Recensione Agatha Christie: Assassinio sull'Orient Express

Agatha Christie torna a "scrivere" sui nostri PC

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  • Vi è mai capitato di pensare a come potevano passare il tempo i giovani del 1400?
    Giocavano a calcio? Non era stato inventato. Giocavano a nascondino? Forse, chi sa.
    Cercavano in qualsiasi modo di interfacciarsi con l’altro sesso? Questo si, da che mondo è mondo. Una cosa certamente non facevano: non godevano di un poliedrico mondo dell’Entertainment come quello di cui disponiamo noi giovani di oggi.

    TV, cinema, videogames e quant’altro sono i cardini di una vera e propria industria di settore capace di movimenti di capitale a dir poco monumentali, che ogni giorno cerca nel progresso tecnologico un valido alleato per fornire un servizio sempre più complesso.
    Se però osserviamo bene la faccenda, non possiamo non notare che alla base di veri e propri cult dell’intrattenimento videoludico, il settore che ci è maggiormente amico, troviamo alcuni elementi di concezione così antica da aver avuto un ruolo fondamentale nel determinare la fine della preistoria e la l’inizio della storia.
    Stiamo parlando della scrittura, precisamente dei libri.
    Inutile negare l’importanza che la narrativa cartacea ha avuto in quella elettronica: pensiamo ad esempio a quanto sia stata determinante la penna di Tom Clancy nello sviluppo di titoli del calibro di Splinter Cell, Rainbow Six e Ghost Recon per convincersi ulteriormente di quanto sia ben radicato questo binomio.
    Come poteva rimanere inosservato quindi agli sviluppatori il seducente regno del giallo, che solo la penna di Agatha Christie è stata in grado di creare?
    Dopo "Dieci piccoli indiani: ...e non ne rimase nessuno", AWE Games ci riprova, portando sui nostri schermi niente poco di meno che Omicidio sull’Orient Express, uno dei gialli più famosi della illuminata signora inglese.

    Il treno dell’aMMMore

    Un treno non è soltanto una prodigiosa opera di ingegneria e tecnica, capace di trasportare merci e persone in modo veloce e sicuro da un punto all’altro dei continenti. Specialmente negli anni 30, quando l’alta velocità era un concetto molto relativo, il treno era qualcosa di più.
    Era il punto di incontro fra persone di diversa estrazione sociale, di diverse nazionalità, di diversa ideologia, accomunate da una destinazione, un biglietto e una carrozza di ferro.
    Questo aspetto cresceva di importanza proporzionalmente alla distanza della tratta di percorrenza. Pensiamo quindi all’Orient Express, un treno che congiungeva l’oriente islamico con la vecchia Europa, passando per i balcani, le alpi, non prima di aver costeggiato il mar nero: quante realtà potevano venire in contatto in un singolo viaggio? Un vero esempio di questo concetto che abbiamo appena espresso.
    Cosa accadrebbe però se durante un viaggio attraverso le desolate pianure innevate della Yogoslavia, fosse rinvenuto in una cuccetta il corpo di un controverso milionario americano, brutalmente assassinato da dodici coltellate al torace?
    E se il treno venisse bloccato da una valanga sui binari, che di fatto taglia fuori dal mondo passeggeri ed equipaggio sino all’arrivo dei soccorsi?
    Se per puro caso, un celebre investigatore belga di nome Hercule Poirot si trovasse a bordo del treno, e decidesse di assumersi il carico delle indagini?
    A cosa porterebbe questa confronto tra logica e crimine, all’interno di un ambiente claustrofobico come quello appena descritto? Chi è il colpevole? Qual è il movente?
    Cosa ha a che fare tutto questo con il rapimento di una bambina in america qualche anno prima, conclusosi in tragedia?
    Benvenuti a bordo dell’Orient Express, Agatha Christie vi da il benvenuto!

    Chi sono io? Dove sono? Cosa ci faccio qui?

    Agatha Christie: Omicidio sull’Orient Express (da adesso semplicemente AC) è un avventura grafica punta e clicca orientata all’investigazione, basato sull’omonimo capolavoro della signora del giallo britannica.
    Diciamo per prima cosa che la trama del gioco non coincide perfettamente con quella del libro che abbiamo sommariamente introdotto nel paragrafo precedente, in quanto il titolo propone alcune piccole variazioni per non rendere il gioco insapore a coloro che già conoscono la storia narrata dalla Christie.
    La figura stessa della eroina virtuale di cui vestiremo i panni, mademoiselle Marcel Marceau, non appartiene alla penna di Agatha, ma è stata inserita dai programmatori, al posto di mounsier Bouc, personaggio ben conosciuto ai lettori del libro.
    Infatti, in seguito alla brusca frenata del treno causata della frana che vi terrà inchiodati in una vallata per quasi tutto il gioco, il famoso Poirot cade dal letto, slogandosi una caviglia, e pertanto è costretto a non muoversi dalla sua cuccetta.
    La giovane Marcel, responsabile della compagnia Orient Express, diverrà gli occhi e le orecchie del baffuto signore, sia per paura di essere licenziata per il viaggio rovinoso culminato con un omicidio, sia per un ben radicato pallino per l’investigazione.
    Sempre parlando di modifiche al plot originario, diciamo anche, senza però disvelarvi niente, che il gioco propone una terza ed aggiuntiva soluzione finale alle due che mounsier Poirot delinea nel libro.
    Quindi possiamo dire che, pur ricalcando in maggior parte la trama originale, il gioco targato AWE Games introduce un po’ di pepe alla faccenda in grado di dare un buon motivo anche a coloro che già sanno cosa è accaduto durante quel disgraziato viaggio dell’Orient Express.
    Come la trama propone, l’intera avventura è ambientata a bordo del treno stesso o quantomeno nelle dirette vicinanze del convoglio, per cui occorre subito considerare l’idea che il mondo in cui la nostra eroina si muoverà è piuttosto limitato.
    Questo elemento è funzionale alle indagini in quanto, come facilmente si può pensare, se ci trovassimo a giocare ai detective in un contesto più ampio, la faccenda potrebbe correre il rischio di divenire estremamente dispersiva.
    Sul piano pratico questa scelta si traduce però in una seria limitazione, divenendo alla lunga potenziale motivo di noia, visto che vi troverete a percorrere i soliti corridoi qualche centinaia di volte.

    Per fortuna, in nostro soccorso, accorre una pratica mappa del treno, richiamabile spostando il cursore verso l’estremità superiore della schermata, che concede la possibilità di scegliere la carrozza del convoglio in cui andare istantaneamente.
    Se uniamo questo elemento al fatto che il doppio click su porte o passaggi consente di oltrepassarle subitaneamente, tagliando quindi la normale azione di spostamento, l’avventura non perde troppo ritmo in tempi morti.
    Comunque, attenzione particolare viene offerta all’attività investigativa che, come abbiamo detto, è l’essenza stessa del titolo. Come ogni processo deduttivo comporta, ci muoveremo a step legati al livello di discernimento che abbiamo conseguito.
    Sul piano pratico, questo approccio si traduce nel compimento di alcuni specifici punti che Poirot in persona ci ha indicato di portare a termine per sviluppare le indagini. Questo elemento, oltre che ad indicarci continuamente in che direzione concentrare le nostre energie, da anche vita ad un piccola sfida fra i due personaggi principali.
    Ogni qualvolta risolverete totalmente un enigma con il solo ausilio della materia grigia guadagnerete un punto, mentre invece lo perderete inesorabilmente ogni qualvolta vi recherete da Poirot senza aver completato i compiti per casa, e questi vi darà un piccola dritta. Sul mero piano pratico, questa sfida serve a darvi un metro di paragone per valutare le vostre capacità investigative (niente di rivoluzionario quindi...) ma permette un piccolo sovrapporsi di personalità piuttosto carino.
    Quando infatti tenterete di fare qualcosa di poco plausibile, invece che la classica battutina del protagonista che deride le proprie capacità, la voce fuori schermo di Poirot interverrà chiedendovi se quello che fate lo avrebbe fatto anche lui, oppure dichiarandovi che la vostra logica risulta oscura alla sua.
    Questo piccolo escamotage aumenta non poco il carisma dell’investigatore belga e vi darà l’impressione che lui sia li con voi mentre vi barcamenate con le indagini, rendendolo quindi virtualmente protagonista dell’avventura come accade esattamente nel libro.

    L’enigma alla base della vita

    Le meccaniche tipiche dei giochi punta e clicca vengono quindi asservite all’investigazione, dando vita a determinate tipologie di enigmi, simili concettualmente a tanti altri visti in altre avventure, ma senza dubbio più specifici alla situazione.
    Saranno presenti in alcuni frangenti i classici puzzle, legati alla mera logica e alla deduzione, ma la parte del leone è detenuta dagli enigmi che si basano sulla combinazioni degli oggetti, e dall’esplorazione.
    Le prove di un crimine non sono entità astratte che si trovano per terra: occorre scovarle e raccoglierle con particolari attrezzature (CSI docet).
    Come facciamo quindi ad investigare su un treno fermo nel mezzo al niente, quando nella nostra valigia ci sono solo qualche vestito e qualche indumento intimo di ricambio? Semplice, costruiamo il kit del piccolo investigatore, con qualche oggetto di fortuna, più o meno plausibile, disponibile nel nostro inventario, casomai combinandolo con qualche altro oggetto, per poi casomai parlare di raccolta prove.
    Per tanto l’inventario ha una importanza particolare, visto che raccoglie sia prove, sia oggetti di comune utilizzo, sia il nostro kit di investigazione autocotruito.
    In alcuni casi, determinate combinazione potrebbero risultare piuttosto oscure anche a Mec Guyver stesso, per tanto il consiglio spassionato che vi diamo è quello di pensare in maniera esotica.
    Va inoltre detto che tramite un’apposita interfaccia potremo esaminare in miglior dettaglio gli oggetti, osservandoli da un secondo punto di vista che spesso ci darà un indicazione più precisa sulla loro importanza e sul loro ruolo.
    Nota di demerito invece per l’interfaccia di combinazione degli oggetti: piuttosto che il classico seleziona e tenta di combinare su un’unica schermata come abbiamo visto in numerosi altri titoli, AC propone un menù appositamente creato per sfogare la nostra voglia di giocare alle costruzioni.
    Il problema risiede nel fatto che ogni oggetto, per poter essere combinato con un altro, deve essere prima prelevato dall’inventario, poi posizionato in una slot di combinazione, prima di ripetere l’azione una ulteriore volta per il secondo oggetto. Come è facile immaginare questa soluzione non è affatto il massimo della comodità, per tanto non può appagarci a pieno.
    Per quello che riguarda il lato esplorativo, possiamo senza dubbio dire che riveste un ruolo chiave nell’avventura.
    Come abbiamo appunto detto le prove non si trovano per terra e dovremo quindi osservare scrupolosamente quanti più dettagli possibile.
    Una preziosa spia che ci rivelerà la posizione di oggetti di interesse è il puntatore del mouse, che cambierà forma quando si trova sopra qualcosa degna di nota.
    L’importanza dell’esplorazione è un arma a doppio taglio: può benissimo capire di passare ore a cercare di dare un senso a ciò che abbiamo per le mani, quando manca un elemento chiave all’appello, nascosto in maniera subdola nelle carrozze.

    Chi sono tutte queste persone intorno a me?

    I dialoghi con i passeggeri, come facilmente si può immaginare, hanno una spiccata importanza nel gameplay.
    Ogni giallo che si rispetti infatti regala sempre allo spettatore interrogatori più o meno accattivanti e quindi AC non è da meno.
    I passeggeri, infatti, non mancheranno di fornirvi alibi e papabili ricostruzione della vicenda, tramite interrogazioni basate sul classico schema di dialogo ad argomenti, che abbiamo visto in tante altre avventure.
    Più avanti nel gioco occorrerà addirittura requisire tutti i passaporti e le impronte digitali di ogni individuo, al fine di sviluppare i nostri ragionamenti da criminologi.
    Il problema chiave di questo meccanismo apparentemente perfetto è la linearità: la struttura dei dialoghi non preclude assolutamente nessuna interazione futura con i personaggi dato che non ci sono argomenti che infastidiranno i vostri interlocutori, risultando quindi ben disposti a rispondere sempre a tutto.
    Avremmo senza dubbio preferito, visto il romanzo alla base del titolo, una meccanica diversa basata su uno schema più raffinato, casomai dinamico rispetto al comportamento e agli argomenti che useremo per condurre i dialoghi.
    In alcuni casi infatti l’iterazione con i personaggi è molto ristretta: ogni step del nostro cammino investigativo, spesso intervallato da filmati, offre spesso una ristretta cerchia di argomenti, esauriti i quali, i personaggi non giocanti si limiteranno semplicemente a dirvi che non sono in vena di parlare, dando appunto l’idea di percorrere ferramente dei binari prestabiliti.
    Questa linearità è sintomatica oltre che ai dialoghi a tutto il titolo stesso, ed è forse l’elemento che rende la produzione una bella avventura ma non sicuramente un prodotto memorabile.
    L’impressione generale è quella di dover seguire la “lista della spesa” che Poirot ci ha commissionato, senza poterne uscire.
    Fra l’altro compiti sono di una ripetitività disarmante: prendere l’impronte a tutti o raccogliere i passaporti si traduce in una noiosa ricerca di tutti i viaggiatori ed una banale conversazione. Questa ferrea linearità poteva essere accettabile solamente in un frangente preciso, in cui la caratterizzazione dei personaggi fosse stata realizzata con più cura e maggior dettaglio. Infatti, a differenza del libro della Christie, in cui pagina dopo pagina sospetterete sempre di tutti visto lo scavo nella psiche dei vari personaggi, nel gioco la tipizzazione degli individui è piuttosto sbrigativa e poco approfondita. Sicuramente parlare per maggior tempo con i personaggi, ascoltare le loro opinioni in modo da essere proiettati e disorientati quindi in un mondo di sospetti e dubbi, avrebbe alzato i toni, rendendo trascurabile la ripetitività di alcuni momenti.

    Negli anni 30 la televisione non era in bianco e nero?

    Per quello che riguarda la grafica, possiamo dire subito che i ragazzi della AWE Games hanno fatto un buon lavoro, specialmente per quello che concerne la realizzazione del treno e delle ambientazioni in generale.
    Come molti altri titoli del genere, AC utilizza la terza dimensione per la realizzazione dei modelli poligonali dei personaggi e per definire gli spazi in cui si muove la nostra eroina.
    Invece, il teatro delle azioni, specialmente le scenografie che ritraggono elementi paesaggistici sulla lunga distanza, sono realizzati con texture 2D di ottima qualità.
    Scendendo nello specifico, le carrozze dell’ Orient Express sono belle come non mai, ricche di particolari e soprattutto fedeli all’idea di un treno degli anni '30.
    Le ambientazioni esterne sono altrettanto valide, ricche di particolari ( bellissima la stazione in Turchia!), e soprattutto artisticamente ben concepite.
    Qualche incertezza sui modelli poligonali dei personaggi: a parte qualche raro caso di compenetrazione poligonale, la qualità delle animazioni non sono esattamente specchio di una fluidità motoria normale.
    Per tanto, anche se la caratterizzazione grafica ed il look anni '30 dei personaggi è più che buona, in qualche occasione non potrete che essere leggermente contraddetti osservando le loro legnose movenze.
    Inoltre occorre spendere due parole riguardo la mimica facciale, specialmente durante le sequenze di intermezzo non filmate, realizzate con l’engine del gioco stesso: spesso i movimenti dei lineamenti sono estremamente ridotti, limitati alla bocca e in qualche caso all’aggrottarsi delle ciglia, ma nulla più.
    Il comparto sonoro svolge il suo lavoro senza troppe infamie e con qualche lode: buone le musiche, buone le voci, mentre qualche volta gli effetti sonori legati a particolari rumori o grida, non sono altrettanto eccellenti.

    Agatha Christie: Assassinio sull'Orient Express Agatha Christie: Assassinio sull'Orient ExpressVersione Analizzata PCAgatha Christie:Oomicidio sull’Orient Express è un buon titolo, sia per i contenuti che per la realizzazione tecnica. La penna della signora del giallo è una garanzia, percui nulla da eccepire sulla trama e lodevole lo sforzo dei ragazzi della AWE Games per modificarla al fine di non renderla troppo scontata anche a chi ha letto il libro. Il titolo tuttavia presenta alcune carenze a alcuni difetti di strutturazione, come ad esempio una eccessiva linearità che spesso fa cadere l’azione nel prolisso, e una breve longevità, che sicuramente risulterà ancora più ridotta ai giocatori navigati del genere. Quello che principalmente possiamo dire, specialmente conoscendo il libro, è che alcune scelte di sviluppo ci sembrano troppo semplicistiche rispetto a tutte le variabili presenti nella versione cartacea, per cui avremmo preferito qualcosa di più articolato. Semaforo giallo per gli enigmi, spesso pregiudicati alla esplorazione minuziosa di oggetti: ritrovarsi ad avere la sensazione che manchi qualcosa per far quadrare il cerchio, e dover ripercorrere tutto il treno per cercare qualcosa di maniacalmente nascosto, non è molto appagante Quindi consigliamo quest’avventura a tutti i maniaci dei gialli di Agatha Christie e a tutti i giocatori di avventure grafiche, avvisandoli però che dovranno scendere a qualche compromesso per poterla giocare.

    6.5

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