Watch Dogs Legion: un Open World rivoluzionario?

Abbiamo passato qualche ora in compagnia di Watch Dogs Legion, in arrivo a fine ottobre. Ecco le impressioni sul gameplay.

Watch Dogs Legion
Anteprima: Multi
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Stadia
  • Xbox Series X
  • Watch Dogs: Legion ce lo ricordiamo tutti, e ci ricordiamo altrettanto bene che dopo un annuncio in grande stile e un'uscita a marzo, il titolo ha deciso di sparire dai radar, come la più famosa delle spie inglesi. Era lo scorso ottobre, infatti, quando Ubisoft ha deciso di rimandare il gioco ad un non meglio precisato autunno 2020, per motivi principalmente dovuti al polishing. C'è poco da aggiungere, perché quando i motivi sono questi, non abbiamo nulla da obiettare. Così abbiamo atteso mesi e mesi, senza la minima informazione, ma alla fine la chiamata è arrivata: abbiamo vagato per le strade della Londra-futuristica-ma-non-troppo, per più di tre ore, reclutando guerriglieri per la causa Dedsec senza però disdegnare un po' di sano turismo per le vie della capitale inglese.

    Va detto che è stato un hands on un po' anomalo, perché invece di presentarci in quel di Parigi (o a Londra) come doveva essere, l'evento si è tenuto in streaming via Parsec, per ovvi motivi dovuti al Covid19. Questo ha forse intaccato il nostro provato? Niente affatto, perché a parte qualche piccola ma comunque ben visibile sbavatura sul fronte della risoluzione, è andato tutto liscio e con un lag praticamente impercettibile, sempre comodamente seduti da casa nostra. Ma non è certo la modalità di prova che vi interessa, perché voi volete sapere se un taxi rubato si guida bene a sinistra, e allora è giusto non dilungarci troppo e partire subito con la roba che scotta, anche perché, fidatevi: c'è tanto di cui discutere...

    London Calling

    La Londra di Watch Dogs non è troppo diversa da quella dei giorni nostri, almeno ad un primo sguardo. I punti d'interesse sono tutti lì in bella mostra: il Big Ben, Piccadilly, Westminster, Covent Garden e pure l'immancabile Power Plant di Battersea, anche se manca il maiale volante dei PinK Floyd.

    Ci si ubriaca al pub già alle 18 di pomeriggio, piove spesso e quando ti urlano contro l'accento è così forte che non sembrano neanche inglesi, eppure c'è qualcosa di strano nell'aria. È una Londra più blindata del solito, e forse è per via degli ultimi scompigli in città: credevamo che Dedsec fosse la società segreta per eccellenza, e invece ci sbagliavamo, perché c'è un altro giocatore in città, ed usa maniere molto più forti di quelle del nostro gruppetto di rivoluzionari.Tutto tranquillo e poi, una sera, Ka-boom! La città precipita nel panico, e ovviamente, da ogni crisi a trarne vantaggi sono i regimi militari, che fanno largo uso di telecamere a circuito chiuso e repressione armata. Visti gli ultimi incidenti, infatti, il controllo della città è passato sotto Albion: una specie di forza privata, capitanata da un certo Nigel Cass, dalle idee abbastanza chiare e decise (ogni riferimento ai nomi è puramente casuale, forse).

    Di fatto ogni due macchine vediamo passare un'autoblindo, ma per quanto la situazione sia dura gli inglesi mantengono la loro riconoscibilissimo savoir faire, della serie keep calm and carry on. C'è meno futur-Orwell e più attualità, dunque, ed è una direzione che si lascia apprezzare sin da subito, anche perché in termini di costruzione Ubisoft ha esperienza da vendere. La città sembra enorme, dettagliatissima, ma soprattutto intricata e labirintica proprio come nella realtà: dalle luci al neon di Soho fino ai colonnati bianchi di St. Paul, passando ovviamente per Camden.

    Vicoli ovunque, zone residenziali tagliate al millimetro con tanto di giardino sul retro con pratino all'inglese, e poi di colpo grattacieli di vetro infiniti; e un meltin pot architettonico e culturale che rende onore ad una delle città più affascinanti d'Europa. L'impatto è dunque positivo, e non vediamo l'ora di approfondire il gameplay di Watch Dogs traslato nell'urbanistica europea, eppure la grafica ha mostrato qualche insicurezza.

    Non si tratta di un problema relativo allo streaming, possiamo garantirvelo, anche perché le nostre registrazioni erano fatte in-house da Ubisoft, quanto piuttosto una questioni di limiti dell'engine. Non c'è ad esempio una texture fuori posto, ma l'illuminazione in alcune situazioni comincia a sembrare datata, e forse l'assenza di filtri cinematografici mette ancora più in mostra queste sbavature. Si passa da scenari notturni altamente suggestivi e scorci diurni decisamente piatti, e in quel caso non c'è texture che tenga.

    Purtroppo questi limiti si avvertono anche nelle animazioni, non tanto in quelle corporee (leggermente legnose ma trascurabili), quanto piuttosto in quelle facciali. Va detto che Ubisoft in questo caso ha anche rischiato, perché rendendo giocabile ogni personaggio (come scoprirete più avanti), ha di fatto aumentato la casistica degli npc, e in alcune cutscene l'effetto non è dei migliori, soprattutto se consideriamo le ultime uscite.

    Brutti, sporchi e dannatamente inglesi

    Un open world così non lo avete mai visto. O meglio, lo avete visto perché lo scheletro di Watch Dogs è praticamente invariato, sempre basato sulla libertà d'approccio totale e per questo supportato da una valanga di interazioni possibili con il mondo di gioco.

    Il punto è che questa volta c'è un elemento completamente nuovo, ovvero il fatto che non esiste un vero e proprio protagonista. Si chiama "gioca con chi vuoi tu", e anche se in italiano non rende benissimo, vi assicuriamo che una meccanica come questa stravolge gran parte dei vecchi equilibri. Si inizia con un manipolo di civili qualunque: un bibliotecario, un fattorino, una capocantiere sboccacciata dall'accento fieramente cockney oppure una studentessa annoiata; insomma è davvero gente qualunque, come noi, che probabilmente paga anche le tasse senza batter ciglio.

    Ognuno ha le sue skill, la sua storia, la sua routine e ovviamente anche le sue armi (nel senso che il capocantiere è in effetti armato di chiave inglese, no pun intended), e proprio per questo si potrà approcciare ad ogni singola missione in modo totalmente personale. Addirittura potrebbe capitarvi un poliziotto, e magari avrete libero accesso ad aree altrimenti interdette agli altri. Ma questa sarebbe una cosa da poco, la vera rivoluzione è che potrete praticamente arruolare chiunque incroci il vostro cammino per le vie di Londra.

    Siete sul lungo-Tamigi e vedete un hipster con qualche vinile sotto braccio? Vi piace il suo stile? Benissimo, basta analizzarlo con l'immancabile smartphone, studiarvelo un po' e poi provare a portarlo dalla parte dei Dedsec, e in alternativa potete sempre ripiegare sul barbone lì di fianco. Una volta entrato nel gruppo potete ovviamente potenziarlo tramite skill-tree e armarlo un po' come volete, ma tenete presente che i civili possono essere simpatizzanti o meno con la causa, perciò accaparrarvelo potrebbe non essere sempre una passeggiata, e magari vi tocca una missioncina di convincimento.

    A tal proposito va detto che ci sono candidati e candidati, proprio come esistono mestieri e mestieri, e infatti oltre ai cittadini comuni potreste imbattervi anche in qualche vip o comunque personaggi altamente consigliati poiché dotati di skill particolari, come ad esempio può essere una spia dell'MI6.

    Nel nostro caso era proprio così: c'erano un paio di individui che ci interessavano particolarmente, ad esempio un certo avvocato di nome Samir Rahmanzai, che oltre ad essere un tipo simpatico ha anche la capacità di far uscire di galera i membri del team molto più velocemente del solito, stile Better Call Saul. Quest'ultima abilità ci interessava non poco, perché quando si muore in realtà si viene arrestati, e una volta in cella quel personaggio diventa inutilizzabile per mezz'ora. Insomma chiacchieriamo del più e del meno, letteralmente sotto-cassa, in uno di quei club inglesi post-lavoro.

    Ci dice che è interessato ai Dedsec, che potremmo far buon uso dei suoi servigi, tuttavia vuole che in cambio recuperiamo le sue droghe. Sembra un tipo a posto il nostro Samir, ma è che senza la sua roba non riesce proprio a concentrarsi, e quindi accettiamo di buon grado: da lì parte una specie di fetch quest, ma più articolata del solito, con multi-location e multi approccio. Optiamo per lo stealth e ci va anche di lusso, ma poi alla fine perdiamo lo scontro a fuoco, finiamo in carcere e... puff, addio Samir. Il nostro contatto non si fida più di noi, e subito sparisce nell'anonimato della gigantesca Londra. Non sappiamo se una volta persi questi "vip" potranno comparire di nuovo, fatto sta che per fortuna siamo riusciti ad arruolare lo 007 di cui vi parlavamo prima, tale Kim McCaffrey, che possiede un robot radiocomandato e una pistola silenziata ad arte.

    Vi abbiamo raccontato soltanto un piccolo episodio, ed ora provate ad immaginare che ogni singolo cittadino di Londra può essere arruolato nel vostro party, che sembra poterne ospitare fino ad un massimo di sei.

    Ogni cittadino ha una sua agilità, armi e skill diverse, e a seconda di chi arruolerete nel vostro roster vi ritroverete a giocare in situazioni anche molto particolari, affrontando missioni con più o meno strategia, più o meno gadget e il quantitativo di forza bruta che più vi aggrada.

    Un altro esempio? Poppy, l'operaia di cui vi parlavamo prima può richiamare grossi droni da trasporto, il che significa che potrete letteralmente saltarci sopra e raggiungere la cima di edifici altrimenti irraggiunbili. Insomma, sta a voi decidere, e nel caso ve lo stiate chiedendo tenete a mente che ogni personaggio è stato doppiato e animato così da poter supportare (almeno in linea teorica) l'intera main quest. L'idea ci piace eccome, perché rappresenta un upgrade alla visione di Ubisoft, che prevede la libertà innanzitutto, e si sposa perfettamente con l'impronta sandbox, e permetteteci il termine, l'ancor più celebre "giocazzeggio". C'è però un "ma", e non solo è bello grosso, ma è anche uno di quelli a cui -per il momento- non possiamo dare risposta.

    È chiaro che lo sforzo produttivo di Ubisoft è enorme: rendere vivo ogni npc, dargli una voce, una routine e persino dei legami non è roba da poco, e sicuramente rende più viva la città rispetto alla vecchia San Francisco, eppure la nostra paura è che la mancanza di un vero protagonista si farà sentire. Gli sviluppatori hanno pensato ad una serie di comprimari e questgiver che parteciperanno costantemente nel vostro playthrough, compresa l'IA Bagley (che sa essere piuttosto divertente), ma basterà? La quantità sterminata di personaggi "quasi primari", sarà in grado di sopperire alla qualità di un unico eroe ben scritto? L'unico modo per scoprirlo è addentrarsi nella campagna, e quindi, per il momento, la faccenda resta in sospeso...

    I fought the law, digitally

    Vi abbiamo spiegato come funziona la meccanica principale, vi abbiamo chiarito che con questo sistema le possibilità di approccio sono praticamente infinite, ma non vi abbiamo detto ancora cosa c'è da fare nella capitale inglese, perciò ora è il caso di rimediare. Le classiche attività della saga ci sono tutte, ma piuttosto che elencarvele a mo' di lista della spesa preferiamo concentrarci su una in particolare, quella che ci è sembrata meglio sviluppata.

    Partiamo dal fatto che l'open world è oramai un marchio di fabbrica per il publisher francese, ma dei tanti che sforna Watch Dogs ha comunque ha una sua identità ben definita, e passa per il sistema di hacking.

    Esatto, potete anche provare vivere Legion come fosse un GTA, ma ad un certo punto dovrete per forza violare qualche semaforo o pilomat, e da li non si torna più indietro. L'hacking è anche questa volta parte integrante delle attività, non solo perché si ha sempre la necessità di profilare ogni passante per scoprirne le informazioni, oppure di ricostruire scene del delitto mediante la semplice modalità investigativa, ma anche perché è parte integrante dello stealth, che è a sua volta parte centrale del gameplay.

    Buttare ogni missione sullo scontro frontale può essere divertente all'inizio, ma taglia fuori un'infinità di altre meccaniche che in Legion sono ancora più importanti. I complessi dove bisogna intrufolarsi sono estremamente sorvegliati, come ad esempio cantieri o centrali di polizia, e potrebbe capitare che siate sprovvisti del personaggio adatto.

    In quel caso bisogna cominciare a manomettere telecamere, serrature, gru, mitragliatrici automatiche e chi più ne ha più ne metta, fino a generare il caos adatto per la nostra incursione. I siti da noi espugnati erano assai più complessi di quanto visto in passato, distribuiti su almeno tre livelli e mai con una visuale pulita, il che è sicuramente un bene, e man mano che ci si addentra nella main quest la situazione si fa sempre più complicata.
    Nell'ultima parte del nostro hands on ci siamo dedicati completamente alla violazione di una fortezza, apparentemente opzionale, dotata però di sicurezza avanzata. Nel gioco viene chiamata Nexus building, ma è chiaramente la torre Shard che svetta sulla capitale. Prima di tutto abbiamo selezionato la nostra spia dal party, fatto fuori le guardie e bypassato un paio di telecamere, ma nella seconda area era tutta un'altra storia: per accedere al nucleo server bisognava necessariamente passare per una stanza sorvegliata da grosse mitragliatrici automatiche, il che rendeva impossibile l'approccio su due piedi.

    Solo allora abbiamo tirato fuori il nostro asso nella manica, aka un ragno robot radiocomandato, alto più o meno come un paio di scarpe. Dalla nostra postazione di sicurezza lo abbiamo pilotato fra le scrivanie, aggirato i dispositivi di sicurezza fin dentro alle condutture d'aria, raggiungendo finalmente la stanza server. Qui però entra in gioco un altro rompicapo: il concept è apparentemente semplice, e consiste nel mettere in comunicazione più nodi energetici per permettere al flusso dati di passare e raggiungere il core.

    C'è ovviamente un timer, e come se non bastasse bisogna destreggiarsi fra superfici sconnesse, piattaforme elevate con pericolo di caduta e tratti da svolgere completamente a testa in giù.

    È stata necessaria qualche prova e un po' di analisi strategica, ma alla fine ce l'abbiamo fatta. In poche parole una sfida stimolante, che se verrà riproposta con i dovuti cambiamenti e variabili potrebbe rivelarsi un'ottima attività collaterale. Infine siamo tornati al nostro quartier generale per una meritatissima pinta, giocando a freccette in evidente stato di ebbrezza.

    Watch Dogs Legion Dopo un lungo anno di assenza, Watchdogs Legion torna finalmente a farsi provare con mano: il titolo targato Ubisoft mantiene invariata la sua formula base, fatta di ingredienti sandbox e di un sistema di guida sfrontatamente arcade, e tuttavia prova a stupirci con una meccanica che stravolge il concetto di open world tradizionale. Al posto di un unico protagonista troviamo invece la possibilità di arruolare praticamente chiunque passeggi per il mondo di gioco; siccome ogni singolo cittadino è stato caratterizzato sotto ogni aspetto, con skill e armi estremamente particolari, il risultato è che ogni componente della nostra squadra avrà un suo stile di gioco ben definito, influenzando ogni nostro approccio. L'idea è estremamente allettante, e Ubisoft sembra aver investito moltissimo su questo fronte, e tuttavia ci lascia perplessi sul fronte dell'efficacia prettamente narrativa del titolo: è possibile narrare una storia senza un vero protagonista, la quantità e la libertà d'azione derivate dal "multipersonaggio" possono competere con lo storytelling canonico? 

È ancora una domanda senza risposta, e resta sicuramente uno dei perni fondamentali del titolo Ubisoft, tuttavia dovremo attendere una nuova prova per scoprirne di più. Nel frattempo, però, quello che emerge dal nostro provato comunque positivo: Watchdogs Legion è un open world enorme e ricco di contenuti, che promettono di intrattenere gli habitué del genere con la stessa carica che la saga sfoggia da sempre. Se anche voi avete sentito la chiamata di Londra, allora rimanete dalle nostre parti: il prossimo appuntamento con il parco giochi londinese non è troppo lontano...

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