Assassin's Creed Rogue Remastered Recensione: da Assassino a Templare

Assassin's Creed Rogue torna su PS4 e Xbox One con un'ottima edizione rimasterizzata, incapace però di mascherare le lacune di un episodio sottotono...

recensione Assassin's Creed Rogue Remastered Recensione: da Assassino a Templare
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Disponibile per
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Con Assassin's Creed: Origins, la Confraternita si è trovata dinanzi ad un punto di svolta: un capitolo che ne ha riscritto il passato e, al contempo, ne ha anche condizionato il futuro. Perché, da ora in poi, qualsiasi episodio dovrà infatti necessariamente confrontarsi con le conquiste ottenute dall'avventura egiziana di Bayek e Aya. Ed è per questo che, al giorno d'oggi, rivivere il "tradimento" di Shay Patrick Cormac in Assassin's Creed: Rogue acquisisce inevitabilmente un sapore un po' stantio. Già al tempo della sua uscita, questo titolo di "transizione", giunto in contemporanea con l'avvento di Unity soltanto per console old gen e PC, era stato etichettato come una copia carbone del bellissimo Black Flag, dal momento che ne recuperava pressoché integralmente buona parte delle meccaniche di gioco. La vera (e unica) novità di Rogue, insomma, consisteva nelle sue ambizioni narrative: per la prima volta nella saga il giocatore era chiamato ad abbandonare il suo "credo" ed impersonare un templare, nemico giurato degli Assassini. Da un simile spunto "rivoluzionario" non è germogliato però un gameplay altrettanto coraggioso. Dinanzi alle caraibiche meraviglie di Edward o alle sublimi architetture parigine scalate da Arno, le lunghe traversate marine di Shay apparivano lievemente sottotono. Eppure, nel complesso, Rogue non era certo un prodotto da sottovalutare: mescolando alcune soluzioni di gioco estrapolate dai suoi predecessori, l'opera ha finito per incarnare, quattro anni fa, un corposo riassunto delle caratteristiche chiave del brand. Pertanto, la versione rimasterizzata di Rogue, che trasporta anche su Xbox One e PS4 l'ultimo capitolo della "trilogia americana", rappresenta il canto del cigno del "vecchio" Assassin's Creed, prima che la serie decidesse di "salpare" verso nuovi orizzonti creativi.

    Perché siamo tutti pirati...

    Shay è un uomo desideroso di libertà. Non ama molto essere schiavo di regole, ordini ed imposizioni, soprattutto se quest'ultimi sono di dubbia moralità. Shay va oltre la fede nella sua fazione d'appartenenza, e cerca di vedere con i propri occhi ciò che è giusto o sbagliato, senza lasciarsi incantare da ideali predeterminati. Shay è un Assassino, ma non nutre più fiducia nel "credo", colpevole - a suo dire - d'aver agito senza moralità alcuna. Pronto a tradire la causa della Confraternita pur di rispettare il suo codice d'onore, il protagonista si arruola così tra le fila del nemico, indossando le vesti di un Templare.

    Quello che avrebbe dovuto rivelarsi un episodio importantissimo sul piano della narrativa, in grado di mostrarci "l'altra faccia della medaglia" di un conflitto secolare, non riesce purtroppo mai ad osare fino in fondo sul piano della sceneggiatura, ponendoci di fronte a repentini cambi di prospettiva senza il giusto approfondimento. Benché resti piuttosto solido e coeso, lo script esegue un lavoro di routine, e ci impedisce di empatizzare, se non a tratti, con la battaglia interiore di Shay. Rogue rimane comunque un capitolo di spessore all'interno della timeline di Assassin's Creed, un tassello mancante che, sebbene non del tutto indispensabile, aiuta a fare chiarezza su alcuni snodi dell'epopea di Ubisoft. Laddove, almeno nelle premesse, la storyline tenti di imboccare sentieri alternativi a quelli canonici, ludicamente tutto resta estremamente tradizionale. Questo immobilismo, sia chiaro, non è per forza un male, specialmente se consideriamo che la base di partenza è la stessa di Black Flag, un gioco che ha saputo traghettare la serie verso lidi avventurosi e pirateschi. Ecco che, come nel quarto episodio, anche in Rogue le battaglie navali svolgono un ruolo centrale. La Morrigan è un'imbarcazione da domare, imbellettare, potenziare: potremo così veleggiare tra le onde, goderci i panorami lontani, il sibilo della brezza, i canti marinareschi. Ancora oggi, se Rogue sopravvive alle intemperie degli anni, il merito spetta a questo instancabile gusto per i viaggi a bordo della Morrigan, per le reboanti battaglie navali, per i saccheggi e gli abbordaggi, per gli inseguimenti a tutto vento, per la scoperta di atolli deserti e tesori sommersi.
    Nel 2014, Ubisoft commise l'errore di proporre un'esperienza troppo simile a quella saggiata in compagnia di Edward solo un anno prima, limitando fortemente lo stimolo, il gusto ed il desiderio di perdersi al largo dell'oceano. Ma oggi, dopo essere stati avvolti dal solleone d'Egitto ed aver attraversato immense distese di sabbia, bagnarsi le labbra con l'acqua salata del mare trasmette una sensazione quasi rinfrescante. In particolar modo per tutti coloro che, all'epoca del suo esordio, trascurarono la ribellione di Shay per gettarsi a capofitto nella Parigi di Unity. Sfortunatamente, una volta messo piede sulla terraferma, Rogue inizia a zoppicare, a causa di formule di gioco ormai troppo antiche ed obsolete: un design dei livelli un po' pigro, arrampicate meno dinamiche di quelle che la nostra memoria ricordava, mimesi improbabili tra i passanti e sequenze stealth abbastanza farraginose si affiancano a difetti atavici come un'intelligenza artificiale antiquata ed un sistema di combattimento troppo elementare.

    Le scazzottate di Syndicate e la riscrittura del battle system di Origins ci impediscono quindi di chiudere un occhio sulle lacune di Rogue, incapaci - com'era prevedibile - di uscire indenni dalla corrosione del tempo. Alle volte, in sostanza, verrebbe quasi voglia di restare perennemente al timone della Morrigan, attraccando sulle coste soltanto per rifornirsi di materiale, e ripartire poi subito all'arrembaggio. Allo scopo di apprezzare al meglio questo episodio, occorrerà dunque mettere da parte le novità introdotte dagli ultimi due esponenti della saga e lasciarsi cullare dalle onde: ma se proprio non riuscite a sopportare alcuni, inesorabili acciacchi dell'età, allora sarà meglio non cedere alle lusinghe del Padre della Comprensione.

    La luce sugli oceani

    Quando navigherete con la Morrigan, di tanto in tanto, vi capiterà di dimenticare la vostra meta, il vostro obiettivo, i vostri rancori. Sarete guidati solamente dal vostro spirito da bucaniere, dal miraggio di una terra in lontananza, dalla luce del crepuscolo che si rifrange sulle calotte ghiacciate. E poi dalla spuma luccicante, dai fumi di una battaglia a qualche miglia di distanza, dalla sete di tesori sommersi, dalle urla dei marinai in pericolo, e dalle canzoni di una ciurma annegata nel rum.

    Tutto questo è valorizzato alla perfezione da un lavoro di rimasterizzazione di ottimo livello, che mette in mostra un colpo d'occhio di assoluta qualità. I possessori di una PS4 Pro e di una Xbox One X potranno in aggiunta beneficiare del supporto al 4K, per una resa visiva che, durante i viaggi a bordo della Morrigan, non sfigura accanto ad altri open world ben più attuali. Bisogna ammettere che la genesi old gen della produzione è chiaramente ravvisabile, se si iniziano a scrutare con la lente di ingrandimento i modelli poligonali dei NPC e le texture di alcune superfici naturali, come scogli o manti erbosi.

    Nell'insieme però, eccezion fatta per un pizzico di aliasing che irruvidisce i contorni dei velieri, sul fronte grafico Assassin's Creed: Rogue Remastered si conferma piuttosto evocativo. Una gestione più oculata delle luci rende ogni tramonto una delizia per lo sguardo, mentre i tessuti, le pelli e il legno, nelle fasi in game, mantengono una pulizia visiva davvero notevole. Nel corso delle scene d'intermezzo, di contro, qualche sporadico glitch ed inquadrature più ravvicinate mettono in risalto alcune lievi imperfezioni, tutte francamente dimenticabili e perdonabili, in virtù di un'operazione di restauro parecchio efficace. Certo è che determinati limiti dell'engine finiscono per palesare evidenti problematiche estetiche, figlie della passata generazione, tra cui animazioni grossolane, compenetrazioni di varia natura e fenomeni di pop-up. Tutti difetti che, per via di una squisita direzione artistica e di una pregevole conversione, si confondono e si annichiliscono al cospetto dell'aurora boreale.

    Assassin's Creed Rogue Assassin's Creed RogueVersione Analizzata Playstation 4Assassin's Creed: Rogue era e resta un capitolo in tono minore: tanto (troppo) derivativo sul fronte del gameplay, e poco incisivo su quello della narrazione. Ma alla base del progetto c'è la stessa, strepitosa atmosfera di libertà, esaltazione e avventura che si respirava in Black Flag. E questo non è certo un traguardo da poco. Il lavoro di restauro da parte di Ubisoft nella versione remastered (che contiene anche tutti i DLC ed un costume esclusivo) è inoltre eccellente, e dona addirittura maggior vigore alla maestosità della scenografia. Bisogna però fare i conti con una formula di gioco fuori tempo massimo, che mostra il fianco a moltissime ingenuità. Eppure, anche nel suo classicismo, le peripezie templari di Shay Patrick Cormac conservano il fascino delle “vecchie glorie”, come quei relitti, grandiosi e mastodontici, che si arenano in mezzo all'oceano, con una metà affondata e l'altra ancora a galla, lasciandoci intravedere un residuo della loro antica bellezza. Se questo episodio manca alla vostra collezione, e siete disposti ad accettare qualche compromesso in termini di giocabilità, allora bando agli indugi: mollate gli ormeggi, sciogliete le vele e cazzatele al vento.

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