E3 2018

We Happy Few: l'avventura distopica di Compulsion cambia volto

We Happy Few arriverà ad agosto ma il gioco sembra essere decisamente cambiato rispetto alle nostre ultime prove...

provato We Happy Few: l'avventura distopica di Compulsion cambia volto
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Era scomparso dalle scene da un po' di tempo. Il che, a dirla tutta, ci aveva abbastanza rattristato. Per quanto al nostro ultimo incontro - risalente ormai a due anni fa - non ci avesse impressionato particolarmente, lasciando ampissimi margini di dubbio per quanto riguardava la qualità dell'edizione finale, We Happy Few era un survival game in prima persona dotato di grandissime potenzialità sul lato narrativo e del design. E poi, d'un tratto, pochi giorni fa, durante la conferenza di Microsoft all'E3 2018, è stata annunciata l'acquisizione del team Compulsion Games da parte della casa di Redmond: e per l'occasione, il titolo di punta del team canadese è tornato a mostrarsi con tanto di data d'uscita, fissata per il prossimo 10 agosto. Ad accompagnare il ritorno sulle scene di questa surreale avventura c'è anche una grossa (ed inaspettata) novità: We Happy Few non è più il gioco che ricordavamo.

    Cambiare sì, ma col sorriso

    C'era una volta un survival game di stampo procedurale, ambientato in un mondo "felicemente" distopico, in cui gli abitanti sono costretti ad assumere una gioiosa droga, chiamata casualmente "Joy", grazie alla quale l'ambiente circostante appare come un panorama idilliaco, sereno, armonioso. Guai a non assumere la dose giornaliera di gaudio: ci si trasformerebbe in un downer, ossia in una brutta persona "giù di morale", senza più spirito, né voglia di vivere. Tutto intorno apparirebbe diroccato, spento, smorto, grigio. Peccato soltanto che Wellington Wells sia esattamente così: un luogo alla rovina, coperto dal paravento delle apparenze che nascondono il degrado. Ma ad Arthur questa falsità imperante non va più a genio: nel rifiuto di ingurgitare la sua pillola quotidiana, si ritrova a fuggire a gambe levate per evitare di diventate molto, molto triste...

    Ed è da qui che parte la demo che abbiamo potuto testare con mano sullo showfloor durante l'E3 di Los Angeles, solo che ad attenderci abbiamo trovato un gioco molto diverso da come era stato inizialmente presentato al pubblico. Il titolo ora ha cambiato completamente aspetto, assumendo le forme di un adventure story-driven di stampo survival, lasciando in disparte la generazione casuale delle mappe ad ogni morte, ed anche l'approccio sandbox all'esplorazione ed alla narrativa. Tutto ora è più lineare, inserito negli schemi di un level design sottratto ai capricci della sorte, e pertanto rielaborato per essere più coerente con l'atmosfera ed i temi dell'avventura. Siamo felici che ciò sia accaduto. I nostri primi contatti con l'opera di Compulsion lasciavano presagire un gioco che sprecasse l'incredibile potenza comunicativa di un immaginario sardonico e malato a causa di una componente ludica abbozzata, imprecisa, svogliata. Molto meglio allora ricomporre le idee, raggrupparle in una soluzione che sia lineare, coesa e precisa. Il "nuovo" We Happy Few è proprio così: un gioco che recupera background narrativo e le meccaniche di sopravvivenza della versione in accesso anticipato ma le incanala in un avanzamento più inquadrato. Ecco perché nei panni di Arthur dovremo muoverci all'interno di ambientazioni più rifinite, caratterizzate da una direzione artistica mirata e raffinata. Scomparse adesso anche le dinamiche di esplorazione in aree sandbox, sostituire da una struttura a "livelli" e microzone un po' più ampie, dove qualche piccola deviazione dal percorso originale potrebbe condurci verso alcuni NPC con cui dialogare, che ci daranno anche accesso a missioni opzionali. Il buon Arthur, in ogni caso, non sarà il solo protagonista: nelle circa venti ore che - in base alle informazioni forniteci dal team - comporranno la main quest, ci troveremo a vestire i panni di altri due personaggi, ossia Ollie e Sally. Ciascuno potrà vantare una caratteristica distintiva che lo separa dagli altri: ad esempio, Arthur avrà la facoltà di sedersi su una poltrona o una delle sedie sparse per i livelli, leggere il giornale e mimetizzarsi del tutto agli occhi delle guardie. Un talento utile nel caso in cui fossimo inseguiti e non trovassimo più alcuna via di fuga. Le storie dei tre personaggi si susseguiranno in ordine: al termine di un arco narrativo, inizierà subito quello successivo. È bene chiarire che gli eventi di cui saranno protagonisti Ollie, Arthur e Sally si svolgeranno in contemporanea, e pertanto il giocatore parteciperà alla trama complessiva attraverso tre prospettive differenti.

    Al di là di questi (enormi) cambiamenti, We Happy Few - a livello di gameplay - è rimasto molto simile al concept di partenza: ancora una volta dovremo tenere sotto controllo tre parametri vitali, ossia la salute, la sete ed il sonno, che diminuiranno nel tempo e dovranno essere risanati dormendo in qualche riparo improvvisato o raccattando un po' di acqua dal pozzo. Torna pressoché immutato anche il combat system, un po' grossolano nella gestione delle hitbox: potremo utilizzare sia i nostri pugni, sia qualche arma rinvenuta durante l'esplorazione, oppure craftata con i materiali raccolti. Allo stesso modo, potremo costruire grimaldelli per forzare serrature, medikit e risorse di varia natura, a cui si affianca la facoltà di cucire ed indossare alcuni abiti che ci garantiranno bonus di diverso tipo. La riscrittura di parte delle dinamiche ludiche ha poi permesso al team di migliorare il comparto visivo, non certo perfetto sul fronte del livello di dettaglio o del computo poligonale, ma comunque più pulito e crudelmente caricaturale.

    We Happy Few We Happy Few è cambiato. E lo ha fatto in modo intelligente, con l'obiettivo di valorizzare l'ottimo immaginario imbastito dal team di sviluppo. Tutto ora è più focalizzato sulla narrazione, meno dispersivo e frammentato, nonostante il gameplay conservi quell'impronta survival all'acqua di rose che dà al gioco una buona dose di carattere. È insomma con questo nuovo volto che l'opera di Compulsion Games si appresta a fare il suo esordio definitivo: e noi siamo tra quei “pochi felici” che lo attendono con curiosità.

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