Akiba's Beat Recensione

Dopo lo stravagante e imbarazzante Akiba's Trip, Acquire ci riporta fra le strade di Akihabara per una nuova avventura, ma qualcosa è andato storto...

Akiba's Beat Recensione
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Disponibile per
  • PSVita
  • PS4
  • È passato qualche anno da quando, su queste stesse pagine, vi presentammo il bizzarro Akiba's Trip: Undead & Undressed, il beat 'em up con elementi RPG sviluppato da Acquire per console di casa Sony. Uno strampalato action game indirizzato (quasi) esclusivamente agli appassionati di anime e manga, i cosiddetti "otaku", la cui Mecca è senza dubbio rappresentata dal quartiere di Tokyo noto come Akihabara (anche abbreviato Akiba). Non a caso, il gioco era ambientato proprio fra le affollate strade della Città Elettrica, ivi riprodotte alquanto fedelmente, caratteristica peculiare che rendeva il titolo un acquisto mandatorio sia per gli esperti conoscitori del luogo che per chiunque desiderasse visitare il suddetto paradiso otaku almeno una volta nella propria vita.
    Facendo nuovamente leva sul medesimo target, lo sviluppatore nipponico Acquire ci propone stavolta il neo arrivato Akiba's Beat, un action RPG per PlayStation 4 e PS Vita che prende spudoratamente in prestito meccaniche e tendenze narrative tipiche di serie ben più famose e acclamate, come Persona e Tales of, senza però eguagliarne -neanche lontanamente- lo spessore.
    Convinti di aver fra le mani un prodotto più curato del precedente, ne abbiamo testato la versione PS4, scoprendo nostro malgrado l'amara verità che ci apprestiamo a confessarvi.

    Una domenica infinita

    La trama di Akiba's Beat ci pone nei panni di Asahi Tachibana, uno svogliatissimo ragazzo prossimo ai vent'anni cui piace dormire fino a tardi e che trascorre tutte le sue notti in compagnia di anime e videogiochi. Per sua stessa ammissione, si tratta dunque del sempre meno raro NEET che appunto non ha alcuna propensione per lo studio e al contempo non vuole saperne di cercare lavoro. Tra una passeggiata e l'altra fra le strade della sempre affollata Akihabara, quartiere in cui il patentato fannullone ha la fortuna di risiedere, Asahi si imbatte nei primi minuti di gioco nella graziosa Saki Hoshino, prorompente fanciulla che lo trascina con un simpatico inganno in un Delusionscape, uno strano luogo che trascende il concetto di realtà.

    Questi dungeon hanno infatti origine dalle delusioni e dai sogni infranti dei cittadini, i quali trovano al loro interno il conforto mancato nel mondo reale; per lo specifico, si tratta di dimensioni idilliache create su misura per ciascun esser umano in cui appunto si concretizzano i sogni più nascosti e irraggiungibili degli stessi. Tali realtà alternative hanno però effetti sempre più negativi sulla città, soprattutto quando questa, all'insaputa della stragrande maggioranza dei suoi abitanti, entra in un inarrestabile loop temporale che la costringe a rivivere all'infinito lo stesso giorno. L'unica speranza di ripristinare il normale continuum spaziotemporale è quella di scovare e infrangere tutti i Delusionscape comparsi in città (sconfiggendo il boss finale di ciascun dungeon) e metter fine alle attività di Kanon, il misterioso "Contraente di Delusioni" che se ne va in giro a distorcere la realtà. Come prevedibile, l'ingrato compito toccherà proprio al pigro Asahi e alla misteriosa Saki, la quale, convinta di essere una specie di prescelta, è infatti dedita da oltre un anno alla distruzione di queste dimensioni immaginarie.
    Nonostante gli spunti quantomeno interessanti offerti dalla trama (che spesso cerca di imitare mostri sacri come l'osannato Persona 4 e il più recente Tokyo Mirage Sessions #FE), la storia di Akiba's Beat non ci ha convinti affatto, risultando poco ispirata e persino un po' forzata. Fra personaggi stereotipati, ripetuti colpi di scena scontatissimi e una narrazione abbastanza scadente, affetta per giunta dai fastidiosi dialoghi prolissi in stile visual novel, il prodotto tende ad annoiare già dopo una decina scarsa di ore a causa di una ripetitività senza eguali. Persino l'ambientazione, assai più spoglia di quanto visto in Akiba's Trip: Undead & Undressed, i continui riferimenti alla cultura otaku e il caratteristico umorismo nipponico delle frequenti gag, faticano ad intrattenere degnamente il giocatore nelle 50-60 ore richieste per il totale completamento del titolo.

    Tales of Akiba

    Sul lato gameplay, Akiba's Beat si comporta leggermente meglio, ma anche qui non abbiamo potuto fare a meno di notare qualche prestito di troppo. Il combat system dell'action RPG, infatti, ricalca pesantemente il caratteristico e apprezzato Linear Motion Battle System della serie Tales of: in particolare, in fase di analisi ci è sembrato di aver fra le mani un presuntuoso clone di Tales of Zestiria, completo persino (come vedremo a breve) dei principali difetti universalmente imputati a suo tempo al titolo della scuderia Bandai Namco. Come in qualunque Tales of, sia in battaglia che nelle fasi esplorative fuori dai dungeon, il giocatore può impostare come leader e controllare il proprio personaggio preferito, con la possibilità di cambiare in qualunque momento dello scontro l'eroe utilizzato attraverso una rapida pressione della croce direzionale.

    Alle battaglie possono, del resto, partecipare fino a quattro dei sette personaggi giocabili, ciascuno dei quali può muoversi in tre dimensioni e dar vita a combo pressoché infinite attraverso il bieco button mashing. L'unico limite posto alle combo, esattamente come accadeva nel già menzionato Tales of Zestiria, è rappresentato dall'indicatore AP: sia gli attacchi regolari che le tecniche speciali attingono purtroppo all'esigua scorta di AP di cui ciascun personaggio dispone, di conseguenza, una volta esauriti, il ritmo di gioco si spezza bruscamente poiché gli sventurati eroi risultano del tutto impossibilitati ad agire per qualche secondo. Una sfortunata scelta degli sviluppatori che di certo farà storcere il naso agli appassionati dei combattimenti frenetici, aggravata ulteriormente dalla legnosità dei movimenti dei personaggi, ma soprattutto dall'insopportabile imprecisione e lentezza dei comandi. L'unica novità, più o meno genuina, introdotta dal combat system di Akiba's Beat è rappresentata dalla modalità Image Field: riempendo un'apposita barra attraverso combo e abilità speciali, il combattente utilizzato può attivare una modalità sin troppo simile all'Over Limit della serie Tales of e godere momentaneamente non solo di AP illimitati, ma anche di un moltiplicatore dei danni che arriva addirittura a quadruplicare per un breve lasso di tempo l'efficacia degli assalti.
    Durante tale modalità, è inoltre possibile ricorrere alle devastanti e univoche mosse special dei vari combattenti, in grado di ribaltare istantaneamente la maggior parte degli scontri, ma anche in questo caso troppo simili alle Arti Mistiche della serie di casa Bandai Namco. La proverbiale ciliegina sulla torta è infine rappresentata da un livello di difficoltà assai tarato verso il basso, persino durante le boss battle teoricamente più "impegnative". Sebbene il titolo presenti infatti quattro diverse opzioni di difficoltà, queste influenzano soltanto il quantitativo di HP di cui ciascun mostro dispone, e non i parametri o l'efficacia degli attacchi di ambedue le parti; di conseguenza, quand'anche aumentasse la difficoltà nell'apposito menu delle impostazioni, il giocatore otterrebbe solo un noioso prolungamento degli scontri, non certo un maggiore e agognato livello di sfida.

    Se i combattimenti ricordano tanto Tales of, le diurne fasi d'esplorazione fra le strade di Tokyo richiamano invece i titoli della serie Persona e il crossover Tokyo Mirage Sessions #FE. Sciaguratamente Akihabara è però più spoglia che mai, priva dei caratteristici negozi di merchandise, ma anche di qualsiasi dettaglio o elemento interrativo, così come pure gli NPC che la affollano, qui ridotti a statiche e inutili sagome colorate. La situazione migliora comunque un minimo almeno nei vari dungeon, tutti più o meno fantasiosi e rigorosamente supportati da una discreta e variegata colonna sonora che ben si amalgama ai toni della narrazione.
    Pezzo forte dell'intera soundtrack è senza dubbio il tema principale, "again", cantato dal sempre ispirato (e apprezzato) duo musicale giapponese ClariS, noto anche dalle nostre parti per il contributo dato a serie di animazione di successo quali "Ore no imouto ga konna ni kawaii wake ga nai" e "Puella Magi Madoka Magica".
    Akiba's Beat, infine, giunge nel nostro continente con sottotitoli unicamente in inglese, e ben due tracce audio: se la prima, in lingua anglofona, ci è parsa mediocre, mal recitata e a volte persino insopportabile (alcuni personaggi presentano infatti voci a dir poco inadatte), la seconda, in lingua originale, svolge invece un lavoro impeccabile, anche grazie alla presenza di interpreti vocali del calibro di Tetsuya Kakihara (Natsu Dragneel nel franchise di Fairy Tail).

    Akiba's Beat Akiba's BeatVersione Analizzata PlayStation 4Carente sia a livello narrativo che sul ramo gameplay, elementi fondamentali del genere ruolistico, Akiba’s Beat risulta un prodotto del tutto incapace di coinvolgere il giocatore, nonché un passo indietro rispetto al già più originale (e divertente) Akiba’s Trip: Undead & Undressed. Per tutte le numerose mancanze sottolineate in fase di analisi, ne consigliamo l’acquisto soltanto ai giocatori più affezionati alla cultura otaku e al tipico umorismo nipponico, spesso frainteso o comunque non proprio apprezzato dal pubblico occidentale; chiunque altro si ritrovi alla ricerca di un valido action RPG, soprattutto su PlayStation 4, farebbe meglio a orizzontarsi verso produzioni recenti come NieR: Automata, Gravity Rush 2 e Tales of Berseria, sicuramente ben più profondi e meritevoli di un posto in collezione.

    5.8

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