Alfred Hitchcock Vertigo Recensione: dal cinema al videogioco

Pendulo Studio tenta di adattare il cinema di Hitchcock in un videogioco mancando di molto il bersaglio con un prodotto traballante e derivativo.

Alfred Hitchcock Vertigo Recensione: dal cinema al videogioco
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Non è passato troppo tempo da quando Pendulo Studio e Microids hanno annunciato ufficialmente Alfred Hitchcock Vertigo. Si è sempre saputo che sarebbe stata un'avventura narrativa sulla falsariga dello stile sviluppato negli anni da Telltale, e il team negli scorsi mesi ha confermato di aver addirittura comprato la licenza per utilizzare il nome del regista, in quanto la loro opera ha sempre voluto essere una libera reinterpretazione di Vertigo, che in Italia conosciamo come La Donna che Visse Due Volte.

    Omaggiare un autore leggendario come Hitchcock sfruttando il medium videoludico è un'operazione incredibilmente ambiziosa, e di questo va certamente dato atto al team di sviluppo, anche perché Vertigo non è certo un film qualunque. Parliamo infatti di un'opera importantissima, un capolavoro che da anni si contende con Quarto Potere il titolo di miglior film di sempre. A prescindere dalle dichiarazioni di Pendulo Studio, però, ciò che conta davvero è la resa finale del gioco, e purtroppo il team non sembra essere riuscito a sostenere appieno il peso delle proprie ambizioni, soprattutto a causa di un approccio errato nei confronti del materiale originale.

    Licenze poetiche

    Alfred Hitckock Vertigo non vuole in alcun modo essere una riproposizione videoludica de La Donna che Visse Due Volte, e questo è chiaro sin dai primi istanti del gioco in cui vengono introdotti personaggi e situazioni che con il capolavoro di Hitchcock non hanno nessun punto di contatto diretto. Le somiglianze tra le due opere, sia all'inizio che durante lo svolgimento del gioco, sono infatti di carattere puramente tematico.

    Il gioco racconta la storia dello scrittore Ed Miller, che in seguito ad un incidente d'auto si trova bloccato in casa a causa di un grave attacco di vertigini che gli impedisce persino di alzarsi dal letto. Durante le sessioni di terapia a cui si sottopone per guarire dalla sua particolare condizione emergono dei dettagli molto strani sull'incidente: Ed è infatti certo che in macchina con lui ci fossero anche la sua compagna e la figlioletta, ma nessuno ha mai visto nessuna delle due in compagnia di Ed, e in molti sono convinti che si tratti di illusioni create dalla sua mente per far fronte all'accaduto o, peggio, ad un vecchio trauma sepolto nel suo inconscio. La storia è anche piuttosto interessante, ed è senza dubbio in linea con l'approccio di Hitchcock al thriller psicologico. Il grande, grandissimo problema di Alfred Hitchcock Vertigo sta nella sua narrazione: l'approccio "a la TellTale" non è sbagliato di per sé, ma di fronte al lavoro di Pendulo Studio ci si rende rapidamente conto del fatto il gioco che non ha minimamente chiaro che cosa voglia essere. Funziona poco come videogioco proprio perché tenta quasi ossessivamente di essere cinema dall'inizio alla fine, ma non riesce mai nemmeno ad avvicinarsi all'obiettivo perché continua ad interrompere il proprio flusso narrativo con escamotage ludici completamente fini a sé stessi.

    Vertigo è diviso in capitoli, e ognuno si svolge grossomodo alla stessa maniera: si inizia con una breve cutscene legata alle sessioni di psicoterapia di Ed; da lì si passa a piccole sezioni narrative in cui bisogna esplorare un certo ambiente e portare a termine dei compiti molto semplici, per poi concludere con una fase ulteriore di terapia in cui rivivere ogni avvenimento narrato da un punto di vista alternativo, seguita da una cutscene di raccordo col capitolo successivo.

    Si tratta di un "loop" stancante, che nella stragrande maggioranza dei casi dà l'impressione di voler allungare inutilmente i tempi della narrazione. Il risultato è che Vertigo, che nelle intenzioni vorrebbe riportare nel videogioco la tensione tipica dei film di Hitchcock, si mostra fin dai primi istanti come un gioco estremamente prevedibile e privo di mordente, sostanzialmente incapace di stupire o anche solo di infondere nel giocatore/spettatore una traccia di inquietudine.

    Pericolosa onniscienza

    L'altro grande difetto di Vertigo è il fatto che, per come è strutturato il gioco, l'utente è sempre a conoscenza di più dettagli della storia rispetto ai protagonisti. È un'eredità del materiale cinematografico originale, in quanto il cinema di Hitchcock ha sempre sfruttato questo tipo di simil-onniscienza dello spettatore per generare tensione. È un concetto molto semplice ma terribilmente efficace: se lo spettatore è a conoscenza del fatto che dietro l'angolo si nasconde un assassino allora vivrà l'avvicinamento del protagonista a quell'angolo con apprensione, alimentando la suspense della messinscena.

    È uno degli espedienti più antichi del Cinema ed è una delle cifre stilistiche più riconoscibili di Hitchcock, peccato che in un videogioco di stampo esplorativo e narrativo finisca per creare solo una gran confusione e appiattire l'esperienza. Vertigo, come già detto, è ambientato per buona parte all'interno di una serie di sedute di psicoterapia, e non si limita a mettere il giocatore nei panni di uno solo dei personaggi. Al contrario, il titolo porta l'utente ad interpretare prima il paziente e poi l'analista, e pretende che la sua narrazione fatta di domande e risposte multiple risulti solida e credibile quando, con un'espediente piuttosto claudicante, chiede al giocatore di scegliere sia che domande porre sia quali risposte dare. Pertanto chi si trova al di là dello schermo è in un certo senso un osservatore onnisciente, ma questo si sposa malissimo sia con il modo in cui la storia si sviluppa sia con il senso stesso del videogioco. L'errore di Vertigo è quello di considerare il giocatore alla pari di uno spettatore, confondendo la passività della fruizione cinematografica con l'interattività del medium videoludico.

    È proprio per questo che Vertigo non funziona né come videogioco né come film (più o meno) interattivo: nei momenti narrativi si viene tormentati di continuo da dei quick time event che non hanno alcun impatto effettivo sull'esperienza, quasi come se Pendulo Studio avesse il terrore che il suo titolo "fosse troppo poco videogioco", mentre nelle fasi più attive il gameplay si dilata terribilmente per inseguire le suggestioni del cinema, tra l'altro sfoggiando una cornice tecnica ed estetica di basso livello.

    In sostanza l'errore di Alfred Hitchcock Vertigo è stato quello di inseguire il cinema di Hitchcock solo da un punto di vista formale, senza però riuscire in alcun modo a tradurre le sue caratteristiche nel linguaggio videoludico. Il coraggio e l'ambizione di Pendulo Studio vanno sicuramente rispettati, ma in Alfred Hitchcock Vertigo c'è veramente poco altro.

    Alfred Hitchcock Vertigo Alfred Hitchcock VertigoVersione Analizzata PCAlfred Hitchcock - Vertigo è un titolo sicuramente ambizioso, che però cade vittima delle sue stesse intenzioni. Tradurre in videogioco il linguaggio cinematografico di un regista seminale come Hitchcock è un intento complicato, e il modo con cui Pendulo Studio l'ha rincorso sottolinea un'evidente confusione sulla natura stessa dell'adattamento. Vertigo è tutta forma e poco contenuto, e si qualifica come un'avventura narrativa a la TellTale con veramente poco da dire, soprattutto a causa della piattezza del suo racconto. Un gran peccato, purtroppo.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel Core i7-9750H
    • RAM: 16gb
    • GPU: Nvidia GeForce RTX 2060
    5

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