Assassin's Creed Valhalla Recensione: l'epopea vichinga di Ubisoft

Il nuovo capitolo della saga degli Assassini ci trasporta nell'epoca delle invasioni vichinghe, all'interno di un gioco epico, longevo e imperfetto.

Assassin's Creed Valhalla 4K
Recensione: Multi
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Stadia
  • Xbox Series X
  • Nelle corti norrene, gli scaldi erano poeti che avevano l'onore di raccontare le gesta dei grandi guerrieri vichinghi, quelle reboanti imprese che, opportunamente suddivise in "saghe", avrebbero permesso loro di entrare nelle sale del Valhalla, dove banchettare con altri nobili condottieri e poi lottare ancora per prepararsi all'avvento del Ragnarok. Siamo certi che questi celebri cantori avrebbero narrato anche la saga di Eivor, che, nel nono secolo d.C., salpa dalle coste della Norvegia alla volta delle lande inglesi per dare una nuova patria al suo popolo, entrando nel frattempo in contatto con la confraternita degli Occulti, i proto-assassini che abbiamo già imparato a conoscere dai tempi di Origins. Assassin's Creed Valhalla è un gioco sicuramente epico, degno delle migliori canzoni norrene: un concentrato di brutalità e potenza scenica, estremamente longevo e strabordante di ricchezza contenutistica. Ma è anche un'avventura che punta più sulla quantità che sulla qualità, non permettendo così alla serie di scrollarsi di dosso alcune incertezze ereditate da Odyssey.

    Valhalla ci ha convinto nella misura con cui ci hanno soddisfatto i suoi predecessori, eppure non dà modo all'epopea di Ubisoft di limare gli spigoli ludici di questo nuovo corso, configurandosi dunque come un capitolo di continuità, solidissimo sul piano dell'offerta e meno rifinito su quello del puro gameplay. Un equilibrio che pone sull'ago della bilancia sia innovazioni ben riuscite sia mancanze recidive e per questo meno perdonabili rispetto al passato: vizi e virtù che, in ogni caso, concedono comunque all'epopea vichinga di Eivor di accomodarsi nel Valhalla.

    La Saga di Eivor: la storia di un'invasione

    C'è un'anomalia nell'Animus, dovuta a un duplice flusso di dati: per motivi apparentemente ignoti, all'inizio di Valhalla, la protagonista del presente, quella Layla che abbiamo conosciuto in Origins, può scegliere se impersonare una versione maschile o femminile di Eivor, senza alcuna distinzione sul piano dell'andamento del racconto né della sua canonicità.

    Per le nostre scorribande abbiamo selezionato una guerriera, combattiva e selvaggia, austera e potente: la chiamano Morso di Lupo, perché da piccola è stata azzannata mentre tentava di sfuggire all'assalto di una tribù nemica. La cicatrice sul collo è segno di un temperamento aggressivo e impavido, pronto a mettere a ferro e fuoco i regni dell'Inghilterra del IX secolo d.C. Insieme al fratello Sigurd, jarl del clan del Corvo, Eivor salpa dalla Norvegia verso terre lontane e orizzonti nuovi, dove l'attende un reame frastagliato, suddiviso in vari domini, ognuno presidiato da un sovrano che aspetta solo di essere spodestato. Valhalla racconta con grande intensità proprio il tentativo della tribù di Eivor di insediarsi nelle lande inglesi, forgiando nuove alleanze, decapitando teste, bruciando villaggi e saccheggiando monasteri, mentre sullo sfondo serpeggia una macchinazione che mette in moto l'eterna faida tra gli Occulti (poi noti come Assassini) e l'Ordine degli Antichi. Si dà il caso che proprio alcuni regnanti dell'Inghilterra appartengano a quest'ultima setta e che rappresentino ovviamente un ostacolo da tranciare a fil di ascia.

    La lunghissima trama di Valhalla, come da tradizione dei canti norreni, si suddivide in Saghe e ognuna mette in scena una differente alleanza tra i vichinghi e le popolazioni locali, con l'obiettivo di dare un nuovo assetto politico all'Inghilterra: prevedibilmente, quella di Ubisoft è una lezione di storia digitale romanzata al punto giusto, popolata da personaggi memorabili (Ivarr, figlio di Ragnar, è da antologia), eventi avvincenti e battaglie orchestrate in maniera assai epica. Ecco perché sul piano della sceneggiatura, a nostro parere Valhalla risulta superiore a Odyssey: i vari regni presentano una propria sotto trama, fatta di meschini tradimenti, pavidi regnanti, vescovi arraffoni, vichinghi fuori di testa, e persino storie di amore, lealtà e onestà.

    Complice una scrittura ben ritmata, resa più tagliente da un linguaggio sporco e crudo e da una violenza visiva parzialmente inedita per i canoni della serie, Valhalla compone dunque un'epopea tonante, ma purtroppo a tratti tanto (troppo?) diluita: ci vorranno non meno di 40 ore per completare la storia principale, la quale non sempre riesce a intrecciarsi in maniera equilibrata alla lore della saga degli Assassini, che si muove di soppiatto e spunta a singhiozzi, fino ad emergere con vigore solo molto tardi, inciampando a nostro avviso in quello scarso bilanciamento che avevamo segnalato nella nostra recensione di Assassin's Creed Odyssey, anche se in modo meno gravoso.

    La Saga degli Occulti: la trama di Assassin's Creed

    Layla Hassan è un personaggio che, piaccia o meno, riveste un ruolo centrale nell'economia narrativa del "presente" di Assassin's Creed. Ha fatto il suo esordio in Origins e ha raggiunto una svolta importante nell'ultimo DLC di Odyssey (recuperate qui la nostra recensione del Giudizio di Atlantide): non vi diremo ovviamente cosa accadrà in Valhalla, ma sappiate che vi aspetta ben più di una sorpresa.

    Peccato soltanto che, anche in questo caso, la trama ambientata ai giorni nostri faccia capolino con una frequenza talmente dilatata che a volte ci si dimentica della sua esistenza. Ci vorranno decine e decine di ore prima che Layla torni sulla scena per esigenze del racconto: potremo rivederla, tuttavia, se scoveremo dei glitch sparsi sulla mappa dell'Inghilterra del nono secolo, dando così vita a delle brevi ma piacevoli sequenze puzzle-platform in sua compagnia. Se decidiamo di attendere che sia la main quest ricondurci nei suoi panni, allora ci toccherà aspettare un bel po' di tempo. È uno squilibrio che fatichiamo ad accettare fino in fondo, pur con la consapevolezza che una frangia di pubblico, magari quella non proprio appassionata della saga degli Assassini, potrebbe non sentire l'esigenza di un focus più marcato e bilanciato sulla lore della serie.

    Sebbene il conflitto tra Occulti e Antichi sia più presente rispetto a quanto visto in Odyssey, l'armonia raggiunta da Origins sul piano della scrittura ci sembra ancora inarrivabile all'interno di questa nuova trilogia. C'è da ammettere, però, che - quando riaffiora - l'antica faida in cui Eivor si intromette viene inscenata con grande senso dell'epica, merito di soluzioni visive e artistiche di indubbio pregio.

    La Saga di Ubisoft: un gioco d'azione o di ruolo?

    Dopo la parentesi di Odyssey, che spingeva molto sull'anima ruolistica della produzione, Ubisoft ha scelto di adottare un approccio che potremmo definire intermedio tra il primo e il secondo capitolo del trittico. Valhalla eredita la struttura degli episodi precedenti ma ne snellisce sia la formula sia l'invadenza delle meccaniche da gioco di ruolo, pur senza eliminarle del tutto.

    Ad esempio, tornano sì i dialoghi a scelta multipla, eppure sono meno presenti rispetto al passato, e la loro influenza cambia più i rapporti tra Eivor e i vari personaggi che l'assetto radicale della narrazione. Allo stesso modo, il tanto criticato farming di Odyssey sembra estremamente alleggerito, ma questo vale soprattutto per le prime venti ore di gioco.

    In Valhalla fa il suo ingresso un "Livello di Potenza" che indentifica il grado di rischio delle varie regioni inglesi: se nella prima metà dell'avventura la progressione scorre in maniera assai liscia, con un tasso di sfida che si muove di pari passo con l'upgrade della protagonista, in seguito l'avanzamento ci pone dinanzi a territori da liberare di livello molto superiore a quello ottenuto proseguendo unicamente con la quest principale. Entrare nelle lande inglesi con un grado di potenza di 50 o 100 punti superiore al nostro equivale a una morte abbastanza lenta.

    Perché se è vero che negli scontri uno contro uno c'è ancora un minimo margine di sopravvivenza, quando saremo accerchiati basteranno due frecce ad eliminarci, e le probabilità di farla franca sono parecchio ridotte. La libertà d'azione non è poi così estesa: il farming in Valhalla, benché sia meno pressante di quello di Odyssey, è ben mascherato, e le esigenze di accrescere il proprio potere si palesano solo più avanti nella campagna. Insomma, uno snellimento furbo e abbastanza efficace, ma ancora non del tutto esente da qualche incertezza.

    La Saga dei guerrieri: il violento combat system e l'azione in stealth

    I Vichinghi, si sa, erano fortissimi guerrieri: per loro uccidere era come respirare e l'idromele aveva un sapore più buono, se prima era stato versato anche un bel po' di sangue nemico. Valhalla restituisce con grandissima energia l'essenza dell'epica nordica: durante le razzie agli accampamenti nemici, alle roccaforti o ai monasteri, si percepisce tutta la carica brutale di questo popolo di combattenti.

    Canti norreni, suoni di corni da guerra, urla delle vittime e arti smembrati contribuiscono ad allestire un concerto di violenza e appagamento. Aveva ragione il team di sviluppo quando sosteneva che ci saremmo sentiti dei veri vichinghi: il combat system di Valhalla è crudo, fisico, più bilanciato in confronto alle disavventure greche di Kassandra o Alexios, grazie alla possibilità di mettere a segno stordimenti ed esecuzioni che mostrano tutta la foga del popolo nordico. La novità più interessante è rappresentata dal dual wielding, ossia la facoltà di imbracciare due armi contemporaneamente, con ovvie conseguenze in termini di moveset e tempi di reazione: a differenza di quanto avveniva in Odyssey, in Valhalla il loot di armi e armature è molto meno impattante, ed anzi dovranno essere i giocatori ad avventurarsi nelle cripte alla ricerca degli strumenti più rari e potenti da imbracciare.

    L'attenzione riposta in ogni pezzo di equipaggiamento (che modifica le animazioni a seconda della mano che impugna la spada, l'ascia o il martello) è ammirevole, e il sistema di potenziamento, tramite il quale inserire anche apposite rune che conferiscono bonus passivi, ci invoglia ad affezionarci a uno specifico set di armi, senza avvertire troppo la smania di cambiare con costanza la nostra dotazione bellica. Il classico uso di schivate, attacchi leggeri e pesanti, di parate e di colpi dalla distanza si alterna allo sfruttamento di speciali abilità, anche queste da rinvenire durante l'esplorazione, soggette a un'apposita barra di Adrenalina.

    Sono mosse decisamene efficienti, eppure lontane almeno in parte dalla dimensione sovrannaturale di Odyssey: Ubisoft voleva trasmetterci la sensazione di star giocando nei panni di un vichingo dalla forza superiore a quella degli altri, e in questo senso l'obiettivo può dirsi raggiunto, ma non ci sentiremo, comunque, mai davvero invincibili. A tal proposito ha giovato notevolmente anche il rinnovato sistema di cure, che ci richiede di riempire e poi utilizzare apposite razioni, stimolandoci così a prestare più attenzione durante gli scontri e a guardarci bene in giro alla ricerca di risorse.

    È nei duelli contro un singolo avversario, specialmente in alcune boss fight ben concepite, che il combat system di Valhalla fa sfoggio dei suoi muscoli, richiedendo una buona dose di tempismo e lasciando pochi margini per exploit volti a semplificare in maniera eccessiva la vittoria.

    Sfortunatamente il sistema di combattimento è indebolito da due differenti ordini di problemi: il primo e più limitante riguarda una generale imprecisione degli impatti, tra compenetrazioni, hitbox fallate e bug di varia natura, che sminuiscono l'efficacia e il tatticismo dei duelli. Il secondo dipende dall'intelligenza artificiale, ancora molto grezza a qualsiasi livello di difficoltà, che alle volte ci pone dinanzi a bersagli immobili o incastrati in qualche punto dell'ambientazione. Simili mancanze vengono rese più evidenti nel corso degli Assalti, grosse battaglie in cui invadere i castelli nemici, sfondare le porte con gli arieti ed eliminare tutti soldati: questi enormi scontri controbilanciano una notevole spettacolarità con un caos che non rende giustizia al combat sytem, incapace di dare il meglio di sé con incalcolabili bolge di avversari che si affollano a schermo.

    Un lavoro di rifinitura maggiore, in tal senso, avrebbe sicuramente giovato alla riuscita di un sistema di lotta che, nel complesso, sa anche rivelarsi piuttosto soddisfacente durante le ben più contenute razzie. Come già anticipato dalle nostre prove, infine, l'approccio stealth segue pattern abbastanza canonici e poco approfonditi, pur sempre funzionali ma ancorati a meccaniche vecchio stile, che rendono le fasi in cui agire in silenzio meno appaganti, complici anche i già citati deficit dell'IA.

    Nel menu delle opzioni c'è inoltre la facoltà di attivare la Instant Kill con la lama celata, valida per tutti i tipi di nemici, anche per quelli di livello molto superiore al nostro: di default, invece, pugnalare gli avversari alle spalle potrebbe non ucciderli all'istante, se il bersaglio possiede un grado di potere troppo elevato o se non avremo potenziato a dovere uno specifico ramo dei talenti. Questa scelta di game design è più un omaggio ai vecchi fan che una soluzione ludica ben equilibrata, perché di fatto arresta lo sviluppo dello skill tree dedicato allo stealth. Rimanendo in tema, l'albero delle abilità di Eivor è sbalorditivo, ramificato in maniera francamente soverchiante: sono tantissime le opzioni da sbloccare e offrono un gran numero di possibilità per personalizzare lo stile di combattimento del nostro vichingo.

    La Saga dei Vichinghi esploratori: insediamento e comparto grafico

    I popoli del nord non erano solo spietati conquistatori: davano infatti grandissima importanza al valore del clan, inteso come una vera e propria famiglia da onorare e rispettare. Ecco perché in Valhalla notevole rilievo è dato alla feature degli Insediamenti, una sorta di Hub centrale da far prosperare e da costruire edificio dopo edificio.

    Una meccanica gestionale né inutilmente elaborata né troppo superficiale, che riesce a dare all'avanzamento una marcia in più: una volta raccolti i giusti materiali a seguito delle razzie, potremo infatti costruire dimore per i fabbri, gli stallieri, i tatuatori e altre attività, sbloccando missioni secondarie, opzioni di potenziamento per l'equipaggiamento ed elementi di personalizzazione.

    Avremo anche la possibilità di creare un condottiero vichingo che potrà essere reclutato da altri giocatori, ovviamente in cambio di una piccola ricompensa. Senza mai risultare invasivo ai fini della progressione, l'Insediamento si tramuta in un porto sicuro nel quale rifornirsi e sentirsi "a casa", conoscere i membri della propria tribù e anche svelare qualche grande segreto...

    La Saga della Mitologia: i nuovi mondiGli appassionati di mitologia vichinga si preparino a banchettare a sazietà: Valhalla è un crogiolo di riferimenti culturali, un'enciclopedia virtuale da esplorare a fondo in ogni suo dettaglio. La religione norrena, quella cristiana e l'iconografia del nono secolo sono riprodotte fin nei minimi particolari, e la reinterpretazione di alcuni elementi leggendari in chiave Assassin's Creed è studiata con invidiabile cura. A tal proposito non dimenticate di potenziare a sufficienza il vostro Insediamento per sbloccare la capanna della veggente Valka: così facendo potrete visitare Asgard (e altri regni...), aprendo un nuovo "mitico" arco narrativo.

    Suddiviso in sei livelli, il nostro hub si espanderà inoltre col tempo, prendendo sempre più forma e dandoci un valido pretesto per girovagare lungo l'immenso mondo di gioco alla ricerca di risorse e punti di interesse. Quanto a estensione, Valhalla non ha assolutamente nulla da invidiare a Odyssey, e anzi sotto certi aspetti può dirsi anche più vasto: dalla Norvegia si arriva infatti all'Inghilterra, senza contare poi altre interessantissime macro-aree da visitare. Come sempre, la direzione artistica tocca vette clamorose e ricostruisce con immancabile accuratezza l'architettura e la cultura dell'epoca vichinga. Al pari dei suoi predecessori, anche Valhalla ci lascia ammaliati sul versante dell'art design, pur essendo ben distanti dall'opulenza della Grecia di Odyssey: qui predominano i boschi, le torri diroccate, le paludi, le pianure ingiallite dall'autunno, i campi di fiori, il terriccio inumidito dalla pioggia, le cime innevate. Il panorama che si ammira è brullo e selvatico, ricreato da un Anvil Engine al tramonto della generazione: nell'insieme il colpo d'occhio si assesta sui livelli di Odyssey, proponendo solo un leggero miglioramento nella resa delle espressioni facciali.

    Per quanto concerne il comparto grafico non mancano ormai atavici fenomeni di pop up e una lista più o meno nutrita di bug abbastanza classici, pienamente giustificabili in un open world di simili dimensioni. Passando al frame rate, su PS4 Pro nelle situazioni più concitate si scende al di sotto dei 30 fps, mentre nel corso dei combattimenti contro piccoli manipoli di soldati e nell'esplorazione della mappa la fluidità resta piuttosto solida. Ma è nell'ambito del sonoro che, a nostro avviso, Valhalla dà il meglio di sé: canti norreni, suoni ambientali e un buon doppiaggio italiano contribuiscono a dipingere un'atmosfera che trascina i sensi dei giocatori in un'orgia di epicità e violenza.

    La Saga dei razziatori: le attività secondarie

    Il nuovo capitolo della serie è un gioco colossale, strabordante di missioni opzionali, misteri, reliquie ed enigmi da risolvere. Prima di iniziare potremo anche scegliere tra diverse modalità di esplorazione: a seconda dell'opzione scelta, sulla mappa compariranno icone che indicheranno il punto esatto da raggiungere, oppure semplici indizi testuali che ci condurranno sommariamente al luogo d'interesse.

    È questa un'apprezzabile evoluzione di quanto visto in Odyssey, che permette all'utente di personalizzare a pieno la propria avventura. L'esplorazione del mondo può avvenire sia a piedi, sia a cavallo, sia ancora a bordo di piccole imbarcazioni con le quali solcare i fiumi dell'Inghilterra. Le navi vichinghe non erano progettate per gli scontri in mare, e per questo nel titolo non troveremo nessuna battaglia tra le acque: dal nostro mezzo di trasporto potremo però iniziare le razzie, suonando un corno e chiamando all'adunata le nostre truppe, in modo da massacrare i soldati nemici e arraffare tutte le loro ricchezze. Quando ci saremo stancati di versare sangue, avremo l'opportunità di deliziarci in gare di bevute, partecipare a un elaborato gioco coi dadi, andare a pesca o canzonarci nelle gare in rima, da vincere selezionando la risposta più consona all'offesa ricevuta e al ritmo della metrica. Accanto a queste attività trovano posto poi alcuni incarichi secondari caratterizzati da un quest design interessante e con una sceneggiatura ben sviluppata. Valhalla è dunque un gioco longevo almeno quanto Odyssey: è davvero difficile quantificare con precisione il tempo necessario a sviscerarlo nella sua interezza, ma in base alla nostra esperienza difficilmente sarà possibile accaparrarsi i domini della Norvegia e dell'Inghilterra (e anche di altri luoghi...) in meno di 60 ore. La strada per il Valhalla è insomma molto lunga da percorrere.

    Assassin's Creed Valhalla Assassin's Creed ValhallaVersione Analizzata PlayStation 4 ProGuerrieri, esploratori, conquistatori, regnanti: Assassin’s Creed Valhalla pennella un grandioso affresco dei vichinghi, all’interno di un’opera tanto vasta quanto trascinante. Lo snellimento delle meccaniche ruolistiche viste in Odyssey non snatura una progressione complessa e stratificata, che riduce l’impatto del farming ma stimola comunque a esplorare a fondo le immense mappe del gioco. Nonostante la discreta varietà di attività da compiere, è inevitabile che una simile estensione provochi qualche singhiozzo di ripetitività, che comincia a farsi più invasivo dopo le prime 25 ore, quando la fine della storia è ancora abbastanza distante. A tratti troppo prolisso, Valhalla punta di nuovo sull’accumulo, rendendo i regni inglesi un grosso parco giochi nel quale cimentarsi in razzie, gare di bevute e scorribande in puro stile vichingo. L’insieme è incorniciato da una trama ben scritta ma troppo diluita, che ci mette molto tempo prima di entrare nel vivo della lore della saga degli Assassini. A fare da supporto alle peripezie di Eivor ci pensa un’esplorazione sempre stimolante e un combat system denso di buone idee, non tutte ben implementate, eppure brutale a sufficienza da iniettarci un’appagante dose di adrenalina. L’ultimo capitolo è un’esperienza che si muove in equilibrio tra continuità e timidi tentativi di innovazione, che porta con sé alcune mancanze dal precedente episodio (su tutte una scarsa pulizia generale e un’IA poco reattiva), ma che riesce a comporre un’epopea ricchissima di eventi, di situazioni e di possibilità. Insomma, di divertimento. Chiunque sia disposto a chiudere un occhio dinanzi ad alcuni spigoli tecnici e ludici vivrà pertanto una di quelle avventure che gli scaldi non esiterebbero a cantare nelle corti norrene. Odino è con Ubisoft.

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