AO Tennis 2: Recensione del nuovo gioco ufficiale degli Australian Open

I videogiocatori appassionati di tennis finalmente possono accogliere una degna trasposizione di questo amatissimo sport.

recensione AO Tennis 2: Recensione del nuovo gioco ufficiale degli Australian Open
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Per i videogiocatori appassionati di tennis, questi ultimi anni non sono sicuramente stati tra i più belli ed esaltanti di sempre. L'attuale generazione è stata probabilmente quella più deludente in assoluto per quanto riguarda le trasposizioni virtuali di questo sport, ormai orfano da tempo di tutti i suoi brand più apprezzati. A quasi nove anni dall'uscita degli ultimi capitoli di Top Spin e Virtua Tennis, la situazione sembrava insomma davvero tragica, e la piacevolissima variante arcade in salsa Nintendo di Mario Tennis Aces non è certo stata sufficiente a saziare gli appetiti dei fan. Dopo la cocente delusione di Tennis World Tour, pertanto, in molti avevano ormai perso la speranza. Fortunatamente, a mettere a segno un buon servizio sono stati gli australiani di Big Ant Studios, il minuscolo - ma estremamente agguerrito - team responsabile dello sviluppo di AO Tennis 2, secondo appuntamento videoludico interamente dedicato al mondo degli Australian Open.

    Il primo AO Tennis

    Sono in pochi a conoscere il primo AO International Tennis, sebbene questo risulti, almeno fino ad oggi, il miglior gioco di tennis dell'attuale generazione di console. Parlare della sua genesi e del suo iter di sviluppo è fondamentale per inquadrare anche questo suo seguito.

    La versione iniziale di AO International Tennis, disponibile a partire da inizio 2018 esclusivamente in Australia e Nuova Zelanda, era davvero terribile: gli sviluppatori hanno tuttavia deciso di non perdersi d'animo, continuando a limare quasi tutte le asperità più pronunciate di un prodotto imperfetto sotto quasi tutti gli aspetti, ma comunque capace di intrattenere con un gameplay molto rispettoso dello sport che cercava di riprodurre. Così, poco a poco, il gioco è cresciuto e si è evoluto fino ad arrivare alla piena maturazione. A metà 2018, dopo parecchie patch correttive, il titolo è finalmente uscito nel resto del mondo, decisamente più in forma della diretta concorrenza targata Breakpoint (come potete leggere nella nostra recensione di Tennis World Tour), iniziando a fare proseliti e gettando le basi per la formazione di una community accanitissima, riunitasi attorno ad una delle intuizioni migliori della software house: il potentissimo editor di contenuti. Il rapporto tra AO International Tennis e il suo seguito è così viscerale da aver permesso al secondo di ereditare ogni singolo contenuto creato dagli utenti per il primo, facendo esordire AO Tennis 2 con un potenziale database di circa 200.000 tennisti creati interamente dalla community. Tutto ciò si somma in maniera organica a un soddisfacente gruppo di atleti su licenza modellati direttamente dal team di sviluppo, tra cui spiccano i nomi di Rafael Nadal e Ashleigh Barty, rispettivamente numeri uno dei ranking ATP e WTA.

    I cambiamenti rispetto al primo capitolo, tra carriera ed editor

    La possibilità di utilizzare gli stessi contenuti a cavallo tra due giochi getta un po' di ombre sulla reale evoluzione del nuovo progetto rispetto all'edizione di un anno e mezzo fa: cos'è davvero cambiato, in confronto al primo capitolo della serie? Da un punto di vista strettamente tecnico i passi in avanti sono piuttosto limitati.

    Osservando attentamente sessioni di gameplay di entrambi i giochi, le differenze si possono contare sulle dita di una mano; a rendere distinguibili i due prodotti abbiamo soltanto qualche leggero ritocco al sistema di illuminazione e all'effettistica di contorno, oltre ad alcune piccole modifiche dei menu e alla presenza di nuovi dettagli dei campi da tennis ufficiali dell'Australian Open, disponibili nel pacchetto su licenza ufficiale. Sul versante della modellazione poligonale e delle texture, i cambiamenti risultano veramente impercettibili.

    Quella messa in piedi da Big Ant non è stata una corsa al miglioramento tecnico, quanto piuttosto una sfida contenutistica; a far bella mostra di sé, accanto alle varie modalità classiche, tra cui l'immancabile evento singolo, c'è sia la possibilità di disputare per intero la competizione che dà il nome al gioco, sia la facoltà di crearne altre personalizzate. Troviamo poi la presenza dei doppi - anche misti - e una carriera decisamente evoluta, arricchita da intermezzi animati creati usando il motore di gioco e conferenze stampa nelle quali dovremo districarci attraverso una pioggia di domande al vetriolo, legate alle nostre prestazioni in campo.

    Non manca neppure un vero sistema di crescita del personaggio, grazie al quale il nostro esordiente potrà crescere - partita dopo partita - fino a lottare ad armi pari con mostri sacri della disciplina come Nadal. Questa componente di stampo quasi ruolistico è però soltanto la punta dell'iceberg.

    Anche per quanto concerne i menu di creazione del personaggio, il team australiano ha pensato di non lasciar nulla di intentato: l'editor è incredibilmente ricco di possibilità, oltre che estremamente semplice e intuitivo da utilizzare. La presenza di decine e decine di parametri da modificare potrebbe risultare persino soverchiante per alcuni giocatori: se siete tra questi, in ogni caso, non temete, dal momento che potrete pur sempre generare il vostro alter ego in maniera casuale.

    A sorprendere non è soltanto la quantità spropositata di personalizzazioni fisiche, ma anche la scelta degli stili di gioco, della mano preferita, della superficie più apprezzata e di quella più indigesta; per non parlare poi degli stili di battuta e ricezione, creati a partire da quelli reali di alcuni dei tennisti presenti in via ufficiale all'interno del gioco. Potremo ad esempio creare un alter ego che tira come Nadal, batte con lo stesso stile di Ash Barty e riceve con le movenze del francese Gaël Monfils.
    Sullo stesso livello si assesta l'editor degli stadi (o meglio, dei complessi), grazie al quale potremo entrare all'interno di un "gioco nel gioco": avremo infatti modo sia di personalizzare ogni aspetto dello stadio principale, sia di predisporre numerosi campi secondari, edifici di ogni sorta e persino svariate tipologie di vegetazione. Un po' troppo complessa, invece, la sezione dedicata alla creazione di loghi personalizzati, pensata come se fosse una sorta di elementare software per l'editing di grafica vettoriale: lo abbiamo trovato decisamente troppo scomodo e poco efficace.

    Si scende in campo

    Una volta scesi in campo, il gioco inizia a scricchiolare sotto il peso dei limiti produttivi dovuti al ridotto budget a disposizione, i quali si riflettono in maniera evidente sul comparto tecnico e sulle animazioni dei giocatori. Per quanto queste ultime siano ottime se prese singolarmente, infatti, talvolta appaiono un po' troppo scollegate tra loro, restituendo una cornice grafica visivamente non esaltante.

    Nonostante qualche piccola incertezza e una modellazione poligonale non certo all'avanguardia, sul piano ludico il risultato complessivo raggiunto dal piccolo team australiano non è affatto male: abbiamo apprezzato molto la verosimiglianza con cui i tennisti differiscono tra loro in base alle diverse abilità in campo, come nel caso dei valori di precisione e resistenza. Al di là questo, pad alla mano le differenze con primo capitolo sono minime, e anche gli indicatori sulla potenza e sulla qualità del colpo (che vi consigliamo di disattivare, lasciandoli magari soltanto per la battuta) sono identici al passato. Stesso discorso per il comportamento della palla, che sembra esattamente lo stesso di quello riscontrato nell'edizione di un anno e mezzo fa. Quella proposta da Big Ant è una simulazione fisica non particolarmente complessa e rigorosa, ma sempre coerente e priva di grosse sbavature. Gli scambi sono spesso molto rapidi, dando vita a match meno soporiferi di quelli del rivale Tennis World Tour.

    Sebbene sia lontano dalla totale simulazione, il prodotto di Big Ant Studios non manca di profondità, e non è sicuramente tra i più accessibili sul mercato: anche ai livelli di difficoltà più bassi mantenere la palla in campo non è semplicissimo, complici alcune piccole sbavature del sistema di controllo: benché l'idea di utilizzare lo stick analogico sinistro sia per muoversi sia per direzionare la palla appaia vincente, si nota a tratti una mancanza di reattività che rende difficile spostare in poco tempo il cursore nel punto desiderato.

    A complicare ulteriormente il tutto ci pensa un'intelligenza artificiale palesemente tarata verso l'alto, sempre combattiva e talvolta capace - anche ai livelli di difficoltà più bassi - di mettere a segno giocate davvero imprendibili.

    Al netto della loro competenza, non abbiamo mai avuto la percezione che il comportamento dei nostri avversari fosse eccessivamente incoerente, aggressivo o ingiusto nei nostri confronti. Notevole, infine, la correlazione che si instaura tra il nostro corretto posizionamento e la buona riuscita dei colpi effettuati. Per poter dare del filo da torcere ai nostri rivali sarà fondamentale imparare a scegliere in una frazione di secondo la tipologia di tiro più adatta alla situazione, a caricare il colpo nel modo corretto e lasciare il pulsante appena un attimo prima dell'arrivo della palla: tutte tecniche che richiederanno diverse ore di gioco per essere apprese e interiorizzate a dovere.

    AO Tennis 2 AO Tennis 2Versione Analizzata PlayStation 4 ProQuello messo in piedi dal team australiano è un titolo imperfetto e grezzo, ma comunque sorprendente. Dopo anni di buio totale, AO Tennis 2 ci ha finalmente fatto intravedere la proverbiale “luce in fondo al tunnel”. Nonostante qualche magagna (principalmente tecnica) di troppo e un’eccessiva somiglianza con il predecessore, l’ultima fatica di Big Ant Studios è senza dubbio il miglior videogioco dedicato al tennis degli ultimi anni. La presenza di una campagna inedita e inaspettatamente complessa, accoppiata a un editor capace di far impallidire anche quelli dei più elaborati giochi di ruolo sul mercato, rende questa trasposizione virtuale degli Australian Open un prodotto imprescindibile per qualunque appassionato di tennis, nonché un inatteso barlume di speranza per il futuro di uno dei sotto-generi sportivi più bistrattati dell'attuale generazione.

    7.5

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