Agony Recensione: andata e ritorno dall'Inferno

Ci siamo addentrati nelle profondità degli Inferi con Agony, un'avventura horror violenta e visivamente d'impatto.

Agony
Recensione: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • "Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate" recitavano le oscure parole incise sulla porta dell'Inferno dantesco: per le sciagurate anime oscure non c'era quindi speranza di veder la luce. Ma nessuno in quel luogo di perdizione si rassegnava alla sua condizione tremenda. Anzi, nelle terre di Satana, la brama del Divino era un sentimento tanto forte quanto irrealizzabile, ed era proprio questa la vera causa dell'agonia senza fine che spettava ai dannati. In vita, questo doloroso sentimento di "mancanza" è spesso legato a qualcosa o a qualcuno che ci appare irraggiungibile: un vuoto che, in un modo o nell'altro, accompagna costantemente l'esistenza dell'essere umano.
    Per chi ha nome "Agony", insomma, è impossibile non fare i conti con temi profondi e difficili, talvolta perfino scomodi. L'avventura horror in prima persona di Madmind Studio, comunque, decide di spostare tutto su un piano squisitamente estetico, non si lancia quindi nell'uso di un linguaggio metaforico da "inferno interiore", ma decide di esplorare il tormento mostrandolo a schermo con vigore e senza troppi veli. La visione nuda e cruda degli Inferi ha tuttavia causato diversi problemi al gruppo polacco, costretto ad arretrare su alcune scelte stilistiche per via dell'intercessione dei vari sistemi di classificazione. Sì, in alcune sue parti Agony è stato un po' edulcorato, ma rimane comunque un gioco estremamente crudo, di quelli che non lasciano di certo indifferenti.

    Una mostra dell'orrore

    Alla base dell'accattivante presentazione stilistica di Agony sembra esserci il potere immaginifico di Dante, unito all'inquietudine esposta su tela dal pittore polacco Zdzislaw Beksinski, oltre ad una serie di ispirazioni bibliche e storiche rielaborate con efficacia dagli artisti in forza a Madmind Studio. La digitalizzazione dell'inferno non ha precedenti in quanto a realismo espressivo, né per la crudezza dei temi rappresentati: sangue, violenza, sesso, in tutte le loro declinazioni, anche quelle più deviate. In fondo a tutto troviamo invece il tema del desiderio, in Agony espresso dalla volontà, in seno ad ogni anima dannata, d'incontrare la Dea Rossa, una figura che sembra possa perfino donare nuovamente la vita. Questo desiderio è così forte che i Martiri, sciagurati inquilini delle cerchie infernali, arrivano anche a cavarsi gli occhi per riuscire a vedere quella blasfema divinità con più chiarezza. Ma l'inferno è un sadico parco giochi per demoni e mostruosità, e i poveracci dall'aspetto grottesco che si struggono nell'attesa di entrare in contatto con la Dea sono vittima dei capricci di demoni ferini, che in qualche modo incarnano le voglie umane più recondite. Le più iconiche sono le Onoskelis, nella bibbia descritte come demonesse bellissime dalle gambe da mulo, ma che in Agony hanno al posto della testa un'enorme vagina dentata. Non è solo questo l'unico caso in cui la grazia si mischia con l'orrido, provocando una fusione turpe proprio a causa dei contrasti: il gioco assegna al desiderio sessuale tutte figure femminili provocanti, dai seni prosperosi e dai genitali in bella vista, dotate però di dettagli che trasformano l'eccitazione in repulsione. Le stesse succubi, le padrone dei saloni della lussuria, nascondono dietro un corpo all'apparenza perfetto, un irrefrenabile sadismo che le porta ad uccidere le vittime della loro voluttà. Nella crasi tra erotismo e violenza v'è la chiave di volta dello stile di Agony, così riuscito che in alcuni frangenti riesce addirittura a stimolare l'estasi visiva.

    A concorrere a tutto ciò non va dimenticato l'accompagnamento sonoro, che è composto da musiche ambientali azzeccate, ma soprattutto da urla, lamenti, orgasmi e sussurri: insieme al lavoro nell'illuminazione, nei colori e nell'effettistica, il comparto audio è indispensabile nell'infernale caratterizzazione del mondo di gioco. È come se Madmind abbia preso l'orrore dell'Inferno dantesco e l'abbia reso ancor più esplicito: se molti luoghi sono la mimesi di creazioni partorite dalla mente del poeta fiorentino (come una sorta di Cocito e una foresta simile a quella in cui si trovava Pier Delle Vigne), altri reinterpretano idee entrate nell'immaginario comune con uno stile evocativo che rassomiglia a quello di Beksinski.

    Modalità AgoniaAgony è pieno di contenuti, che spaziano da un'interessante galleria che contiene persino i filmati dei primi prototipi, fino ad arrivare alla Modalità Succube. Un'altra alternativa alla storia (che impegnerà poco più di una decina di ore) è la poco riuscita Modalità Agonia. Si tratta praticamente di una serie di livelli generati proceduralmente in cui bisogna accumulare punti, alle volte correndo contro un cronometro. In Agonia la dinamica della possessione è disattivata - si avrà quindi una sola possibilità -, ma, almeno nelle prime fasi, la sfida si mantiene comunque bassa. Purtroppo l'algoritmo che permette al computer di costruire le mappe non funziona sempre bene: ci sono casi in cui le ambientazioni che abbiamo esplorato erano ben strutturate, ed altri in cui il salone d'uscita era letteralmente di fianco a quello di entrata. Un piccolo divertissement con tanto di classifiche mondiali che, però, lascia il tempo che trova.

    Il materiale organico che invade e, in gran parte, ricopre le architetture è un chiaro riferimento alla pittura dell'artista polacco (e forse anche un po' ai disegni di Hans Ruedi Giger), e infatti tutto ciò che compone porte, soffitti e pavimenti ci ricorda un elemento del nostro corpo, a volte deturpato, imbruttito, altre volte ingigantito oltre ogni misura. Può accadere di passare in un tunnel composto da bocche umane, vedere un muro formato da dita deformi, salire una scala di corpi morti e passare in un bosco di mani che tentano di afferrarci. I Temi sacri sono anch'essi ricorrenti con grande frequenza: croci in fiamme capovolte, statue della Madonna ai cui piedi c'è un gruppo di dannati che intona preghiere blasfeme, feti impiccati con il cordone ombelicale. Ogni tanto i tetri colori dell'inferno vengono però alternati da sfolgoranti bagliori di sculture in oro, simboli di manifesta opulenza in netto stacco con il contesto. Le statue sono figure empie di enormi bovini, di divinità associate alla sessualità come Iside e Ishtar, in versione miniaturizzata e collezionabile ci siam pure imbattuti nelle Veneri di Willendorf e in quella che sembrava essere una raffigurazione di Valeria Messalina. Agony, insomma, rapisce anche per le contrapposizioni e gli eccessi, in un disgustoso insieme di troneggianti - quanto stonate - composizioni.

    Per me si va nell'etterno dolore

    Quello che Agony fa bene a livello visivo non gli riesce con altrettanto successo sul piano ludico. Formalmente il gioco di Madmind si presenta come un survival horror con derive stealth, ma in pratica le caratteristiche di partenza si perdono progressivamente per colpa di pessime scelte e un'evidente sporcizia del codice. Solo nei primi momenti si ha forse un assaggio di quello che avrebbero voluto inscenare gli sviluppatori: si è infatti spinti a sfuggire dai demoni, a sfruttare cavità e mucchi di cadaveri per nascondersi e a trattenere il fiato per evitar di far rumore.

    Ciascun elemento elencato perde però di utilità quando si scoprono modi più efficaci per cavarsela (o quando si potenziano le abilità acquisendo speciali frutti). A ben pensarci, è quasi un bene che questa formula si smonti fin da subito, visto che i minuti iniziali sono i più noiosi e tediosi dell'intera avventura. Agony è infatti un gioco punitivo, o almeno cerca di esserlo. I salvataggi si effettuano solo in punti specifici e quasi tutti i nemici ci uccidono con un sol colpo, eppure la morte non è la fine di tutto e il protagonista può prendere possesso di un altro corpo (anche, nelle fasi avanzate, dei demoni più grossi) e continuare ad avanzare. C'è un limite di tempo per passare da un'entità all'altra, e non ci è permesso di svolazzare troppo lontano, ma in linea di massima si ha buono spazio di manovra.

    La spietatezza e ferocia dei nemici è quindi un problema solo apparente, che si palesa all'inizio per poi affievolirsi: semmai sono altre due scelte di design, attive di base nella modalità normale, ad essere la fonte di improperi blasfemi. Una è la penalità che ci costringe, alla terza morte definitiva, a ricaricare al punto di controllo ancora precedente a quello dove abbiamo salvato: in casi specifici questo significa ripetere anche più di quindici minuti di gioco, per non parlare dei bug che potrebbero attivare prematuramente questo terribile malus. La fortuna è che in Agony tutte le porte aperte e le scorciatoie trovate rimangono disponibili (come in Dark Souls), ma ciò non giustifica il maldestro tentativo di accrescere il livello di sfida in tal maniera. Il consiglio è di disabilitare questa opzione dal menu. Dovrete invece attivare, se ci tenete al vostro sistema nervoso, l'impostazione "possessioni facili", dato che il minigioco della possessione è assolutamente scomodo e sgradevole- in particolar modo con mouse e tastiera -, e per di più danneggia pesantemente il ritmo dell'azione quando ci si trova a passare più spesso tra un corpo ed un altro. Seguite queste dritte e l'esperienza di gioco migliorerà enormemente. Laddove invece Agony fa un lavoro ottimo è nella costruzione del level design, labirintico ma interconnesso e leggibile.

    CensuraLa situazione che hanno vissuto i ragazzi di Madmind con gli enti di classificazione è, fuor d'ogni dubbio, assolutamente spiacevole. Agony rischiava infatti di essere classificato come prodotto Adult Only, impossibilitato quindi ad uscire su console o ad essere distribuito fisicamente da catene di negozi come Target o GameStop. Dapprima gli sviluppatori annunciarono che dalle versioni PlayStation 4 e Xbox One sarebbero state tagliate alcune scene forti, mentre la versione PC avrebbe ricevuto una patch opzionale per rendere quei contenuti nuovamente disponibili. Purtroppo recenti sviluppi hanno impedito a Madmind Studio la pubblicazione di questo aggiornamento su Steam. L'attuale versione di Agony è insomma stata addolcita un pochettino, soprattutto per quanto riguarda due (su sette) finali e alcune scene dopo i titoli di coda.

    La progressione è guidata da un fascio di luce attivabile solo per un numero limitato di volte - per ricaricarlo occorre visitare un checkpoint o raccogliere le statuette dorate in giro per i livelli - ma le strade per arrivare a destinazione sono tantissime, ed esistono pure vie segrete che nascondono note, collezionabili, potenziamenti e speciali elementi consultabili nella galleria. Non mancano percorsi percorribili solo se in possesso di una tipologia di demone, semplici puzzle e, in più, un'intera modalità nei panni di una Succube. Quest'ultima merita un po' più d'attenzione, perché è praticamente un'avventura alternativa (sbloccata al termine della storia principale) che ci fa vivere gli stessi livelli di gioco dal punto di vista della sensuale demonessa. Bisogna sfruttare il level design in maniera coerente con le abilità della Succube, che è in grado di balzare su appigli rocciosi, sfondare pareti ed aprire porte speciali; si può perfino saltare un'intera area di gioco, scoprire saloni segreti prima inaccessibili e perfino incontrare il protagonista. Se insomma vi siete divertiti nel vostro primo giro con Agony, la seconda run vi permetterà di apprezzare ancor di più la cura riposta nella costruzione delle aree, e vi garantirà un approccio all'esplorazione più libero e senza connotazioni stealth.

    Agony AgonyVersione Analizzata PCAgony è una creatura bifronte: da un lato ricca di una ricercatezza estetica eccezionale, e dall’altro piagata da una struttura ludica claudicante e, in alcuni casi, pure frustrante. La squisitezza di una rappresentazione infernale così cruda e viscerale, fortunatamente, mette in ombra tutte le problematiche tecniche e di game design. Ma quando il gameplay si fa così insistente da riuscire a rompere l’orribile incanto, son guai. Capiterà: ci sono zone mal concepite, enigmi ripetitivi, e pure un paio di boss fight abbastanza dimenticabili (solo una obbligatoria, fortunatamente). In ogni caso, con lo sguardo fermamente puntato alle caratteristiche di pregio, Agony appare come una trasposizione dell’Inferno talmente violenta, dissacrante ed avvolgente, da non avere praticamente pari nella scena videoludica.

    7.9

    Che voto dai a: Agony

    Media Voto Utenti
    Voti: 52
    5.6
    nd