2Dark Recensione

Frédérick Raynal, il padre di Alone in the Dark, torna sulle scene con 2Dark, un piccolo survival horror impietoso e crudele.

recensione 2Dark
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • La fama di Frédérick Raynald possiede un'eco che si diffonde da più di due decenni all'interno del panorama videoludico: gli estimatori del genere horror, infatti, legheranno per sempre il suo nome a quello dell'inarrivabile Alone in the Dark, che nel 1992 seppe rivoluzionare il concetto di "orrore" virtuale. Dopo un lungo periodo trascorso lontano dalle luci dello spotlight, a causa di sfortunati progetti di dubbia qualità, il game designer francese prova a risalire la china del successo con 2Dark, fascinoso prodotto indipendente che mescola survial horror, stealth game e thriller investigativo in un'unica soluzione. Nel corso della nostra recente prova ci siamo trovati allora difronte ad un'opera dalle indubbie potenzialità, ma ancora un po' troppo acerba dal punto di vista ludico e narrativo: con l'arrivo della versione finale sugli scaffali di PC, Xbox One e PS4, possiamo quindi finalmente comprendere se 2Dark è riuscito a dissipare tutti i lati oscuri che lo affliggevano.

    Don't get too close: it's dark inside

    È la primavera del 1969. Il signor Smith decide di trascorrere un tranquillo week end (di paura) in campeggio con la sua amorevole famigliola felice. Ma in 2Dark non c'è spazio per la normalità: pochi secondi dopo l'avvio del gioco, la moglie del protagonista viene massacrata ed i suoi due figli rapiti da un ignoto criminale. Tutto accade di notte, al buio: perché nell'orrido mondo di 2Dark la luce è rigorosamente bandita. Ogni minimo barlume di speranza è annichilito da un tripudio di orrore ed angoscia.

    Sette anni dopo la tragedia, l'ex detective Smith, consumato dal dolore e dall'odio, ha imparato a confondersi nell'ombra: vive infatti in un tetro appartamento avvolto dall'oscurità (tra lampadine fulminate e generatori elettrici in cortocircuito) e passa le sue interminabili nottate alla disperata ricerca di qualche indizio che possa "far luce" sul rapimento dei sui figli. Vaga così per le strade della putrida cittadina di Gloomywood, il cui nome, guarda caso, è un chiaro presagio di sventura. "Gloomy", del resto, significa "cupo, scuro, uggioso": una definizione perfetta per un luogo sede di indicibili atrocità. La misteriosa scomparsa di alcuni bambini, pertanto, mette il nostro ispettore dinanzi ad una realtà sconvolgente, al di là di ogni perversa immaginazione. La trama di 2Dark è un concentrato di orrori con pochi paragoni, in cui vengono perpetrate azioni di una ferocia immane ai danni di piccoli, innocenti pargoletti. Questa sciarada di follie e brutalità viene mostrata al giocatore senza alcuno sconto: il mood di 2Dark è quindi uno degli aspetti più riusciti della produzione, capace di generare un forte senso di repulsione ed angoscia. Peccato, dunque, che non ci sia una narrazione sufficientemente solida e coesa a supportare questo compendio di mostruosità umane: la ricerca di indizi sparsi nelle ambientazioni o i flussi di coscienza del protagonista durante le schermate di caricamento tra un livello e l'altro creano un canovaccio piuttosto blando, che non approfondisce mai fino in fondo tutti i pur interessanti risvolti narrativi. Nonostante una certa superficialità sul fronte del racconto, però, 2Dark resta un gioco "dell'orrore" nel senso più puro del termine: abbandonata qualsiasi velleità sovrannaturale, ciò che si palesa davanti ai nostri occhi è solo un turpe viaggio negli abissi più terrificanti dell'animo umano, inscenato con spietata lucidità. Ed è forse proprio questa sua "esplicitazione" senza freni a rappresentare un'altra debolezza del titolo: la decisione di sottoporre sin dal primo istante il giocatore ad una serie di situazioni abominevoli finisce, inevitabilmente, per "desensibilizzarlo" poco alla volta, diminuendo man mano l'impatto emotivo e visivo dello shock value.

    Lights Out

    2Dark si presenta come un titolo a metà strada tra il survival horror e lo stealth game: in ogni livello, Smith dovrà, infatti, intrufolarsi di soppiatto, scovare gli indizi sparsi lungo lo stage e, in particolar modo, trarre in salvo tutti i bambini rapiti. Il fulcro dell'esperienza si basa integralmente sulla necessità di rimanere nell'oscurità: i coni d'ombra saranno quindi determinanti per calcolare al meglio ogni singolo passo ed ogni strategia d'occultamento. Il level design, in tal senso, risulta fortemente influenzato dall'assenza di luce, proponendo al giocatore una serie di angolini, stanze ed anfratti in cui celarsi alla vista di guardie e criminali.

    Le fasi in cui studiare attentamente le routine dei nemici e la conformazione dell'area nella quale infiltrarsi, al fine di trovare la tecnica migliore per eludere sguardi indiscreti, sono senza dubbio i momenti più riusciti di questa feroce avventura. Come se ci trovassimo in un episodio di Hitman con visuale isometrica, allora, disporremo di diverse possibilità d'approccio: l'analisi della zona, i pattern degli avversari e l'interazione con gli oggetti chiave possono condurci, quindi, a soluzioni sempre alternative, in cui, a farla da padrone, è la discreta qualità dell'architettura ambientale, piena zeppa - specialmente nei livelli più avanzati - di percorsi opzionali. In questi casi, 2Dark si avvicina alle dinamiche di un classico "punta e clicca": un inventario a griglia posto al margine sinistro dello schermo ci dà l'opportunità di raccogliere e combinare tra di loro diverse cianfrusaglie, alcune delle quali si riveleranno parecchio utili al completamento della missione. Gran parte dell'appeal del gioco, pertanto, si fonda sulla capacità di ogni giocatore di trarre il massimo beneficio dalla struttura dei vari livelli, irti come saranno di allarmi e trappole potenzialmente letali sia per il protagonista che per gli NPC. In un gioco nel quale il più delle volte occorrerà agire e pensare in tutta fretta, però, la gestione piuttosto macchinosa dell'inventario (stracolmo di slot da selezionare con la croce direzionale prima di riuscire equipaggiare l'elemento desiderato) non solo rende più difficoltoso l'avanzamento, ma genera anche un po' di malsana frustrazione.

    2Dark è - senza mezzi termini - un'opera estremamente complessa, tanto ardua quanto crudele, in cui basteranno solo un paio di colpi per mandarci al tappeto. Di contro, i nemici avranno la resistenza di un rinoceronte, e saranno capaci di incassare finanche un intero caricatore di proiettili prima di stramazzare al suolo. Com'è facilmente intuibile, d'altronde, In 2Dark strisciare quatti quatti fino alla fine dello stage non è affatto l'unica soluzione disponibile. In qualità di ex-detective, Smith è in grado di maneggiare armi di varia natura, da una Colt ad una Katana, passando per un mitra o un coltello da cucina. Gli scontri corpo a corpo del gioco, tuttavia, mettono in mostra limiti abbastanza evidenti, a causa di hitbox impalpabili e controlli terribilmente legnosi: per eliminare le minacce, dunque, il più delle volte converrà muoversi in silenzio e cogliere i bersagli di spalle, così da ucciderli con una sola coltellata. Anche in questo caso, però, alcune inspiegabili limitazioni ci hanno lasciati parzialmente interdetti: non potremo, infatti, sgozzare con un colpo singolo una guardia addormentata, mentre nulla ci vieterà di compiere una strage indiscriminata pugnalando i nemici alla schiena. Allo stesso modo, anche l'intelligenza artificiale delle pattuglie soffre di eccessive oscillazioni: in alcuni momenti le guardie sembrano del tutto incapaci di individuarci, persino ad un palmo dal loro naso, mentre altre volte riescono ad intravederci anche se siamo immersi da capo a piedi nel buio di un angolino. Tutte queste caratteristiche non fanno altro che acuire le dinamiche trial and error di 2Dark: per portare a termine un livello, spesso, non potremo far altro che procedere a tentoni, dosando bene le risorse in nostro possesso, calcolando la quantità ridotta delle munizioni e sperimentando sempre nuove strategie. Se da un lato questo stile di gioco non sarebbe di per sé un difetto, in un titolo che si fregia della nomea di horror game, però, incarna un problema da non sottovalutare: le ripetute morti e gli altrettanti tentativi rischiano di stemperare ben presto la tensione, la paura dell'ignoto e l'ansia dell'errore. Fortunatamente, a sorreggere l'impianto ludico di 2Dark ci pensa una buona varietà di approcci utilizzabili, che stimola la creatività e l'ingegno degli utenti più pazienti. La pazienza, non a caso, è una virtù imprescindibile per poter godere appieno dell'ultimo lavoro di Frédérick Raynal: lo scopo più importante di ogni livello, difatti, consisterà nello scortare fino all'uscita tutti i poveri fanciulli rapiti.

    I bambini non si dimostreranno, però, una compagnia molto piacevole: i mocciosi strillano, piangono, si paralizzano alla vista di un cadavere, e sono altresì una preda facilissima per i manigoldi che popolano le ambientazioni. Potremo convincerli a seguirci usando le caramelle che raccatteremo lungo l'avanzamento, oppure impartire loro l'ordine di muoversi al nostro fianco e di rimanere immobili ed in silenzio, stando comunque ben attenti a non farci sentire da qualche nemico che girovaga nelle immediate vicinanze. In 2Dark, a tal proposito, occorrerà evitare di produrre anche il più impercettibile rumore. I nostri passi, le urla degli ostaggi e qualsiasi azione troppo irruenta provocherà un suono che desterà di colpo i sensi di tutti gli avversari. Ecco perché, oltre a dosare il consumo delle batterie della torcia, dei proiettili in canna o dell'olio per le lampade, dovremo necessariamente centellinare anche i nostri salvataggi: con una feature piuttosto curiosa, in 2Dark metteremo al sicuro i nostri progressi solo se fumeremo le "salutari" Gloomy Strike, ossia le sigarette che Smith porta sempre con sé. Un abuso di nicotina però (e quindi di troppi salvataggi in un unico stage) causerà qualche inopportuno colpo di tosse, con conseguenze decisamente pericolose. In base al numero di uccisioni e di bambini tratti in salvo, verremo poi giudicati alla fine del livello con un differente punteggio: per migliorare le proprie statistiche ed ottenere la massima valutazione, comunque, i più impavidi di voi potranno sempre rigiocare tutti i capitoli nella Modalità Sfida, nella quale mettere seriamente a dura prova le vostre abilità ed il vostro spirito di sopportazione. Alla luce di quanto detto fino a questo punto della disamina, appare chiaro che 2Dark sia un titolo indiscutibilmente hardcore, rivolto soltanto a quei giocatori dotati di nervi davvero molto saldi, in grado di non farsi intimorire né dalle spaventose tematiche trattate, né dall'elevatissimo grado di difficoltà.

    A sorrowful lullaby

    Di primo acchito, il comparto tecnico di 2Dark, con il suo stile grafico retrò, potrebbe non riuscire a riprodurre fedelmente la stessa, inenarrabile violenza che si respira nel corso della storyline. Eppure, a ben pensarci, la scelta di adottare il tratto quasi "deformed" diviene indispensabile per poter raffigurare a schermo riprovevoli efferatezze a danno di minori senza oltrepassare la soglia della decenza.

    A fronte di una bellissima art design, tuttavia, una pixel art non molto dettagliata inscena immagini a schermo un po' confusionarie, in cui gli oggetti interattivi si confondono e si mescolano con lo sfondo, costringendoci alle volte a proseguire alla cieca in tutti gli anfratti degli ambienti, alla ricerca di indizi, interruttori o armi di vario genere. Brillante, invece, l'accompagnamento sonoro, abilissimo nell'alternare angosciosi silenzi ad intermezzi che ricordano inquietanti nenie infantili.

    2Dark 2DarkVersione Analizzata PlayStation 42Dark è un titolo impietoso, crudele, integerrimo, che non lascia scampo al giocatore né sul versante narrativo né su quello strettamente ludico. La serie innominabile di abusi e barbarie cui assisteremo va di pari passo con meccaniche di gioco rigorose e spietate, che non concedono il benché minimo margine d’errore. Peccato pertanto che, dinanzi ad un’atmosfera di tutto rispetto, si frapponga un gameplay a tratti eccessivamente basato sul trial and error: la tensione ed il terrore finiscono quindi pian piano per tramutarsi in rabbia e frustrazione. Alcune interessanti dinamiche stealth sono inoltre ibridate con fasi “action” francamente dimenticabili, che sottraggono così mordente ad un'esperienza davvero parecchio punitiva. Un’opera tutt’altro che perfetta, insomma, eppure sufficientemente solida ed intrigante da permettere a Frédérick Raynald di fuoriuscire da quell’ombra nella quale è rimasto nascosto per troppo tempo.

    7

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