Recensione Aeterno Blade

Un action in stile Metroidvania, che gioca con il flusso del tempo

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Aeterno Blade
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
  • PSVita
  • PS4
Domenico Musicò Domenico Musicò ha un motto: "È più facile spegnere la luce dentro se stessi che disperdere le tenebre tutt'intorno". Col tempo ha capito di avere ragione, ma è disponibile a cambiare ancora idea. Chiedetegli consigli sulla musica prog, l'horror e tutto ciò che vi passa per la testa su Facebook e Google Plus.

L’impatto iniziale con Aeterno Blade, con la sua presentazione in CG che sembra essere uscita da uno dei primi titoli dell’era PSOne, non è di quelli che infondono ottime aspettative. Quando, dopo questo inizio non di certo scoppiettante, vi accorgerete che il titolo propone una trama che si apre con un incipit ormai abusato da anni, avrete ormai già abbracciato un pregiudizio capace di farvi partire con un livello di stima tendente al ribasso. Eppure, le apparenze confondono e obnubilano la mente, e quando conoscerete più a fondo il titolo dei semisconosciuti Corecell Technology, capirete che in realtà, a guardarlo con aria di sufficienza e distacco, avete fatto male.

Tempo al tempo

Il tenore narrativo di Aeterno Blade viaggia tra l’elementare e lo scontato, con picchi di prevedibilità più puntuali della sollecitazione per un pagamento non effettuato. Freija è l’unica sopravvissuta a una disastrosa tragedia che ha colpito il suo piccolo villaggio, perpetrata da un essere con sembianze diaboliche di nome Beladim, che si dichiara essere invincibile e immortale. Nel momento in cui inizierete il gioco, spinti da una feroce sete di vendetta, vi ritroverete faccia a faccia col nemico, ma lo scontro finale è così impari da non lasciare spazio a nessuna possibilità di successo. Freija è debole e muore, e la sua vita si spegne col deprimente grigiore di chi non è riuscito a portare pace ai propri cari sconfiggendo la fonte del male. Ma la spada che dà il nome al titolo ha dei portentosi poteri di manipolazione temporale, che permettono a Freija di tornare indietro a sette giorni prima della sua dipartita. La nostra eroina può così potenziarsi fino a diventare l’unico strumento in grado di poter eliminare Beladim, e giungere infine davanti al demone per poter cambiare un destino che sembrava già scritto. A farvi da mentore, ci sarà una figura eterea di nome Vernia, che vi istruirà man mano sui poteri di cui potrete disporre e vi farà tornare in una sorta di limbo temporale tra un livello e l’altro, per mettere a punto tutte le abilità del caso.
Delusioni narrative a parte, Aeterno Blade si presenta come un action bidimensionale, di quelli che fin da subito ricordano per progressione e struttura i migliori episodi di Metroid o Castlevania. Dopo l'ottimo Strider di Capcom, insomma, torna un altro titolo dal ritmo incalzante, ma attento ad esplorazione e backtracking. In questo caso, a vivacizzare l'avanzamento ci pensano, oltre alle capacità belliche di Freija, i poteri temporali della spada.

Attraverso il touch screen potete controllare tutte le doti dell’Aeterno Blade, che sbloccherete nel corso dell’avventura: quello principale vi permette di riavvolgere di qualche attimo il tempo in caso di morte prematura, riportandovi nella condizione precedente e dandovi modo di correggere una manovra errata. Il potere che utilizzerete con maggiore frequenza, poiché fortemente richiesto dai puzzle ambientali, invece, prevede un rallentamento di ogni cosa si muova su schermo, tranne la protagonista, che è libera di saltare da una piattaforma mobile all’altra prima che queste scompaiano troppo in fretta. L’ultimo, che sbloccherete nelle fasi più avanzate, permette di creare dei punti fantasma all’interno delle schermate di gioco, in cui sarà possibile teletrasportarsi con un semplice tocco. Per utilizzare queste abilità,è necessario il mana, ricaricabile attraverso degli orb blu rilasciati dai nemici. Gli orb rossi servono invece per rimpolpare la barra della salute, quelli gialli per far salire di livello le abilità, e le sfere verdi (rare) danno modo di ripristinare gli Ultimate Point, utili per far esplodere su tutto lo schermo un attacco totale che infligge gravi danni ai nemici.

“7 giorni”

L a struttura da Metroidvania di Aterno Blade funziona solo in parte, perché se è vero che l’esplorazione libera degli stage dà modo al giocatore di rivisitare i livelli diverse volte per scoprirne i segreti, è vero anche che il level design è sin troppo basilare e davvero poco impegnato. La diversificazione delle mappe è minima, non presenta alcun elemento distintivo, e cade volentieri vittima di una semplicità disarmante. La fine di ogni livello è sancita dalla presenza di un boss: uno dei guardiani del tempo che proveranno a bloccare la vostra avanzata verso Beladim; questi momenti in cui la battaglia infuria, sono in realtà gli unici che riescono a essere impegnativi, perché lungo l’arco di tutta l’avventura i nemici base rappresentano dei banali riempitivi utili solo ad affinare le vostre abilità col minimo sforzo. Goffi, sgraziati e con una resa estetica dalle texture fortemente impastate, i nemici hanno dei pattern d’attacco lenti e prevedibili, e una potenza francamente trascurabile, soprattutto all’inizio.

Il gioco si apre realmente all’utente nel momento in cui il buon sistema di abilità si fa avanti con meno timidezza, mostrando qualche sparuto elemento da RPG che ben si sposa con il concept di crescita graduale della protagonista. Oltre a sbloccare nuove combo e attacchi più articolati, la feature più interessante è quella legata alla scelta delle reliquie, da incastonare in due appositi slot intercambiabili al volo durante la partita. Immaginate di equipaggiare accessori che esaltano la potenza d’attacco e l’efficacia delle magie in uno slot, e di rafforzare la vostra difesa nell’altro: creerete così due condizioni potenzialmente perfette per poter gestire al meglio le diverse situazioni. E le combinazioni, in questo senso, vi lasciano sbizzarrire come meglio credete.
La critica più grande da muovere a Aeterno Blade, tuttavia, è una generale pigrizia di fondo nello sviluppo, che condanna il gioco a rimanere ben al di sotto del potenziale che avrebbe potuto esprimere. Dalla realizzazione tecnica approssimativa, alla ripetitività delle schermate, fino ad arrivare a un monster design povero e sottotono, il gioco mostra una facciata fin troppo opaca e smorta. Oltretutto, coi poteri di manipolazione temporale si osa fin troppo poco e ci si limita a un utilizzo essenziale, con puzzle gestiti da leve e piattaforme poste a diverse altezze che risultano banali e poco stimolanti. Peccato, perché con un po’ più di impegno il gioco avrebbe potuto avere tutt’altra valutazione.

Aeterno Blade Aeterno Blade è la classica occasione sprecata: si tratta di un metroidvania con buone trovate e un sistema di abilità abbastanza profondo e stratificato, ma il lassismo che permea la produzione del gioco si fa sentire pesantemente, e impedisce al gioco di presentarsi in buona forma. Così com’è, l’opera di Corecell Technology è solo discreta, con ottime potenzialità mai sfruttate fino in fondo.

6

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