Apsulov End of Gods Recensione: sci-fi e mitologia norrena si incontrano

L'arrivo su console è l'occasione per riscoprire il particolare survival horror firmato dal team svedese Angry Demon Studio.

Apsulov End of Gods Recensione: sci-fi e mitologia norrena si incontrano
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Mitologia nordica, fantascienza e orrore: da questa inconsueta miscela nasce Apsulov: End of Gods, un survival horror che adatta i miti norreni ad contesto dalle premesse assai originali. Le menti dietro il progetto sono gli svedesi di Angry Demon Studio, che già nel 2017 avevano sperimentato idee simili con il poco conosciuto Unforgiving: A Northern Hymn. Apsulov si pone come suo successore, pur prendendo una strada ludica e narrativa molto differente.

    Negli ultimi anni le leggende vichinghe hanno rivestito un ruolo centrale all'interno del panorama videoludico: dall'ultimo God of War (attesissimo il seguito previsto nel 2022, con God of War 2 che sarà più grande del primo episodio) ad Assassin's Creed Valhalla (per approfondimenti sui nuovi contenuti potete guardare la roadmap di Assassin's Creed Valhalla), senza dimenticare un titolo di culto come Hellblade: Senua's Sacrifice e produzioni indie di spessore come la trilogia di The Banner Saga.

    Dal canto suo, Apsulov prova a distinguersi con una visione creativa caratterizzata da una mescolanza di elementi piuttosto intrigante, e l'esordio delle versioni console del gioco, ora disponibile su PS5, PS4 e Nintendo Switch, e dal 17 settembre 2021 anche su Xbox Series X/S e Xbox One, ci offre una buona occasione per riscoprirlo in tutte le sue sfumature. Vale comunque la pena di precisare che i due anni trascorsi dall'uscita originale su PC non sembrano aver portato con sé migliorie degne di nota.

    La mitologia dell'orrore

    Protagonista dell'avventura è una ragazza senza nome che si risveglia in un misterioso laboratorio in seguito a una serie di test. Non ha ben chiaro dove si trovi, né si ricorda come e perché sia stata portata in quello strano centro di ricerca sotterraneo apparentemente disabitato.

    Abbandonata al suo destino da un'intelligenza artificiale ostile che la reputa un "esperimento fallito", la donna si avventura nell'area ignara di quale sia il suo scopo e cosa stia accadendo. I misteriosi innesti tecnologici sul suo corpo le permettono di vedere ai buio, e ben presto la giovan si accorge che quel centro è in verità invaso da presenze sinistre e pericolose.

    Prima che tutto andasse in malora alcuni scienziati erano riusciti a rinvenire degli antichi manufatti collegati ai miti norreni, ma le ricerche condotte dal gruppo hanno fatto risvegliare un antico male che, qualora dovesse sfuggire al controllo della base, potrebbe porre fine al mondo per come lo conosciamo. Si apre così un'avventura a tinte cupe che, poco alla volta, ci porterà a scoprire la verità sulle origini della protagonista.

    Una storia dall'incipit piuttosto atipico e inaspettato, che forse proprio per questo riesce ad attirare subito l'attenzione del giocatore, curioso di capire il nesso tra le divinità nordiche e la protagonista "senza volto" dell'avventura. Più che su un gameplay sofisticato con un sistema di combattimento articolato, i ragazzi svedesi hanno puntato tutto su narrativa ed atmosfera, rendendo questi elementi i cardini principali dell'esperienza offerta da Apsulov.

    In un concerto di rumori sinistri e presenze inquietanti, dovremo capire in autonomia come raggiungere la prossima tappa dell'avventura, senza che indicatori e descrizioni elaborate ci spieghino nel dettaglio dove recarci. Nonostante le ambientazioni claustrofobiche, perdersi è comunque un'eventualità rara, data la generale linearità del level design: basta un pizzico di intuito per riconoscere la direzione da seguire per proseguire oltre, nella speranza di non finire tra le grinfie delle creature demoniache che pattugliano la zona.

    Almeno inizialmente, infatti, non è possibile rispondere all'offensiva nemica, e pertanto dovremo lanciarci in una rapida fuga qualora una creatura dovesse individuarci. Nonostante la tenacia dei mostri, far perdere le proprie tracce non è impresa complicata, dato che la mappa offre stanze e cunicoli utili per nascondersi, ed evitare così di subire danni che potrebbero risultare fatali per la nostra fragile protagonista.

    Tra una fuga e l'altra, capita spesso di imbattersi in file audio che approfondiscono ulteriormente la vicenda di Apsulov, fornendo dettagli interessanti sugli esperimenti condotti nei laboratori e sulle scoperte dei ricercatori. Lo sviluppo della storia, l'atmosfera e il taglio originale dato a tematiche, simboli e scenari della mitologia norrena sono i principali punti forti della produzione, a differenza invece di un gameplay volutamente sacrificato dagli autori. Forse pure troppo.

    Tra combattimenti soporiferi ed enigmi elementari

    Inutile indorare la pillola: la componente ludica di Apsulov è ridotta al minimo indispensabile e non è in grado di offrire particolari soddisfazioni, né funziona granché bene. L'esperienza vuole porsi come un horror di pura sopravvivenza, ma per riuscire in questo scopo sarebbe stato opportuno perfezionare l'intelligenza artificiale dei nemici e offrire una varietà di situazioni più ampia, tutti aspetti che al contrario rappresentano i punti deboli dell'offerta.

    Il nostro personaggio può difendersi sfruttando un braccio bionico ad alta tecnologia, che lancia impulsi capaci non solo di aprire porte, ma anche di respingere attacchi pericolosi. Ogni colpo richiede una notevole quantità di energia per essere utilizzato, che una volta esaurita lascerà la protagonista del tutto inerme.

    L'arto può essere ricaricato utilizzando particolari postazioni o tramite oggetti consumabili, senza dimenticare la possibilità di potenziarlo raccogliendo delle piccole capsule sparse lungo gli scenari; ciò consente non solo un utilizzo più efficace dell'arto meccanico, ma anche di caricare il colpo energetico a nostra disposizione per eliminare (o stordire brevemente) i demoni che provano ad ostacolarci.

    Si nota tuttavia quanto il combattimento sia un orpello secondario osservando le routine comportamentali dei nemici, fin troppo prevedibili: aggirarli è spesso fin troppo facile, e gli scontri si rivelano per la gran parte banali tediosi. Ma può anche succedere di trovarsi a corto di forze e circondati da mostruosità, con conseguenze decisamente spiacevoli per il nostro alter ego.

    In caso di morte verremo trasportati in un limbo che ci offrirà un'ultima chance per ricominciare dal preciso punto in cui siamo morti: dovremo posizionare due globi su dei simboli che attiveranno un portale capace di riportarci in vita, ma se nel corso del procedimento verremo catturati dalla creatura che popola il limbo, la morte sarà definitiva e dovremo ripartire dall'ultimo punto di salvataggio (niente paura, sono piuttosto frequenti).

    L'idea di base è interessante, ma la sua esecuzione risulta alquanto abbozzata e poco avvincente. Un discorso che riguarda anche la manciata di banali enigmi che incontreremo lungo il cammino, solitamente basati su porte da aprire utilizzando i nostri poteri al momento giusto. Ancora meno entusiasmanti sono le fasi in cui dovremo nasconderci dalla vista di gigantesche creature, pena una morte istantanea: anche in questo caso i pattern seguiti dai bestioni appaiono semplicissimi da prevedere e superare senza la minima fatica, tanto che non si percepisce mai una reale tensione.

    E a proposito di tensione, il gioco prova continuamente a provocarla, puntando forte sulla famigerata tecnica del jumpscare, ma il più delle volte fallisce nel suo intento non riuscendo a creare quello stato d'animo necessario perché l'espediente raggiunga il suo obiettivo.

    Su queste note arriviamo a dire che, se non fosse per l'originale contesto narrativo di base, Apsulov si sarebbe dimostrato uno dei più anonimi survival horror dell'ultima generazione, subito dimenticato una volta finite le poche ore necessarie per arrivare ai titoli di coda.

    Una Midgard alternativa

    Se non altro il lato tecnico di Apsulov non mostra difetti particolarmente incisivi. Il titolo non sfrutta certo al massimo le potenzialità dell'hardware, ma Angry Demon Studio è comunque riuscito a mettere a punto un porting di discreta fattura. C'è qualche sporadico bug visivo, le textures delle ambientazioni potevano essere un po' più curate, e i modelli poligonali di personaggi e creature demoniache non esplodono di dettagli, ma il motore grafico svolge dignitosamente il suo compito mostrandoci un gioco fluido e privo di problematiche serie.

    Alti e bassi invece per la caratterizzazione degli scenari: il centro di ricerca non mostra una grande personalità, laddove invece le location ispirate ai mondi mitologici esercitano un certo fascino e si sposano bene con le atmosfere inquietanti che permeano il gioco. Le musiche di sottofondo provano ad intensificare ancora di più la sensazione di abbandono e smarrimento della protagonista, ma nel complesso non ci sono brani degni di nota che riescono perfettamente nel compito. Chiudiamo precisando che doppiaggio in lingua inglese è di buona fattura, così come la localizzazione in italiano dei testi.

    Apsulov End of Gods Apsulov End of GodsVersione Analizzata PlayStation 4L’arrivo su console di Apsulov: End of Gods conferma gli aspetti positivi, ma anche tutti quelli negativi dell’originale uscita PC del 2019. Se in termini di trama e atmosfera l’opera di Angry Demon Studio dimostra di avere qualche freccia al suo arco, la componente ludica ridotta al minimo indispensabile lascia un forte amaro in bocca. Difficile provare reale tensione davanti a nemici fin troppo semplici da aggirare e mossi da una I.A. elementare, mentre la disarmante pochezza dei rompicapi impedisce al cervello di provare stimoli soddisfacenti. Il titolo prova in tutti i modi ad enfatizzare il senso di angoscia ed abbandono in cui si ritrova la protagonista, ma lo fa ricorrendo alle tecniche più antiche e ormai obsolete del genere horror: i frequenti jumpscares appaiono telefonati e, più che creare ansia nel giocatore, rischiano di passare inosservati soprattutto davanti a chi di pane e giochi d’orrore ci vive. A salvare in calcio d’angolo la produzione svedese è il contesto narrativo e lo scenario che fonde in maniera interessante sci-fi e mitologia norrena, dando vita a un connubio originale nell’attuale panorama videoludico. Da solo questo elemento non riesce però ad elevare Apsulov verso vette qualitative più lusinghiere, lasciandoci tra le mani un prodotto che rischia di essere presto dimenticato una volta finite quelle poche ore necessarie per giungere ai titoli di coda.

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