ANNO Mutationem Recensione: action RPG a tinte cyberpunk e anime

Un esordio molto positivo per un team cinese che si è lasciato ispirare dalla narrativa e dall'estetica degli anime sci-fi e cyberpunk degli anni '90

ANNO Mutationem
Recensione: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Quello dell'unicità, nel mondo dell'arte e dell'intrattenimento, è un problema enorme che chiunque si imbarchi in un percorso creativo è obbligato a porsi ad un certo punto del processo. In un mondo affollatissimo come quello del videogioco, in cui le pagine di tutti gli store online traboccano di titoli al punto da assomigliare a vere e proprie giungle digitali, farsi notare è difficilissimo, in particolare se come creativo stai muovendo i tuoi primi passi e di esperienza sotto la cintura ne hai accumulata poca.

    A volte, però, basta un dettaglio per far sì che ciò che si sta creando catturi l'attenzione di qualcuno; un'idea capace di attirare la curiosità di chi sta scrollando pigramente la home page di Steam o si trova sballottato tra un trailer e l'altro nel mare magnum di YouTube, una parte che possa fare da traino per il tutto. ANNO: Mutationem, Action RPG a tema cyberpunk di un piccolo team di sviluppo di Pechino che risponde al nome di Thinking Stars, la sua occasione se l'è giocata puntando sull'estetica. E proprio grazie ad essa si è ritagliato un piccolo ma significativo spazio nelle wishlist di una fetta di pubblico che si è andata via via allargando.

    ANNO: Mutationem, però, non è solo un action RPG dal look invidiabile, né tantomeno uno dei tanti videogiochi che flirtano col cyberpunk come se ne sono visti tanti negli ultimi anni: è prima di tutto un videogioco cinese che si discosta notevolmente dai canoni del gaming mainstream della Repubblica Popolare, un titolo nato indipendente e successivamente aiutato dagli investimenti del China Hero Project di Sony e dal supporto alla pubblicazione di Lightning Games.

    Il valore dell'estetica

    ANNO: Mutationem risponde all'annosa questione dell'unicità puntando tutto sulla sua struttura ibrida, che mescola non solo gli sfondi in 3D con gli sprite bidimensionali un po' come facevano titoli del calibro di Paper Mario e Xenogears, ma anche la sua struttura open map con quella dei livelli a scorrimento orizzontale. ANNO: Mutationem è un melting pot di concetti ludici molto differenti, spesso addirittura agli antipodi tra loro, ed è questa sua unicità a comporre lo scheletro del gioco.

    Da un lato c'è un complesso di piccole città da esplorare più o meno liberamente che sono il risultato di un processo che sembra averle obbligate a raggiungere il futuro in fretta e furia, brulicanti di vita quanto sporche, labirintiche e disordinate, dall'altro invece c'è un sistema di livelli più tradizionale, in cui viene meno la terza dimensione a favore di una leggibilità maggiore dello schermo e delle dinamiche di combattimento. L'obiettivo più o meno dichiarato di ANNO: Mutationem era quello di riuscire ad offrire al pubblico il meglio dei due mondi.

    Le fasi esplorative beneficiano della terza dimensione e della libertà che essa garantisce al movimento e alla scoperta, permettendo peraltro di soffermarsi a scandagliare con lo sguardo ogni scorcio degli ambienti urbani presenti nel gioco, mentre quelle d'azione restringono il focus e limitano il movimento al

    solo scorrimento orizzontale per eliminare il superfluo e spingere su un combat system semplice ma estremamente appagante. Va detto: tolta qualche imprecisione di troppo, ANNO: Mutationem il suo scopo l'ha centrato in pieno, e riesce a valorizzare a dovere le sue due anime. Questo perché gli ambienti di Noctis City, Skopp City e Margaritia sono effettivamente splendidi, perché le atmosfere urbane trasmettono alla perfezione il mood allo stesso tempo vitale e decadente di questo universo narrativo e perché l'altro lato della medaglia mette in mostra un sistema di combattimento che al netto di qualche semplificazione di troppo è effettivamente soddisfacente da approfondire e apprendere.

    Lo stile prima della sostanza

    Se è quindi indubbio che ANNO: Mutationem sia riuscito davvero a costruirsi un'estetica affascinante e funzionale all'atmosfera che voleva comunicare, è però anche vero che a livello di contenuti risulti a conti fatti un po' troppo carente. Per farla breve diciamo che l'ottimo lavoro fatto con il worldbuilding e con la caratterizzazione di ambienti e abitanti non si riflette in maniera particolarmente evidente con la qualità della narrativa. ANNO: Mutationem è, esattamente come Eastward, un videogioco cinese imbevuto di cultura pop e ludica giapponese (a proposito, recuperate la recensione di Eastward).

    Le citazioni a mostri sacri dell'animazione come Neon Genesis Evangelion e Ghost in the Shell si sprecano, ma la semplicità dell'intreccio narrativo trasmette come la sensazione che Thinking Stars sia rimasta un po' troppo schiava delle proprie ispirazioni. Manca un po' brio nei dialoghi e la caratterizzazione dei personaggi si basa su stereotipi dell'animazione

    giapponese che non va in alcun modo a rielaborare. È un peccato, perché quando si guarda agli abitanti delle città e si sbircia nelle loro vite emerge una narrativa indiretta estremamente affascinante, capace di approfondire il contesto storico e culturale in cui si svolge il gioco, ma quando si passa alla trama tutte le fascinazioni cyberpunk suggerite dall'estetica finiscono per appiattirsi su una storia un po' troppo banale nello svolgimento e nei contenuti. Di fatto ANNO: Mutationem è un thriller incentrato sulla protagonista Ann che si mette alla ricerca del fratello scomparso e, durante la sua avventura, finisce per scoprire dei dettagli inquietanti sul proprio passato. Mancano un po' tutte quelle riflessioni sul rapporto tra organico e inorganico tipiche della narrativa cyberpunk, così come manca un reale approfondimento della piscologia di Ann relativo alla vicenda narrata che, sulla carta, dovrebbe avere un impatto estremamente più percepibile sulla sua integrità. Questo non significa che si tratti di una trama scritta male, quanto più che il gioco riesce a creare un palcoscenico molto affascinante sul quale però mette in scena un racconto semplice e, in certi momenti, non particolarmente brillante.

    Le meccaniche di gameplay

    In apertura si parlava del dilemma dell'unicità e di come la ricerca di uno stile personale sia uno degli ostacoli principali sulla strada di ogni sviluppatore alle prime armi alla ricerca delle luci della ribalta. Per ovviare a questo problema, spesso, i team di sviluppo adottano un approccio tale per cui il valore produttivo delle prime ore di gioco risulta essere maggiore rispetto a quello espresso per le fasi finali. Bisogna intercettare il pubblico e convincerlo della bontà dell'offerta, anche solo per scongiurare il rimborso della spesa dopo le primissime sezioni di gameplay. Questo, manco a dirlo, impatta sull'evoluzione stessa delle meccaniche di gioco e sulla progressione.

    Ecco, se c'è un valore per cui Thinking Stars merita un piccolo elogio è proprio quello della pazienza dimostrata nella costruzione dell'opera. ANNO: Mutationem è un prodotto tutto sommato abbastanza grande (forse un po'troppo, ma ci arriviamo), ma nonostante questo il team ha deciso di puntare tutto su una crescita organica del titolo e del suo sistema di combattimento. Le prime due ore di gioco hanno un ritmo compassato, mai descrivibile come lento ma sicuramente più rilassato del previsto. Non sarà certo un inizio al cardiopalma, ma questo permette di prendersi il proprio tempo per immergersi a dovere nel mondo di gioco e di imparare le basi del sistema di combattimento cominciando ad apprezzarne le caratteristiche con la dovuta calma.

    C'è uno specifico momento della trama in cui però tutto cambia, e vengono introdotte in breve un buon numero di novità che vanno ad approfondire parecchio le stratificazioni del gameplay grazie soprattutto all'introduzione di uno skill tree che permette di espandere mano a mano il moveset di Ann, che si compone di attacchi leggeri, attacchi pesanti e colpi d'arma da fuoco in grado di offrire una buona varietà di approcci ad ogni situazione. Questo dona ad ANNO: Mutationem una progressione organica e una curva d'apprendimento che diventa via via più ripida senza però negare al giocatore la possibilità di apprendere e metabolizzare ogni novità del combat system.

    La missione principale del gioco, inoltre, si svolge in gran parte all'interno di quelli che sono dei veri e propri dungeon brulicanti di creature mutate e nemici armati fino ai denti. A stupire è proprio l'interconnessione interna dei singoli dungeon che va a restituire un feeling molto vicino a quello di un metroidvania in miniatura. Ogni sezione si presenta inizialmente come lineare, ma progredendo nell'esplorazione si entra in contatto con un ventaglio di scorciatoie e potenziamenti che rendono l'attraversamento degli spazi un'attività in grado di generare molte più soprese del previsto.

    Il tutto, tra l'altro, è condito da una mappa 3D che strizza molto l'occhio a Metroid Prime e che in questo specifico frangente funziona davvero molto bene. È un po' un peccato che nel gioco esista una divisione piuttosto netta tra le aree aperte, tendenzialmente dedicate all'esplorazione e alle missioni secondarie (che, ahimé, sono piuttosto banali nella realizzazione), e le aree più lineari, che finiscono per occupare la maggior parte del tempo essendo esse legate alla missione principale. Sarebbe stato bello vedere un livello di interconnessione maggiore tra le due istanze di gameplay e non una divisione così netta.

    Un buon primo passo

    Chi ben comincia, si dice, è a metà dell'opera. Il primo passo di Thinking Stars è effettivamente un ottimo esordio capace di farsi ricordare con grande piacere. Certo, non si grida al miracolo e c'è più di qualche spigolo da sgrezzare, ma ANNO: Mutationem fa ben sperare per il futuro ed è sicuramente uno dei giochi "minori" più interessanti di questo 2022. Ci sono, in particolare, un paio di cose che andrebbero riviste: in primis il sistema di loot risulta leggermente soffocante dal momento che si viene sommersi da una quantità di oggetti fondamentalmente inutili nella maggior parte delle occasioni.

    Oltre a questo va sottolineata qualche piccola imprecisione nei movimenti nelle sezioni in cui è possibile muoversi liberamente sulle tre dimensioni e la scelta poco elegante di non permettere ad Ann di utilizzare oggetti curativi al di fuori delle sezioni di combattimento. Al netto di tutto questo, però, ANNO è un videogioco che conserva fino alla fine un fascino tutto suo pur non essendo supportato da una scrittura particolarmente brillante. Forse proprio a causa di questo si arriva in fondo un pelino stanchi, ma nulla di troppo impattante sull'esperienza complessiva.

    Il team è stato capace di confezionare dei momenti memorabili, grazie soprattutto alla mai abbastanza celebrata direzione artistica, vero e proprio fiore all'occhiello di tutto il progetto. Posti come il bar di Nakamura (in cui è presente uno splendido tributo a Va-11 Ha11-a, fra le altre cose), il palazzo di Ann o il quartiere off-shore sono splendidi e raccontano un mondo che sembra vivo ogni volta che lo si osserva con attenzione.

    Questo basta e avanza a coprire il costo del biglietto, ma se ci si aggiungono l'evoluzione del combat system, l'interconnessione estrema dei livelli "tradizionali" e l'ottima gestione del camera-work durante le cutscene narrative emerge un videogioco che vale più della somma delle sue parti, positive o negative che siano, ed è un gran bene per un'industria come quella cinese che sta cominciando ad affacciarsi solo ora sul mondo console.

    ANNO: Mutationem ANNO: MutationemVersione Analizzata PCANNO: Mutationem è un progetto estremamente affascinante, diviso tra la libertà della sua struttura open map e la semplicità diretta delle sue sezioni action in 2D. Thinking Stars sarà pur basata a Pechino, ma ANNO sprizza Giappone da ogni fotogramma, con richiami ai grandi classici dell'animazione di fantascienza e a quel gusto un po' rétro per le fascinazioni cyberpunk tanto care alla contemporaneità. Un videogioco grezzo e con qualche piccolo errore concettuale, che è però capace di rapire il giocatore per immergerlo in un'atmosfera difficilmente dimenticabile e un cast di personaggi a cui si finisce per voler bene seppur non brilli per caratterizzazione. Ottima la progressione e convincente il level design, anche se il vero fiore all'occhiello di tutto il progetto è la sua splendida direzione artistica. Un esordio davvero notevole.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel Core i7-9750H
    • RAM: 16gb
    • GPU: Nvidia GeForce RTX 2060
    7.5

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