Assassin's Creed Rebel Collection Recensione: Pirati e Templari su Switch

I primi due capitoli della Saga dell'Iniziato approdano su Nintendo Switch: riscopriamo Black Flag e Rogue, in giro per le Americhe.

recensione Assassin's Creed Rebel Collection Recensione: Pirati e Templari su Switch
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  • Nel 2013 e nel 2014 Ubisoft chiudeva un'era. Non solo finiva un arco narrativo, la cosiddetta Trilogia delle Americhe, non solo iniziava la famosa Saga dell'Iniziato, ma ci si preparava ad affacciarsi ad una nuova generazione. Mentre Assassin's Creed, già nel 2014, salutava l'esordio di PS4 e Xbox One con il controverso e problematico capitolo parigino, sulle piattaforme old gen si chiudeva un ciclo importante che, rispetto alla saga di Ezio e Altair, aveva rivoluzionato non poco il franchise. Assassin's Creed IV: Black Flag e Assassin's Creed Rogue sono ancora oggi due degli episodi più amati dal pubblico, soprattutto per ambientazione e narrativa.

    Oggi la serie è cambiata moltissimo e il suo futuro è ancora avvolto nel mistero (si parla con insistenza di un capitolo nordico intitolato Assassin's Creed Ragnarok), ma l'amore e il fascino nei confronti di alcuni vecchi titoli della saga è rimasto immutato. Lo sa bene il publisher, che in pochi anni ha proposto sulle console di attuale generazione i remaster della trilogia di Ezio e, già nel 2014, un solido porting di Black Flag per PlayStation 4. Di recente, poi, è arrivata la riedizione di Assassin's Creed III (anche su Nintendo Switch) e dello stesso Rogue. Ubisoft sembra dunque guardare alla piattaforma Nintendo con la massima attenzione, come conferma anche l'arrivo sugli scaffali della Assassin's Creed The Rebel Collection. La raccolta include sia Black Flag che Rogue, convertiti per l'occasione sulla console ibrida della Grande N. Quanto sono affilate le lame di Edward Kenway e Shay Patrick Cormac a più di un lustro di distanza dal loro debutto? Scopriamolo insieme.

    C'è un veliero di pirati (Black Flag)

    Tutti, appassionati di Assassin's Creed e non, ci ritroviamo ad ammettere una verità oggettiva: quasi nessun capitolo della serie è perfetto. I primi episodi del franchise sono andati molto vicini all'eccellenza, ma è altrettanto palese come le avventure degli Assassini abbiano faticato negli anni a mantenere alta l'asticella qualitativa.

    Dopo il viaggio di Connor Kenway, che al netto delle sue criticità si rivelò essere un episodio di rottura rispetto all'arco narrativo precedente, possiamo dire che Black Flag e Rogue rappresentino appieno questa duplice definizione. Entrambe le avventure, ancora oggi, brillano per l'ampio respiro dei rispettivi mondi di gioco, ancor oggi sorprendentemente vasti e immersivi, ma al tempo stesso presentano una sceneggiatura a tratti sottotono e dei protagonisti meno carismatici rispetto ai precedenti. Eppure, oggi come allora, il senso di avventura e la minuziosa opera di ricostruzione storica (i Caraibi da un lato, il Nord America poco prima della rivoluzione dall'altro) rendono i due titoli non soltanto un must have per tutti gli appassionati, ma anche preziosi precursori della direzione creativa che permea gli episodi moderni - non a caso, infatti, il team a capo di Assassin's Creed Origins, il capitolo che ha sancito la rinascita del brand, è lo stesso che ha realizzato Black Flag, dal quale l'epopea di Bayek riprende molti canoni concettuali.

    Assassin's Creed IV: Black Flag racconta di Edward Kenway, un ambizioso britannico che salpò per le Americhe in cerca di fortuna, diventato poi un pirata di bassa lega, incapace di mantenere le promesse fatte alla sua famiglia e di cogliere i frutti di quella che sarebbe passata alla storia come "la terra delle opportunità". Il caso vuole che, durante uno scontro in un mare in tempesta, l'equipaggio di Kenway si imbatte in quello di Duncan Walpole, un bucaniere al soldo della Confraternita degli Assassini.

    Senza conoscerne l'identità, né la missione, Edward elimina il suo nemico, ne ruba le vesti e ne assume i panni, e si reca a L'Avana per riscuotere la ricompensa. Senza saperlo né volerlo il protagonista si ritrova quindi coinvolto nella guerra tra Assassini e Templari, in lotta per appropriarsi dell'eredità e del lignaggio delle Prime Civilizzazioni.

    La storyline di Black Flag scrive un'avventura fondata sul valore dell'appartenenza e sul viaggio di formazione, poiché il cammino percorso da Edward Kenway porta il protagonista ad abbandonare il suo approccio scanzonato alla vita, abbracciando pienamente la filosofia della Confraternita. Pur non brillando sul profilo della scrittura, poiché non tutte le fasi della campagna risultano pienamente avvincenti, il gioco rappresenta un gradevole antefatto alle vicende di AC3, ma anche un ponte prezioso per gli sviluppi della saga: Edward è il nonno di Connor e la sua attività da Assassino, anche se indirettamente, influenzerà l'epopea del nipote, perché il figlio Haytam da adulto abbandonerà la Confraternita e abbraccerà l'Ordine Templare.

    Il quarto capitolo seppe farsi amare soprattutto per lo sviluppo delle fasi navali, che a differenza del titolo precedente diventavano un elemento centrale della progressione: la Jackdaw, il veliero con cui Edward ha solcato i Caraibi alla fine del Settecento, è sia potenziabile che personalizzabile, e anzi diventa necessario arricchire sempre più il suo armamentario per progredire con facilità durante la campagna.

    Rispetto ad Assassin's Creed III, complice anche la conformazione del territorio, c'è molto più equilibrio tra fasi navali ed esplorazione via terra, ma il titolo (così come il suo successore) non ha mai bilanciato molto bene il combattimento in mare con l'azione e l'esplorazione classiche. Timone alla mano, l'avventura di Kenway ha tutt'altro sapore: il team di sviluppo, a suo tempo, lavorò magistralmente nel confezionare gli spostamenti e le battaglie via mare, espandendo tutte le meccaniche introdotte nel terzo episodio.

    Le fasi in città, nelle foreste o sulle isole che compongono i Caraibi sono invece scandite da uno stealth un po' approssimativo, seppur più evoluto rispetto agli esordi del franchise, e da un combat system votato soprattutto alla spettacolarità: complice un'intelligenza artificiale non proprio brillante, i combattimenti e le fasi furtive presentano un tasso di sfida pressoché nullo. In ogni caso, la varietà e la quantità di missioni sono tuttora soddisfacenti, al netto di un certo tasso di ripetitività qualora i "completisti" scelgano di sviscerare ogni singolo contenuto di gioco.

    Il Templare Shay (Rogue)

    L'anno dopo Ubisoft si è ripetuta con Assassin's Creed Rogue: un capitolo che, ancor più di Black Flag rispetto ad AC3, rappresentò un'evoluzione poco ispirata del suo predecessore. Solido, divertente e discretamente longevo (a patto di non procedere spediti solo verso gli obiettivi principali), AC Rogue è anche un capitolo non troppo coraggioso, conservativo fino al midollo, ma per i fan che hanno amato la trilogia delle Americhe rappresenta anche la perfetta sintesi tra il terzo e il quarto episodio. Lo scenario nordamericano - dai toni più politici che avventurosi - di AC3 sposava l'esplorazione di AC4, ponendo ancor più attenzione sugli armamentari navali e sull'equipaggiamento a disposizione del protagonista.

    Dal punto di vista narrativo AC Rogue è forse il capitolo più peculiare della saga, poiché per la prima volta il racconto ci ha messo nei panni di un templare piuttosto che di un sicario incappucciato. Shay Patrick Cormac era un ex Assassino appartenente alla confraternita del Nord America guidata da Achille Davenport, lo stesso mentore che qualche decennio più tardi istruì un giovane indiano destinato a portare la libertà nella Frontiera: Ratonhnhaké:ton.

    Si chiudeva così un cerchio narrativo che, con Rogue, consegnava ai fan della serie un vero e proprio midquel della Saga delle Americhe, in cui si iniziava ad esplorare anche il lato più ambiguo della Confraternita. Il cammino di Shay inizia nella tragedia, poiché il giovane rimane profondamente deluso da alcune drammatiche decisioni prese dai suoi superiori. Controversie che gli fanno rivalutare il conflitto tra Assassini e Templari e che, in seguito ad un grave cataclisma, lo portano ad unirsi all'Ordine che fino a poco tempo prima aveva giurato di combattere.

    Il percorso di dannazione di Cormac segue poi una struttura simile alla missione di Edward: assassinare tutti coloro che, all'inizio della storia, erano stati suoi alleati. Questa volta la trama ci porta sull'altra sponda del conflitto, analizzando il tema del tradimento dal punto di vista un vero e proprio antieroe, incapace di abbracciare fino in fondo il sangue freddo e la crudeltà tipica di alcuni Templari. Anche in Assassin's Creed Rogue, però, il valore della sceneggiatura non esprime tutto il suo potenziale, nonostante i numerosi easter egg e il tentativo di rimescolare le carte in tavola nella stesura di un racconto che ha sempre esaltato solo una delle due fazioni in gioco.

    Nulla è reale, tutto è Switch

    Come detto in apertura, Black Flag e Rogue sono i primi due capitoli della Saga dell'Iniziato: con questo termine indichiamo i giochi del franchise successivi alla morte di Desmond e antecedenti all'arrivo di Lyla, in cui i protagonisti del presente sono individui senza nome né volto che lavorano con l'Abstergo e gli Assassini. Sono anche i due capitoli conclusivi della trilogia americana e, per questo motivo, l'approdo su Nintendo Switch rappresenta una grande occasione per tutti coloro che avevano apprezzato la conversione del terzo episodio.

    Iniziamo col dire che Assassin's Creed The Rebel Collection propone una quantità di contenuti davvero notevole: oltre ai due giochi principali, che durano rispettivamente circa 30 e 20 ore, la raccolta include tutte le espansioni di Black Flag.

    Si tratta di due campagne a parte, intitolate Aveline e Grido di Libertà. La prima, che era inclusa nell'edizione Day One per PS4 di Black Flag, permette di giocare nei panni della protagonista di Liberation in una missione inedita, della durata di circa 60 minuti; ben più corposo è invece il DLC Freedom Cry, incentrato sulla lotta per la liberazione degli schiavi neri condotta dall'Assassino Adewale e il suo equipaggio.

    Adewale era il primo ufficiale di Edward che, dopo aver conosciuto la Confraternita, lasciò la ciurma di Kenway per seguire il Credo: la sua avventura, che intrattiene per una manciata di ore, introduce qualche novità rispetto a Black Flag soprattutto per quanto riguarda l'equipaggiamento. Il protagonista è dotato di machete e spingarda, una potentissima bocca da fuoco che esplode devastanti bordate contro i nemici. Cambia anche l'ambientazione, che dalle sponde di Cuba e Nassau ci porta nelle acque di Santo Domingo, tra piantagioni di schiavi e colonie francesi.
    Siamo rimasti soddisfatti non soltanto dall'offerta contenutistica, ma anche dalle prestazioni tecniche della conversione. In generale, sia su PS4 e Xbox One sia su Nintendo Switch, il colpo d'occhio dei due titoli rimane gradevole, al netto di animazioni, modelli e texture un po' vetusti. I giochi, però, colpiscono ancora oggi per il fascino di certi panorami e per la cura riposta nei dettagli e nei costumi: giocato in TV mode, come da tradizione per la serie, The Rebel Collection mostra qualche leggero cedimento nella qualità delle texture, soprattutto per quanto riguarda la conformazione del territorio.

    Va detto, però, che lo scarto tecnico rispetto alla versione principale è davvero minimo e che, tutto sommato, l'esperienza complessiva può dirsi quasi pari rispetto ai remaster di qualche anno fa. È però in modalità portatile che Assassin's Creed The Rebel Collection sorprende: Ubisoft ha confezionato un piccolo miracolo, sia per gestione della risoluzione sia per solidità tecnica. Sul piccolo schermo sia Black Flag sia Rogue (soprattutto il primo) non fanno rimpiangere in alcun modo le loro controparti per console casalinghe, ma soprattutto sfoggiano un'ottima fluidità in ogni fase dell'avventura.

    Che sia in mare, o durante i combattimenti più adrenalinici, i giochi non ci hanno messo di fronte a cali di frame troppo gravi e, nel complesso, sono riusciti a mantenersi stabilmente sui 30fps. Resta, forse, un unico piccolo problema legato alla gestione dei comandi, che vista la mole di meccaniche da gestire potrebbero rivelarsi un po' limitati se applicati alla scarsa manovrabilità dei piccoli Joy-Con.

    Nulla che guasti la godibilità del prodotto, anzi: insieme ad Assassin's Creed III, The Rebel Collection ci ha fatto riscoprire il piacere di giocare su uno schermo portatile alcuni dei titoli tridimensionali più ricchi e affascinanti della saga Ubisoft. Non accadeva dai tempi di PSP e PS Vita, con Bloodlines e Liberation, che comunque non sono mai stati tra gli esponenti più memorabili del franchise. Insomma, lunga vita ad Assassin's Creed, anche su Nintendo Switch.

    Assassin's Creed The Rebel Collection Assassin's Creed The Rebel CollectionVersione Analizzata Nintendo SwitchAl netto di un comparto tecnico che oggi potrà sembrarvi un po' obsoleto, Assassin's Creed 4 Black Flag e Rogue sono ancora in gran forma. Li tengono in vita un mondo di gioco pulsante e un gameplay che dà il meglio di sé nelle spettacolari fasi navali. Poco importa se la narrativa e le fasi action non sono memorabili, poiché i protagonisti dei primi due capitoli della Saga dell'Iniziato sono tra i più complessi di tutta la serie. Su Nintendo Switch, con la Rebel Collection, Ubisoft ha confezionato un piccolo gioiello, capace di garantire prestazioni tecniche che (sopratutto in portabilità) non ci hanno fatto rimpiangere minimamente le versioni console.

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