World War Z: affrontiamo un'ultima orda di zombie prima della recensione

Parigi è stata invasa dagli zombi durante l'ultimo evento What's Next de Focus: abbiamo provato World War Z e ci siamo divertiti.

provato World War Z: affrontiamo un'ultima orda di zombie prima della recensione
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Alla domanda "da dove viene l'idea di World War Z?", i ragazzi di Saber Interactive ci hanno risposto che la scelta risale a molto tempo fa, prima ancora che al cinema uscisse quel famoso blockbuster con Brad Pitt al comando. "Eravamo da Paramount, stavamo visionando il trailer del film in anteprima, e quando abbiamo visto per la prima volta la piramide di zombi ci siamo detti che avremmo trovato il modo di farne un videogioco". È stato un percorso lungo e il team di sviluppo ha dovuto superare numerose vicissitudini, fra cui la creazione di un engine apposito per il gioco, ma alla fine eccoci qui: sei anni e qualche licenza più tardi, World War Z è finalmente pronto per il lancio, prefissato per il prossimo 16 aprile su Xbox One e Ps4, mentre su Pc sarà in esclusiva su Epic Store.

    Per chi non lo sapesse, il modello scelto è quello di un third person shooter cooperativo, declinato esplicitamente alla maniera di Left 4 Dead. Gli sviluppatori americani hanno promesso sin da subito una campagna in grande stile, che in parte ricalca gli scenari del bestseller di Max Brooks e quelli del film, aggiungendovi però anche un'interessante modalità multiplayer. Siccome la pubblicazione del titolo è a cura di Focus Home Interactive, al What's Next appena conclusosi in quel di Parigi non poteva certo mancare una demo giocabile, e guarda caso noi eravamo lì pronti a massacrare orde di non-morti.

    All around the world

    Ve lo diciamo sin da subito: quando osservammo il trailer di lancio eravamo un po' scettici. Le immagini sembravano promettenti, ma non potevamo fare a meno di chiederci se nel 2019 ci fosse ancora posto per un titolo del genere, soprattutto al netto di una formula non proprio nuovissima.

    Eppure, dopo appena quindici minuti di provato i dubbi erano già svaniti, divorati da uno sciame di zombi sbraitanti. La verità è che la coop è ancora una carta vincente, mentre il contesto survival post-apocalittico è capace come pochi altri di favorire quell'aggregazione "militaresca" e chiassosa che non passa mai di moda. Certo, in ogni caso bisogna saper fare le cose per bene, e infatti Saber non ha preso l'operazione sotto-gamba, ricreando un'atmosfera azzeccata (a metà fra il libro e il lungometraggio) aggiungendoci anche qualche trovata ad effetto.

    Il piatto principale di World War Z è ovviamente la sua campagna PVE, da completare rigorosamente assieme ad altri tre amici: al lancio questa si suddividerà in quattro capitoli, ognuno autoconclusivo, che a loro volta ospitano tre missioni ad avanzamento lineare.

    Visto che uno dei punti focali dell'opera originale è mostrare la catastrofe su scala mondiale, ogni capitolo ci porterà in una nuova location (ovvero New York, Mosca, Tokyo e Gerusalemme), che include svariati scenari e, di volta in volta, protagonisti dedicati. A noi è toccato il secondo capitolo della mini-campagna Russa, in cui un manipolo di sopravvissuti, alle prese con una quantità mai vista di non-morti, doveva prima farsi strada attraverso un museo semi-distrutto, poi trovare provviste sul sito di schianto di un elicottero, e infine darsela a gambe sulle rive di uno meglio specificato fiume ghiacciato. Vai, recupera, resisti: il classico trittico degli zombie game, insomma.
    Neanche a dirlo, quindi, il plot è semplicissimo e va benissimo così, perché comunque a conferire la giusta verve alla narrazione sono proprio i singoli personaggi. Ogni capitolo prevede quattro eroi, ciascuno con un suo background specifico e un carattere abbastanza estroverso, e chiaramente i protagonisti interagiscono fra loro scambiandosi battute, freddure e talvolta persino minacce.

    Alcuni sono soldati ben addestrati, ma la maggior parte di loro è composta da operai, professori e quanto di più comune si possa immaginare, proprio come vorrebbe l'opera originale. Per farvi un esempio, al momento, il nostro preferito è senza ombra di dubbio Sergey Popov: ex-mafioso moscovita che dopo un improbabile momento epifanico si è fatto prete, e pur accettando il suo destino di uomo corrotto, vuole a tutti i costi salvare il prossimo.

    Ecco, da uno come lui aspettatevi commenti a tema biblico e chiacchierate al limite della stravaganza russa: pertanto, il divertimento sembra garantito, anche perché gli sviluppatori ci hanno assicurato che sono stati doppiati una valanga di dialoghi "in esubero", in modo da ridurre la ripetitività al minimo, dal momento che ogni run è pensata per essere giocata molteplici volte.

    Questo ci porta alla questione longevità, che invece non sembra particolarmente pronunciata: ogni missione si pare aggirarsi intorno alla mezz'ora, ed anche tenendo conto che esistono diversi stili di gioco, con un calcolo approssimativo, ogni capitolo non dovrebbe superare l'ora e mezza di giocato.

    È anche vero che in ogni livello esistono delle stanze segrete, apribili soltanto se in possesso di una determinata chiave. La posizione delle suddette è chiaramente casuale, perciò all'istinto di sopravvivenza bisognerà abbinare anche un po' di sana esplorazione, allungando così l'esperienza. Insomma, a parte qualche incertezza sulla durata della campagna, ambientazione e personaggi sono senz'altro ben riusciti, merito anche di una resa tecnica di tutto rispetto. Detto fra noi, adesso non vediamo l'ora di provare il capitolo ambientato a Tokyo.

    Heeeeey Man, Niiice Gun

    Dicevamo che lo scopo è sopravvivere, ma quando gli zombi sono talmente tanti che strabordano dal fotogramma, la situazione si fa complicata. E sappiate che questa non è un'esagerazione, perché in alcuni momenti possono coesistere su schermo fino a cinquecento non-morti (che corrono più di quelli di Danny Boyle), che scalciano e si arrampicano esattamente come nella scena madre del film di Marc Forster.

    L'enorme quantità è stata espressamente voluta da Saber, ed è il fulcro del motore di gioco proprietario: con queste premesse capirete che la piramide di zombi non è un elemento secondario, poiché ha un ruolo ben preciso all'interno dello svolgimento delle missioni.

    Spesso capita infatti di trovarsi al sicuro al secondo piano di un edificio, ma se faremo troppo rumore (e ovviamente capiterà) l'orda si riverserà in massa su di noi: accatastandosi l'uno sull'altro, i mangia cervelli proveranno quindi a raggiungerci nonostante la posizione rialzata. In questi casi bisogna concentrare il fuoco delle nostre armi alla base della montagna di corpi in modo da farli capitolare, guadagnando così tempo prezioso.

    Il fatto è che saremo sempre sotto attacco da più fronti, anche perché il level design è volutamente aperto e pieno di oggetti che ostacolano la visuale, così che non avremo quasi mai una vera tregua. Bisogna cooperare con i compagni, coprirsi le spalle, urlare "ricaricaaa" quando serve, e soprattutto mai allontanarsi per i fatti propri, altrimenti possiamo scordarci la medaglia del sopravvissuto.

    A tal proposito, in mezzo al marasma capiterà di trovare anche nemici più coriacei o corazzati, in grado di bloccarci al suolo in pochi istanti; a quel punto saranno i compagni a doverci liberare in tempo, perché in caso contrario finiremo stecchiti in una manciata di secondi. La salute, d'altro canto, non abbonda di certo, e si rigenera soltanto in piccola parte: qualora ci ritrovassimo senza vita, però, potremo sempre essere riportati in vita da un alleato, senza nemmeno troppa fatica.

    Ovviamente in un survival a base di zombi ci si aspetta anche un vagone di armi, perks e l'imprescindibile sistema di classi. World War Z non ne è affatto sprovvisto, e raggruppa un notevole arsenale dapprima in cinque categorie (da mischia, da lancio, armi leggere, armi pesanti e infine quelle speciali) e poi le distribuisce in sei pratiche classi: Slasher predilige le armi da mischia come il machete; l'Hellraiser con un nome del genere non poteva che essere una classe a base di shotgun e cariche esplosive; Exterminator invece si concentra sulle trappole addobbate di claymore.

    Gunslinger è il soldato per eccellenza composto dall'80% di fucili d'assalto (e il restante 20% da mitra pesanti); poi c'è il medico che sfrutta principalmente mitragliette leggere e diversivi; e infine il Fixer che è una sorta di geniere specializzato in esplosivi a distanza.
    Si possono comunque riorganizzare le classi, mentre le armi speciali come l'M249 o la motosega (che sono potenzialmente devastanti e possono spazzare via una piramide in pochi secondi) si trovano sul campo ed hanno un numero di utilizzi limitato, senza contare che il loot, a parte i proiettili, risulta condiviso.

    Inoltre, giocando si accumula esperienza, si sbloccano modifiche e potenziamenti pensati per aiutarci a gestire meglio l'orda, ma non per questo il gioco diventerà più facile: la difficoltà, infatti, è adattiva e ciò significa che si modificherà in base al nostro modo di giocare. Tramite l'inserimento di nemici o risorse si livellerà per garantirci sempre un grado di sfida stimolante, almeno sulla carta.

    In effetti, durante la nostra prova il ritmo di gioco è sempre rimasto sulla soglia delle nostre possibilità, non raggiungendo mai vette opprimenti; la bontà dell'algoritmo andrà testata con il tempo, e anche se ammettiamo di non essere grandi fan di tale pratica, vogliamo comunque restare positivi a riguardo. Stare in piedi sopra le mura di Gerusalemme e guardare l'orda che sciama sotto di te non ha prezzo, e sarebbe un peccato giocarsela con un bilanciamento approssimativo.

    World War Z Game World War Z non cerca in alcun modo di rivoluzionare la formula del survival coop tradizionale, eppure in questa nuova prova si è rivelato estremamente divertente e frenetico, nonché assai pregevole allo sguardo. Le meccaniche sono quelle di un Left 4 Dead, con l’aggiunta di qualche piccola ma significativa modifica come ad esempio la dinamica delle piramidi, e più in generale l’enorme numero di nemici su schermo. Ad oggi, dunque, l’unica perplessità riguarda forse la durata della campagna, che nonostante il fattore rigiocabilità e l’aggiunta di un nuovo capitolo (adesso sono quattro), non sembra particolarmente “esuberante”. Gli sviluppatori ci hanno però assicurato che la struttura modulare del titolo gli permetterà di arricchire facilmente il gioco, lasciandoci intendere che il supporto post-lancio sarà abbondante e soprattutto continuativo. Inoltre, va detto che esiste anche la modalità multiplayer PvP, che per quanto non rappresenti il piatto centrale potrebbe rivestire un ruolo importante nel ciclo vitale del titolo. Le regole in questo caso sono simili a quelle del PvE (fatta eccezione per qualche limitazione sul fronte delle armi speciali), ma le costanti ondate di zombi costringono gli sfidanti a giocarsela in maniera più tattica, cercando di non rimanere esposti troppo a lungo. Purtroppo abbiamo avuto modo di provare soltanto qualche match al grido di “King of the Hill”, ma dobbiamo ammettere che, a parte i controlli un po’ legnosi dal pad, l’esperienza è stata estremamente appagante. Insomma, Saber Interactive sembra aver confezionato un buon prodotto su licenza, realizzato con cura e degno dell’attenzione del pubblico. Se proprio non ne potete più degli zombi games magari è il caso di passare oltre; se invece desiderate ancora ammazzare ondate di mangia-cervelli, vi consigliamo di attendere la nostra review nei prossimi giorni. Sempre che riusciamo a sopravvivere all’orda, si intende...

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