Recensione Army of Two

Uno shooter con due protagonisti, ma senza troppo carattere

recensione Army of Two
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Disponibile per
  • Xbox 360
  • PS3
  • C'era una volta, il game design d'altri tempi

    Di fronte alla bonaccia di questo Marzo, il naufrago videoludico cerca disperatamente una brezza in grado di ravvivare i suoi pomeriggi. Quando l'alito di vento di un nuovo prodotto arriva timidamente a scompigliare la superficie piatta del mercato, la speranza è quella che il soffio gentile dell'Hype sia solo il preavviso di una nuova tempesta. Spesso, la speranza è vana. Così è nel caso di Army of Two, un titolo dalla lunga gestazione che ultimamente ha ricevuto numerose attenzioni.
    Il progetto, sviluppato da EA Montreal, nasce circa 2 anni fa (presentato all'E3 2006) con l'intento piuttosto ambizioso di ridisegnare gli standard del multiplayer cooperativo. Figlio di un periodo a cavallo fra la vecchia e la nuova generazione, Army of Two si è però scontrato con un progresso tecnico e ludico vertiginoso e rapidissimo, ed ha dovuto ritardare la sua apparizione per cercare di adeguare le sue qualità cosmetiche e ludiche ai canoni odierni. C'è riuscito, come vedremo, solo in parte.

    Si combatte in due non per amicizia, ma per sopravvivere

    La struttura di gioco è quella di uno shooter in terza persona, simile per molti aspetti al tanto osannato Gears of Wars. Differenziandosi dai numerosi prodotti appartenenti alla categoria, per cercare di ritagliarsi il proprio spazio nell'affollato mercato videoludico, l'idea alla base del prodotto EA è quella di focalizzare l'attenzione non tanto sull'azione solitaria ed eroica, quanto sul gioco di squadra e sulla collaborazione. Già dal titolo (poco estetico, in verità) è chiaro che l'utente non avrà a che fare con un solo protagonista, ma con una coppia di soldati addestrati e pronti all'azione.
    Le possibilità del gameplay si muovono dunque in direzione di una marcata collaborazione, in cui per avere la meglio degli avversari e completare le sei missioni che compongono la main quest sarà indispensabile rapportarsi continuamente con il proprio compagno. Diversamente da quanto accade nel recente Conflict: Denied Ops, in Army of Two l'utente avrà comunque il controllo di un solo personaggio. Riuscirà però ad influenzare il comportamento del compagno grazie ad una serie di comandi da impartire con il D-Pad, a meno che, come lo spirito della produzione suggerirebbe di fare, a prendere le vesti del commilitone non sia un amico in carne ed ossa (in multiplayer locale o via Internet). Qualunque sia la scelta del giocatore, se affrontare cioè l'avventura con l'aiuto dell'IA programmata o con il supporto di un altro essere umano, l'esperienza di gioco di Army of Two non rivela sorprese, e dopo gli entusiasmi iniziali per la presenza di qualche buona idea di base, il titolo sprofonda nella mediocrità.
    A conti fatti ci si trova di fronte ad uno shooter lineare e non curato quanto dovrebbero meritare le produzioni attuali. La collaborazione fra giocatori, ove non legata a particolari azioni contestuali, è regolata dalle leggi dell'Aggrometro, un particolare indicatore che segnala in pratica quale dei due protagonisti sia riuscito ad attirare su di se l'attenzione dei nemici. Avvolto per altro da uno strano alone rosso, l'eroe più dinamico in battaglia (quello insomma, più aggressivo o con l'equipaggiamento più potente) fungerà da vero e proprio bersaglio, permettendo al compagno di muoversi quasi non visto per poter uccidere qualche terrorista in libertà. Ovviamente le continue oscillazioni dell'aggrometro impongono di fare molta attenzione e bilanciare attentamente i momenti d'azione a quelli in cui è preferibile restare al riparo (eventualmente impegnando i nemici con un po' di proiettili esplosi alla cieca). A conti fatti questa scelta di gameplay non è sbagliata, ed è forse l'unica in grado di regalare qualche soddisfazione, nell'economia di Army of Two: il controllo del compagno avviene per altro in maniera molto naturale, quando le sue gesta sono affidate alla supervisione della CPU (grazie ad un pratico menù in-game), e durante le partite online la coordinazione vocale risulta, come sempre, molto gratificante.
    Ben meno interessanti invece le altre possibilità offerte per dimostrare affiatamento e cooperazione. Queste variano tra la necessità di eseguire azioni contestuali (innalzare il proprio compagno facendo “scaletta” con le mani) ed altre più libere attività (la possibilità di usare lo sportello di una vettura per far scudo al tiratore), ma appaiono poco rilevanti ai fini del gameplay, e soprattutto raramente utilizzabili (quasi si dimentica che esista il tiro di precisione sincronizzato, tanto è una feature di secondo piano). Ben presto, proseguendo nell'avventura, si capisce che la scarsa libertà lasciata all'utente limita fortemente il divertimento. Sessioni di gioco scriptate in cui i due protagonisti, accerchiati, massacrano orde di avversari mettendosi “spalla a spalla”, altre in cui i due si lanciano con un solo paracadute (uno dei due utilizza il fucile da cecchino, l'altro direziona la caduta - utilizzando il Sixaxis nella versione Ps3), risultano poco utili per variegare l'esperienza di gioco, e Army of Two finisce per perdere il suo appeal. Al di là delle futilità ludiche (i due “amici” possono darsi pacche sulla spalla o prendersi a sberle per dimostrare approvazione o rabbia), il titolo EA resta un semplice shooter, un clone non del tutto riuscito del già citato Gow, che regala qualche soddisfazione soltanto ai patiti del genere e agli assi della guerra. Non particolarmente intrigante per level design, trama, caratterizzazione generale, e soprattutto caratterizzato da un ritmo di gioco non certo serrato (ulteriormente inflazionato da menù di selezione delle armi piuttosto scomodi), Army of Two oscilla sulla soglia della sufficienza. A sorreggerlo troviamo però la possibilità di personalizzare il proprio armamentario acquistando nuove bocche da fuoco e corazze: in effetti, oltre a rendere meno monotona l'azione di gioco, la possibilità di cambiare equipaggiamento sfoggiando nuove maschere e armi pesantemente modificate è in grado di risvegliare la curiosità del giocatore.

    Il fascino dei terroristi

    La campagna principale di Army of Two si articola in sei diverse missioni, strutturate a loro volta in vari obiettivi, ad onor del vero ben diversificati, disposti in livelli molto lunghi (ma le cui sezioni sono frammentate da tempi di caricamento non indifferenti). A difficoltà media terminare il gioco richiede dalle 6 alle 8 ore circa, in dipendenza dalla capacità dell'utente. Un'offerta relativamente poco nutrita, a dire la verità, comunque in linea con gli standard attuali. Teoricamente la possibilità di giocare online in partite pubbliche o private, dovrebbe spingere il giocatore ad affrontare la main quest più volte. Sfortunatamente un pessimo level design leviga notevolmente gli entusiasmi già durante i primi passi della “second run”. In Army of Two tutto sembra sprofondare inesorabilmente nell'abisso sabbioso della mancanza d'ispirazione. Architetture, ambienti, personaggi: ogni elemento è retaggio di uno scarso lavoro di preproduzione, che non è riuscito ad infondere il giusto carattere a “personaggi e temi” del titolo EA.
    Non resta che tentare la via del multiplayer competitivo. E' possibile organizzare una partita selezionando fra tre modalità (due classiche ed una, più accattivante, “ad obiettivi”), eppure le opzioni di personalizzazione e matchmaking sono molto scarse. Approdati nei campi di battaglia qualche problema di Lag ed una generale piattezza delle mappe di gioco, nonché il ritmo dell'azione tutt'altro che frenetico e coinvolgente, spegneranno i residui entusiasmi.

    Appeal Visivo: Killed in Action

    Army of Two non riesce a bucare lo schermo. La realizzazione tecnica del prodotto è approssimativa e altalenante, oscillando violentemente tra modelli dei protagonisti curati e ben animati, ricoperti di texture di qualità ed in grado di mostrare qualche mappa di superficie non banale, e ambienti di gioco spogli e malmessi. Le modellazioni delle strutture sono semplicistiche e poco curate, e la generale povertà della scena è messa in luce da texture spesso brutte e troppo elementari (a volte addirittura monocromatiche). La scarsa presenza di bump o normal map, posizionate su pochi elementi architettonici, fa in modo che il colpo d'occhio di Army of Two sia tutt'altro che gradevole. Per nascondere queste pecche il team di sviluppo ha ben pensato di utilizzare qualche trucco inelegante: l'assurda presenza del bloom inonda di luce i bordi di tutti i poligoni, la dose di Blur supera notevolmente l'RDA (Recommended Dietary Allowance). Nelle cut-scene in real time l'orizzonte visivo appare appannato ed irrealmente sfocato, e le inquadrature si concentrano sui protagonisti, davvero l'unica nota di colore in un comparto tecnico altrimenti insufficiente. Si segnala, fra le altre cose, un framerate fortunatamente costante (a 30 FPS), garantito non solo dalla semplicità poligonale di cui sopra, ma anche dalla totale assenza di interazione ambientale. Un'ottimizzazione tutt'altro che lodevole.

    Una nota tecnica sulle qualità dell'intelligenza artificiale degli avversari, che anche a livelli di difficoltà elevati, pur opponendo una buona resistenza di fuoco e comportandosi in maniera sensata sulle lunghe distanze, tendono ad impazzire quando il giocatore avanza verso la loro posizione. Il comportamento di routine prevede che i terroristi prendano posizione e si sporgano raramente per farsi crivellare di colpi, eppure in Army of Two gli avversari fanno ampio uso del fuoco cieco, battono in ritirata quando si sentono in difficoltà, non esitano, pur timidamente, a cambiare posizione e tenersi in movimento. Ma quando sono impegnati nel combattimento ravvicinato si comportano confusamente, corrono verso il protagonista, spesso superando la sua posizione per portarsi alle sue spalle (un'azione disperata che li espone al fuoco e li costringe a morte prematura).

    Il comparto sonoro si divide in tre tronconi: una serie di musiche d'accompagnamento selezionate con criteri comprensibili ma senza alcun carattere; un buon numero di effetti campionati, di discreta pulizia acustica e tutto sommato realistici; una pessima gamma di battute recitate. Queste ultime, male interpretate, tradotte con poco garbo e presenti in numero esiguo, riusciranno a far storcere il naso anche agli estimatori dei mediocri doppiaggi italiani.

    Army of Two Army of TwoVersione Analizzata PlayStation 3Army of Two è un titolo che non mantiene le sue promesse. Quelli che avrebbero dovuto essere i suoi punti di forza, le caratteristiche principali in grado di differenziare il prodotto e assicurare agli utenti uno shooter con un carattere particolare, risultano invece elementi molto marginali nell'economia di gioco. La cooperazione fra i due protagonisti si riduce difatti ad una serie di eventi semi o totalmente scriptati, senza che nel corso delle sparatorie si avverta quel “cameratismo” che dovrebbe invece caratterizzare tutta l'azione. Le buone idee non mancano, e durante i primi livelli di l'entusiasmo e il coinvolgimento non latitano come accade proseguendo nell'avventura. Quando si capisce che la libertà della coppia di eroi è molto limitata, e che la coordinazione si rende necessaria solo per sfruttare il sistema dell'Aggro, il titolo perde tutto il suo appeal e si rivela per quello che è: uno shooter 3D come tanti, con un ritmo blando, un level design lineare, senza troppi pregi stilistici o narrativi. Certo, anche un titolo del genere avrebbe potuto regalare qualche soddisfazione, soprattutto in virtù della possibilità di personalizzare l'armamentario e acquistare strumenti sempre nuovi. Purtroppo la relativa brevità della campagna principale e la povertà delle modalità competitive online rendono Army of Two un prodotto dedicato esclusivamente agli appassionati, fortemente settoriale e incapace di far innamorare i giocatori.

    5.5

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