Atelier Ryza 2 Recensione: tra leggende perdute e segreti fatati

Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy è il nuovo episodio della celebre serie Gust e Koei-Tecmo. Ecco come se la cava alla prova sul campo.

recensione Atelier Ryza 2 Recensione: tra leggende perdute e segreti fatati
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  • È incredibile quanto la serie di Atelier sia maturata nell'arco di cinque anni. A partire da quel lontano 1997, il fortunato brand di Gust Corporation ha continuato a proporre nuove avventure alchemiche ai propri fan, senza mai discostarsi granché dal modello originale di Atelier Marie. Iniziato con l'avvento dell'indimenticabile Atelier Sophie: The Alchemist of the Mysterious Book (per tutti i dettagli consultate la nostra recensione di Atelier Sophie), il delicato processo evolutivo del franchise ha subito un'impennata nel 2019, quando il primo Atelier Ryza ha totalmente rivoluzionato la formula ludica e narrativa del saga, migliorandola sotto ogni singolo aspetto (rileggete la nostra recensione di Atelier Ryza: Ever Darkness & the Secret Hideout per ricordare le molteplici novità introdotte dal prodotto).

    L'arrivo di Ryza 2

    Se da una parte questo ci spingeva ad attendere con ansia il ritorno della splendida Reisalin Stout e della sua vivace combriccola, dall'altra abbiamo temuto per mesi che Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy, anche a causa della distanza ravvicinata tra il primo e il secondo episodio, senza sottovalutare le gravi problematiche che nel 2020 hanno imposto nuovi ritmi e modalità lavorative agli sviluppatori di tutto il globo, si rivelasse in realtà una copia carbone del precedente titolo. Se alle tempistiche sospette aggiungiamo poi la delusione inflittaci l'estate scorsa da Fairy Tail, anch'esso confezionato da Gust, il rischio che questo sequel fosse soltanto un "more of the same", finalizzato magari a sfruttare la crescente popolarità della bellissima alchimista, era alquanto elevato.

    Come vedremo a breve, lo studio nipponico è invece riuscito a sorprenderci ancora e, facendo tesoro dei feedback ricevuti dopo l'esodio del primo Atelier Ryza, ha saputo perfezionare ulteriormente la formula alchemica che qualche anno fa ha consentito alla serie di conseguire dei risultati che nessuno mai avrebbe potuto prevedere. Senza ulteriori indugi vi raccontiamo quindi il resoconto delle nostre scorribande vissute in compagnia di Ryza, Klaudia e degli altri personaggi cui a suo tempo ci eravamo affezionati non poco, e che a questo giro abbiamo trovato profondamente cambiati e maturati.

    Nuovi misteri per una nuova avventura

    Sono trascorsi tre anni da quando Ryza e i suoi amici hanno lottato con coraggio contro la potente regina dei terrificanti Philuscha, allo scopo di porre fine alla loro avanzata e sigillare il portale che conduce alla dimensione nota come Underworld.

    Tuttavia, dopo aver festeggiato la vittoria, i nostri beniamini hanno intrapreso strade separate, in modo tale da perseguire ciascuno i propri obiettivi e migliorare nei rispettivi campi. Pertanto, mentre i suoi compagni di avventure sono partiti per chissà dove, la giovane Reisalin Stout è rimasta sull'isola di Kurken, dove ha continuato a dedicarsi anima e corpo allo studio dell'alchimia, conscia che prima o poi sarebbe giunto il momento di mantenere la promessa fatta ai compagni. Un nuovo mistero si prepara difatti a radunare nuovamente i nostri eroi e a sconvolgere la loro quotidianità: Tao e Bos, che nel frattempo si sono trasferiti nella capitale reale di Ashra-am Baird per studiare presso una rinomata accademia, hanno scoperto l'esistenza di rovine talmente antiche da risalire a un periodo storico antecedente la nascita (e successiva caduta) dell'Impero Klint e che sembrerebbero in qualche modo legate all'alchimia. Fiutando l'irresistibile odore di avventura e desiderosa di ricongiungersi agli amici d'infanzia, Ryza parte quindi per la capitale reale, ma non prima di aver ricevuto da Moritz Brunnen - l'uomo più in vista di tutta l'isola di Kruken - l'incarico di scoprire la provenienza di un antico tesoro di famiglia: una pietra dalla forma ovale, che già nelle prime ore della campagna si rivela l'uovo di un'amichevole creatura mai vista prima.

    All'insaputa della scatenata e imprevedibile Ryza, cui piano piano si uniscono sia un paio di volti nuovi che gli amici storici (ad eccezione di Empel e Lila, che nella vicenda hanno un ruolo secondario, ma non questo meno importante), esiste un nesso tra le rovine che circondano Ashra-am Baird e la simpatica fatina uscita dall'uovo: un importante collegamento destinato ad approfondire la particolare e affascinante mitologia su cui poggia la duologia "Secret" e, con tutta probabilità, a preparare il terreno per un ulteriore episodio finale.

    Come ricorderà chiunque si sia cimentato col precedente titolo della serie, Atelier Ryza Ever Darkness & the Secret Hideout differiva dai propri predecessori per la presenza di un comparto narrativo ben più coinvolgente del solito, che tuttavia impiegava diverse ore a ingranare. Con Atelier Ryza 2, invece, non solo il team ha rincarato la dose, ma addirittura ha aggiustato il tiro, proponendo sin dalle prime battute un racconto piuttosto intrigante e capace di tenere sempre alto l'interesse del giocatore.

    Tra l'altro, essendo cresciuti di qualche anno e avendo accumulato delle esperienze capaci di plasmarne la personalità, Ryza, Tao, Lent e Klaudia appaiono piuttosto cambiati rispetto a come li ricordavamo, e non solo dal punto di vista fisico. Se in passato gli amici di Ryza tendevano a perdersi molto spesso all'ombra della chiassosa e vulcanica protagonista, stavolta i comprimari ricoprono un ruolo più rilevante nell'economia del racconto, anche perché Gust, attraverso i cosiddetti "character episode" innescabili col passare delle ore, ne ha esplorato a fondo la caratterizzazione, mettendo in risalto dei lati alquanto inaspettati. Lo stesso Tao, che nel primo Atelier Ryza era un personaggio tutto sommato superfluo, nonché l'anello debole dell'intero cast, nel sequel ci ha invece conquistati col suo modo di fare risoluto.

    In tutta la sua bontà, Atelier Ryza aveva comunque un piccolo difetto non proprio trascurabile e rappresentato da una longevità ridotta, se paragonata allo standard cui la serie di Gust ci ha abituatati negli anni. Come promessoci da Junzo Hosoi (recuperate la nostra intervista al producer della serie Atelier), stavolta la sola campagna principale del sequel ci ha tenuto compagnia per 35 ore circa - contro le 25 del precedente episodio - che in nome di un completismo assuefacente e della voglia di perfezionare sempre più l'equipaggiamento dei combattenti titolari hanno superato quota 50. Un traguardo più che soddisfacente, nonché in linea con le tradizioni del franchise e dello stesso genere ludico di appartenenza.

    I trucchi di un'esperta alchimista

    Menzionate in apertura, le molteplici migliorie introdotte da Atelier Ryza ci spinsero, in sede di recensione, a definirlo il miglior Atelier di sempre, anche perché il titolo rappresentava un perfetto starting point per i novizi e persino per gli scettici. Come prevedibile, in Atelier Ryza 2 Lost Legends & the Secret Fairy abbiamo quindi ritrovato sia il pregevole e intuitivo sistema di crafting che il combat system in tempo reale del precedente episodio, i quali sono stati ritoccati solo in parte, affinché risultassero persino più immediati e accessibili.

    Partiamo proprio dall'alchimia, che a conti fatti è da sempre il cuore pulsante del brand, nonché il suo principale tratto distintivo. Se il sistema di crafting del primo Atelier Ryza è rimasto pressoché invariato, coi "nodi" di elementi diversi da riempire per allungare la catena, incrementare la qualità e conferire tratti aggiuntivi al prodotto finale, l'acquisizione delle ricette è stata totalmente rivista.

    Fino alla sua scorsa incarnazione, il brand di Koei ci ha abituati ad incrementare due parametri ugualmente importanti: il livello base dei personaggi giocabili e il livello di padronanza raggiunto con l'alchimia, il quale consentiva non solo di apprendere nuove ricette, ma poneva dei limiti agli oggetti sintetizzabili dagli utenti.

    Se ad esempio un determinato strumento richiedeva un elevato livello di alchimia, per poterlo realizzare il giocatore era prima costretto a raggiungere il valore indicato nella ricetta, creando nel frattempo oggetti di livello inferiore e in grande quantità, così da accumulare quanti più punti di "esperienza alchemica". Un sistema troppo obsoleto che non abbiamo mai apprezzato, anche perché l'impossibilità di creare un certo strumento a causa di un grado di alchimia non troppo alto tendeva spesso a precludere qualsiasi avanzamento nella storia.

    In Atelier Ryza 2, invece, il livello di alchimia è stato rimosso e rimpiazzato da un vasto albero delle abilità in cui è possibile spendere i preziosi SP (accumulabili attraverso la sintesi o il completamento di opzionali fetch quest) per acquisire le ricette fondamentali, nuove tecniche di sintetizzazione e persino espandere il numero massimo di oggetti mescolabili nel calderone.

    Come risultato, è il giocatore a stabilire in quale ordine acquisire le ricette e le abilità varie, a seconda delle proprie preferenze e di quanto richiesto dalla trama. Tra l'altro, la possibilità di raddoppiare addirittura il numero massimo di materie prime utilizzabili in una singola sintesi invoglia non solo a produrre oggetti di qualità sopraffina, ma soprattutto semplifica la realizzazione di solidi equipaggiamenti. Se in passato era essenziale preparare armature di alto livello, che a loro volta costringevano a cercare materiali estremamente rari, il nuovo sistema permette invece di migliorare a oltranza anche i pezzi di equipaggiamento realizzabili sin dalle prime ore di gioco, ottenendo dei risultati altrettanto soddisfacenti. Certo, una corazza o una spada di livello 50, se forgiata con materie prime di altissima qualità, sarà sempre più efficace di uno strumento di livello inferiore, indipendentemente dagli oggetti utilizzati durante la sua sintetizzazione; tuttavia, anche un'arma o un'armatura di livello 10, se realizzate con materiali ottenibili esclusivamente nelle fasi avanzate della campagna, consentiranno al giocatore di fronteggiare un livello di sfida sempre più alto e avanzare a passo spedito nella campagna.

    Se in definitiva il sistema di crafting ha guadagnato molti punti con l'avvento di Atelier Ryza 2, lo stesso non si può dire per il recupero delle materie prime, in questo caso penalizzato da una meccanica alquanto fastidiosa. Nel primo episodio la bellissima Ryza aveva la facoltà di utilizzare vari strumenti per raccogliere gli oggetti localizzati durante le sue scampagnate, ognuno dei quali portava a un esito differente.

    Ad esempio, se frantumare le rocce col suo scettro consentiva di raccogliere determinati minerali, l'ascia e il bastone esplosivo davano accesso a oggetti diversi, come pietre ancora più rare e vari tipi di polvere. Un sistema, questo, che costringeva il giocatore ad alternare lo strumento utilizzato, ma che tutto sommato aveva una propria logica.

    Anche Atelier Ryza 2 prevede che l'utente cambi spesso l'utensile adoperato, ma il team di sviluppo ha conferito a ciascuno strumento un'abilità che influenza le materie prime recuperate: pertanto, se un falcetto comune consente soltanto la raccolta di determinate erbe, il recupero di piante un tantino più rare richiede l'utilizzo di un utensile migliorato.

    Sebbene sulla carta possa non rappresentare un problema evidente, durante la nostra prova ci siamo accorti che il titolo non menziona affatto la necessità di ricreare o migliorare i vari attrezzi, portando sciaguratamente il giocatore a ignorare l'esistenza di materie prime talvolta indispensabili per poter proseguire col racconto.

    Fortunatamente le fasi di raccolta ed esplorazione hanno goduto anche di qualche accorgimento positivo, di cui vi abbiamo già parlato in una nostra precedente anteprima di Atelier Ryza 2.

    Per velocizzare l'attraversamento di mappe alquanto estese e dispersive, il team di Gust ha implementato un paio di meccaniche piuttosto utili, che consentono alla nostra bellissima eroina di scalare pareti rocciose o di evocare una specie di lupo cui salire in groppa. In particolare abbiamo apprezzato l'introduzione della cosiddetta "Emerald Band", ossia un gioiello che in presenza di particolari totem fluttuanti permette a Ryza di evocare una sorta di liana magica con cui attraversare crepacci o sbloccare delle comode scorciatoie. Se nel gioco precedente non era possibile introdursi in fiumi e laghi, stavolta Ryza è addirittura in grado di nuotare, e all'occorrenza può ricorrere alle caramelle chiamate "Air Drop" per respirare sott'acqua, introdursi in caverne subacquee e raggiungere luoghi e materiali altrimenti inaccessibili.

    La strategia definitiva

    Passando all'analisi del sistema di combattimento di Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy, occorre innanzitutto elogiare la nuova interfaccia utente preparata dai ragazzi di Gust, i quali hanno saggiamente riposizionato tutte le varie finestre presenti sullo schermo. Il risultato ha garantito al prodotto un'interfaccia più pulita e meno confusionaria della precedente, che ad esempio destinava troppo spazio alla barra incaricata di stabilire l'ordine di azione di mostri e personaggi.

    In Atelier Ryza 2 hanno quindi fatto ritorno la Timeline, gli AP acquisiti con ogni singolo colpo e il Livello di Tattica, indispensabile per incrementare il numero di azioni effettuabili in un singolo turno, nonché le micidiali mosse speciali note come Fatal Drive (tecniche devastanti non troppo diverse dalle Arti Mistiche della serie Tales of).

    A questo giro, tuttavia, i colpi base necessari ad accumulare i preziosi AP e le skill che invece li consumano possono essere concatenati, al fine di realizzare combo piuttosto lunghe e massimizzare il danno inflitto ad ogni turno. Se a queste aggiungiamo persino le abilità chiamate "Order Skill", ossia tecniche di combattimento automatiche cui i compagni ricorrono dopo aver soddisfatto determinati requisiti, il concatenamento risulta stavolta l'arma più efficace dei nostri beniamini, specialmente nel caso in cui il giocatore riesca a mescolare con rapidità e un pizzico di sana strategia i colpi fisici e quelli magici dei personaggi schierati in prima linea.

    Se a primo acchito il combat system in tempo reale di Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy può apparire pressoché inalterato rispetto a quanto visto nel precedente episodio, le lunghe giornate passate sul banco di prova ci hanno permesso di scoprire e apprezzare due meccaniche assenti nel titolo pubblicato nel 2019. Meccaniche che non solo ampliano la rosa delle azioni disponibili durante le battaglie, ma persino pongono rimedio a una fastidiosa limitazione del primo Atelier Ryza.

    Se nel suddetto titolo l'utilizzo degli oggetti era vincolato dai cosiddetti punti CC, che una volta esauriti costringevano il giocatore a rientrare (pena l'impossibilità di ricorrere a bombe e pozioni curative), stavolta i CC si ricaricano portando a segno un certo numero di attacchi e ciascun personaggio li accumula per conto suo. A meno che l'utente non li utilizzi in maniera scellerata, in Atelier Ryza 2 il rischio di ritrovarsi a corto di CC nel momento del bisogno è pressoché nullo, per di più i personaggi con molti CC possono anche usare fino a quattro oggetti in un solo turno. Chiamata Item Rush, questa sfiziosa meccanica è una delle trovate più interessanti del sequel poiché, soprattutto durante le boss fight più impegnative, permette di innescare quattro bombe per provare a stordire il nemico o comunque di ricorrere a quattro diversi oggetti curativi per rimettere velocemente in sesto la formazione dopo aver subito un attacco speciale.

    La resa grafica e la colonna sonora

    Non è un segreto che la componente tecnica rappresenti il proverbiale tallone di Achille di Atelier (e di tantissime altre saghe di JRPG). Poiché nel complesso il primo Atelier Ryza vantava una resa grafica soddisfacente, soprattutto se confrontato coi titoli della trilogia "Misteriosa" o con lo stesso Atelier Lulua, dal suo sequel non ci aspettavamo dei miglioramenti degni di nota, ma giusto qualche accorgimento di lieve entità.

    Rispetto al predecessore, Atelier Ryza 2 presenta ancora una volta delle texture ambientali un po' spartane e ripetitive, soprattutto per quel che concerne la capitale reale di Ashra-am Baird e l'interno degli edifici. In compenso i modelli poligonali risultano meno spigolosi e più espressivi, anche grazie al superbo lavoro svolto dal talentuoso character designer Toridamono, che anche stavolta ha donato a Ryza un look stravagante e provocante.

    Passando al sonoro, Atelier Ryza 2 ci ha deliziati con una colonna sonora vivace e variegata, sempre attenta ai toni assunti dalla nazione e capace di trasmettere al giocatore quel piacevole senso di spensieratezza che permea l'intera produzione. Se il doppiaggio giapponese ci ha convinti senza riserve, anche grazie alla presenza di eccezionali interpreti vocali, la traccia sottotitolata in inglese non brilla certo per fedeltà, ma al contrario tende a semplificare eccessivamente alcuni dialoghi.

    Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret FairyVersione Analizzata PlayStation 4Fatta eccezione per il comparto tecnico, Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy ha compiuto esattamente quello che ci aspetterebbe da un buon sequel, ossia migliorare sotto ogni aspetto il prodotto originale. Nonostante le difficoltà insorte durante il 2020, i ragazzi di Gust Corporation hanno infatti confezionato un JRPG coinvolgente e frenetico, che addirittura ha posto rimedio a qualche storica magagna che la longeva serie nipponica si trascinava dietro sin dalle proprie origini. Qualora abbiate adorato il primo Atelier Ryza, il secondo episodio rappresenta una tappa imperdibile, nonché la perfetta occasione per scoprire come e quanto siano maturati i giovanissimi protagonisti della serie “Secret”. Viceversa, nel caso in cui siate al vostro primo rodeo vi suggeriamo di mettere da parte lo scetticismo e di cimentarvi col nuovo apice della serie targata Gust e Koei Tecmo.

    8.7

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