Recensione Age of Pirates: Caribbean Tales

La ciurma di Akella si prepara ad errembare i nostri PC: attracco riuscito?

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  • Pc
  • Esperti filibustieri

    La russa Akella, cresciuta videoludicamente a base di "pane e pirati" (il suo primo progetto infatti fu Sea Dogs, un action rpg prodotto nel 2000), e forte delle esperienze accumulate sul genere (Age of Sail 2, Privateer's Bounty ed infine Pirates of the Caribbean) torna a solcare gli oceani con un titolo dedicato ai temutissimi pirati, protagonisti indiscussioni delle ultime stagioni cinematografiche e... del piccolo schermo, sui nostri PC, con Age of Pirates: Caribbean Tales.

    Il suo portfolio, seppur ricco, non è mai riuscito a segnare una netta battuta di stacco rispetto ai giochi della concorrenza ma questa volta gli ingredienti sembrano esserci tutti per la consacrazione definitiva...

    Un po’ di storia

    A molti, probabilmente, i nomi di Henry James, Black Bart, Edward Low, Anne Bonny o il più famoso Edward "Blackbeard" Teach diranno poco o niente: compirono gesta deprecabili, seppur degne di nota, per coraggio, spavalderia e crudeltà a cavallo tra il XVII° ed il XVIII° secolo, tra navi armate di cannoni e colubrine. I loro velieri erano caratterizzati da una bandiera, che, nell'immaginario collettivo, li rese celebri: il Jolly Roger, contraddistinto da un teschio bianco sovrastante due ossa (o due spade) incrociate, in campo nero... Insomma, erano Pirati!

    La pirateria nacque nel XVII° secolo, nei Caraibi (più precisamente nel mar delle Antille), a causa delle politiche di espansione dei principali regni europei: Francia ed Inghilterra, per contrastare l'egemonia spagnola pagarono dei marinai, i corsari (pirati "legalizzati", autorizzati dei propri governi), per condurre le loro navi contro i mercantili iberici. Successivamente, motivi economici, tagli sui salari ed il peggioramento delle condizioni di vita, condussero gli avventurieri verso l'indipendenza, il "lato oscuro", attratti da facili guadagni e... belle donne! Dopo un breve appunto storiografico, siamo ben predisposti all'avventura videoludica che il nostro alter ego virtuale si appresta ad intraprendere in questo nuovo RPG che la software house moscovita ci propone, armandoci di schioppo, spada e cappellaccio.
    Per completare l'opera non resta che ingurgitare del rhum e, corpo di mille balene, prepararci all'arrembaggio di tutti i PC nei sudici panni di filibustieri: sapremo ben interpretare il canonico bucaniere senza pietà, oppure sceglieremo vie più ortodosse, divenendo un corsaro, paladino della legge (?!?) e della giustizia?

    Una vita da pirata

    Indossati i panni di Blaze, l'eroe protagonista, (oppure della sua sexy sorella Beatrice) saremo pronti per salpare l'ancora alla volta di un ricco forziere colmo di dobloni d'oro... o almeno questa è la nostra prima impressione: non c'è, infatti, una trama da seguire delineata in maniera netta, ma la struttura del gameplay lascia a noi la possibilità di disporre del nostro futuro.Con il vascello di nostra proprietà potremo anche decidere di veleggiare soltanto: esplorare, semplicemente, il mare caraibico, godendocelo in ogni sfumatura (dalla tempesta a magnifici tramonti), oziando sul ponte della nave e abbordando di tanto in tanto sfortunati natanti che incroceranno la nostra rotta; imbastendo epiche battaglie navali magari, depredando, saccheggiando e uccidendo gli sventurati marinai dei brigantini incrociati.
    La vita da belli e tenebrosi potrà essere divertene nelle prime partite, ma ben presto ci si renderà conto che per fare "carriera", e proseguire nell'avventura, sarà necessario giocare con un certo metodo perchè il confine tra preda e predatore potrebbe diventare invisibile! Per questo motivo è importante investire ricchezze nel potenziamento della nostra nave, cercando il giusto equilibrio tra corazzata e nave per skipping, grazie al completamento delle numerose quest che i vari committenti verranno ad offrirci. Le quest sono varie e ben caratterizzate anche se nelle fasi di gioco più avanzate risulteranno, tra loro, fin troppo simili... In aggiunta alla nostra nave i ricchi bottini ci permetteranno di acquistare fino a 4 vascelli da supporti, selezionabili da una rosa di 15 tipi, caratterizzati per classe, equipaggiamento, numero di uomini a bordo e... prezzo.

    Oltre ad apportare migliorie strutturali al nostro mezzo di trasporto e' conveniente ingaggiare nuovi membri per equipaggiarli, perché quelli che ci saranno assegnati inizialmente, si dimostreranno ben poco inclini a perseguire i nostri sogni di gloria. Certo, prima di reclutarne di nuovi è bene fare le dovute considerazioni: non tutti saranno disposti a seguirci qualora optassimo per scelte diverse dal loro "modus vivendi", anche dietro lauto compenso. Il gameplay mira dunque a riprodurre piuttosto fedelmente quella che poteva essere la vita su un galeone. Forse risulta anche troppo verosimile, per un prodotto che punta ad essere un action/rpg e non una simulazione: la complessità sembra aver contagiato, oltre gli aspetti principali come giusto che sia anche gli elementi "di contorno" che avrebbero dovuto dare un tocco di spensieratezza al titolo e di certo l'interfaccia grafica, ostica da padroneggiare e lenta nel rispondere ai comandi, tende a rendere tutto decisamente innaturale.

    La difficile governabilità della barca limita la giocabilità, che già risulta pesante al momento dei lenti ed estenuanti inseguimenti in fase di abbordaggio o fuga: cade dunque nel settore, temuto, delle simulazioni, a discapito di quello che dovrebbe essere il pezzo forte di tutto il gioco: la dinamicità delle battaglie in mare.

    Terra in vista

    Caribbean Tales non si gioca solo sui mari. Ormeggiato il natante l'impresa più ardua che ci aspetta sarà il poter parlare con i PNG in locazioni non certo eccelse per caratterizzazione: la piazza della città, la taverna, la rimessa delle barche, la chiesa o la magione del signorotto locale e la merceria... ma niente di più. Gironzolando in questi lembi di terra, inoltre, colpisce la pochezza dei dettagli e la bassa qualità delle mappature applicate ai poligoni per non parlare della non interattività con i vari oggetti presenti nello scenario. L'impressione negativa è confermata ulteriormente esplorando i piccoli insediamenti abitati, che tutto sembrano fuorchè centri di vita, poichè i personaggi gestiti dall'AI non godono di una "vita propria" ma sembrano seguire uno schema ben predefinito (chi ha parlato di scripting?).

    Le persone che avranno qualcosa da comunicarci saranno contraddistinte da un punto esclamativo, anche se il più delle volte si tratterà di gente intenta a dispensare consigli o ad offrirci missioni per proprio conto (siano esse dei semplici trasporti merci, che scorte sul mare per accompagnare il committente alla sua meta). Purtroppo le sub-quest si ripetono senza troppa varietà, con l'unica funzione di farci navigare il tedioso mare, elemento sul quale trascorreremo la maggior parte del tempo (almeno il 70-75%) per spostarci nelle isolette attigue alla nostra posizione. I compiti secondari, alla fine, offrono punti esperienza in cambio del nostro tempo: l'operazione è necessaria e non futile nell'economia del gioco, ma si avverte costantemente la sua "asetticità" rispetto alle altre sezioni di gioco.Per quanto in casa Akella abbiano cercato di variare il gameplay, la giocabilità risente in modo netto della ripetività delle azioni, ed il supporto multiplayer non offre stimoli aggiuntivi per intraprendere lunghe e tediose traversate contro avversari in carne ed ossa.

    Quindici uomini, quindici uomini, sulla cassa del morto...

    Gironzolando alla ricerca di missioni in cui avventurarci, incontreremo la peggior feccia umana, ma non dovremo temere per l'incolumità delle nostre orecchie: non sentiremo una minima parola fuori posto, nè una frase sopra le righe. Una pecca non indifferente, risultato di una censura verbale che, agli albori della nuova generazione, non vorremo più trovare. La "ciurma" dei doppiatori è inoltre rappresentata da attori non professionisti, che parlano abbastanza rozzamente l'italiano. Passi l'ambientazione spagnoleggiante, ma sarebbe stato auspicabile rendere tutto in spagnolo sottotitolando i dialoghi nelle varie lingue, oppure eseguire un localizzazione completa: il risultato corrente è deludente e poco realistico.

    Indubbiamente non proprio il massimo che un gioco possa offrire sul fronte audio, e anche gli effetti ambientali come i tuoni o lo sciabordio delle onde sono appena sufficienti. Altro fattore tutt'altro che trascurabile, le maccheroniche traduzioni in italiano: l'aumento di livello del nostro alter ego è la "LIVELLA" e l'emporio è la "CONSERVA": sono solo un paio di esempi della traduzione spannometrica presente.

    Meglio fare il pescatore!

    Non ci siamo. Leggendo il curriculum degli sviluppatori ci aspettavamo molto di più da loro, soprattutto ora, in un momento inflazionato da avventure basate su pirati et similia: invece, il loro, è un sonoro buco nell'acqua.

    Il gioco è l'unione di vari generi ma gli sviluppatori non si sono soffermati su nessuno di essi.: di RPG c'e' solo il menù per l'avanzamento di livello e la relativa scelta delle caratteristiche del personaggio. Il tempo trascorso nelle sessioni a terra sembra uno sparatutto stile Max Payne, ma dei fasti di questo capolavoro scorgiamo appena le forme visive e nulla più. Ultimo stile che si fonde, disarmonicamente, con gli altri è, come detto, la simulazione (poco accurata, tra l'altro) che osserviamo durante gli spostamenti marittimi: pessima interfaccia comandi ed una lentezza esasperante sono i dettagli che più di tutti hanno penalizzato il gioco. E' difficile resistere alla noia di traversate marittime che qui diventano martiri transoceanici...

    Age of Pirates: Caribbean Tales Age of Pirates: Caribbean TalesVersione Analizzata PCPeccato per l'accozzaglia di generi: avremmo potuto sorvolare sulla pessima localizzazione in italiano del parlato, anche perché la parte grafica è fluida e non così malvagia seppur non dettagliatissima (è l'unica a salvarsi). Discorso analogo per l'IA che, pur non rappresentando il top, si attesta appena sotto la media per questo genere. Potenzialmente, la longevità si meriterebbe un bel 10, ma la noia dei lenti spostamenti via mare fa decadere ogni valutazione positiva ed influisce, negativamente, anche sulla giocabilità. Poichè i titoli dedicati ai pirati non mancano, vi consigliamo di cercare la vostra avventura altrove, prendendo in considerazione l'acquisto di AoP solo nel caso in cui abbiate già solcato tutti gli altri oceani!

    5.5

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