Recensione Age of Empire 3: The WarChiefs

I Nativi di Ensemble: il DLC del grande strategico aggiunge nuovi elementi alla rodata formula di gioco, ma senza riuscire a stupire.

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  • A oltre un anno dalla pubblicazione del capitolo principale, approda sui lidi di un mercato incostante la prima espansione ufficiale di Age of Empires 3: The WarChiefs.

    In linea con le politiche commerciali che delineano l’offerta di questi Add-On, il prodotto Microsoft lascia sostanzialmente inalterata la struttura basilare dello Strategico più conosciuto, arricchendola tuttavia di qualche interessante opzione, finalizzata soprattutto alla rifinitura della modalità Multiplayer Online. L’aggiunta di tre popolazioni e le altre novità introdotte sembrano infatti pensate per rendere più completa e profonda l’esperienza di gioco in Rete: non certo i due capitoli aggiuntivi della campagna in singolo costituiscono la punta di diamante di WarChiefs, e l’espansione risulta anzi poco adatta a chi cerchi un semplice prolungamento della Main Quest ed un consistente aumento delle unità presenti. Piuttosto con essa è possibile usufruire di schieramenti le cui tattiche coprono un più ampio spettro di tipologie d’approccio: assumono rilievo alcune sfumature sulla mobilità delle unità, sull’efficacia di alcuni reparti, ed in generale l’offerta ludica riesce ad adattarsi a più metodi di guerriglia, abbracciando la possibilità di adottare strategie Ibride fra quelle delle Otto popolazioni del “set” base. La varietà garantita da queste aggiunte non appare, in ogni caso, sufficiente a giustificare pienamente l’acquisto del prodotto (visto anche il prezzo, leggermente più elevato rispetto agli standard per Aggiornamenti di questo genere).

    Ma andiamo con ordine.

    WarChiefs permette all’utente di prendere il controllo di tre popolazioni indigene (le otto di Age of Empires 3 erano tutte europee), espandendo di fatto la possibilità, appena accennata nel capitolo principale, di usufruire della forza dei nativi d'america. L'idea è senza dubbio validissima, ed il mondo selvaggio che WarChiefs dipinge ha un fascino innegabile: al pensiero di poter controllare Irochesi, Sioux e Aztechi (questi ultimi solo in partite Multiplayer), qualsiasi appassionato del gioco avrà senza alcun dubbio ravvivato il proprio interesse.
    A conti fatti, tuttavia, la brillante pensata di mettere al centro della scena i popoli indigeni dell'america centro-settentrionale è sfruttata solo in parte. Perchè se da un lato la caratterizzazione visiva delle strutture e delle unità, ed alcune caratteristiche di personaggi “speciali” (Gli WarChiefs del titolo, i “signori della guerra”) sono gradevoli e curate, dall'altro le tre nuove popolazioni non si differenziano in maniera così incisiva rispetto a quelle già conosciute.
    Le caratteristiche principali dei tre nuovi gruppi etnici sono ben chiare, sottolineate anche dal buon manuale di cui il prodotto è correlato: laddove gli Irochesi, per la loro vicinanza alle culture Europee, annoverano fra le loro fila unità dinamiche, multifunzionali ed in grado di utilizzare con sufficiente proprietà le armi da fuoco portate degli “invasori”, Sioux e Aztechi risultano fedeli ad una tradizione bellica che predilige l'arma bianca. I primi possono contare su ottime unità di cavalleria, in grado di compiere spostamenti molto veloci, i secondi hanno invece a disposizione una fanteria pesante praticamente imbattibile negli scontri corpo a corpo: gli uomini tozzi degli altipiani riescono ad avere la meglio contro reparti apparentemente meglio armati.

    E' doveroso sottolineare il fatto che, nonostante queste caratteristiche debbano essere tenute in debito conto al momento di definire le linee guida di una partita giocata con i nuovi popoli, esse rappresentano di fatto soltanto un “Leit Motive” strategico: eccezion fatta per qualche unità ed edificio speciale di cui discuteremo a breve, la gamma di immobili ed unità a disposizione per i tre nuovi ingressi non differisce molto da quella che gli affezionati conosceranno ormai a menadito. Alla fine il giocatore dovrà trattare con costruzioni e strategie già viste, con il risultato di focalizzare l'attenzione su reparti diversi, o semplicemente di variare il colpo d'occhio ed il design delle proprie cittadelle.

    Fra i tre popoli sopra citati -avrete capito anche dalla breve presentazione di ciascuno- il meglio riuscito e più innovativo è senza dubbio quello dei Sioux: considerata anche la differente gestione della risorsa “popolazione” (gli indiani nomadi non hanno bisogno di case), e la presenza di unità più adatte allo sviluppo di strategie sottili, pazienti e che sfruttino le facilitazioni ambientali, i Sioux sono senza dubbio lo schieramento più diversificato ed interessante.
    Gli altri sono di contro un po' banali: non basta, a salvarli, la presenza del Fire Pit e degli WarChiefs. Il primo è una nuova costruzione necessaria per attivare la danza attorno al fuoco, un lento processo in cui varie unità eseguono un rito che permette di ottenere vari bonus (potenziamento di alcuni reparti, creazione di nuove unità, aumento della produttività generale): uno strumento determinante per l'esito dello scontro, ma piuttosto "passivo". Gli WarChiefs sono invece unità speciali in grado di coinvolgere e sostenere i soldati semplici (tutte le unità vicine ai “signori della guerra” guadagnano dei bonus), nonché di potenziarsi con il passare del tempo. La loro presenza poteva essere sfruttata meglio (potevano dimostrasi fondamentali al pari degli eroi di Warcraft 3): allo stato attuale dei fatti altro non sono se non personaggi che possono essere utilizzati con buoni risultati sia durante le fasi d'esplorazione (Gli WarChiefs possono raccogliere tesori) che durante quelle di attacco.
    Dei due schieramenti meno significativi, il più accattivante è senza dubbio quello degli Aztechi: il design visivo delle loro strutture è davvero gradevole, e immerso nel giusto contesto ambientale risulta assai evocativo.

    Tecnicamente:
    Il comparto tecnico del titolo è ovviamente in linea con quello del capitolo di base. I requisiti minimi sono gli stessi, così come il risultato visivo finale: davvero spettacolare, ancora ad altissimi livelli nonostante sia passato un anno dalla data d'uscita. L'utilizzo di effetti speciali di ultima generazione ed il livello di dettaglio sono sopra la media per produzioni del genere, che non hanno visto esponenti di particolare rilievo nel tempo che separa War Chiefs da Age of Empires 3. Il vero giudizio, piuttosto che sulla tecnica, può essere espresso sul design di strutture, ma abbiamo già discusso sull'efficacia dell'ambientazione e sull'ottimo lavoro di diversificazione visiva, frutto del solito, immenso sforzo pre produzione, votato alla creazione di concept art evocativi ed artisticamente impeccabili.
    Installando WarChiefs (è necessario, ovviamente, possedere Age of Empires 3), il giocatore avrà accesso anche ad una nuova modalità online (Monopolio, basata sul controllo delle rotte commerciali) e ad un'interessante incremento strategico che riguarda i popoli Europei. Più che l'introduzione di un nuovo edificio (il Saloon che, precorrendo i tempi, permette di reclutare alcuni mercenari), si deve segnalare la possibilità di attivare la modalità Rivoluzione. In pratica si tratta di un'opzione che permette di trasformare tutti i propri cittadini in miliziani d'assalto (è una scelta definitiva: anche i popolani creati dopo la Rivoluzione saranno armati), e di ricevere un massiccio contingente di truppe da parte della propria madre patria. In questa maniera il giocatore “rivoluzionario” avrà a disposizione una notevole forza d'attacco, ma non sarà mai più in grado di accumulare risorse (né con i contadini né attraverso gli aiuti che arrivano da oltre oceano). Questa possibilità aumenta ovviamente la pregnanza strategica delle partite: il peso di una scelta di tale portata serve a creare una sottile tensione che accompagna anche gli utenti più navigati. Ovviamente una considerazione del genere ha senso se contestualizzata in partite Multiplayer, giocate con avversari umani: nelle partite contro la CPU per l'utente è piuttosto facile intuire l'andamento degli scontri e le strategie del nemico, ed l'opzione Rivoluzione è solo un modo per terminare lo scenario più in fretta, piuttosto che un'opportunità per spiazzare lo sfidante e batterlo sul tempo (assumendosi un rischio considerevole).
    Non solo questo aspetto, ma anche la nuova modalità monopolio (e la possibilità di giocare con gli Aztechi sono in partite multiplayer), fanno di WarChiefs un gioco non adatto a tutti gli utenti, che potrebbero rimanere delusi nel caso siano alla ricerca di qualche cambiamento più profondo che possa rinverdire un sistema di gioco vecchio di un anno.
    La presenza di due capitoli aggiuntivi non serve difatti a giustificare appieno la spesa, a causa di qualche defaillance narrativa e della sensazione generale di “riuso” degli obbiettivi e delle situazioni proposte. Certo alcune missioni appaiono davvero ispirate, ma niente di particolarmente esaltante.

    Age of Empire 3: The WarChiefs Age of Empire 3: The WarChiefsVersione Analizzata PCWarChiefs è una buona espansione, ma non un'espansione eccellente. Fermo restando in concept originale di Age of Empires 3 e tutti i suoi lati positivi, l'Add on in questione ha qualche pregio innegabile per chi voglia sfruttarlo in partite multiplayer. Chi gioca ad Age of Empires per seguire la campagna Single Player, di contro, non troverà motivi particolarmente significativi che possano rendere l'acquisto azzeccato e gratificante, se non una gradevole caratterizzazione visiva, che diversifichi il colpo d'occhio e contribuisca alla creazione di installazioni cittadine davvero pittoresche. Tuttavia, per chi non è fanatico della Storia, della serie, o del genere, WarChiefs può risultare un prodotto al momento superfluo. A chi invece da più di 12 mesi è abituato a sfidare utenti Online, allora l'espansione è vivamente consigliata: WarChiefs propone una nuova interessante modalità, qualche variazione strategica di spessore, e soprattutto garantisce l'accesso ad una gamma di tattiche più sfaccettata, fra cui si trova magari l'approccio che stavate cercando (o qualche interessante variazione su tema). Si tratta, lo ripetiamo, di sfumature, che sembrano troppo sottili per essere colte in partite contro la CPU, ma che possono risultare determinanti in rete.

    7.0

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