell'equipaggiamento ma anche un minore afflusso di fondi da spendere per riacquistare il tutto. Ecco perché, anche nel caso in cui un round sia ormai dato per perso, è sempre preferibile che l'eventuale superstite del team (magari in possesso di equip importante e costoso, come un AWP) si dia a una dignitosa fuga per salvare ciò che può.

    Abbiamo provato anche gli agenti di VALORANT che saranno disponibili all'uscita, trovandoli tutti affascinanti e utili, oltre che dotati di abilità flessibili e adattabili nelle diverse team composition. A dirla tutta, alcune di queste capacità ci sono parse decisamente troppo efficaci e speriamo che Riot corregga il tiro. Vedremo le abilità di ogni eroe in occasione di un prossimo speciale dedicato.

    Le mappe rappresentano infine l'altro piatto forte della produzione targata Riot. Come dicevamo, svelare i loro segreti, memorizzare ogni linea di tiro e ricordare i pattern di attacco e difesa, sono mantra da ripetere partita dopo partita fino a quando non saranno ben stampati nella mente.

    Le location che abbiamo visto non solo ci sono parse ampie, ben stratificate ed equilibrate, ma anche molto interessanti e tatticamente difficili da padroneggiare. Il team di sviluppo, infatti, ha aggiunto un po' di pepe alla formula canonica introducendo qualche intrigante novità. Anzitutto, alcune mappe non hanno solo due "siti" in cui piazzare la bomba ma addirittura tre, questo costringe i difensori a fare i conti con un territorio più vasto da difendere, sebbene le mappe permettano comunque una rapida e aggressiva rotazione del team.

    Altre mappe, invece, avranno dei teletrasporti a senso unico, che potranno essere usati da difensori e attaccanti per spostarsi da un punto all'altro della mappa, a tutto vantaggio di tattiche basate sul flank degli avversari.

    Un'infrastruttura imponente

    Abbiamo anche avuto occasione di godere di una panoramica più approfondita del valore aggiunto che distingue VALORANT dagli altri tactical shooter attualmente sul mercato. Riot Games vuole puntare molto su un obbiettivo: garantire la migliore (e più competitiva) esperienza possibile per i giocatori.
    Come sappiamo, VALORANT godrà di server dedicati a 128 tickrate che processeranno i movimenti dei giocatori a 128 fps. Ciò significa che, se gli utenti dovessero soffrire di alta latenza e problemi di connettività, i server tradurranno agli altri questi movimenti a 128 fps, per garantire un'esperienza il più possibile fluida per tutti.

    VALORANT, come già detto in passato, girerà inoltre sulla maggior parte dei PC. Ad esempio, per tenere i 60fps sarà sufficiente una CPU Intel i3-4150 e una GeForce GT 730. Per andare oltre i 100fps, invece, basterà un Intel Core i5-4460 3,2 Ghz, e una GTX 1050 Ti. Nel corso della presentazione, Riot Games ci ha anche svelato il progetto "Riot Direct", ovvero una rete globale di backhaul proprietaria e dedicata, all'inizio con base in 35 città in tutto il mondo. Un enorme investimento iniziato nel lontano 2014 che promette di garantire un ping inferiore a 35ms per almeno il 70% dei giocatori di tutto il mondo.

    Questo per scongiurare la possibilità che si verifichi quello che comunemente negli FPS viene definito "peeker's advantage", ovvero il fenomeno di interpretazione dei movimenti da parte del server. Vi è mai capitato di venire uccisi dall'avversario e lanciarvi in esclamazioni del tipo: "non è possibile, come ha fatto a vedermi"? In sostanza può accadere che i dati inviati al server e da questo reindirizzati all'avversario siano sfasati, per cui lui può vedervi - e sparare - mentre voi non avete la possibilità di reagire.

    Ecco, con l'infrastruttura Riot Direct la "server prediction" dovrebbe permettere la sovrapposizione con il movimento in tempo reale dei giocatori, azzerando quindi la latenza e il verificarsi dell'ingiusto vantaggio. Riot, insomma, punta a far di VALORANT l'FPS definitivo garantendo ai giocatori la massima qualità tecnica e prestazionale.

    Il colosso statunitense mira inoltre a combattere con fermezza i cheater. Ad esempio, per combattere i wallhack, VALORANT impiega un sistema di "fog of war" proprietario che omette le posizioni dei giocatori fino a poco prima del contatto visivo. Il match, poi, verrà processato direttamente a livello server, quindi il singolo PC non potrà estrapolare e leggere le informazioni sfruttando software illegali. VALORANT ha inoltre un doppio meccanismo anticheat: quello già rodato di League of Legends e una nuova piattaforma, "Vanguard". Con questo sistema, in ogni match in cui sarà individuato un cheater verrà immediatamente interrotto e la vittoria andrà agli altri giocatori.

    Spazio a qualche curiosità

    Il gioco, come abbiamo detto in apertura, sarà completamente free to play. Ciò significa che la monetizzazione avverrà attraverso altri metodi. Non saranno presenti le loot box in VALORANT, non ci saranno potenziamenti da pay to win e tutto quello che verrà acquistato dallo store sarà puramente cosmetico: skin per le armi e i soliti ciondoli da mettere sull'arma come sfizioso orpello.

    Ci saranno missioni giornaliere che permetteranno di accumulare punti esperienza per sbloccare oggetti cosmetici per ogni agente come emote, spray, titoli o banner. Un po' come già accade in Legends of Runeterra con i pattern delle Regioni, che mettono in palio nuove carte e altre ricompense.

    Infine, durante il tradizionale Q&A con il team di sviluppo, sono emerse alcune nuove informazioni. Anzitutto non è previsto alcun progetto che possa consentire l'implementazione di controller o aim assist: VALORANT rimarrà duro e puro, saldamente fedele a mouse e tastiera. Ciò significa che non lo vedremo su console., o almeno non così presto.

    Di sicuro, però, gli sviluppatori hanno intenzione di sviluppare e ampliare la lore del titolo dopo il lancio. Inoltre, in futuro, prevedono di supportare pienamente l'organizzazione di tornei di terze parti, quindi aspettatevi un fiorire di iniziative a qualche mese dal lancio. Al momento, comunque, non ci resta che attendere l'inizio della closed beta, martedì prossimo.

    Valorant Il lungo weekend passato in compagnia di VALORANT, la nuova IP di casa Riot Games, ci ha lasciato sensazioni estremamente positive. Abbiamo potuto finalmente toccare con mano la proposta ludica, testare gameplay e gunplay, spulciare l'offerta contenutistica, testare le abilità di ogni combattente e scoprire alcune delle location ideate dal team di sviluppo. Il nuovo esponente del genere tactical shooter appare fortemente competitivo, impegnativo e duro da domare, nonostante mantenga una grande accessibilità. Il “già visto” (ad esempio in CS:GO e Overwatch) si mescola con soluzioni inedite e interessanti, mai banali né destabilizzanti. Nemmeno l'inserimento delle abilità speciali degli agenti appare fuori luogo o strabordante rispetto all'intento principale del team di sviluppo: ovvero offrire ai giocatori la perfetta esperienza tattica.Le abilità, infatti, sono tutt'altro che preponderanti e servono semplicemente come supporto al gunfight. Inoltre, gli immani investimenti che Riot ha fatto per creare un'infrastruttura ramificata in tutto il mondo, che dovrà garantire le massime prestazioni e un'esperienza di gioco di qualità sempre elevata per tutti, sono davvero lodevoli e senza precedenti. Intanto, non possiamo far altro che attendere l'arrivo della closed beta, prevista per la serata del 7 aprile. In estate, finalmente, scopriremo se tutte le promesse verranno mantenute e se VALORANT avrà la forza di ridefinire il concetto di tactical shooter.

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