Ashen Recensione: una nuova avventura che sorge dalle ceneri di Dark Souls

L'opera del team A44, disponibile sul Game Pass di Xbox One, è un souls-like dotato di una propria personalità ludica ed artistica.

recensione Ashen Recensione: una nuova avventura che sorge dalle ceneri di Dark Souls
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  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Immaginate di partecipare ad un quiz televisivo, come uno di quei vecchi "Rischiatutto" in bianco e nero. Siete all'ultima domanda, il momento cruciale in cui potreste raddoppiare il montepremi o perdere sino all'ultimo centesimo. Il conduttore vi si avvicina e dice: «C'è un videogame, un action RPG, con combattimento basato sull'attento razionamento della stamina, in cui ci si può curare grazie a delle fiaschette potenziabili. Uccidendo i nemici si possono guadagnare dei punti ma, in caso di morte, sarà necessario ritornare nel luogo della propria miserabile fine per riottenerli. In questo titolo, sono presenti anche diversi checkpoint per recuperare la salute...e si può addirittura viaggiare rapidamente da uno all'altro! Ultimo indizio: il gioco alterna l'esplorazione di spazi aperti, dungeon e boss fight. Di quale opera stiamo parlando?». Se avete gonfiato il petto e risposto spocchiosamente: «Dark Souls», ci dispiace, ma avete perso tutto! Non siamo così cattivi da lasciarvi a mani vuote, però, e vi regaliamo lo stesso un piccolo premio di consolazione: la recensione di Ashen, il nuovo souls-like disponibile gratuitamente per i fortunati possessori di abbonamento Game Pass su Xbox One, sviluppato dal giovane studio neozelandese A44, distribuito da Annapurna Interactive nonché...la risposta esatta al nostro Rischiatutto immaginario!

    Il dio della luce

    La storia narrata da Ashen non spicca certo per originalità: siamo nuovamente, infatti, di fronte al millenario scontro tra luce ed oscurità. Nel nostro caso specifico, il dio della luce, Ashen per l'appunto, un gigantesco falco luminoso, è scomparso da tempo, gettando il mondo nelle tenebre più profonde. Il nostro compito sarà quello di ritrovarlo e di salvaguardare le speranze di chi ne auspica un glorioso ritorno. Da questo punto in poi, la storia si snoda vorticosamente in una mitologia piuttosto elaborata, narrata attraverso la voce degli NPC e destinata ad essere ricostruita pezzo per pezzo dai maniaci dei puzzle narrativi videoludici. Se non doveste rientrare in quest'ultima categoria, non temete: il gioco è perfettamente godibile anche in caso di acuto "analfabetismo storico". Ashen sfrutta, infatti, un sottotesto narrativo esclusivamente visivo, una caratteristica che riveste un ruolo fondamentale nella produzione.
    La struttura del combat system è degna di un souls-like: gli scontri, infatti, si basano interamente sulla gestione della barra della stamina, sulla pazienza del giocatore nell'affondare colpi ben ritmati e sullo sfruttamento dei moveset di tre tipologie di armi: "single-handed", da affiancare ad uno scudo o ad una lanterna nei dungeon più bui; a due mani per infliggere un danno maggiore; ed infine un tipo di armi da lancio, simili a giavellotti, da usare all'occorrenza anche negli scontri ravvicinati.

    Il tutto sfocia in combattimenti divertenti e soddisfacenti, contro orde di nemici diversificati e molto ben "piazzati" nelle mappe, schierati cioè in modo tale da non essere facilmente evitabili grazie ad un banale sprint o fuoriuscendo dall'area popolata dalle creature. La progressione RPG del titolo è snellita sino all'osso: punti vita e stamina aumenteranno automaticamente al termine di alcune missioni o ritrovando oggetti speciali.

    Non v'è traccia di forza, intelligenza, destrezza e quant'altro: la personalizzazione della build deriva dalla combinazione dei bonus forniti dalle armature e dall'utilizzo di talismani per regolare consumo e velocità di rigenerazione della stamina, aumentare la difesa e via discorrendo. La customizzazione, più che modificare radicalmente l'esperienza di gioco, ne smussa solo alcuni aspetti, il che, in un prodotto dichiaratamente semplificato non rappresenta per forza un difetto.

    Majula 3.0

    Uno dei punti forti di Dark Souls 2, indubbiamente il titolo più discusso della serie, era la location di Majula. Coi suoi cieli arancioni e le note da carillon in sottofondo, ci faceva sentire semplicemente a casa, dopo una giornata di duro lavoro ad abbattere mostruosità di ogni genere. Particolarmente soddisfacente era anche osservare come quel luogo si popolasse lentamente di NPC incontrati durante le nostre avventure.

    Un'altra caratteristica portante dei Souls è la possibilità di evocare un compagno di battaglia, magari prima di una boss fight particolarmente ostica. Trovare il segno di evocazione di Solaire, lottare fianco a fianco e poi lodare il sole ripetutamente: bei ricordi! Vi riportiamo alla memoria queste caratteristiche delle opere di Miyazaki, perché Ashen le cattura e le fa proprie, senza modificarle radicalmente: quel tanto che basta per spiccare in originalità.
    Una delle primissime missioni da compiere nel gioco sarà quella di stabilire un proprio accampamento: faremo nostro un luogo chiamato l'Asilo del Ramingo. Inizialmente spoglio ed immerso nella vegetazione, questo nido si trasformerà gradualmente in un vero e proprio villaggio: nel corso delle circa 20 ore necessarie a raggiungere la conclusione, "recupereremo" personaggi per strada, innescando così le loro quest. Gli NPC faranno poi ritorno all'Asilo del Ramingo, costruiranno case e ci restituiranno il piacere di averli aiutati in vari modi, ad esempio migliorando la capacità delle estus di turno, che nel nostro caso si chiamano fiasche cremisi.

    Ecco a cosa servono le "anime" raccolte dai nemici, definite "scorie" nell'universo di Ashen: non sono un mezzo per livellare ma una sorta di "moneta in game" da scambiare con oggetti o miglioramenti all'equipaggiamento. Dobbiamo ammettere che la sensazione di progressivo sviluppo dell'Asilo del Ramingo compete degnamente con il ritorno a Majula: perdendo dal punto di vista narrativo e di design, ma vincendo per quanto riguarda la rigorosità ed il gusto della progressione.

    Passiamo ora alla cooperativa. Sono innumerevoli i casi videoludici in cui siamo stati spalleggiati da compagni pressoché inutili, o addirittura nocivi al divertimento. Nel caso di Ashen, in cui ci troveremo a combattere sempre affiancati da un alleato, abbiamo a che fare con veri e propri tori da battaglia, che si scaglieranno senza pietà sui nemici, decimandoli, spesso, come se niente fosse e rianimandoci (una sola volta) in caso di morte...il che semplifica, e non di poco, l'intera esperienza.

    Mettiamo le cose in chiaro: Ashen non è un titolo "facile". Non è certamente punitivo come un Souls, ma mantiene sempre un buon livello di sfida, che scoraggia chiunque abbia un approccio temerario o "button mashing". Se giocato in modalità offline, l'opera ci affianca ad una intelligenza artificiale che, come dicevamo, sa decisamente il fatto suo, nonostante possa capitare qualche piccolo bug (momentanei freeze o despawn).

    In modalità online, invece, l'NPC che vi accompagna potrà essere sostituito da un giocatore in carne ed ossa: in quel caso, la difficoltà degli scontri varia a seconda dell'abilità dei vostri compagni. Non c'è modo di comunicare con gli altri utenti, il che rende i "comportamenti anomali" l'unico mezzo per gridare «Ehi, c'è qualcosa qui!» al proprio partner. Nel caso in cui voleste giocare con un amico, non potrete invitarlo direttamente, ma dovrete utilizzare un sistema di passcode in comune.

    Senza faccia

    Ashen comincia con un menù di personalizzazione del personaggio. Una scelta un po' strana, visto che nessuno dei protagonisti ha una faccia! Il gioco, infatti, è interamente realizzato con la tecnica low poly, una tipologia di art direction che ha sempre diviso le community di videogiocatori. A nostro avviso Ashen è semplicemente splendido da ammirare ed anzi riesce a spiccare proprio grazie alla bassa conta poligonale ed al feeling di "plastilina" dei capelli e delle armature.

    Crediamo che questa scelta di design si adatti perfettamente proprio all'anima ludica, molto più "light" rispetto a quella di un soulsborne, riuscendo però agilmente anche a proporre qualche nota più cupa: a questo ci pensa la palette di colori acquerello, splendidamente fredda, tendente al grigio e al verde nelle zone iniziali, che in seguito diventerà (senza far troppi spoiler) un'esplosione di colori caldi e accesi. Ashen possiede una sua estetica ben definita e, benché comprendiamo che possa non incontrare i gusti di tutti, sarebbe oggettivamente un'offesa affermare che sia mal realizzata.
    Per concludere la nostra disamina, tiriamo di nuovo in ballo qualche altra differenza con i Souls: nel gioco di A44 si può saltare! Sembrerà una minuzia, ma in realtà avere un comando per scalare porta irrimediabilmente il giocatore ad esplorare con più piacere. Raggiungere una cima lontana, inoltre, ci ricompenserà alle volte sia con un oggetto prezioso, sia con una veduta mozzafiato (alcune delle quali, quando si è in presenza di "esseri" giganteschi, sono addirittura paragonabili a quelle di Shadow of the Colossus). Ultima tirata d'orecchie per le boss fight, che purtroppo si presentano in un numero troppo ridotto. Pur essendo indubbiamente divertenti da affrontare, ci saremmo aspettati una cura maggiore nella caratterizzazione dei boss e, in generale, in quella dei nemici standard, non di certo molto ispirati sul versante artistico.

    Ashen AshenVersione Analizzata Xbox OneA quasi dieci anni di distanza dall’uscita di Demon’s Souls siamo giunti al punto in cui, probabilmente, si è reso necessario distinguere nettamente i souls-like dai loro padri fondatori. Il genere oramai conta così tanti membri che comincia ad avere un’anima tutta sua. Ashen è indubbiamente un souls-like, ma non è stato concepito per chi, al suo interno, cercasse di scorgere ad ogni costo un Dark Souls. Pur al netto delle similitudini con il capolavoro di Miyazaki, ci troviamo di fronte ad un titolo solido, divertente e soddisfacente. Nonostante qualche imperfezione nella varietà del gameplay, delle bossfight e della caratterizzazione dei nemici, Ashen offre un’esperienza ricca di personalità, adornata da un ottimo art design e condita con un senso di progressione appagante. Il gioco di A44 potrebbe rappresentare un tassello importante nella scuderia Xbox, non certo satura di prodotti del genere.

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