Recensione Apotheon

Il metroidvania della Grecia antica.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Apotheon
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

L'uscita di prodotti come Limbo, Betrayer e l'imminente Cuphead ha scatenato, nella fervida mente degli sviluppatori indipendenti, una corsa al titolo più originale ed esteticamente ricercato. Da Braid a Super Meat Boy, i cataloghi di giochi virtuali delle console casalinghe e dei PC pullulano di prodotti assolutamente meritevoli di attenzioni, fosse anche solo per il loro originalissimo (e a tratti bizzarro) comparto estetico. Apotheon, videogioco che si ispira neanche troppo velatamente all’arte greca (si, proprio quelle delle raffigurazioni presenti sulle antiche ceramiche) si piazza di diritto nella lista di titoli esteticamente più ricercati di sempre, proponendosi come una valida alternativa “old school” alle avventure del più nerboruto cugino Kratos. Il gameplay è però all'altezza del suo olimpionico comparto grafico?

UN'AVVENTURA DELICATA COME UN VASO DI CERAMICA

Poche righe più alto abbiamo parlato di “vecchia scuola”. Apotheon è infatti un gioco che sfugge ad ogni concetto moderno di platform, proponendo una struttura metroidvania rigorosamente bidimensionale, con backtracking in quantità industriale e un migliaio di trovate di gameplay per non farlo soffrire più di tanto al giocatore. Gli sviluppatori del team Alientrap hanno presumibilmente passato diverse ore su Guacamelee!, visto che lo sviluppo degli scenari, le decine di cose da trovare e con cui interagire, il modo in cui si possono affrontare intere sezioni di un livello più e più volte, ricorda e non poco la produzione dei DrinkBox Studios. Il level design è arricchito da puzzle ambientali spesso e volentieri mirati all'attivazione di una leva, al ritrovamento di una chiave o al raggiungimento di un particolare obiettivo da colpire con una freccia. In tal senso, gli sviluppatori hanno dato sfogo alle loro abilità creative, proponendo idee sempre nuove ad ogni schema del gioco, riuscendo quasi sempre a non riproporre mai lo stesso enigma affrontato in precedenza. E ciò è sicuramente un bene.
Le prime note dolenti arrivano quando si vanno ad imbracciare le armi: il protagonista di Apotheon può brandire spade, pugnali, lance, asce, enormi martelli o addirittura usare le mani nude, mentre un piccolo comparto in stile RPG vede ogni arma possedere caratteristiche differenti oltre che una specifica resistenza ai colpi (con tanto di barra che mostra la potenza degli attacchi sferrati). Avremo quindi oggetti per il combattimento ravvicinato, pietre e coltelli da lancio, archi, frecce ed esplosivi, senza contare oggetti curativi, scudi ed un discreto sistema di crafting per la creazione di un armamentario ex novo.

Se sulla carta tutta questa quantità farà andare in brodo di giuggiole il giocatore old style, dall'altra è proprio nel caso dei combattimenti che Apotheon mostra il fianco alle critiche: una gestione delle collisioni imperfetta, coi nemici che indietreggeranno sempre e comunque ai nostri attacchi, rendono il combat system del titolo a frustrante e inutilmente lento. Che senso ha darci decine di armi, se i nostri vigliacchi avversari sembrano evitarle o “attraversarle” come se nulla fosse? A peggiorare il tutto, la scelta di deputare gli input di attacco e difesa ai grilletti, nonché la possibilità di pararsi solo da un lato, rimanendo completamente scoperti dall'altro. Fortuna vuole che le boss fight contro le divinità greche, alcune delle quali realmente spettacolari (in particolar modo quella contro Poseidone, il Dio dei mari e dei terremoti), compensino in parte le mancanze di un sistema di gioco dal ritmo altalenante.

Dove Apotheon è pressoché inattaccabile, è relativamente al suo comparto tecnico ed estetico: al peculiare stile grafico adottato dai talentuosi ragazzi di Alientrap Games, ispirato alla maiolica classica greca (più in particolare ad Exekias, che usava rappresentare i protagonisti della mitologia attraverso figure scure), si sposano sia gli scenari che tutti i personaggi giocabili e non giocabili presenti nel titolo. Nikandreos, il guerriero coraggioso che accetta di sfidare Zeus e gli dei dell'Olimpo, così come gli abitanti dei vari villaggi e tutti i suoi avversari, sono resi con una tecnica visiva impareggiabile, rendendo ogni peregrinazione nell'Antica Grecia un'esperienza visiva (e auditiva, grazie alle classiche melodie elleniche), prima ancora che ludica. Il paragone con Kratos e soci è quindi fuorviante: se nel titolo Sony Computer Entertainment l'Ade e tutti i suoi protagonisti sono riprodotti con in mente le vicende testosteroniche di uno Scontro tra Titani, in Apotheos è invece la tradizione classica a farla da padrone, nonostante il pretesto narrativo sia pressoché identico.
Il titolo Alientrap è quindi una perla di gaming bidimensionale difficile da detestare, quantomeno non dal punto di vista meramente grafico, il tutto per circa 10 ore di gioco serrato, a cui va aggiunta una marginale modalità multigiocatore in locale, dove potrete darvi a dei semplicistici combattimenti 1 VS 1, con la possibilità di scegliere quali armi utilizzare e l’arena in cui sfidare il proprio coriaceo avversario.

Apotheon Apotheon non è God of War in 2D. Il titolo sviluppato da Alientrap è un elogio ad una giocabilità vecchio stampo che farà la gioia di tutti coloro che sono rimasti assuefatti da Guacamelee!, proponendone meccaniche ludiche estremamente simili, ed un concept di fondo alla metroidvania ormai entrato nell'immaginario comune da generazioni. Dove Apotheon scivola, è purtroppo relativamente ad un combat system imperfetto e “lento”, che distrae da quel comparto estetico originalissimo che la farà da padrone per tutta la durata dell'avventura. Se per voi la grafica viene prima di tutto, fate subito vostro il titolo griffato Alientrap (che tra l'altro, fa parte dei titoli scaricabili gratuitamente dal PlayStation Plus per tutto il mese di febbraio). Se invece è la sostanza ad essere fondamentale, quest'ultimo viaggio nell'Antica Grecia potrebbe facilmente rompersi come le antiche e delicate ceramiche cui il gioco si ispira.

7

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