Avatar Frontiers of Pandora Recensione: piacevole ma limitato

Il nuovo gioco Ubisoft ispirato alla saga cinematografica di James Cameron è un Open World con qualche difetto di troppo. Piacerà ai fan del film?

Avatar Frontiers of Pandora
Recensione: PlayStation 5
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Sebbene le cronache videoludiche siano piene di tie-in tutt'altro che brillanti, progetti sostanzialmente incapaci di rendere giustizia alla licenza cui si ispirano, fortunatamente ci sono anche eccezioni di valore, che dimostrano come la transizione dal grande schermo alle esperienze interattive non sia sempre destinata a deludere gli appassionati. Pur facendo parte della categoria delle eccezioni, però, Avatar Frontiers of Pandora è un titolo con diversi difetti all'attivo, che affievoliscono l'impatto di una proposta che non solo affonda le radici nell'universo creato da James Cameron, ma tiene persino in considerazione gli eventi dei capitoli che approderanno nelle sale cinematografiche nei prossimi anni (qui la recensione di Avatar La Via dell'Acqua).

    È occhieggiando questa intrigante prospettiva che abbiamo mosso i primi passi tra le rigogliose distese di Pandora, pronti a vestire i panni di un Na'vi per vivere questa avventura inedita ad opera di Ubisoft e Massive Entertainment.

    Alla scoperta del fronte occidentale di Pandora

    Avatar Frontiers of Pandora non è un gioco basato direttamente sui film del franchise, ma un'avventura inedita che si svolge nel 2169, ossia un anno prima rispetto agli eventi narrati ne La Via dell'Acqua, e in tutt'altro luogo. Il protagonista non ha un nome e potremo deciderne noi sesso e tratti somatici tramite un editor con un numero limitato di opzioni, che verranno successivamente ampliate nel corso della storia (la schermata di personalizzazione è accessibile in qualsiasi momento).

    Per ragioni a noi sconosciute, il nostro giovane alter ego vive all'interno di una struttura dell'RDA con altri coetanei, con i quali viene cresciuto proprio come un bambino dal Popolo del Cielo. Una serie di vicissitudini porterà poi il gruppo ad abbandonare il complesso degli invasori e a entrare nella Resistenza, alla quale ci uniremo con l'obiettivo di mettere la parola fine ai piani dello spietato John Mercer, il responsabile di tutte le sofferenze degli infanti dalla pelle blu.

    Questo primo passo sulla strada del conflitto segnerà l'inizio di un viaggio davvero importante per il nostro (o la nostra) protagonista, che avrà l'opportunità di scoprire di più sulle sue vere origini e di interagire con alcuni dei clan del fronte occidentale di Pandora. Non vogliamo svelarvi troppi dettagli sulla storia, ci limiteremo a dirvi che scorre via senza grandi momenti di epicità - ad eccezione del primo volo sull'Ikran e poche altre sequenze - o colpi di scena davvero inattesi, complice una certa prevedibilità delle svolte narrative.

    Al netto di un intreccio che non brilla particolarmente, il vero punto di forza di Avatar Frontiers of Pandora è tutto ciò che ruota intorno alla trama. Proprio come capita nelle pellicole di Cameron, a stupire lo spettatore non è tanto il racconto, quanto la cura con cui sono realizzate le ambientazioni e con cui sono stati caratterizzati i personaggi. Da questo punto di vista, l'opera di Massive Entertainment è sostanzialmente perfetta e non ci sorprenderebbe se prima o poi uno dei suoi volti facesse un'apparizione sul grande schermo. È evidente come lavorare a stretto contatto con gli autori della serie cinematografica abbia generato enormi benefici, permettendo al team di sviluppo di creare un prodotto estremamente fedele al materiale cui si ispira. Non a caso, i ricordi più belli che abbiamo della nostra avventura sono legati alla semplice esplorazione, poiché ogni volta che si mette piede in un nuovo bioma di Pandora vi è un senso di meraviglia connesso alla scoperta della flora e della fauna, che è viva e reagisce al nostro passaggio. Lo stesso discorso vale per i clan dei Na'vi, tutti ben differenziati nella filosofia, nelle tradizioni e nelle peculiarità, proprio come quelli visti nei film. Insomma, su questi aspetti il gioco di Ubisoft ha fatto centro.

    Un gameplay piacevole ma con dei limiti

    Ad averci convinto solo a metà è invece la componente ludica di Avatar Frontiers of Pandora. Questo non perché il gameplay del titolo di Massive Entertainment sia deludente, anzi: la fisicità del Na'vi è resa perfettamente, e scorrazzare in giro per il pianeta con la possibilità di eseguire ampi balzi o lunghe scivolate è davvero piacevole, poiché si ha la sensazione di controllare una creatura con caratteristiche fisiche ben diverse da quelle di un umano.

    Il movimento non è solo fluido, ma può essere ulteriormente velocizzato grazie ad una serie di piante che consentono di saltare più in alto e spostarsi molto velocemente. In buona sostanza, il "parkour" nella splendida cornice naturale di Pandora nutre in modo consistente la godibilità dell'esperienza modellata dal team di sviluppo. Lo stesso vale per il gunplay che, pur essendo lontano da quello dei tradizionali sparatutto in soggettiva (qui manca la modalità mira classica quando si imbracciano bocche da fuoco), risulta piacevole e divertente.

    Che si tratti di premere il grilletto, scagliare frecce o saltare in giro per le magnifiche ambientazioni, quindi, l'action in prima persona di Ubisoft non delude. Il problema risiede prevalentemente nelle situazioni proposte per tutto l'arco dell'avventura e nella gestione dell'equipaggiamento, ma procediamo per gradi.

    Il più grosso difetto di Avatar Frontiers of Pandora riguarda la struttura delle missioni, tutte modellate secondo uno schema che si ripete di continuo con ben poche deviazioni o alternative: il copione tipico vede il giocatore recarsi dal punto A al punto B per poi eliminare qualche nemico e distruggere o sabotare i macchinari. A rendere il tutto ancor più ripetitivo è il semplice mini-gioco legato all'hacking, che viene proposto fino alla nausea persino nelle fasi conclusive dell'avventura. Qualsiasi interazione con i dispositivi elettronici prevede il completamento di uno di questi puzzle, che consistono nello spostare un cursore all'interno di un labirintico percorso che non raggiunge mai un grado di complessità troppo elevato. Come se non bastasse, il ventaglio di nemici è ridotto all'osso e per l'intera avventura si affrontano sempre e solo gli stessi avversari umani: ci sono i soldati, che volano via come piume al vento al primo pugno, qualche velivolo e un paio di esoscheletri pilotati dai guerriglieri dell'RDA. Non ci sono boss, non ci sono minacce particolari o altre creature ostili uniche che non siano rappresentate dalla fauna locale.

    Se già così gli scontri risultano ripetitivi, a calcare la mano ci pensa un arsenale assai povero: dimenticate quanto visto nei Far Cry con numerosissime armi uniche da sbloccare, poiché qui la situazione è diversa (qui la recensione di Far Cry 6). In Avatar Frontiers of Pandora ci sono otto armi diverse: due di queste sono pesanti e altamente situazionali, tre sono archi con modalità di fuoco differenti.

    Il problema non è però tanto nella quantità, ma nella differenziazione. Prendiamo ad esempio il fucile d'assalto, una delle due uniche armi da fuoco presenti nel gioco: che raccogliate il modello comune o quello leggendario, lo strumento di morte si comporterà sempre allo stesso modo e l'unica differenza risiederà in piccoli bonus come i danni agli avversari umani o al recupero di salute ad ogni eliminazione. Estendete questo discorso ad ogni singolo pezzo d'equipaggiamento, mod comprese, e capirete quanto l'arsenale sia monotono.

    Non vi è nemmeno quel pizzico di varietà offerto dalle azioni stealth, poiché Avatar Frontiers of Pandora non permette di sgattaiolare alle spalle del nemico ed eliminarlo. Certo, è possibile utilizzare le frecce pesanti per stanare il pilota di un mech e farlo fuori silenziosamente, ma è un approccio poco divertente in questo contesto e alla fine si finisce per prediligere lo scontro diretto. Il gioco include anche la possibilità di personalizzare e cavalcare un Ikran, creatura volante che può fungere sia da mezzo di trasporto che da bestia da guerra.

    Sebbene il volo sia spettacolare, combattere in sella all'Ikran è alle volte scomodo per via di una gestione della telecamera imprecisa. Consapevoli forse dei limiti di questo aspetto del gioco, gli sviluppatori non hanno mai sfruttato tale meccanica nella storia, fatta eccezione per una brevissima sequenza. Ad aver ricevuto ancor meno spazio è la cavalcatura terrestre, una sorta di cavallo alieno che però si usa esclusivamente per passeggiare nelle distese verdi di Pandora in una quest principale. Anche in questo caso si tratta di un'occasione sprecata, ma è probabile che Massive Entertainment abbia preferito rinunciare ad una migliore implementazione per via di alcuni piccoli problemi riguardanti il movimento della creatura, che tende ad incastrarsi nel terreno e si sposta in modo poco fluido.

    Un mondo meraviglioso ma non sempre stimolante

    Non è certo un mistero il fatto che, sin dai primi trailer di gameplay, Avatar Frontiers of Pandora sia stato considerato da molti alla stregua di un Far Cry ambientato sul pianeta alieno e con protagonista un Na'vi. In realtà, non è proprio così. Certo, anche nel titolo Massive Entertainment vi è un grosso open world da esplorare, ma vi è molta meno pressione nei confronti del giocatore affinché si dedichi alle attività secondarie.

    La schermata della mappa è assai spoglia e si limita a indicare alcuni punti d'interesse con pallini luminosi di colore viola, che conducono a power-up speciali, collezionabili e altro. A proposito di missioni secondarie, Avatar Frontiers of Pandora propone attività che non brillano per varietà e, in maniera molto simile a quanto visto con la main quest, ci si ritrova ad affrontare situazioni ripetitive o poco esaltanti, come la raccolta di materiali in giro per la mappa o l'eliminazione di creature più o meno resistenti. Per quanto apprezzabile possa quindi essere la scelta di non "condurre per mano" gli utenti in giro per il mondo di gioco, capita di sentire la mancanza di incentivi concreti all'esplorazione, sebbene vi siano alcuni momenti in cui deviare rispetto alla rotta della main quest è sostanzialmente inevitabile.

    Questo perché il team di sviluppo ha inserito in Avatar Frontiers of Pandora una marcata componente ruolistica - non particolarmente brillante - che impone ai giocatori di aggiornare l'equipaggiamento e racimolare punti abilità da spendere in un apposito menu con l'obiettivo di aumentare il proprio livello di potenza, proprio come accade in molti looter shooter. Dato che, soprattutto nelle fasi intermedie della storia, vi ritroverete a dover affrontare missioni con un livello consigliato più alto del vostro, sarà dunque necessario allontanarsi dalla "via maestra" alla ricerca di armi e armature più efficienti. Ed è qui che entra in gioco il crafting, poiché l'equipaggiamento non si trova solo nelle casse sparse in giro per le basi del Popolo del Cielo. Gli sviluppatori hanno inserito un sistema di fabbricazione degli oggetti che abbiamo trovato molto interessante, poiché garantisce un certo margine di libertà al giocatore.

    Co-opDopo aver completato una delle prime quest principali, i giocatori di Avatar Frontiers of Pandora potranno decidere di vivere l'esperienza in cooperativa online. Grazie a questa funzionalità, gli utenti hanno la possibilità di invitare un amico e completare sia le missioni principali che quelle secondarie. Sebbene il mondo tenga conto dello stato di avanzamento nella partita dell'host, tutti i progressi e l'equipaggiamento sbloccato verranno mantenuti dall'ospite. La co-op supporta inoltre il cross-save tra PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC ed Amazon Luna.

    Se in alcuni casi è richiesto un ingrediente specifico, in altri è possibile utilizzarne di generici, come la corazza o l'artiglio di un animale. Questo significa che a volte ci basterà adoperare una risorsa qualsiasi, sebbene la qualità dell'oggetto impiegato abbia un impatto sulle statistiche del prodotto finale. Nel caso degli animali, per ottenere i materiali migliori è preferibile farli soffrire il meno possibile ed eliminarli con un singolo colpo. Per tutto il resto, invece, c'è da completare un pratico mini-gioco che permette di strappare fiori e altre risorse senza danneggiarle. A rendere le cose più semplici troviamo la guida di caccia, un menu che consente attraverso pochi click di individuare qualsiasi materiale per il crafting in giro per la mappa: si attivano i sensi Na'vi che servono anche per localizzare nemici e altri punti d'interesse e si segue una scia che conduce fino all'obiettivo.

    Purtroppo l'inventario del nostro Na'vi è parecchio limitato e capiterà spesso di dover svuotare lo zaino nel deposito delle basi: operazione resa più tediosa - in relazione al crafting - dal fatto che gli elementi depositati non vengono considerati per la produzione di equipaggiamento, ed è pertanto necessario recuperarli manualmente prima di procedere alla costruzione.

    Esiste anche la possibilità di cucinare varie pietanze, in modo da rimpinguare un indicatore dell'energia che si esaurisce nel tempo e compromette le capacità rigenerative del protagonista. Mangiare permette anche di ottenere buff temporanei, sebbene il processo di creazione del cibo sia piuttosto noioso, poiché tocca assistere ad una lunga animazione che non può essere saltata.

    Esiste anche un sistema di progressione slegato dall'equipaggiamento e relativo ai punti abilità. Da una parte abbiamo le skill di base, che si possono sbloccare semplicemente giocando ed ottenendo esperienza: si tratta dei classici power-up che permettono di aumentare il numero di oggetti curativi, aggiungere uno slot per le armi o trasportare più frecce. Abbiamo invece trovato molto meno incisivi i talenti degli antenati, ossia poteri speciali che si ottengono visitando specifici luoghi di Pandora e che, pur tornando utili in alcune situazioni, a conti fatti non hanno un impatto significativo sull'esperienza.

    Grafica e supporto al DualSense

    La versione di Avatar Frontiers of Pandora che abbiamo provato in fase di recensione è quella PC che, al netto di un comparto visivo notevole, presenta un livello di ottimizzazione lungi dalla perfezione. Per poter avere immagini a schermo fluide, abbiamo dovuto abbassare risoluzione e dettaglio grafico, rinunciando quindi alla possibilità di goderci i paesaggi mozzafiato realizzati dagli sviluppatori con lo Snowdrop Engine. Il mondo di gioco resta meraviglioso e anche i modelli dei personaggi sono perfettamente confezionati, sia in materia di modellazione poligonale, sia sul fronte estetico, poiché sfoggiano un mix di abiti tradizionali e realizzati con i materiali ricavati dagli umani eliminati. Lo stesso discorso vale per la flora e la fauna di Pandora, perfettamente in linea con quanto visto al cinema.

    Sul fronte tecnico, il gioco non presenta particolari problematiche ad eccezione di qualche buffo errore nel caricamento dei modelli e delle texture, che ad esempio ci ha permesso di vedere sotto gli abiti di un Na'vi per un'intera sequenza d'intermezzo. Abbiamo poi individuato qualche piccola sbavatura nella localizzazione in italiano, che coinvolge esclusivamente i sottotitoli: proprio come Far Cry 6, il gioco vanta infatti un ottimo doppiaggio in lingua inglese.

    Segnaliamo infine che Avatar Frontiers of Pandora gode del pieno supporto al DualSense anche su PC. Abbiamo giocato sia con il controller Xbox Series X|S che con quello PlayStation 5, il quale viene utilizzato sia per produrre vibrazioni più precise con il feedback aptico che per produrre resistenze col grilletto destro, quando si estraggono i materiali, si fa fuoco con le armi o si accede al mini-gioco dell'hacking.

    Avatar Frontiers of Pandora Avatar Frontiers of PandoraVersione Analizzata PCAl netto di alcune problematiche di gameplay che rendono Avatar Frontiers of Pandora un’occasione a tratti sprecata, l’ultima fatica di Massive Entertainment è il prodotto perfetto per fare un viaggio virtuale tra le terre di Pandora. Si tratta infatti di un gioco che vanta una fedeltà estrema all’IP, sia per com’è costruito il mondo che per come sono caratterizzati i personaggi. Insomma, i fan più accaniti delle pellicole di James Cameron non potranno che apprezzare questo aspetto dell'esperienza e chiudere un occhio sui difetti.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel i7-10700
    • RAM: 32 GB
    • GPU: Nvidia GeForce RTX 2080 Super
    7.5

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