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A Fisherman's Tale Recensione: c'era una volta un pescatore su PSVR

Il puzzle game di Innerspace VR è un'opera sorprendente, ma non riesce ad esprimere fino in fondo il suo potenziale.

recensione A Fisherman's Tale Recensione: c'era una volta un pescatore su PSVR
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  • Pc
  • PS4
  • A Fisherman's Tale inizia parlando di routine giornaliere e di abitudini consolidate. Mettetevi nei panni di un guardiano del faro, che ogni mattina si sveglia in completa solitudine, su un isolotto lontano, e non può che compiere le medesime azioni: si avvicina allo specchio, si lava i denti, si muove verso la stufa e agguanta un ceppo di legno per riscaldare l'umida stanza. Tutti i giorni la stessa storia. L'incipit di A Fisherman's Tale ricorda un po' The Stanley Parable: c'è un tono ironico nelle parole di quella voce narrante immediatamente pronta a sottolineare la ricorsività della vita.

    Così come il celebre impiegato che un bel giorno si trova costretto ad alzarsi dalla sedia perché il loop s'è interrotto, anche per il nostro guardiano del faro una mattina qualcosa cambia: aperta la finestra, non c'è più il mare. In un bizzarro meccanismo a scatole cinesi, che riporta alla mente il piglio surreale delle sceneggiature di Kaufman, il guardiano si trova di fronte ad un se stesso in formato gigantesco, a cui fa da contrappunto una versione minuscola, collocata nel modellino del faro che sta sul tavolo, al cui interno potete rivedere, ancora una volta, voi stessi. Tutto insomma induce a pensare che anche il guardiano sia dentro una replica in miniatura rispetto al gigante fuori dalla finestra, in un infinito gioco di incastri. Ah, il guardiano, per la cronaca, è un burattino.

    Il faro nel faro

    Il puzzle game di Innerspace VR complica la vostra percezione del mondo, non solo perché vi costringe a immergervi in prima persona, mediante il visore, in quello strampalato contesto, ma anche perché vi impone di mescolare i piani, di considerarli costantemente connessi. Un esempio? Nella stanza in cui vi trovate c'è un'ancora enorme che blocca la porta. L'oggetto si trova anche all'interno del modellino. Che fare? Basterà afferrare la piccola ancora nella riproduzione per vedere quella gigante sollevarsi nell'aria e lasciar libero il passaggio.

    Questo è solo uno dei pochi puzzle che il gioco vi costringerà ad affrontare, concludendosi dopo neanche due ore. Non ci sarebbe nulla di male in una longevità alquanto ridotta - purché sia supportata da soluzioni ludiche davvero brillanti - se non fosse che la genialità della premessa e dei puzzle avrebbe forse meritato maggior approfondimento. A Fisherman's Tale termina il suo percorso narrativo lasciando nel giocatore un po' di amaro in bocca, e non tanto per i suoi difetti, quanto per il desiderio irrealizzabile di scavare più a fondo nelle sue originali meccaniche di gioco.

    Mani volanti

    L'inizio della breve avventura funge da tutorial per avvicinare il giocatore all'interfaccia della produzione: il titolo richiede l'utilizzo di entrambi i Move e l'intera avventura è basata sulla coordinazione delle due mani. Se è vero che il riconoscimento dei movimenti è abbastanza accurato, va detto che talvolta qualche oggetto tende a incastrarsi, e la riproduzione virtuale degli arti si mostra a tratti un po' impacciata. Si tratta di limiti che purtroppo si palesano in particolare nelle fasi finali, in uno dei puzzle più riusciti e contorti del gioco.

    Come abbiamo già anticipato in apertura, il nostro pescatore-guardiano, di nome Bob, è un burattino e le sue mani sono slegate dal corpo. Per ovviare ai problemi di mobilità di PS VR, gli sviluppatori hanno pensato di consentire il "lancio" degli arti. Premendo uno dei tasti del Move potete così afferrare oggetti meno ravvicinati, evitando di chinarvi o di dovervi spostare eccessivamente col corpo.

    È una dinamica che funziona, ma a volte ci si dimentica di richiamare la mano, oppure si fa un po' di confusione nel maneggiare gli oggetti. A Fisherman's Tale non possiede insomma un'interfaccia trasparente e fluida, ma la pazienza iniziale viene ricompensata abbondantemente dalla fantasia dei puzzle e della messa in scena.

    Per quanto riguarda invece i legittimi timori di motion sickness, niente paura: gli spostamenti avvengono tramite puntamento e teletrasporto. Non ci saranno malesseri dovuti alla chinetosi, quindi, anche se va rilevato che la dimensione contenuta delle stanze del faro, peraltro riccamente arredate, non sempre agevola il puntamento.

    Il burattino Bob

    L'avventura di Bob si svolge quasi interamente all'interno del faro. C'è una tempesta in arrivo e, da buon guardiano, il protagonista deve raggiungere la vetta dell'edificio per accendere la luce e segnalare la posizione. L'obiettivo del giocatore consiste proprio nell'arrivare in cima, a patto di superare tutti i puzzle che il gioco ci mette dinanzi.

    Nei quattro capitoli dell'opera, preceduti da prologo ed epilogo, l'utente deve "risolvere" le stanze per accedere all'area successiva. Ogni area è presente in tre versioni: quella a dimensioni standard, quella minuscola del modellino e quella gigante. In più di un passaggio bisogna arrovellarsi e dar sfoggio del proprio pensiero laterale per venire a capo della situazione.

    Difficile fare esempi senza incappare in spoiler spiacevoli: vi basti sapere che ciò che possiede una specifica grandezza in una stanza, ha una dimensione differente negli altri modelli; inoltre, quello che avviene in una versione del faro influenza anche le altre rappresentazioni. Pertanto, il caro Bob potrebbe alle volte essere costretto a spostarsi da una dimensione all'altra.

    In tal senso va lodata senza ombra di dubbio la qualità del concept: Innerspace VR dimostra di saper valorizzare al meglio la VR, costruendovi intorno un'esperienza di gioco per nulla scontata e, per certi versi, anche abbastanza ambiziosa sul fronte narrativo. Pur nella brevità dell'avventura, gli sviluppatori riescono a mettere sul piatto temi non secondari, come l'importanza dei rapporti familiari, le aspettative di ognuno, i sensi di colpa e l'importanza di trovare una propria collocazione nel mondo.

    Dal canto suo, il burattino Bob è un personaggio che evolve nel corso dell'avanzamento, sebbene si abbia l'impressione che il racconto si limiti a fornire qualche spunto, senza mai approfondire a dovere le sue pur affascinanti tematiche, vista anche la durata contenuta della storyline.
    Il titolo di Innerspace VR è un gioco qualitativamente sorprendente che però dura meno di quanto si vorrebbe. Benché l'opera sia caratterizzata da una direzione artistica piacevole e da una progressione fluida e mai cervellotica, va segnalata l'assenza non solo dell'italiano, ma anche dei sottotitoli in inglese.

    Per quanto la voce narrante sia comprensibile e chiara, e che le azioni da compiere siano quasi sempre intuitive, ciò potrebbe rappresentare un ostacolo significativo per chi è completamente a digiuno della lingua anglosassone.

    A Fisherman's Tale A Fisherman's TaleVersione Analizzata Playstation 4A Fisherman's Tale è un'esperienza VR indubbiamente riuscita. Un'opera cui non mancano certo inventiva e originalità: l'avventura del pescatore-guardiano Bob procede attraverso un geniale e ben architettato meccanismo di scatole cinesi. L'effetto meraviglia è dietro l'angolo e la realtà virtuale aderisce perfettamente alla messa in scena, massimizzando l'immersione del giocatore all'interno della surreale narrazione concepita dai francesi di InnerSpace VR. Peccato tuttavia che il gioco termini troppo presto e che i suoi puzzle non abbiano modo di esprimere fino in fondo il loro potenziale. Non parliamo di un vero e proprio difetto che azzoppa prepotentemente il valore produzione, ma rimane comunque il rammarico per un'esperienza che avrebbe potuto essere ancora migliore.

    7.8

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