Yakuza Kiwami: provato il remake del primo episodio della serie SEGA

Uscito nel 2005 su PlayStation 2, Yakuza si prepara a tornare su PlayStation 4 in una versione tecnicamente (e non solo) aggiornata.

Yakuza Kiwami
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  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Anche giocandolo dodici anni dopo l'uscita originale, Yakuza resta un titolo con un carattere unico. Un gioco letteralmente travolgente per chi ha vissuto i tempi dei 128bit, per chi ha anche solo un briciolo di passione per la cultura nipponica, e per chi ama il magnetismo impareggiabile dei giochi di ruolo giapponesi e delle loro grandi storie.
Oggi come all'epoca della sua pubblicazione, del resto, Ryu Ga Gotoku si presenta come l'erede legittimo della SEGA dei tempi d'oro, quella del Dreamcast e di Shenmue: così fiero del suo spirito orientale e ancora atipico sul fronte del gameplay, capace di mescolare una struttura da RPG con il vivace combat system di un picchiaduro a scorrimento.
Per chi già conosce il titolo originale, innamorarsi di questo incredibile remake sarà davvero questione di poco. L'operazione di aggiornamento tecnico, i nuovi contenuti, gli innesti di gameplay recuperati da Yakuza Zero basteranno a mandare in visibilio i fan di lungo corso, che vorranno tornare a perdersi nelle strade di Kamurocho, tra punk e faccendieri, studentesse e salaryman. Chi invece non conosce la storia di Nishi e Kazuma, potrebbe metterci un po' di più per entrare in sintonia con il prodotto: il titolo, in controtendenza con il passo spedito delle produzioni moderne, si prende i suoi tempi, comincia senza fretta, introducendo gradualmente personaggi e situazioni. Narrativamente parlando l'attacco resta comunque molto efficace, inscenando un delitto di cui Kiryu si prende la colpa, e tratteggiando in maniera molto personale un'intricata storia di amicizie infrante, onore e responsabilità.

Per diverse ore, tuttavia, Yakuza si sofferma a descrivere la situazione "politica" dei clan che regnano su Tokyo, introducendo personaggi, rivalità, affiliazioni e linee di successione. È una fase introduttiva molto compassata, che serve anche a prendere confidenza con il sistema di combattimento, ma che tiene per molte ore il giocatore lontano dal vero nucleo dell'esperienza di gioco (che è appunto rappresentato dai quartieri della città, dalle personalità che li attraversano, dai negozi e dalle attività che spuntano ad ogni angolo).
Il suggerimento è quello di non demordere, andare avanti, sbrigare (ma sempre con attenzione) le formalità narrative; sopportando anche l'assenza dei sottotitoli italiani (sono presenti solo quelli in inglese, mentre il doppiaggio è quello originale nipponico). Quando Yakuza Kiwami rivelerà poi il suo potenziale, vi troverete letteralmente invischiati in un ambiente vivo e vibrante, da cui non vorreste più allontanarvi.
Già in questa prima fase di gioco, comunque, si notano le ottime doti del Remake, un prodotto che il team definisce un'opera "di rivalsa", sviluppata per dimostrare a sé stessi quanto meglio è possibile fare al giorno d'oggi. Se questo è lo spirito con cui la software house si è dedicata alla produzione, le soddisfazioni devono esser state notevoli, perché dal punto di vista tecnico e contenutistico Kiwami è un remake che non teme rivali. Anzitutto, sono state aggiunte nuove cut scene che approfondiscono alcuni passaggi della trama considerati un po' oscuri: tutto il cambiamento psicologico di Nishi è seguito con più attenzione, meno frettoloso e più giustificato. E poi aumenta moltissimo la presenza del "folle" Goro Majima, che come vedremo in seguito avrà anche un ruolo importante legato al sistema di sviluppo del protagonista.
Da notare che le cut scene, pre-renderizzate all'epoca PS2, sono state ricostruite interamente con il motore di gioco, come sintomo di un impegno produttivo che va ben oltre la norma. Ovviamente la regia è, in linea con gli standard di un decennio fa, un po' "ingessata", statica, colma di primi piani lunghi e vuoti e di scene un po' spoglie. La teatralità a volte eccessiva non è un problema, soprattutto perché la storia resta godibile e le personalità sempre interessanti.
Un trattamento esemplare è stato riservato anche al comparto audio: basti pensare che il doppiaggio è stato completamente ri-registrato per capire quanto sia l'impegno profuso dal team di sviluppo.
Ovviamente si sprecano i miglioramenti tecnici. Yakuza Kiwami gira ad una risoluzione di 1080p a 60 frame al secondo, giusto per ribadire quanto sia piacevole la massima fluidità (anche in un titolo del genere). La presenza di un ottimo algoritmo anti-aliasing e i miglioramenti al filtraggio delle texture rendono la scena nitida, pulita, a tratti persino sorprendente (quando i close-up sui personaggi mettono in mostra le texture del volto).

Anche la costruzione degli ambienti ha beneficiato largamente dell'operazione di ammodernamento, non solo sul fronte della complessità poligonale (gli elementi e i dettagli aggiunti alle strade di Kamurocho la rendono più densa e affascinante), ma anche per gli effetti di riflessione.
L'aspetto più sorprendete del remake, tuttavia, è la presenza di una telecamera mobile, che si sostituisce alle inquadrature fisse che scandivano l'esplorazione dell'episodio originale. Questo ci permette di inquadrare con più libertà (anche se non a 360 gradi) le prospettive di Kamurocho, per godere appieno della meravigliosa ricostruzione della vita cittadina nella capitale nipponica (il quartiere è ispirato al ben noto distretto di Kabukich?). Sono stati rimossi anche i caricamenti che inframezzavano l'esplorazione, così da rendere gli spostamenti molto meno tediosi.
Sul fronte ludico, poi, Kiwami recupera in buona sostanza il combat system di Yakuza Zero, di fatto portando il gameplay dell'opera originale su un nuovo livello. Il titolo resta sempre un brawler game in terza persona, in cui districarsi fra attacchi, schivate, prese e mosse speciali, da eseguire dopo aver caricato la barra del "fervore" (nostro adattamento dell'originale Heat). Sfruttando le armi non convenzionali recuperate negli stage, qualche fantasiosa proiezione di wrestling, e violentissime azioni contestuali, bisogna liberarsi di sgherri e malintenzionati. Oltre a risultare più fluido, rapido e ritmato della versione uscita nel 2005, qui troviamo la possibilità di cambiare al volo tra quattro diversi stili, tra cui ovviamente i classici archetipi del lottatore rapido (Rush), equilibrato (Brawler) e potente (Beast).

Ognuno di questi stili può essere potenziato sbloccando varie abilità attive e passive in una sorta di "sferografia", per un sistema di progressione molto più malleabile rispetto a quello del vecchio Ryu Ga Gotoku. Anche i bonus sbloccabili accumulando Completition Point, ottenuti appunto completando incarichi legati all'esplorazione, al combattimento, alle interazioni con gli abitanti di Tokyo, riescono a premiare gli sforzi del giocatore.
C'è poi un quarto stile di lotta, quello del Dragone, distintivo di Kazuma Kiryu, con cui eseguire tra le altre cose le finisher più spietate, brutali e fantasiose. Per riuscire a potenziare questo stile, tuttavia, non bastano i punti esperienza accumulati durante gli scontri classici: dovremo infatti battere Goro Majima in vari momenti del gioco, visto che questo personaggio ha il brutto vizio di assaltarci nei momenti più improbabili solo per testare la nostra preparazione. Il buon Majima potrebbe saltar fuori ad esempio mentre ci stiamo godendo uno spettacolo di cabaret, mentre stiamo giocando in uno delle tante sale arcade, e comunque quando meno ce lo aspettiamo.
Anche il sistema di combattimento ed il sottofondo ruolistico, insomma, sono stati potenziati, per renderli in linea con le conquiste dei capitoli più moderni della saga. Un'operazione fondamentale per cancellare i "difetti di gioventù" del primo episodio. Non è un mistero che la saga abbia raggiunto, anche ai tempi, la piena maturazione solo con Yakuza 2.

Yakuza Kiwami Yakuza Kiwami finisce diretto nel novero dei Remake coi fiocchi. I miglioramenti non solo soltanto tecnici, ma anche contenutistici e ludici. Il gioco, insomma, riesce nell'impresa eccezionale di raccogliere l'eredità dell'indimenticabile Ryu Ga Gotoku e trasportarla con leggerezza nel contesto attuale, aggiornando il colpo d'occhio, ma soprattutto recuperando il gameplay molto più fluido, elaborato, divertente del prequel Yakuza Zero. Viste le limature operato al comparto narrativo, Kiwami rappresenta anche un ottimo punto d'ingresso per i neofiti curiosi di scoprire una tra le più grandi e apprezzate produzioni di SEGA.

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