7 Billion Humans Recensione: una nuova avventura dagli autori di Little Inferno

Gli autori di Little Inferno tornano sulla scena con una nuova, surreale e complessa avventura: eccovi le nostre impressioni.

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  • L'accelerazionismo è una corrente di pensiero politico per la quale l'unico modo di abbattere il capitalismo è quello di estremizzarne e facilitarne l'espansione dei processi che lo caratterizzando, e quindi "accelerando" e non contrastando le sue storture. Quest'idea si accompagna obbligatoriamente al tema della robotizzazione e automatizzazione del lavoro, dato che già da decenni, e con sempre maggiore frequenza, i robot e le macchine stanno sostituendo la manodopera umana nelle grandi fabbriche e nelle industrie. Al contempo, la società occidentale non ha maturato una cultura che vede il valore dell'individuo in quanto essere pensante ed emotivo, ma in virtù delle sue capacità produttive: da questa visione prende piede 7 Billion Humans, terza opera di Tomorrow Corporation, già autore di quel piccolo gioiello chiamato Little Inferno, uno studio che ha saputo costruire negli anni una poetica squisitamente postmoderna, in cui tramite l'ironia, l'assurdo e le sue peculiari meccaniche ludiche ha saputo descrivere in maniera brillante e puntuale la nostra contemporaneità. Vediamo dunque quali strumenti sono stati usati dalla Tomorrow Corporation per convincerci a non voler più lavorare!

    Programmazione di base

    Se l'idea tematica alla base di 7 Billion Humans parte dalla robotizzazione e dall'accelazionismo per affrontare i problemi sociali attuali, quella ludica sfrutta il linguaggio di programmazione per sfidare il giocatore nella risoluzione di puzzle ed enigmi decisamente complessi e stratificati, che richiedono numerosi tentativi ed un'attenta analisi dei livelli per essere compresi. Il gameplay dell'opera Tomorrow Corporation si struttura infatti integralmente sul modello del linguaggio di programmazione "assembly". Senza voler entrare troppo nello specifico, ci basta descriverlo come un mezzo pensato per consentire a chi programma di ignorare il formato binario. Tradotto: mentre il computer ragiona in numeri per noi non memorizzabili, l'assembly tramuta il modo in cui la macchina si esprime in una forma più assimilabile. Ad esempio: il codice numerico per il salto, espresso in numeri dalla macchina, grazie all'assembly potrebbe diventare "jump", o "JMP". Partendo da quest'assunto, 7 Billion Humans sfrutta il suo contesto narrativo per "obbligarci" a comprendere almeno le basi del linguaggio di programmazione. L'evoluzione tencologica ha infatti portato le macchine a occupare tutti i posti di lavoro possibili, creando un mondo perfetto in cui agricoltura, industria, servizi e altro vengono offerti gratuitamente, in modo ecologicamento pulito e sano. Purtroppo, desiderando posti di lavoro per produrre e avere qualcosa da fare, le popolazioni del mondo si ribellano al controllo robotico della società. Di conseguenza, con il loro classico pragmatismo, le macchine costruiscono un grattacielo infinito, una sorta di Babele moderna e futurista, in cui i sette miliardi di abitanti della terra vengono fatti confluire, per lavorare tutti insieme all'interno della gargantuesca struttura.

    Ecco dunque che ci verrà richiesto di collaborare, come coordinatore dei lavoratori, alla produttività dell'azienda, che pare assolutamente priva di qualsiasi funzione che non sia quella di immagazzinare scatole e modificare la loro posizione nelle varie stanze dell'edificio. Ogni locale corrisponde a un anno di "carriera" all'interno dell'azienda creata apposta per dare lavoro all'umanità, e mano a mano che saliremo di grado troveremo sfide sempre più impegnative e complesse, con il codice di programmazione infinitamente più stratificato di quanto visto all'inizio del gioco.

    Le varie stanze di cui è composto 7 Billion humans offrono, sostanzialmente, sempre lo stesso schema: uno o più lavoratori devono spostare o eliminare delle scatole numerate presenti negli stage, ed a noi spetta il compito di dare loro gli ordini per farlo nel minor tempo possibile e senza inceppare la programmazione, ossia la perfetta efficienza burocratica della macchina. Tra buche nel pavimento, intasamento dei corridoi e ripetizioni errate delle stesse azioni, i nostri "colleghi" diventeranno dei veri e propri programmi su cui esercitare vari "bug fix" fino alla risoluzione dell'enigma. Nonostante il numero dei rompicapo nella media, e tenendo conto della possibilità di evitare fino a cinque enigmi a volta (appena raggiunto il massimo, basterà risolvere uno dei cinque per liberare uno spazio), la durata e la complessità dell'esperienza si basano totalmente sulla capacità del giocatore di comprendere le logiche di ogni singolo livello, e di apprendere le basi del linguaggio assembly.

    La poetica di Tomorrow Corporation

    Dopo Little Inferno, un piccolo capolavoro che con un'ironia nichilista affrontava il tema della società dei consumi e del valore del tempo, Tomorrow Corporation si è dedicata a Human Resource Machine, considerabile a tutti gli effetti il prequel spirituale di 7 Billion Humans, in cui, sempre tramite l'allegoria del linguaggio di programmazione, si chiedeva al giocatore di gestire in ottica "robotica" degli esseri umani, per spingerli a migliorare la produzione.

    7 Billion Humans rappresenta una sintesi di entrambe queste prospettive: da un lato, l'incapacità dell'individuo di dare valore al tempo quando questo non è produttivo costruisce l'assunto di partenza dell'ultima fatica di Tomorrow Corporation; dall'altro, la meccanicità dell'agire umano negli ambienti lavorativi e la standardizzazione dei rapporti interpersonali richiamano un'alienazione di stampo marxista, decisamente presente sia nell'umorismo, sia nelle indicazioni che i vari amministratori delle singole stanze ci rivolgeranno a ogni nuovo livello, volte a sminuire l'importanza della vita umana rispetto alla produttività aziendale ed a concepire i legami affettivi con la sola finalità di creare più figli. La conclusione dell'avventura, inoltre, ci aprirà la strada a numerose interpretazioni personali: elementi come l'umanizzazione delle macchine e l'omologaziodell'essere umano rendono però evidente una certa presa di posizione da parte dello studio, che continua questa campagna interattiva di sensibilizzazione ludica sui temi che domineranno il dibattito pubblico nell'immediato futuro.

    Frustrazione umana

    Se da un lato sarà difficile non percepire i lavoratori come automi che partecipano a un percorso produttivo incapaci di coinvolgerli sul piano emotivo, dall'altro il giocatore proverà molto spesso una frustrazione decisamente umana. La complessità degli enigmi è davvero immensa, perché richiede una comprensione base del linguaggio di programmazione abbastanza corposa, e che si evolverà con una certa costanza tra i vari blocchi dei livelli. Proprio quando sentiremo di aver iniziato a comprendere il funzionamento del comando "jump", ad esempio, verrà inserito tra gli schemi comportamentali l'input "talk to", che aggiungerà numerose nuove interazioni, rendendo ancora più arduo il processo di completamento dei puzzle.

    Se a questo affianchiamo la presenza di simboli e segni che non vengono spiegati in alcun modo, e che sarebbe opportuno (pena una maggiore frustrazione) studiare tramite il web, non possiamo non nutrire qualche remora sul design generale dell'opera, eccessivamente astruso: con una complessità simile, infatti, è assolutamente necessario garantire la maggiore chiarezza espositiva possibile, sia delle regole del gioco che dei suoi significati. Lo stile estetico e grafico riesce comunque a rendere un po' più limpidi alcuni passaggi, e la possibilità di provare e riprovare all'infinito aiuta a capire più facilmente alcuni simboli, almeno sul lungo periodo. Infine, il pur gradevole accompagnamento sonoro rischia di diventare fin troppo ripetitivo per chi staziona troppo in una singola stanza, e una maggiore varietà in termini di soundtrack non avrebbe di certo guastato.

    7 Billion Humans 7 Billion HumansVersione Analizzata PCTomorrow Corporation continua la sua propaganda contro la società dei consumi con un'opera intelligente e ben pensata, che riesce a unire una sfida intrigante con una leggerezza dei toni capace di non rendere troppo gravosi i temi proposti. È proprio la sua complessità in termini di gameplay ad aver impedito al gioco di sintetizzare e chiarire al fruitore, in modo quanto più chiaro e completo possibile, le sue dinamiche ludiche durante l'avventura, ed il risultato è un'esperienza piuttosto difficile da approcciare. In ogni caso, sembra giusto premiare con un voto molto alto uno studio che sperimenta sempre nuove soluzioni per affrontare temi raramente presenti nel panorama videoludico, e che esalta proprio quegli elementi (in primis, il codice di programmazione) che sono alla base di quello straordinario linguaggio che è il videogioco.

    8

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