11-11 Memories Retold Recensione: racconti di guerra

Dall'autore di Valiant Hearts The Great War arriva 11-11 Memories Retold, poetica avventura ambientata durante la Prima Guerra Mondiale.

recensione 11-11 Memories Retold Recensione: racconti di guerra
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Alla direzione di 11-11: Memories Retold c'è Yoan Fanise, game designer francese che qualche anno fa, stanco di lavorare ai progetti ad alto budget di Ubisoft, diede vita a Valiant Hearts: The Great War, piccola perla indipendente animata dall'eccezionale (ma sfortunato) UbiArt Framework. Nonostante Fanise abbia abbandonato il publisher d'oltralpe per finire sotto l'ala protettrice di Bandai-Namco, gli elementi di continuità fra le due opere sono molteplici. Entrambi i giochi sono ambientati durante la Prima Guerra Mondiale, ed entrambi puntano su uno stile grafico che si allontana dai canoni classici: Valiant Hearts inseguiva il tratto del fumetto di matrice franco-belga, 11-11 rivendica invece un'inedita mobilità cromatica, che lo avvicina alle suggestioni di un quadro impressionista. Ambedue i titoli, poi, hanno l'ambizione di raccontare non tanto una storia di guerra, bensì una storia di uomini: il conflitto resta sempre sullo sfondo, e le vicende rimangono centrate sui protagonisti, più intime e personali rispetto a quelle esibite dai numerosi sparatutto a sfondo bellico.

    La poesia della guerra

    Se l'intento di Memories Retold è senza dubbio nobile, la realizzazione non può dirsi completamente a fuoco. Scrittura e struttura ludica vacillano dall'inizio alla fine, così che l'avventura di Kurt e Harry risulti a tratti noiosa e poco trascinante. I discreti risultati della componente artistica e l'ottima recitazione dei due attori coinvolti nel progetto non bastano a rimettere completamente in sesto la produzione.

    Uno degli elementi distintivi di 11-11 è lo stile grafico. Il gioco è stato sviluppato in collaborazione con Aardman, studio britannico noto ai più per la realizzazione di Wallace & Gromit, ma molto attivo nel campo dell'animazione digitale e vincitore di quattro premi Oscar. Per dar vita alla storia di Memories Retold il team ha lavorato ad un motore grafico molto diverso dal solito, che fosse in grado di... dipingere. L'idea era quella di renderizzare immagini che sembrassero un quadro impressionista, composte da infinitesimali macchie di colore, sfumate e mutevoli. In ogni momento il motore di gioco deve calcolare non tanto i rigorosi spigoli dei poligoni, ma la direzione, l'intensità e la grandezza delle pennellate: più grandi e decise quelle che rappresentano gli oggetti in lontananza, più piccole quelle che invece tratteggiano i dettagli visibili ad uno sguardo ravvicinato.

    La tecnologia che sostiene 11-11 è affascinante, e il risultato rimane se non altro originale: è innegabile che il titolo firmato DigixArt rappresenti a suo modo un prodotto unico, inventandosi un'espressività tutta nuova ed indicando al mercato un'altra direzione da poter percorrere.
    Come tutti i precursori, tuttavia, 11-11 commette qualche errore di gioventù: per quanto fiabesca e sospesa sia l'atmosfera dei vari livelli, non sempre la tecnica della "pittura virtuale" colpisce nel segno. Alcuni scenari rimangono un po' impastati, evanescenti e caratterizzati in maniera abbastanza superficiale, e senza un volto ben scolpito è difficile inquadrare persino i due personaggi principali, che contrariamente a quanto potrebbero far pensare i lineamenti sfumati hanno un carattere deciso e ben definito. Da questo punto di vista la scelta di 11-11 è abbastanza dissonante: Harry e Kurt, di stanza rispettivamente nell'esercito francese e tedesco, vengono interpretati da Elijah Wood e Sebastian Koch, due attori che grazie alla loro voce caratterizzano in maniera convincente i protagonisti. Anche la scrittura delinea in maniera molto netta i loro tratti, mentre il colpo d'occhio entra in conflitto con questa impostazione.
    Passando al racconto, 11-11 si focalizza sulle disavventure dei due soldati, spediti in trincea su fronti opposti. Nessuno dei due è nato per combattere, nessuno dei due vuole stringere un fucile: Harry è un fotografo di guerra convinto che l'impresa gli regalerà un po' di gloria, Kurt è un ingegnere partito alla ricerca del figlio, di cui non si hanno più notizie. Le loro storie corrono inizialmente parallele, per poi incontrarsi durante la battaglia di Vimy. Da questo momento in poi fra i due si verrà a creare uno strano legame, un'inspiegabile magnetismo che li poterà - per i capricci del destino - a superare insieme la barbarie della guerra.

    Come dicevamo in apertura, il primo conflitto mondiale non è quasi mai inquadrato in maniera diretta, se non durante le battaglie, che rappresentano i momenti più crudi e dolorosi di tutta la narrazione. In questi frangenti si vedono i soldati stanchi, affamati, sudici e feriti, e le nubi di gas ed il lampo delle mitragliatrici; e ancora i bombardamenti ed il fango, i colpi di cecchino a pochi centimetri dalla testa, le brande logore ed il morale a terra. Nonostante tutto i personaggi continuano ad agire mossi da impulsi semplici e quotidiani, come se la crudeltà del conflitto gli scivolasse addosso. È questo approccio a tratti rinunciatario che rende 11-11 un po' impalpabile: dopo i titoli di coda non ci si sente toccati dalle atrocità della guerra, non si sente di aver partecipato al dolore di popoli e soldati, e non siamo neppure invogliati ad indagare più a fondo la cronologia del conflitto.

    Le storie di Harry e Kurt sono fatte di momenti futili, di un'intesa debole, e solo sul finale riescono ad essere davvero incisive: un deciso colpo di scena a metà dell'atto conclusivo risveglia l'attenzione del giocatore, mentre i due protagonisti corrono disperatamente verso l'ora dell'armistizio. Nell'economia narrativa di 11-11 solo il finale ha un certo peso: non contano i pallidi simbolismi legati agli animali-guida di Kurt e Harry, non contano più gli incontri fortuiti, le foto, le lettere. Contano soltanto le ultime scelte che servono a determinare uno dei sette finali disponibili.

    Davvero troppo poco per tenere in piedi la produzione. Che pure a livello ludico, si diceva, vacilla non poco. 11-11 può essere considerato alla stregua di una moderna avventura grafica, punteggiata da un pizzico d'esplorazione. Ci si muove all'interno degli ambienti di gioco, siano essi vasti campi di battaglia, soffocanti trincee o paesini di montagna persi nell'entroterra tedesco, interagendo con personaggi e oggetti.

    Molto spesso l'obiettivo è quello di recuperare un oggetto e portarlo a qualche superiore, riparare un'apparecchiatura superando un banale minigioco, scattare una foto ad un preciso elemento dello scenario. Le interazioni sono molto basilari, e soprattutto, triviali e ripetitive. Non c'è una vera connessione fra le azioni che facciamo compiere ai personaggi e l'avanzamento del racconto: le fasi più specificatamente ludiche sono spesso irrelate dal racconto e servono solo per raggiungere la cut-scene successiva, costringendoci a superare dei compiti spiccioli e degli "enigmi" poco stimolanti.
    Girovagare per le ambientazioni ci permette tuttavia di raccogliere vari collezionabili: frammenti di lettere, piastrine, oggetti che in qualche maniera approfondiscono il contesto storico e delineano in maniera più convincente la cornice della Grande Guerra. L'intento di 11-11, da questo punto di vista, è didattico e museale come fu quello di Valiant Hearts, ed è proprio la curiosità di leggere tutti i documenti che potrebbe portarvi ad esplorare in lungo ed in largo i livelli di gioco.

    L'elemento più riuscito della produzione è senza dubbio l'accompagnamento musicale, grande prova di maturità di Olivier Deriviere, compositore che ha già lavorato a diversi progetti videoludici. Da Remember Me a Vampyr, passando per Get Even, Deriviere ha esplorato diversi generi musicali, ma con le composizioni di 11-11 ha sicuramente superato se stesso.

    La colonna sonora è stata realizzata in collaborazione con la British Philharmonia Orchestra, e si distingue non solo per la potenza evocativa dei brani cantati, ma anche per la quantità inesauribile di variazioni tonali, cambi di ritmo e di intensità. I temi portanti dei due protagonisti si riaffacciano più volte in quella che sembra la partitura di un'opera perfettamente compiuta, che corre dall'inizio alla fine delle vicende: ogni variante sottolinea in maniera efficace le atmosfere del momento storico e le emozioni dei personaggi che lo vivono, riuscendo in qualche caso a coprire le "falle" di un colpo d'occhio non sempre penetrante.

    11-11 Memories Retold 11-11 Memories RetoldVersione Analizzata Playstation 411-11: Memories Retold è un gioco sviluppato con un intento nobile, ed un prodotto sicuramente originale: per le tematiche che sceglie di trattare, per la volontà di raccontare un eroismo più umano e quotidiano, per lo stile grafico che recupera le suggestioni e la mobilità cromatica della pittura impressionista. Per quanto interessante sia lo sfoggio tecnologico, tuttavia, le scelte creative del team di Fanise restano un po' troppo labili, come alcune delle pennellate che tratteggiano il mondo di gioco. Il racconto ingrana solo sul finale, quando la pluralità degli epiloghi gli regala una discreta profondità. La componente ludica resta sempre inconsistente, e le difficoltà da superare molto meno stimolanti rispetto a quelle di tante altre avventure grafiche. Da questo punto di vista forse il team avrebbe fatto meglio ad aderire al canone dei cosiddetti “walking simulator”, piuttosto che inserire compiti, enigmi e interazioni non sempre coerenti con il contesto. Di buono resta la capacità del gioco di farsi a tratti documentario di guerra, così come il coraggio di puntare su una tecnica di rendering completamente nuova, che in futuro potrebbe essere affinata per dar vita a suggestivi quadri in movimento. Anche la componente musicale convince senza riserve, riuscendo a valorizzare al meglio i migliori momenti del racconto. In generale si poteva fare molto meglio, per avvicinarsi alle conquiste del già citato Valiant Hearts. Quella di Bandai-Namco resta comunque un'opera preziosa, orgogliosamente diversa, che tratta la grande Storia con rispetto e deferenza, senza volerla spettacolarizzare. Anche solo per questo, potreste darle un'occasione.

    6.5

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