A Rose in the Twilight Recensione

Il sangue e la morte giocano un ruolo fondamentale nel nuovo e malinconico puzzle platformer confezionato da Nippon Ichi Software.

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione A Rose in the Twilight
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
Antonello "Kirito" Bello è un Monster Hunter di professione, nonché accumulatore seriale di videogiochi di produzione rigorosamente giapponese. Pare si sia autoesiliato in una dimensione alternativa in cui le personificazioni di SQUARE ENIX, BANDAI NAMCO Entertainment e CyberConnect2 sono sue compagne d’arme nella sanguinosa lotta contro l'odiato dio degli FPS e gli infedeli al suo seguito. Per qualche strana ragione, ha un’evidente ossessione per le spade e sogna di governare Gamindustri. Purché non sia completamente infognato con qualche JRPG, potete contattarlo via Facebook.

Nonostante la console venga considerata ormai defunta dai giocatori di mezzo mondo, e forse anche dallo stesso colosso che le diede gli sfortunati natali (per poi abbandonarla miserevolmente), l'attuale handheld di casa Sony si è dimostrata, durante il suo ciclo vitale, un raffinato eden per gli amanti del JRPG e di altre nicchie di produzione nipponica. Non per nulla, nella sempreverde terra del Sol Levante, la PlayStation Vita è oggi più viva che mai, accogliendo ogni mese decine di nuovi titoli nel proprio parco giochi. Fra gli sviluppatori che più hanno supportato la piattaforma, contribuendo al suo successo in patria, figura senza dubbio Nippon Ichi Software, che in mezzo a tanti JRPG ha deciso anche quest'anno di deliziare i suoi affezionati con un titolo assai tetro e crudele. A Rose in the Twilight, il titolo del nuovo puzzle platformer marchiato NIS, è già disponibile in Europa su PS Vita e Steam: ne abbiamo saggiato la versione portatile, scoprendo un prodotto piacevole e in grado di emozionarci nel profondo.

Una ragazza e il suo golem

La nuova proposta di casa NIS narra le cupe vicende di Rose, una bambinetta che si risveglia priva di ricordi fra le misteriose rovine di un desolato e grigio castello perso nel tempo. Chi è questa ragazzina e perché vaga da sola in un luogo tanto tetro e colmo di trappole? Impaurita e senza memoria, la già sfortunata Rose è persino affetta da una terribile maledizione: una bizzarra rosa bianca, cresciuta sulla schiena della piccola, le ha donato l'immortalità e al contempo l'orribile capacità di assorbire il sangue intriso nelle macerie del castello. Incapace di morire, la giovane dovrà usare questo macabro potere per risvegliare i ricordi sopiti nel suo animo, far luce sul proprio passato e sulle inquietanti presenze oscure che si annidano nel buio, pronte ad annichilirla alla minima disattenzione. In mezzo a tanta sventura e malvagità, Rose potrà però contare sull'inestimabile aiuto di un gigantesco golem dalla natura gentile: silenzioso e un po' goffo, quello che inizialmente sembrerà un ostacolo insormontabile si rivelerà invece il più fidato e protettivo dei compagni di avventura. Ciononostante, il sincero legame di affetto che lentamente andrà a instaurarsi fra i due personaggi potrebbe non essere sufficientemente per prevalere sulla malvagia creatura che, di nascosto, segue e tormenta la povera Rose.
Al pari dell'indimenticabile e dolceamaro Limbo e di altri capisaldi del genere, A Rose in the Twilight affida la narrazione interamente alle immagini, e soprattutto alle enigmatiche, repentine visioni cui Rose assisterà dopo aver assorbito le svariate (e spesso ben nascoste) pozze di sangue disseminate fra le mura del vecchio maniero, le quali, il più delle volte, non faranno altro che gettare nuovi dubbi sulla vicenda e sull'oscuro segreto della rocca.
Come ogni puzzle platform degno di tale nome, A Rose in the Twilight presenta una ricca carrellata di enigmi da risolvere, caratterizzati in questo caso da una difficoltà spesso molto elevata e da uno spietato e frustrante tasso di mortalità che non fa sconti a nessuno. Nemmeno per sogno. Durante l'esplorazione del castello, il minimo passo falso, talvolta anche solo di un mero millimetro, trascinerà Rose verso un momentaneo quanto inevitabile stato di morte che costringerà il giocatore a ripetere da capo la stanza affrontata: in questo caso, la sventurata eroina, al pari di un fiore, sboccerà da un arboreo checkpoint e potrà riprendere la propria avventura come se nulla fosse mai accaduto. Gli elementi chiave del gameplay solo soltanto due: la già menzionata collaborazione fra entrambi personaggi controllabili e il sapiente utilizzo delle meccaniche legate all'assorbimento del sangue.

Mentre la gracile Rose appare debole e vulnerabile, al punto tale che tornerà al checkpoint dopo ogni singolo tocco nemico (e persino dopo le banali, ma frequenti cadute dalle scale), il mite golem risulta praticamente immune a qualunque assalto avversario, boss finali inclusi. L'unico vero difetto del gigante, se così scegliamo di chiamarlo, è imputabile alla mancanza di un qualsiasi attacco: la bonaria creatura, nonostante le dimensioni e la notevole forza fisica, non dispone di colpi propri, ma può rispondere al fuoco solo se in presenza di oggetti da scaraventare sul nemico, e il più delle volte accessibili solo grazie ai poteri di Rose.
Come accennato a inizio paragrafo, il castello in cui è ambientata la vicenda risulta statico, perso nel tempo, tant'è che Rose si imbatterà spesso in massi bloccati a mezz'aria, poiché privi di colore e movimento, o immensi macigni inamovibili sui quali nemmeno la forza erculea del golem avrà ragione alcuna. Sarà in casi come questo che il potere di Rose tornerà utile: la bambina non solo può assorbire il sangue altrui per recuperare brevi ricordi della propria vita passata, ma ha la facoltà di infonderlo negli oggetti per restituire il movimento tanto agli esseri viventi quanto agli elementi inanimati; di conseguenza, macerie prive di colore e prima immobili, una volta tinte di rosso cremisi saranno facilmente removibili attraverso l'uso del golem. All'occorrenza il potere Rose potrà e dovrà essere usato anche al contrario, soprattutto per bloccare improvvisamente oggetti in caduta libera e creare in questo modo piattaforme di ventura indispensabili per proseguire o per raggiungere i frequenti collezionabili nascosti.
Un ultimo importante impatto sul gameplay lo gioca la morte momentanea della protagonista: sebbene ella sia immortale, alcune porte del castello si apriranno solo a condizione che la fanciulla compia il sacrificio ultimo e doni loro il proprio sangue, immolandosi di volta in volta attraverso modi sempre più cruenti e di impatto, con sommo rammarico di un giocatore altrimenti impossibilitato a proseguire.

Sul versante tecnico, A Rose in the Twilight è praticamente inattaccabile, soprattutto sul piccolo schermo OLED di PS Vita. Per merito di un character design minimalista e al contempo splendido, i personaggi ci sono parsi davvero adorabili, e la stessa Rose, nonostante la semplicità del disegno, è sempre molto espressiva. In particolare, nelle scene più tristi del gioco è impossibile non rimanere colpiti dal senso di dolore che ombre e tonalità di grigi sul volto della piccola eroina riescono puntualmente a trasmettere al giocatore. Un ruolo fondamentale lo gioca poi la colonna sonora, sempre puntuale e adattata al contesto, ma soprattutto attenta a sottolineare la gravità di determinate situazioni. Come da tradizione NIS, i testi in-game sono disponibili solo in inglese, ma essendo la narrazione del titolo affidata non al dialogo quanto all'immagine, il gioco risulta comprensibile anche ai non fruitori della lingua anglofona. Una ragione in più per non farselo sfuggire.

A Rose in the Twilight Nonostante la lentezza della narrazione e il limitato set di azioni di ambedue i personaggi, A Rose in the Twilight, con la sua innata capacità di scatenare diverse emozioni nel giocatore (soprattutto empatia e persino agonia nelle strazianti scene legate al sacrificio), è un titolo imperdibile per tutti i fan di htoL#NiQ: The Firefly Diary e Yomawari: Shadow Night, "predecessori spiriturali" di questo nuovo puzzle platformer targato NIS. Le atmosfere tetre e l’eccellente colonna sonora ne fanno un’esperienza appagante e indimenticabile. L’unico vero difetto del titolo è probabilmente la longevità: sebbene la complessità di alcuni enigmi influenzi non poco la durata dell’avventura, i giocatori più allenati e attenti ai particolari potrebbero completare il gioco in meno di cinque ore. Un quantitativo poco incoraggiante, compensato tuttavia dallo squisito prezzo budget cui il titolo è venduto su Steam e PSN.

7

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