Assassin's Creed Odyssey: Giudizio di Atlantide, Recensione dell'ultimo DLC

Il viaggio alla scoperta della società Isu giunge al termine, ma le domande sul futuro di Assassin's Creed rimangono aperte.

recensione Assassin's Creed Odyssey: Giudizio di Atlantide, Recensione dell'ultimo DLC
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  • Il viaggio del Custode e di Layla è giunto al termine. Le porte di Atlantide si aprono di fronte ai protagonisti, pronte a riservarci tutte le meraviglie di una civiltà remota che affonda le sue radici in uno dei miti più celebri della storia antica. Il secondo arco narrativo di Assassin's Creed Odyssey ha fine nella terra d'origine degli Isu con Giudizio di Atlantide, il terzo contenuto aggiuntivo della parentesi volta ad esplorare la genesi di Coloro che Vennero Prima. Arrivati all'epilogo di questa nuova Odissea ci troviamo a tirare le somme sulle recenti scoperte compiute da Alexios/Kassandra e, di rimando, dall'eroina del presente, subentrata a Desmond Miles e ai dipendenti Abstergo sin dal capitolo egiziano della saga Ubisoft.

    Il destino di Atlantide, tuttavia, ci ha lasciato con più domande che risposte, pur provando a chiudere l'avventura di Odyssey più di quanto abbia fatto il finale canonico del gioco base. Questo terzo DLC, inoltre, sembra fare un passo indietro rispetto alle potenzialità ludiche di Elisio e Tormento di Ade: andiamo con ordine, analizzando l'offerta del sesto add-on dell'RPG dedicato alla saga dei guerrieri incappucciati, probabilmente l'ultimo grande appuntamento singleplayer prima di scoprire i piani del publisher per la prossima iterazione della serie.

    Il dicaste di Atlantide

    Sulla scia dei predecessori Giudizio di Atlantide riprende proprio laddove si era interrotto Tormento di Ade, con il giocatore pronto a dare il colpo di grazia al Signore degli Inferi dopo un'epica battaglia dinnanzi ai cancelli del Tartaro. Proprio quando, nei panni di Kassandra, ci preparavamo ad assistere alla disfatta del Dio dei Morti, un portale ha squarciato la dimensione dell'Oltretomba, lasciandosi attraversare da un personaggio che avevamo già avuto modo di conoscere durante il nostro viaggio lungo lo Stige: Poseidone, sovrano di Atlantide, uno dei regnanti Isu insieme a Persefone e Ade.

    Il dio dei mari propone al protagonista di seguirlo verso la città perduta, dandoci finalmente occasione di conoscere la civiltà di cui abbiamo esplorato più volte le rovine. Lasciando il suo precedente avversario in balia delle anime del Tartaro, il Custode muove i suoi primi passi nel sontuoso palazzo di Poseidone, mentre la sua nuova guida spiega i motivi della sua presenza nella patria di Coloro che Vennero Prima: gli Isu hanno osservato le gesta di Alexios/Kassandra nel corso di tutta la sua epopea e adesso il monarca di Atlantide pensa che l'eroe sia pronto per occupare un posto di diritto sul trono della città, raccogliendo l'eredità del suo sangue Isu.

    In pochi minuti Poseidone ci illustra lo scenario sociopolitico di Atlantis, che si rivela molto più complesso di quel che credevamo: la città poggia sull'onere di due governanti, il dicaste Re e il dicaste Giudice. Da troppo tempo, però, la popolazione è orfana di una figura che possa giudicarne la struttura sociale e guidarla verso le decisioni più giuste: Atlantide, infatti, è abitata sia da Isu che da umani, due razze costantemente sull'orlo di un conflitto civile. I discendenti di Coloro che Vennero Prima temono l'indole violenta dei mortali, i quali a loro volta si sentono minacciati dai poteri sovrannaturali dei loro mistici concittadini.

    Scopo del Custode, in qualità di dicaste Giudice, sarà mescolarsi con la folla per risolverne i problemi quotidiani: se Kassandra riuscirà nell'impresa porterà Atlantide verso la prosperità, interrompendo un ciclo di estinzione e rinascita che da tempo immemore affligge la civiltà Isu, troppo imperfetta e instabile per vivere in pace. La premessa narrativa del DLC di Odyssey, quindi, rappresenta per noi un pretesto per esplorare la splendida città sommersa, vivendone fascino e contraddizioni e compiendo una serie di scelte morali che affondano le proprie radici nell'ormai rodato groviglio ruolistico della produzione.

    Purtroppo la qualità della sceneggiatura non riesce a raggiungere il livello degli episodi precedenti, che pure non brillavano sul profilo narrativo: la quantità di incarichi secondari è ridotta all'osso, mentre la storyline principale vive di pochi e flebili guizzi, regalando un paio di colpi di scena soltanto sul finale senza tuttavia lasciare davvero il segno. Allo stesso modo giunge a conclusione il percorso di Layla, la quale ha ottenuto il potere del Custode del bastone di Ermete Trismegisto dopo averlo ereditato da Kassandra/Alexios al termine del gioco base: anche in questo caso l'epilogo della protagonista del presente non ci ha impressionato né dal punto di vista ludico né sul versante narrativo.

    Gli ultimi istanti nei panni dell'Assassina chiudono, per certi versi, alcune parentesi aperte addirittura dai capitoli del corso precedente, ma al tempo stesso lasciano irrisolta una serie di spunti in un finale che risulta nuovamente troppo aperto. Diamo quindi per scontato che Layla sarà al centro degli eventi anche nelle prossime avventure del franchise Ubisoft, ma al momento è difficile immaginare quale sarà il suo futuro nell'eterna lotta tra Assassini e Templari. È molto complicato, in definitiva, tirare le somme sull'intero arco narrativo de Il Destino di Atlantide senza provare un pizzico di rammarico: la trilogia prometteva di svelarci ulteriori dettagli sulla civiltà Isu e sui segreti che giacciono sul fondo della mitologia di Assassin's Creed, completando al tempo stesso il racconto di formazione del discendente di Leonida. Così è stato solo in parte: da un lato la nostra Kassandra ha potuto acquisire conoscenze e abilità superiori mentre la trama ci ha permesso di approfondire il ruolo del bastone dell'Eden, un'arma che potrebbe rivelarsi fondamentale nelle prossime vicende della saga.

    Dall'altro, però, le scoperte fatte su Coloro che Vennero Prima, compreso il legame tra mortali e Frutti dell'Eden, ci sono sembrate un po' troppo insipide, incapaci di fornire alla sceneggiatura un reale colpo di scena che facesse comprendere meglio il tessuto narrativo del franchise. Da questo punto di vista, abbiamo trovato molto più d'impatto il finale de L'Eredità della Prima Lama.

    Tra Isu e umani

    Come abbiamo già evidenziato in apertura, anche l'impasto ludico di Giudizio di Atlantide si è dimostrato deludente: le novità introdotte ne L'Elisio, dalle Ali di Ermes ai Colossi fino alle Torce di Hypno, hanno poi trovato un'evoluzione credibile in Tormento di Ade, che a sua volta ha introdotto le Fratture e i Veli del Tartaro insieme a un nuovo sistema di mercenari.

    Contenuti che guardavano con intelligenza a una piccola ma significativa componente endgame, una volta portata a termine la storyline che ci ha frapposto a Persefone e Ade. Le nostre scorribande lungo Atlantide pad alla mano, invece, non ci hanno spalancato davanti agli occhi le stesse meraviglie visive offerte dalla leggendaria città sommersa: a tal proposito è opportuno evidenziare anzitutto il più grande merito della produzione, ovvero il level design.

    Atlantide vi ricorderà, nella struttura e nell'urbanistica, un misto tra Scala ad Caelum di Kingdom Hearts 3 e Minas Tirith de Il Signore degli Anelli: il colpo d'occhio offerto dallo splendido agglomerato di edifici Isu, disposti in senso piramidale fino a convergere al palazzo di Poseidone, è notevole. La mappa si sviluppa tanto in verticale, sfruttando le sempre utilissime Ali di Ermes, quanto in orizzontale: la planimetria dei sobborghi atlantidei è suddivisa in tre anelli concentrici, lungo i quali sono disseminati i luoghi chiave da esplorare insieme al fidato Icaro.

    La nuova avventura espande leggermente anche l'inventario del protagonista, dal momento che potete forgiare alcune armi leggendarie presso la Forgia: ciò è possibile raccogliendo i lingotti di adamante, una lega straordinariamente robusta in grado di dar vita a strumenti potentissimi e distruttivi. Purtroppo i pregi del mondo di gioco finiscono qui. Tolti un paio di nuovi set di armature e alcune armi inedite, a lungo andare Atlantide si rivela molto più scarna e ripetitiva delle ambientazioni precedenti, senza contare che le innovazioni ludiche sono perlopiù superflue.

    Le Fratture sono sostituite dalla Conoscenza Isu: si tratta di antichi manufatti sparsi per il mondo di gioco, attraverso i quali il Custode può aumentare esponenzialmente la sua padronanza con il bastone. Sul fronte del gameplay tutto questo si traduce in un nulla di fatto, poiché soltanto tramite le Visioni del Custode sarà possibile potenziare ulteriormente le abilità a disposizione nel nostro skill tree: accrescere la Conoscenza Isu, che si struttura su tre livelli di apprendimento, risulta però fondamentale per entrare in luoghi altrimenti inaccessibili (una sorta di versione atlantidea dei Veli del Tartaro, attraversabili solo in possesso dell'Armatura del Caduto).

    Un'altra leggera variazione riguarda il livello di difficoltà: i nemici presenti negli avamposti di Atlantide saranno molto più impegnativi rispetto ai regni precedenti, dal momento che ogni squadrone sarà capeggiato da un comandante Isu particolarmente ostico. Si tratta di aggiunte di poco conto rispetto ai passi in avanti compiuti dai primi due DLC: innesti che, francamente, rappresentavano un punto di partenza minimo per l'offerta contenutistica del prodotto, non certo la portata principale di un'avventura dalla quale ci aspettavamo decisamente di più.

    Assassin's Creed Odyssey Assassin's Creed OdysseyVersione Analizzata MultiÈ un vero peccato che le meraviglie architettoniche di Atlantide non siano state tradotte in un'offerta ricca e stratificata come nei DLC precedenti. Escluso un maggiore livello di difficoltà e la possibilità di potenziare esponenzialmente l'arsenale del protagonista, "Giudizio di Atlantide" si afferma come il più debole dei tre DLC dedicati al secondo arco narrativo di Assassin's Creed Odyssey. Le principali perplessità riguardano però la narrativa: le quest secondarie sono ridotte all'osso, mentre la storyline principale non regala sufficienti guizzi né fornisce una conclusione adeguata al viaggio di Kassandra e Alexios, lasciando aperta una serie di buchi di trama che andranno colmati nelle prossime iterazioni del franchise. Tirando le somme dell'intero supporto post-lancio di Odyssey, L'Eredità della Prima Lama e Il Destino di Atlantide rappresentano un innesto importante per tutti coloro che hanno apprezzato l'avventura greca sviluppata da Ubisoft, nonostante si barcamenino tra intriganti introduzioni ludiche ed una trama decisamente sottotono.

    6.5

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