A Plague Tale Innocence Recensione: l'amore ai tempi della peste

A Plague Tale Innocence di Asobo Studio arriva finalmente su PC, PlayStation 4 e Xbox One: la nostra recensione.

A Plague Tale Innocence
Recensione: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Attorno al focolare di A Plague Tale Innocence si è radunata via via una gran folla, al punto forse che neanche il publisher stesso poteva aspettarselo. In giro non si fa che parlare dei due piccoli protagonisti e delle loro avventure che, con una manciata di trailer e qualche video gameplay ben infiocchettato, sono stati capaci di guadagnarsi (meritatamente) il favore delle platee. Il fatto è che il nuovo titolo di Asobo, un piccolo studio semi-indipendente ubicato a Bordeaux, ha saputo mostrarsi in modo talmente genuino e convincente che nessuno è riuscito a resistergli. Se poi scegliamo di ragionarci un po' sopra, allora ci accorgiamo che di un'esperienza così se ne sentiva realmente la mancanza.

    A Plague Tale è infatti un racconto interattivo volutamente lontano dai tempi dilatati e dalle velleità degli open-world, che posiziona il giocatore al centro della scena, senza troppe distrazioni. E in più metteteci un'ambientazione a cavallo fra il realismo più crudo e l'elemento magico, in grado di esercitare un gran fascino, grazie anche alle sfumature horror che ogni tanto spuntano dalle sue gotiche navate. Dopo aver concluso il nostro viaggio nella Francia martoriata dalla peste del XIV secolo, possiamo finalmente darvi il nostro parere: la storia di Amicia e Hugo non è completamente priva di imperfezioni, e in alcuni casi i limiti della produzione emergono in maniera piuttosto lampante, eppure la qualità complessiva supera coraggiosamente le avversità centrando in pieno l'obiettivo prefissato. Il racconto di Asobo Studio è uno di quelli che vale la pena di ascoltare, magari in silenzio, con gli occhi spalancati e il cuore aperto, in nome di una tradizione single player che con il tempo si è fatta sempre più rara...

    Je Suis Amicia

    Arrivati a questo punto dovreste aver già scoperto gran parte dell'incipit, ma non lasciatevi ingannare: forse i ratti e la peste del 1348 non sono più un mistero oramai, eppure, A Plague Tale è un libro ben più ricco di quanto lasci intendere la sua copertina, e nonostante i trailer che avranno sicuramente invaso le vostre bacheche, vi garantiamo che riuscirà a stupirvi in più di un'occasione.

    L'avventura è composta da diciassette capitoli, alcuni dei quali sono assai brevi mentre altri si fregiano di una durata molto più pronunciata: ciò che per noi conta maggiormente è che alla fine del viaggio, durato più di una dozzina di ore, abbiamo avvertito un piacevole senso di completezza; quella sazietà che si prova soltanto alla fine di una storia ben raccontata.
    Amicia e Hugo sono i giovani eredi di una ricca famiglia residente nel sud-ovest della Francia, i De Rune, ma sono anche due fratelli che non si conoscono affatto: due perfetti estranei.

    Amicia, la protagonista, è chiaramente legata al padre, mentre il piccolo Hugo vive in una specie di clausura per via di una misteriosa quanto rara malattia, accudito soltanto dalla madre e qualche ancella.

    L'epoca in cui si ambientano gli eventi è una delle più ostili che si possa immaginare, ed è qui che va a segno il primo grande centro della produzione: il basso medioevo raccontato da Asobo è un terribile crogiolo di pericoli, e non stiamo parlando soltanto della peste nera e dei suoi "non-tanto-simbolici" ratti, ma anche della guerra franco-inglese e delle impietose persecuzioni dell'inquisizione. Tre elementi che, nell'arco della campagna, si intrecciano fra loro in maniera fluida, dosati in una sceneggiatura dinamica, ben ritmata e -soprattutto- parecchio variegata. Ciò che non era per nulla scontato, invece, è la presenza dell'elemento magico (declinato nella sua forma alchemica), che aggiunge uno strato surreale all'intera narrazione, ma senza mai sfociare nel fantasy, mantenendo così una personalità davvero particolare.

    Crescere insieme

    Torniamo però ai due piccoli eroi che, indifesi e spaventati, sono costretti a fuggire insieme da una persecuzione serrata e furiosa, rinnegando il loro passato nobiliare e cacciandosi nelle profondità di una grottesca e cruda fiaba dark. Abbiamo parlato spesso di fuga, tuttavia i nostri coraggiosi ragazzi non si troveranno sempre a dover scappare a gambe levate.

    Ed è proprio qui che risiede un altro grande centro della produzione: A Plague Tale nasconde più di un mistero da scoprire, momenti più distesi e riflessivi, un'epica potente ed un villain decisamente ben costruito. Questo per dire che le situazioni sono molteplici, così come i contesti e le ambientazioni che vi troverete ad attraversare, le quali hanno il merito di ravvivare costantemente la narrazione.

    A tal proposito la scrittura e i dialoghi si dimostrano sin da subito all'altezza dei contesti descritti, molto asciutti nella costruzione e stracolmi di arcaismi tipici dell'epoca, senza però dimenticare una gran quantità di volgarità e violenze verbali, almeno per quanto riguarda il doppiaggio originale (ebbene sì, per amor storico ce lo siamo giocato integralmente in lingua francese con i sottotitoli in italiano, ma chiaramente sono presenti anche le voci in inglese).

    Tutto ruota attorno alla relazione fra i due protagonisti: Amicia è un personaggio volutamente semplice, che incarna gli archetipi tradizionali dell'adolescenza, mentre Hugo riveste il ruolo del co-protagonista da proteggere, soggetto a tutte le ingenuità tipiche di un bambino di cinque anni. Il loro rapporto riesce a convincere e ad emozionare, nonostante manchi qualche momento davvero indimenticabile come ad esempio accadeva in quel capolavoro di The Last of Us.

    Eppure il paragone non è azzardato, perché A Plague Tale si ispira moltissimo a quelle sensazioni, a quella distanza e a quelle divergenze di età che rendono vero un legame umano. Gli scambi sono tanti e disposti con cura nell'arco della sceneggiatura, e in più non mancano neanche sotto-tracce interessanti, come l'importanza di alcune scelte che Amicia compie razionalmente, e a fin di bene, le quali però finiscono per mettere in pericolo la sincerità del rapporto col bambino.

    La temperatura scelta per l'avventura, insomma, è quella giusta, ed anche se talvolta si manifesta qualche leggerezza, o se le animazioni tradiscono sporadici scricchiolii (perlopiù sul fronte tecnico), il risultato è senz'altro lodevole, forse capace di far scuola a più di una produzione tripla A. Inoltre aggiungiamo che, sempre in nome della varietà, gli autori hanno inserito un buon numero di personaggi secondari e persino un paio di antagonisti di tutto rispetto i quali, seppur non riescano in ogni momento ad esprimere il loro intero potenziale, aggiungono un valore non trascurabile alla campagna: bien joue Asobo!

    Fionda e Vitriol

    A Plague Tale: Innocence è un'avventura in terza persona, caratterizzata da un avanzamento perlopiù lineare e infarcita con momenti stealth e puzzle solving. Al netto di qualche sbavatura la formula funziona, benché bisogni fare qualche doverosa precisazione.

    Va detto che la difficoltà generale non è altissima, tutt'altro, e ciò dipende principalmente da due fattori: innanzitutto l'IA dei nemici è veramente basilare, e anche se ci vedono benissimo (forse pure troppo), nella prima metà del gioco aggirarli sarà sempre una passeggiata. Il level design, peraltro, è buono ma non particolarmente articolato, e a meno che non vogliate spendervi nella ricerca dei collezionabili ciò si tradurrà in un avanzamento piuttosto lineare. Questa semplicità si riflette anche nei puzzle che costellano il cammino di Amicia e Hugo: a parte qualche rara situazione nell'ultima parte della storyline, infatti, nella maggior parte delle occasioni basterà davvero poco per venire a capo della soluzione. Anche in un gioco che fa leva principalmente sulla narrativa il gameplay non deve in alcun modo passare in secondo piano: in tal senso vogliamo rassicurarvi, perché per fortuna i ragazzi di Asobo sono riusciti a trovare una quadra per la loro avventura.

    Il pericolo della noia e della piattezza viene completamente scongiurato dalla struttura dell'opera, che grazie ad un repentino cambio di location e all'aggiunta costante di meccaniche nuove riesce a mantenersi sempre fresca e invoglia il giocatore a procedere spedito, senza mai fermarsi. Allo stealth e agli enigmi ambientali si aggiungono spesso dinamiche legate ai personaggi, che potranno aiutarci in vari modi, dalla forza bruta all'utilizzo dell'alchimia e così via.

    Si tratta quindi di una campagna che procede a passo di tutorial, e man mano fornisce sempre più strumenti al giocatore, che sarà così libero di scegliere ogni volta l'approccio che gradisce di più. Questo lungo preambolo ci porta alla questione del crafting, che in A Plague Tale riveste un ruolo fondamentale: durante il viaggio verremo in contatto con una serie di risorse (circa una dozzina) che potranno esserci utili in vari modi. Anzitutto, raccogliendo cuoio, corde e utensili potremo perfezionare il nostro equipaggiamento base.

    Amicia è infatti armata di fionda, e sarà in grado di migliorarne alcuni attributi come la velocità di mira, la "ricarica" e così via, senza contare ovviamente l'ampliamento delle tasche per i materiali e i proiettili, un fattore che nella seconda fase della progressione non sarà per nulla secondario. Oltre alle suddette risorse di tipo pratico potremo anche raccogliere alcune sostanze chimiche, come lo zolfo, il salnitro e l'alcol, che invece ci apriranno la magica via dell'alchimia.

    A parte il fascino concettuale ed esoterico, quest'ultima si rivela estremamente utile, giacché permette di creare (mediante l'utilizzo di banchi appositi sparsi qua e là) munizioni ed altre pozioni dall'effetto sempre diverso, necessari per semplificarci la vita. C'è ad esempio Ignifer, il proiettile alchemico progettato per accendere fuochi a distanza, a cui si affiancano quello per spegnerli, quello per attirare i ratti in un determinato punto e via discorrendo; il potenziale è altissimo, e in un certo senso è un po' un peccato che la libertà totale d'approccio ci venga lasciata soltanto nelle ultime battute: Per quanto ci riguarda, in ogni caso, non abbiamo mai avvertito questo vincolo come un reale problema, dal momento che il giocatore ha sempre più di una possibilità a disposizione per procedere; magari il titolo suggerisce quella più semplice e plateale, ma le opzioni non mancano di certo, e cambiare strategia fa sempre piacere.

    Il gioco fa di tutto per non ripetersi, e ci riesce, anche perché l'alternanza fra le due maxi-categorie di nemici è ben bilanciata. Oltre ai soldati più o meno corazzati, talvolta presenti anche in numero piuttosto alto, ci sono i ratti, i veri protagonisti del racconto. Gli infausti animali passano da piccoli gruppetti che sbucano a mo' di formicaio a enormi distese che arrivano a contare persino duemila unità, e costringono il giocatore a muoversi in maniera completamente diversa.

    Temono la luce, perciò bisogna rimbalzare da una fiammella all'altra calcolando i giusti tempi, e grazie anche alla resa grafica dobbiamo ammettere che alcune sequenze sono davvero riuscitissime, talmente esemplari da fissarsi nel nostro immaginario di videogiocatori. Se ancora non fosse chiaro lo sforzo produttivo, volto a differenziare l'esperienza, allora sappiate che esistono anche le boss-fight: ne affronteremo solamente una manciata e posseggono meccaniche semplici senza però risultare mai banali, la cui funzione è quella di testare le abilità acquisite dal giocatore fino a quel punto.

    Questi scontri ci sono parsi in aggiunta visivamente potenti e ben progettati, capaci a tratti di raggiungere un'epicità e un'imponenza davvero notevole. Insomma, nella Francia del XIV secolo si sfugge alla peste con stealth, puzzle e alchimia, e nonostante l'amaro lasciatoci da qualche incertezza di game design, la struttura messa in piedi da Asobo sa intrattenere a dovere. D'altronde, il rumore del nero mare di ratti non si scorda tanto facilmente.

    Nero come la pece

    Se dobbiamo parlare di tecnica, di grafica nella fattispecie, dobbiamo ammettere che dopo aver provato sia la versione PS4 Pro che quella PC, qualche differenza l'abbiamo notata: con mouse e tastiera le luci e l'occlusione ambientale funzionavano un po' meglio, e in genere i fotogrammi erano più "ricchi". Ciononostante, su console il risultato è comunque encomiabile, e in termini di prestazioni non abbiamo incontrato alcun calo di framerate, al netto di una risoluzione adattiva ben gestita.

    A parte qualche sporadica texture leggermente sottotono, forse sfuggita alla fase di polishing, le ambientazioni appaiono estremamente vivide e perfettamente curate, e sono davvero tante e tutte diverse. Le proiezioni di luce sono riuscitissime, e con esse anche i giochi di contrasto al buio e l'effettistica complessiva. Senza girarci troppo attorno, però, sappiamo tutti quali sono i due grandi meriti della produzione targata Asobo Studio.

    Grazie all'engine proprietario, infatti, le sequenze dove i ratti sono presenti in grande quantità hanno un impatto francamente sensazionale, e sono in grado di regalare scorci magnifici e allo stesso tempo inquietanti. È come una massa informe che si adatta ad ogni superficie, animata in modo realistico con una grande varietà di piccoli spasmi e irregolarità del tutto credibili.

    Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il supporto di una direzione artistica così affiatata e ispirata. L'attenzione riposta in ogni singola architettura è davvero degna di nota: si passa dallo stile romanico e quello gotico, ma c'è spazio anche per la reinterpretazione e l'elemento sovrannaturale, e che si tratti di interni o esterni c'è sempre una grande mole di dettagli posizionati con perizia, che dipinge ogni inquadratura con grande maestria.

    Ottima anche la scelta dei colori, sempre virati verso l'oscuro e il marcescente. Ed è anche per merito di questa palette che si crea un set di atmosfere assolutamente uniche. Si passa dall'horror claustrofobico dei sotterranei alla vastità soverchiante dei campi di battaglia sommersi di fango e sangue, e in mezzo a questi, resta soltanto il silenzio solenne delle absidi delle chiese, altissime, che ancora perpetuano l'eco lontana di chissà quale eredità templare.

    È una promozione integrale quella del fronte tecnico, forse macchiata soltanto da qualche animazione facciale un po' troppo approssimativa, per fortuna relegata ai personaggi secondari e comunque generalmente ben nascosta da una regia senz'altro intelligente.

    A coronare il tutto c'è poi anche una colonna sonora originale (e un sound design) altrettanto potente, firmata nientemeno che da Olivier Deriviere, lo stesso di Alone in the Dark, Obscure e Remember Me. Interessante notare come quasi tutta la suite sia acustica, ritmata da brutali colpi di violoncello e violino, posizionati in maniera talmente chirurgica che finiscono per entrarti sotto-pelle. E tutto il tempo che hai per riprendere fiato è qualche minuto di pausa, allietato da un melanconico arpeggio di chitarra...

    A Plague Tale Innocence A Plague Tale InnocenceVersione Analizzata PlayStation 4 ProAsobo Studio è un team che per sedici anni ha prodotto soltanto tie-in per Microsoft e Disney, e che oggi esordisce con la sua prima vera creazione autonoma: un action-adventure in terza persona crudo e spietato, a tratti perfino horror, che fa della narrazione e delle atmosfere uniche il suo punto di forza. Ad una prima occhiata la campagna di A Plague Tale: Innocence si presenta lineare, con una durata che va dalle dodici alle quindici ore, mentre a regolare il gameplay troviamo numerose sessioni stealth e inserti di tipo puzzle-solving. La difficoltà si mostra subito abbastanza permissiva, così come l'intelligenza artificiale dei nemici, mentre gli enigmi ambientali non brillano certo per originalità o complessità. Sembrerebbero elementi piuttosto compromettenti, se non fosse che il team di sviluppo è riuscito a bilanciare la sua offerta, confezionando il tutto con una qualità che supera perfino la natura limitata della produzione. La narrazione, per prima, si dimostra in grado di sorreggere l'intera opera, grazie anche ad una coppia di protagonisti semplici ma completi e ad un villain di tutto rispetto. La vera differenza, quella che permette ad A Plague Tale di emergere, risiede nella varietà delle situazioni, delle ambientazioni e anche nella lunga lista di nuove meccaniche, inserite costantemente nell'arco dell'avventura. Così facendo, dunque, il team scardina la ripetitività e il pericolo della noia, e al contrario risucchia il giocatore in un mondo cupo e misterioso, ricco di fascino e realizzato all'insegna di un comparto tecnico di indubbio pregio. Dal canto nostro, abbiamo apprezzato moltissimo il viaggio di Amicia e Hugo, e pertanto vogliamo premiare sia l'audacia sia la coerenza messe in campo da Asobo e Focus Home. A Plague Tale: Innocence è un titolo che consigliamo sinceramente a tutti coloro che sono in cerca di una bella storia, raccontata con i giusti tempi e senza scorciatoie.

    8.4

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