Afterparty Recensione: una festa infernale dagli autori di Oxenfree

Afterparty è una nuova avventura grafica a tinte rètro da bere tutta d'un sorso: una festa che spacca, oppure no?

recensione Afterparty Recensione: una festa infernale dagli autori di Oxenfree
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Afterparty mette in scena un nuovo modo di "fare after". Non il classico giro dei bar all'alba per cercare brioche e caffè che riequilibrino un minimo il rapporto sangue/alcool nell'organismo, ma una drastica e improvvisa discesa negli inferi, dipinti da Night School Studio come un luogo di perdizione, lussuria, baldoria post-condanna/lavoro, in un susseguirsi di insegne al neon, pub, discoteche e privé esclusivi, con accesso riservato alle alte cariche demoniache; praticamente Riccione vista con gli occhi iniettati di adrenalina di un neo-diplomato. Proprio come Milo e Lola, migliori amici rimasti un po' esclusi dalle gerarchie sociali dell'high school statunitense, inquadrati come personaggi strani, bizzarri, indecifrabili e quindi derisi, anche durante la festa di fine anno, musica a cannone e bicchieri rossi di plastica ricolmi di alcool economico compresi.

    Un attimo prima il party è sfocato, ondeggiante, più liquido che solido, sensazione ben riconoscibile a chi, almeno una volta nella vita, ha alzato un po' troppo il gomito, poi il cambio di scenografia, teatrale, spiazzante; il destino schiocca le dita. Non si sa come, non si sa perché, Milo e Lola hanno passato la sottile linea che divide vita e morte, mantenendo integra la consapevolezza di sé e rendendosi conto che, tutto sommato, le lezioni di catechismo non erano poi tempo sprecato.

    Un biglietto di sola andata per l'Inferno

    Come la precedente opera dello studio californiamo, il bellissimo e paranormale Oxenfree giunto anche su Switch, Afterparty è una vicenda tutta chiacchierata, deliziosamente logorroica e priva di veri e propri enigmi, liscia, on the rocks, come impone la nouvelle vague delle avventure grafiche.

    È tutta una questione di approccio lessicale, di scelte per lo più assurde in situazioni grottesche, esaltate da una recitazione fenomenale che dà voce alla penna di sceneggiatori che hanno probabilmente venduto l'anima al diavolo. Un copione strepitoso raccontato in presa diretta, anche quando si è distratti, incantati dal degrado esoterico dell'architettura infernale, nella lunga e folle notte che ci porterà al cospetto di Satana in persona.

    Perché un modo per andarsene dell'oltretomba esiste. Un cavillo, una sfida: battere l'ex "stella del mattino" nell'attività che ultimamente gli riesce meglio, ossia buttare giù uno shot dietro l'altro più velocemente dell'avversario. Bisogna avere fegato, in tutti i sensi, un talento che permette a Milo e Lola di bere alla goccia i vari cocktail che Afterparty ci serve al bancone. Ogni locale ha le sue specialità, tutte egualmente disgustose e brillantemente raccontate nei menù, capaci di donare all'ebbro di turno vari livelli di disinibizione sociale: in base ai tipi di bevande, quindi, i personaggi sbloccheranno differenti linee di dialogo ed approcci alle conversazioni, i quali muteranno - di conseguenza - lo sviluppo delle chiacchierate.

    I drink vengono così mistificati, infusi di poteri taumaturgici, diventando "coraggio liquido" per affrontare demoni poco raccomandabili, trasformandoci con pochi sorsi in ballerini provetti, animali da pista, oppure in irascibili e provocatori ubriaconi. Tutto questo è fantastico a più livelli, vuoi per vedere come degenereranno le situazioni, vuoi per scoprire nuovi lati dei protagonisti, duo dai tempi comici eccezionali che spingerà il giocatore (che interpreterà i pensieri di Milo o Lola a turno, quasi sempre a discrezione degli sviluppatori) a scegliere talvolta le risposte più ficcanti e piccanti, anziché le più logiche.

    Certo, la sensazione è che questa trovata non costituisca veri e propri enigmi da decifrare, col rischio di rallentare una progressione sempre fluida, diventando più che altro alternativi e divertenti modi di gestire i dialoghi. Più parlati che recitati, con vari gradi di accento statunitense, scoglio importante per chi non mastica la lingua (nonostante la possibilità di attivare i sottotitoli, sempre in inglese), costantemente bombardati da battute, gag, satira religiosa e politica tagliente, affilata, sagace, blasfema, anche attraverso personaggi in secondo piano che passeggiano senza interagire coi protagonisti.

    C'è vita in questo inferno interamente poligonale dalla prospettiva bidimensionale, assolutamente perfetto nel reinterpretare un gusto estetico molto vicino a Double Fine: un perpetuo chiacchiericcio di ubriachi, diavoli e umani in libera uscita, file fuori dai locali più chic, risse, orge censurate da pixel taglia XL.

    Situazioni impossibili da vedere tutte in una sola partita e che spesso prenderanno forma ludica in simpatici minigiochi (dal classico beer pong a balli in stile Space Channel 5), nascoste da bivi narrativi e scelte salienti, che andranno a delineare il nostro personale after, influenzando amicizie e cliffhanger finale, con gli sviluppatori pronti a rinfacciarci ogni decisione presa nella forma del fastidioso e spietato demone personale di Milo e Lola. Soluzione brillante e geniale, perfettamente integrata nel dinamico racconto, sfruttata anche per rivangare nel passato un po' complicato dei due ragazzi.

    Commedia (ultraterrena) all'americana

    Quella che nelle prime ore può sembrare una classica commedia americana (ma scritta mediamente meglio) con qualche goccia di Tim Burton, si trasforma drink dopo drink in un viaggio più introspettivo ed intimo, capace di affrontare anche temi molto delicati, come l'alcolismo, il terrore del futuro, la crescita personale e i rapporti familiari, senza mai scadere nel patetico e sapendo essere spesso cinico.

    Ci si ritrova totalmente coinvolti nella vicenda, pronti a salvaguardare gli interessi dei nostri assistiti, come avvocati in ultimo grado di giudizio (letteralmente). I rari momenti opachi sono frutto di una struttura tutto sommato molto classica, che cerca di mascherare la presenza di compartimenti stagni che danno all'insieme un retrogusto leggermente prevedibile.

    Oxenfree era più compatto, caratterizzato da una tensione spinta sempre al massimo, che ci invogliava a proseguire grazie ad un certo senso d'urgenza: tutto questo in Afterparty si avverte meno, anche per la sua vena umoristica, rilassata, surreale, con un grande accento sul clubbing come stile di vita e sottotesto narrativo. Le tracce elettroniche di scntfc (già compositore della soundtrack di Oxenfree) sono un lavoro eccezionale, martellante, sempre al posto giusto e con un suono perfettamente tridimensionale, tanto ovattato dall'esterno, filtrato da porte e buttafuori, quanto assordante all'interno di locali che sembra di vivere sui propri timpani. C'è una confusione vera, vibrante, travolgente, assolutamente familiare a chi ha passato qualche serata in discoteca tra chiacchiere ad alta voce, musica ed importanti gradazioni alcoliche.

    Afterparty AfterpartyVersione Analizzata PCAfterparty è un irresistibile viaggio all’inferno, andata e (forse) ritorno. Un luogo di perdizione che vive al ritmo della club culture, raccontando la folle notte di due ragazzi morti misteriosamente che vogliono riprendersi la propria vita terrena, sfidando Satana e il suo alcolismo. Un’avventura grafica moderna estremamente fluida, tutta basata su dialoghi, bivi e sfiziosi minigiochi che fa della recitazione la sua punta di diamante, dimostrando che la parola è sicuramente più tagliente di una spada. Affilato, satirico e dotato di uno spiccato gusto per l’umorismo blasfemo, l’opera Night School Studio è sicuramente una delle più divertenti e irriverenti di questo 2019, rendendo evidente ancora una volta, dopo Oxenfree, tutte le qualità di scrittura e caratterizzazione ambientale dei ragazzi californiani. Doppiaggio e sottotitoli esclusivamente in inglese (almeno al momento) possono essere però una barriera difficile da scavalcare e comunque non alla portata di tutti, complice un linguaggio molto gergale, naturale, contemporaneo.

    8.5

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