Age of Empires Definitive Edition Recensione: il ritorno di un grande classico

Uscito nel 1997, Age of Empires torna a distanza di vent'anni nella sua Definitive Edition: ecco la nostra recensione.

recensione Age of Empires Definitive Edition Recensione: il ritorno di un grande classico
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  • Il tempo è spesso inglorioso con i grandi giochi del passato: ne altera la bellezza originaria e ci restituisce un'immagine ingrigita, che di certo non rende giustizia agli antichi fasti. Perciò alle volte è meglio vivere con il ricordo piuttosto che scoprire come il passare degli anni faccia sentire i propri colpi. Ripescare, quindi, il primo Age of Empires per riproporlo in una veste più al passo con i tempi ma comunque piuttosto fedele, può essere stata una scelta poco saggia da parte di Microsoft. Dopotutto è difficile riprodurre il successo ottenuto con Age of Empires II HD, il quale è un titolo più maturo ed evoluto e che ancora oggi ha molto da dire (e infatti ha pure ottenuto alcune espansioni inedite). Come vedremo, la Definitive Edition del primogenito di Ensemble Studios è un prodotto confezionato con passione e rispetto dell'opera originale, ma con scarso valore archeologico e ludico (si tratta di un remake con diverse modifiche all'interfaccia ed al gameplay), considerando che in vent'anni gli RTS hanno fatto passi da gigante. Se operazioni come StarCraft Remastered sono apprezzabili e benvenute, perché il gioco sgambetta ancora come un giovincello nonostante gli anni sulle spalle, del primo Age of Empires va premiata soprattutto l'idea. Idea riproposta a più riprese ed accompagnata da un gameplay molto più affinato e vario nel corso degli anni.
    La Definitive Edition è quindi ingabbiata tra la volontà di restituire un'immagine più moderna di un grande classico e quella di mantenerne intatte le caratteristiche storiche. Come diceva Frank Pearce (vicepresidente e cofondatore di Blizzard Entertainment) a proposito di riportare in vita uno dei primi Warcraft, forse è meglio concentrarsi su altri progetti piuttosto che far riemergere dei "fossili".

    Through the ages

    Ciò che ha reso celebre la serie di Age of Empires è stato il suo mix di meccaniche prese da Warcraft e Civilization, inserite poi in un contesto storico senza intrusioni fantastiche. Nel 1997 il gioco della defunta Ensemble raccolse pareri positivi un po' da chiunque, ispirando generazioni di designer negli anni a venire. L'idea era semplice: creare una meccanica di progressione non solo attraverso la classica catena di costruzione, ma anche sfruttando un vero e proprio sistema di epoche storiche, che avrebbero sbloccato nuovi edifici, unità e potenziamenti via via sempre più avanzati. Si partiva dall'età della pietra, si passava a quella degli utensili per poi arrivare a quella del bronzo e del ferro: con l'avanzare delle epoche storiche mutava anche l'aspetto delle costruzioni, che passavano da tuguri di paglia e fango ad edifici in muratura. E le diverse civiltà avevano un set di aspetti personalizzato e coerente con l'area geografica a cui appartenevano.
    Nella Definitive Edition sono presenti ben sedici popolazioni - comprese quelle dell'espansione Rise of Rome -, ognuna di esse con variazioni nelle forze a propria disposizione, nelle tecnologie e con dei bonus passivi. Ad esempio gli Ittiti sfruttano le unità a distanza ed hanno un bonus alla gittata, mentre gli Egizi riescono ad ottenere l'oro dalle miniere più velocemente. Sebbene scegliere una civiltà piuttosto che un'altra spinga ad una gestione diversa di risorse e produzione di unità, le differenze sono abbastanza labili. Non solo in termini estetici - perché gli opliti dei greci hanno lo stesso aspetto di quelli egizi, e lo stesso vale per qualsiasi altra unità -, ma anche per ciò che riguarda le statistiche e i punti di forza.
    Se si escludono i bonus passivi di fazione ed alcuni guerrieri tagliati fuori dall'albero tecnologico di determinate civiltà, spesso si assiste a contrapposizioni di forze praticamente identiche. Decidiamo di sostenere il Giappone Yamato contro le mire espansionistiche dei Romani? Durante le battaglie vedremo in azione dei soldati senza particolari specificità relative alla fazione d'appartenenza (le unità uniche sono state introdotte da The Age of Kings). Se questo è un problema su cui si sarebbe potuto soprassedere vent'anni fa, ad oggi è difficile accettare un roster così scarsamente differenziato e visivamente incoerente.

    Tali problemi si riversano copiosi anche sulla modalità giocatore singolo, che offre un buon quantitativo di campagne storiche costruite attorno a diverse civiltà. C'è quella dedicata alle guerre del Peloponneso, in cui trova posto persino l'assedio di Troia, la storia dell'impero di Babilonia e di quello di Roma. La struttura di tali campagne è però grezza: le missioni non sono collegate da un fil rouge narrativo e le mappe non presentano variazioni degne di nota negli obiettivi da conseguire.
    Per via della mancanza di una progressione fantasiosa ed avvincente, la story mode di Age of Empires riemerge dalle sabbie del tempo in uno stato non proprio brillante. È quasi impossibile, infatti, non essere assaliti dalla noia mentre si gioca l'ennesima campagna caratterizzata genericamente e al controllo di una fazione poco differente da quella che abbiamo giocato solo qualche match prima.

    Un attento restauro

    Visto che la Definitive Edition non è un semplice remaster dell'originale, bensì un remake carico di diverse modifiche, gli sviluppatori di Forgotten Empires hanno provato a dare una svecchiata alla formula senza alterarla troppo. L'operazione di restauro è più evidente nel comparto visivo, che è stato praticamente ricostruito. Gli edifici e le unità sono ora molto dettagliati e fanno bella figura anche scrollando con la rotellina del mouse, i soldati sono stati dotati di animazioni al passo con i tempi, e pure gli effetti della distruzione delle strutture e i cadaveri a terra riversi in una pozza di sangue appaiono come ringiovaniti da una bacchetta magica. L'interfaccia è stata anch'essa rielaborata sul modello di quella del secondo capitolo, ed infatti risulta maggiormente leggibile ed esteticamente più accattivante. Insomma, nonostante Age of Empires Definitive Edition non sembri, ad uno sguardo, un gioco d'ultima uscita, se paragonato con la sua prima versione è ben chiaro quanto lavoro sia stato fatto.
    Qualche modifica è toccata anche al gameplay: i coloni, ad esempio, possono essere assegnati automaticamente alla raccolta di risorse impostando il punto d'adunata del centro cittadino su una foresta, un cespuglio di bacche o un qualsiasi giacimento di minerali. Inoltre, dopo la costruzione di un magazzino, le unità civili si metteranno automaticamente al lavoro dirigendosi verso la fonte di risorse più vicina. Permangono, tuttavia, delle rughe evidenti che rendono il micromanagement abbastanza tedioso. Se per caso decidessimo di coltivare ampi ettari di terreno ed assegnare un abitante ad ogni campo, dovremo anche stare attenti a controllare che la produzione di cibo sia sempre costante, visto che dopo un po' i campi andranno in maggese, e che non è presente l'opzione per la semina automatica (fortuna che c'è l'indicatore dei coloni inattivi). Un altro caso che dimostra i limiti del tempo riguarda la produzione delle unità: saremo obbligati a produrne una tipologia per volta, senza la possibilità di metterne in coda di diverso tipo.

    A ciò si aggiunge un pathfinding piuttosto lacunoso che porta l'IA a bloccarsi quando tenta di superare asperità naturali o cerca di uscire con successo dal dedalo di edifici di cui è composta la nostra base.
    Per giocare con calma a questo remake serve quindi un po' di pazienza e comprensione. È necessario chiudere un occhio diverse volte, accettare una rappresentazione degli scontri un po' meccanica e in cui i nostri soldati si comportano in maniera particolare. Ma visto che Forgotten Empires ha deciso di modificare alcune cose, magari avrebbe potuto effettuare altri ritocchini "innocenti" per cancellare definitivamente le rughe di troppo.

    Age of Empires Definitive Edition Age of Empires Definitive EditionVersione Analizzata PCAge of Empires Definitive Edition è prima di tutto un’operazione discutibile. Rifiuta una riproposizione completamente fedele all’originale, ma, allo stesso tempo, dice di no anche ad una serie di meccaniche più moderne. Il risultato di queste scelte la conduce in un limbo non troppo accogliente, in cui anche i più nostalgici faticherebbero a recarsi. Il bilancio generale, insomma, non ci convince più di tanto, seppure abbiamo trovato l’impresa di svecchiamento riuscita sotto diversi punti di vista. Bisogna considerare, dopotutto, che il valore del capostipite della serie di Ensemble non può essere separato dal contesto storico a cui appartiene: Age of Empires è uno di quei giochi che, se condotti fuori dalla loro “gabbia temporale”, perdono quasi completamente il loro carisma.

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