White Day: A Labyrinth Named School Provato

White Day: A Labyrinth Named School si appresta ad arrivare il 22 agosto su PlayStation 4 e PC. Lo abbiamo provato, ecco le nostre impressioni.

provato White Day: A Labyrinth Named School
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

C'è un momento in particolare in cui ti accorgi che White Day proviene da un passato lontano. No, non è quando ti affacci per la prima volta alla sua grafica in HD che profuma di PS2, ma quando all'entrata della scuola trovi il primo pennarello, necessario per salvare. In un attimo ti senti catapultato a vent'anni fa, a Resident Evil e agli ink ribbon. E subito ti spaventi, non tanto per l'atmosfera spettrale che aleggia nella scuola, quanto perché non sei più abituato a salvare così e già prevedi intere porzioni di gioco da rifare passo passo dopo un game over inaspettato. La seguente anteprima proviene da due ore di gioco, per cui sia chiaro che qualsiasi impressione qui riportata potrà differire in sede di recensione.

La Storia

Partiamo da un po' di storia. White Day, l'originale, è stato pubblicato nel 2001. Ben sedici anni fa. In Corea del Sud, e solo lì. Nel 2009, sempre e solo in Corea del Sud, alcuni ex sviluppatori del gioco hanno realizzato un remake 2D per dispositivi mobili.

Bisognerà attendere il 2015 per assistere a un altro remake, nuovamente in 3D, distribuito ancora una volta su mobile, finalmente anche in Occidente. Per vederlo su PS4 e PC, qui da noi, tocca aspettare infine il 22 agosto prossimo. Un'epopea durata giusto qualche annetto. Se epopea è stata, un motivo ci sarà. In fondo, White Day avrebbe potuto rimanere confinato in Corea e invece no, nel tempo è diventato un survival horror di culto, per cui qualcuno si è deciso a farlo conoscere anche a noi occidentali.

Operazioni Utili

Operazioni come queste hanno il merito non indifferente di diffondere anche da noi opere ben lontane dalla nostra sensibilità. La scuola dell'horror orientale si contamina con inedite influenze coreane.

L'altro merito consiste nel mostrarci le relazioni tra titoli molto distanti tra loro nel tempo e nello spazio. I ragazzi di Frictional Games e Red Barrels devono molto al titolo di Sonnori, che a sua volta come abbiamo visto deve qualcosa a Resident Evil. Mi verrebbe anche da tirare in ballo Project Zero e Forbidden Siren, ma il discorso si amplierebbe troppo. Non mi interessa qui individuare chi abbia implementato per primo la dinamica della fuga e dell'assenza di armi: servirebbero ricerche approfondite. Credo possa essere però interessante per un occidentale scoprire che, prima di Amnesia e Outlast, qualcuno aveva già esplorato questo meccanismo.

Prime Impressioni

Arriviamo così ai primi momenti di gioco, all'interno dell'oscura scuola che fa da sfondo all'avventura. Pare disabitata, eccezion fatta per un paio di studentesse che si aggirano per i corridoi, per il bidello psicopatico che vi dà la caccia e alcuni fantasmi. Il fulcro di White Day sta nell'esplorazione di questo edificio scolastico - la mente corre anche a Obscure - dall'atmosfera non esattamente rassicurante. Messa da parte l'azione, i primi minuti di gioco rivelano l'anima dell'opera: un mix di narrazione, puzzle e influenze da avventura grafica.
Di fronte a un oggetto "interattivo", la camera zooma e il cursore cambia aspetto in base alle azioni possibili. Un mix atipico e curioso, che si affianca all'esigenza costante di risolvere puzzle per procedere (trova la chiave, ruota le valvole, attiva interruttori). Nel mentre emerge anche l'animo stealth: la scuola è sorvegliata da un bidello estremamente violento, che vi inseguirà e vi picchierà con la sua mazza da baseball qualora vi dovesse incrociare. A questa figura del bidello dedicheremo un approfondimento in sede di recensione: non solo perché si tratta di un pazzo svalvolato che gode nel farvi male, ma anche perché non ci ha convinto del tutto la meccanica di inseguimento.

Di fatto, una volta individuati, non siamo riusciti a fuggire in nessun caso. In teoria si dovrebbe seminare il pazzo e poi nascondersi, ma ci è parso arduo e poco intuitivo. Dal momento che l'arrivo del bidello si può cogliere dal tintinnio delle chiavi che tiene con sé, ci riserviamo di procedere nell'avventura muniti di cuffie.
Vogliamo insomma approfondire la psiche di questo personaggio e il suo modus operandi.
In generale, la prima impressione è di trovarsi di fronte a un gioco sì affascinante, ma "vecchio" nella struttura e decisamente hardcore. Il che non è necessariamente un male, anzi, siamo certi che certi giocatori apprezzeranno. È tuttavia un aspetto da considerare: vogliamo cioè capire quanto questa struttura per nulla indulgente possa incidere sulla godibilità del titolo a lungo termine (bisogna anche considerare che i diversi livelli di difficoltà cambiano sostanzialmente l'esperienza di gioco). A risentirci quindi il prossimo 22 agosto.

White Day: A Labyrinth Named School White Day: A Labyrinth Named School riemerge da un passato lontano, con tutto quel che ne consegue. Il survival horror coreano, opera di culto in patria, è in arrivo a breve anche su PlayStation 4 e PC. Durante la nostra prima prova, non ancora esaustiva, ci siamo scontrati con una struttura in parte intrigante - per atmosfere e dinamiche stealth - in parte troppo ancorata a meccanismi ludici vecchia scuola che potrebbero rendere arduo l'approccio ai giocatori meno smaliziati. Il dubbio riguarda insomma quel sottile confine tra l'impegnativo e il frustrante. Ci riserviamo però di cambiare idea proseguendo nell'avventura.

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