Wasteland 3: analisi della beta del gioco di InXile

In attesa del 19 maggio, InXile Entertainment ha reso disponibile la beta di Wasteland 3. Scopriamo cosa ci attende nel gioco completo.

provato Wasteland 3: analisi della beta del gioco di InXile
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Il 19 maggio è ancora lontano. E così, per rendere l'attesa meno faticosa, inXile Entertainment ci ha graziato mandandoci in anticipo l'accesso alla beta del suo Wasteland 3. Con la nostra ultima prova, risalente alla scorsa Gamescom, ci eravamo già fatti un'idea piuttosto chiara del titolo in questione: un CRPG solido, estremamente complesso e caratterizzato da un'atmosfera unica. Con l'acquisizione dello studio da parte di Microsoft, quindi, era chiaro che la produzione ne avrebbe guadagnato in termini di risorse, tuttavia bisognava verificare che l'animo originale dell'opera di Fargo restasse immutato. Fortunatamente a Redmond hanno fatto i bravi e l'acquisizione è filata liscia come l'olio, tanto che il risultato finale ci era già allora sembrato il non plus ultra della saga.

    Wasteland 3 è tremendamente razionale, spietato e crudele già a difficoltà media, eppure sembra finalmente ripulito di tutti quei fronzoli che rendevano macchinoso il suo predecessore. Questa nuova prova non ha fatto altro che confermare la nostra prima opinione, aggiungendo qualche elemento qua e là, ma soprattutto ci ha lasciato liberi di sperimentare le prime ore dell'avventura, e in un gioco di ruolo questo è fondamentale. A parte qualche bug tipico delle fasi beta, caricamenti ancora da rifinire e una mappa del mondo non pervenuta, Wasteland 3 ci ha conquistato all'istante, schizzando di diritto in cima alla lista dei nostri RPG più desiderati dell'anno. E poi - non so voi - ma io ho sempre voluto sciare ad Aspen.

    Vieni in Colorado, dicevano...

    Niente ti fa stare in pace col mondo come il focolare di una baita sperduta fra le montagne. Fuori, invece, metri e metri di neve, tonnellate di frattaglie metalliche, weird science e un esercito di psicopatici pronti a scuoiarci senza neanche invitarci prima a cena fuori; il Colorado è così, un po' brutale al primo incontro, eppure dotato di un fascino, se possibile, ancora più magnetico dell'Arizona.

    Non lo diciamo tanto per dire, anzi: da amanti di Wasteland dobbiamo ammettere che la nuova ambientazione svetta persino sui deserti del passato, poiché riesce a mischiare perfettamente la desolazione post-apocalittica con l'ostilità primordiale -ma rigogliosa- di madre natura, e lasciateci dire che l'accento locale è imbattibile, peraltro recitato con enorme trasporto da un cast che sembra essere molto numeroso.

    Questo nuovo capitolo abbina agli usi e costumi montani anche una quantità di violenza senza sconti e di sketch splatter che prima semplicemente non c'erano: viscere ovunque, galloni e galloni di sangue riversati sulla neve, neanche fossimo in un Mortal Kombat. Tutto ciò rende ancora più grottesca l'atmosfera: capisci che chiunque può morire da un momento all'altro, gli interlocutori o le tue reclute, e ti lascia intendere quanto poco può valere una vita nella post-civiltà tribale.

    È esattamente quello che volevamo dal nuovo setting: un'avventura sporca, volgare e cruda, per una campagna che dovrebbe durare tranquillamente sulla cinquantina di ore, carica di bivi e scelte morali dall'impatto devastante. È anche vero che Wasteland non ha mai raccontato storie particolarmente originali; piuttosto, ha saputo caratterizzare la sua narrazione grazie al background e al suo solidissimo world building, e infatti le premesse della trama sono semplici anche questa volta. Dopo gli ultimi avvenimenti dello scorso capitolo, i ranger sono costretti ad andarsene di corsa in trasferta, abbandonando le loro terre polverose e ormai sfinite in cerca di nuove risorse.

    Un segnale di soccorso radio arriva proprio da Colorado Springs, trasmesso da un certo Patriarca e dai suoi Marshalls (il corrispettivo dei ranger del Centennial State), che ci chiede di raggiungerlo e di aiutarlo in una sua non meglio specificata impresa. Il plotone dell'Arizona si mette in viaggio, coscienti che quella non sarà un'impresa semplice.

    That Colorado lookBasandoci sulla versione PC, abbiamo potuto finalmente analizzare a fondo il restyling grafico con la giusta calma e soprattutto con le impostazioni a livello ultra: va detto che la resa è infinitamente più dettagliata e moderna rispetto al vecchio capitolo, eppure è ancora presente qualche limitazione tipica dell'engine Unity. Ci riferiamo a texture talvolta imperfette o altalenanti, ad alcuni modelli non particolarmente raffinati, e pure a qualche animazione che occasionalmente mostra il fianco. Tuttavia si tratta di uno strategico con visuale isometrica, in cui la grande quantità di poligoni presenti, abbinata al posizionamento della telecamera, riesce a regalare un'immagine ricca e dotata di una sua identità. Peraltro, in alcuni dialoghi ci sono perfino i primi piani in stile Fallout sull'interlocutore: una novità assoluta per la serie Wasteland. Un'abbondanza di particellari contribuisce a rendere il tutto più spettacolare, e la presenza costante del vento che soffia su ogni drappo o filo d'erba regala un piacevole soffio vitale ad ogni scena. A margine, due parole anche sul comparto audio, e non tanto per i temi che si susseguono durante le lunghe, lunghissime battaglie, ma per l'introduzione di vere e proprie canzoni nei momenti fatidici della campagna: qualcosa a metà fra lo stoner rock e qualcos'altro che definiremmo "dark country". Fatto sta che abbiamo apprezzato moltissimo la malinconia e la solennità regalataci di quei momenti musicali.

    Non che ci aspettavamo un'accoglienza calorosa, ma nemmeno un'imboscata stile Roncisvalle da una delle simpatiche tribù locali (per intenderci, è gente che va in giro con gli intestini dei nemici arrotolati intorno al collo). Morale della storia, va tutto a rotoli: veniamo decimati nella sequenza d'apertura e gli unici che restano in piedi sono proprio i due nuovi protagonisti. A differenza dello scorso capitolo l'editor ci lascia creare non un singolo avatar bensì una coppia di soldati, esattamente come in Divinity Original Sin 2. E qui si rende necessario un piccolo excursus: ci sono alcuni abbinamenti pre-made, come i due psycho-punk e l'immancabile binomio padre-figlia stile Last of Us, oppure saremo liberi di creare il team da zero. Abbiamo adottato la seconda opzione, scegliendo alcune fra le numerose origini a disposizione, più gli attributi base e le statistiche. L'editor è stato ampliato per quanto riguarda la personalizzazione estetica, e ora permette finalmente di scegliere un buon numero di combinazioni barba-capelli, ma diciamo che la "sostanza matematica" resta invariata. Fin qui tutto bene insomma, e l'idea della coppia ci piace assai, tuttavia resta da capire se avrà un ruolo fondamentale per la narrazione, visto che storicamente i protagonisti in Wasteland restano volutamente passivi e neutrali, lasciando ai comprimari il compito del comando narrativo.

    Una scacchiera innevata

    Dopo una serie di peripezie più o meno standard riusciamo infine ad arrivare a Colorado Springs, ovvero quella che sarà la nostra base operativa. Avete capito bene: c'è una città con tanto di negozi, night club, centrale di polizia e poi c'è il quartier generale, che una volta rimesso in funzione potrà essere allestito e potenziato (anche se non sappiamo in che misura).

    La base ci permetterà inoltre di popolarla con nuovi personaggi e NPC che incontreremo nel corso della campagna, che a loro volta addestreranno nuove reclute da macello per il nostro party. Quest'ultimo è composto da un massimo di sette elementi, incluso il dinamico duo scelto in fase di editor, due reclute e due personaggi comprimari. Il settimo è Kodiac, ovvero il mezzo corazzato utilizzabile in ogni scontro, capace di attacchi devastanti particolarmente adatti per le creature metalliche taglia forte, che in Wasteland 3 sono piuttosto frequenti sin dall'inizio.

    Il cingolato in questione non è solo "pesantemente moddabile" come fosse un'arma, ma è anche il mezzo con cui ci sposteremo fisicamente nell'overworld; peccato che nella beta questa funzione era completamente bloccata, perciò dovremo analizzarla in fase di recensione, ma sappiate che ci aspettiamo grandi cose su questo fronte.

    In ogni caso, oltre a confermare le nostre precedenti opinioni sull'evoluzione del combat system e dell'interfaccia grafica estremamente più comprensibile (recuperate la nostra prova di Wasteland 3), in questa demo della durata di circa quattro ore abbiamo anche dato uno sguardo al sistema di progressione. Iniziamo col ribadire che, nonostante le modifiche e gli ammodernamenti stile Xcom, il cuore spietato di Wasteland è rimasto perfettamente immutato.

    Non esiste più la timeline con le singole unità e le loro iniziative, piuttosto due turni unici (alleato e nemico), e con questa struttura si riesce a organizzare manovre ben più elaborate, sfruttando al meglio anche i nuovi spazi di battaglia.

    Lato menu, invece, c'è stato qualche accorpamento di valori, piccole riorganizzazioni logistiche, ma complessivamente l'esperienza è ancora la stessa: un grande tempio votivo al min-maxing. Oltre agli attributi standard aumentabili di poco ogni tot (coordinazione, fortuna, velocità etc), ci sono le immancabili skill, ovvero le singole abilità del personaggio, come ad esempio la padronanza dei fucili da cecchino, le armi ad energia, o semplicemente la capacità di riparare i tostapane in giro per il mondo (i veterani capiranno). Infine ci sono i Perks, abilità speciali -sia attive che passive- generalmente collegate alle skill citate prima o alla tipologia di personaggio creato: saranno utilizzabili sia fuori che dentro il combattimento, e facendo un po' di calcoli dovrebbero essere una valanga le opzioni sbloccabili. Più o meno tutto questo c'era già anche nel vecchio capitolo, ma la fruizione ora è diventata molto più immediata, come succede anche per l'inventario, senza fondo e finalmente condiviso da tutto il party. Aai-men, fratelli.

    Wasteland 3 Torniamo dalle prime ore in Colorado con ottime notizie per voi: Wasteland 3 è in gran forma, ed ha tutta l’intenzione di candidarsi fra i best RPG di questo 2020. Lo diciamo non solo perché InXile è riuscita ad apprendere dal suo passato, evolvendo la classica formula senza snaturarla, ma perché l’atmosfera di avventura che si respira fra le nevi di Colorado Sprigs, Aspen e Denver ci sembra particolarmente riuscita e accattivante. Ovviamente anche le nuove aggiunte come il Kodiac avranno un ruolo fondamentale nella riuscita della campagna, al pari di tutti i piccoli dettagli e aggiornamenti indirizzati alla progressione e all’interfaccia grafica. Se la campagna si dimostrerà all’altezza delle aspettative, potremo avere per le mani un CRPG davvero mastodontico e moderno nella sua forma. Certo, resta ancora da provare con mano la modalità co-op, che a quanto detto dagli sviluppatori permetterà di affrontare l’avventura in compagnia di un amico, ma anche in questo caso nutriamo grandi aspettative.

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