Another Sight Recensione: chi ha paura del buio?

Il team italiano Lunar Great Wall Studios presenta Another Sight, platform dai toni Steampunk con una marcata componente puzzle.

recensione Another Sight Recensione: chi ha paura del buio?
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  • Pc
  • Switch
  • Un'opera d'arte non è esattamente un insieme di colori e di forme, è qualcosa di più. Un grande musicista seduto al piano, che mette in musica un complesso spartito, non riproduce semplicemente le note giuste al momento giusto. A scatenare una forte emozione non è mai la sola somma delle parti, ma la loro unione armonica, l'intensità di un'interpretazione, la capacità di mescolare ogni elemento. Coi videogiochi è la stessa cosa, e stavolta gli elementi per creare un indie di quelli da ricordare, l'italianissima casa di produzione Lunar Great Wall Studios ce li aveva mostrati tutti. È per questo motivo che il loro ultimo lavoro, Another Sight, aveva colto la nostra attenzione: un'avventura story-based, intrisa di puzzle da completare grazie all'interazione dei due personaggi principali, che si riprometteva di emozionare e, soprattutto, di inviare un forte messaggio sulla cecità, in modo originale e difforme dai più banali cliché. Eppure, di fronte alla versione finale di Another Sight bisogna ammettere che tutti questi ingredienti non sono stati amalgamati nel modo più opportuno.

    Le buone intenzioni...

    Il progetto di Lunar Great Wall Studios è nato in collaborazione con l'Istituto Ciechi Italiano, e, più in particolare, si ispira direttamente ad un'esperienza chiamata "Dialogo nel buio": stupenda iniziativa che permette, in quel di Milano, di vivere un percorso guidato in totale condizione di buio, in modo da sperimentare in prima persona cosa vuol dire essere ciechi, ma soprattutto comprendere le reazioni del corpo umano, che immediatamente si adatta "concentrandosi" sugli altri sensi, "guardando" con altri occhi. L'iniziativa, quindi, mira a far comprendere a chiunque voglia viverla che anche se la vista ci appare come predominante rispetto agli altri sensi, il mondo di un cieco non è altro che un modo differente di percepire la realtà, piuttosto che una condizione senza via d'uscita e senza speranza.

    La protagonista di Another Sight, Kit, perde la vista dopo un incidente nella metropolitana di Londra. Cascata nei sotterranei senza sapere come, si ritrova sola alla disperata ricerca di suo padre e di una via d'uscita. Lungo la strada incontrerà Hodge, un gattone misterioso che la seguirà sin da subito, e che potremo controllare per aiutare la dolce donzella in pericolo a ritrovare la strada di casa. Ora, l'intero fulcro di Another Sight è la particolare "condizione" di Kit: chiamarla cecità sarebbe del tutto sbagliato, poiché vestire i panni della giovane aristocratica significa letteralmente vedere un mondo diverso da come appare a tutti gli altri. Un mondo fatto di percezioni, di suoni e di odori che si trasformano in luci coloratissime e campi energetici che ci guideranno nell'affrontare i livelli 2.5D del titolo. Un plauso va fatto ai ragazzi di Lunar Great Wall Studios per aver ricreato in modo molto interessante una "visione alternativa" delle cose: Kit brancola nel buio in assenza di rumori, di odori, di oggetti da toccare, rallentando contemporaneamente anche il giocatore che, inizialmente, spasima per poter cambiare personaggio spostandosi su Hodge, in modo da "riottenere la vista", anche soltanto per un momento. Col passare del tempo, però, questa necessità tanto impellente comincia a scemare: anche noi, come Kit, cominciamo ad abituarci al nuovo modo di percepire le cose e, di conseguenza, a cercare sempre meno l'aiuto di Hodge quando non è necessario. Ottimo il lavoro, dunque, sotto questo profilo... peccato che il resto del titolo lasci molto a desiderare.

    ...non sempre bastano

    Another Sight mostra "un'altra faccia" sul versante tecnico. L'aspetto grafico non è certamente eccelso, e nemmeno lo si pretende da un titolo con un budget modesto come questo; il problema sorge quando a supporto del prodotto c'è un art-design a tratti evanescente, che non riesce a creare personaggi ed ambientazioni in grado di colpire il giocatore. Il mondo "cieco" di Kit è, come abbiamo detto, molto originale, rispetto alla sua semplicità. Quello di Hodge, invece, lascia intravedere una certa fretta nella realizzazione. I livelli e le ambientazioni sembrano scenografie teatrali distaccate dallo sfondo vuoto, una scelta artistica particolare poiché sarebbe stato, a nostro avviso, molto interessante scoprire il contrasto tra un'ambientazione dettagliatissima (e magari anche "fredda") ed un'altra semplice ma piena di espressività come quella percepita da Kit. Le animazioni sono legnose e mal realizzate, sia nelle cut scene che nel gameplay vero e proprio.

    Come detto, il titolo consiste nel superare diversi puzzle, al fine di proseguire nell'avventura, scoprendo pian piano nuovi elementi della storia. La collaborazione e l'interazione tra Kit e Hodge sono fondamentali. Il gattone può scalare pareti impervie, infilarsi in stretti anfratti e miagolare per "illuminare" il sentiero di Kit o attrarre l'attenzione di un nemico. La giovane ragazza, invece, potrà manovrare macchinari, salire scale a pioli e tirare le leve. Una volta comprese le meccaniche di base i puzzle saranno un gioco da ragazzi, la vera difficoltà consisterà nel combattere la frustrazione. Il platforming, infatti, è flagellato dai comandi. Pur non essendo affatto complicato all'apparenza, saltare da una sponda all'altra con Hodge è una vera e propria sfida: il felino sembra una saponetta impazzita, e le animazioni del balzo in verticale richiedono spesso una precisione totalmente e palesemente aliena alla natura del gioco. Kit, al contrario, è lenta e pesante: il che, viste le sue condizioni, potrebbe essere accettabile, se non fosse che anche il più breve dei backtracking diventa, in una sola semplice parola, noioso.

    Vicolo cieco

    Quello che i ragazzi di Lunar Great Wall Studios avrebbero dovuto fare, era creare un legame profondo tra i due personaggi principali. Senza andare a scomodare The Last Guardian, avremmo immaginato molti modi in cui la relazione tra Kit ed Hodge poteva essere cucita insieme. Questo, purtroppo, non avviene. Pur essendoci una motivazione narrativa che giustifica l'incontro, non ci siamo affezionati ai personaggi, non abbiamo intrapreso il viaggio insieme a loro. L'idea di un mondo sotterraneo, di un universo al contrario e della violenta dicotomia tra luce e buio è molto affascinante, ma non viene comunicata nel modo giusto. Vale lo stesso anche per i personaggi storici che appaiono nelle cut-scene: Da Tesla a Monet, Da Edison a Verne. Sembrano piazzati nella storyline senza alcun motivo, perché non hanno uno spessore narrativo tale da giustificarne la presenza. Verso il finale le cose migliorano, ma, sfortunatamente è già troppo tardi.

    Nemmeno il doppiaggio aiuta il processo empatico. La voce inglese di Kit sembra reagire in maniera opposta al trascorrere degli eventi: poco coinvolgimento difronte alle situazioni più scioccanti, "overacting" per i leggeri sforzi o le piccole cadute della protagonista. Buona la resa, invece, dei personaggi di contorno. Ottimo il comparto sonoro, con una colonna musicale registrata dall'Orchestra di Salerno, sempre adatta, mai invasiva e nostalgica al punto giusto. Recentemente abbiamo avuto tra le mani un titolo simile a questo sotto molti aspetti: basato sulla narrativa e sul legame tra due personaggi principali, condito da puzzle semplici e con comandi che lasciavano a desiderare. Stiamo parlando di Forgotton Anne e non possiamo fare a meno di citarlo poiché, con le dovute differenze, in quel caso i limiti tecnici erano totalmente sommersi da una narrativa potentissima. Proprio come in un'opera d'arte, un videogioco è più di un semplice insieme di elementi: la formula magica consiste nel far sì che tutti gli ingredienti, errori compresi, possano lasciarci dentro un'emozione. Peccato che non sia stato questo il caso.

    Another Sight Another SightVersione Analizzata PCAnother Sight è un titolo sviluppato dall’italianissima Lunar Great Wall Studios. Nonostante le buone intenzioni, nella sua realizzazione qualcosa è andato storto: il gioco vuole trasmettere un forte messaggio sulla cecità, vista non come un handicap, ma come una condizione “speciale” rispetto a quella “tradizionale”, che non limita in alcun modo il raggiungimento della piena realizzazione di sé. Il lavoro, sotto questo aspetto, è davvero ottimo: il mondo della protagonista Kit è “illuminato” da rumori, odori e sensazioni in modo molto originale. Purtroppo, però, l’aspetto tecnico lascia parecchio a desiderare sia sul versante grafico che su quello del gameplay, flagellato dai comandi ed animazioni mal realizzati. La narrativa, poi, non ci ha coinvolti minimamente, alzando un muro tra noi ed i protagonisti principali. Il titolo non riesce a miscelare gli elementi di base in modo tale da far scattare la scintilla...e ci lascia a brancolare nel buio!

    6

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