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Back 4 Blood Recensione: un bagno di sangue con l'erede di Left 4 Dead

Back 4 Blood si dimostra in grado di sostenere la pesante eredità dei due Left 4 Dead grazie a una proposta ludica efficace e ben congegnata.

Back 4 Blood
Recensione: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • A ben 13 anni dall'esordio dell'originale Left 4 Dead, Turtle Rock Studios colonizzare la propria confort zone con un nuova ordalia a base di feroci creature mutanti ed eccessi balistici. Con una pesante eredità sulle spalle, Back 4 Blood non punta semplicemente a riportare in auge la formula vincente dei progenitori, ma si pone un obiettivo ben più ambizioso (qui potete trovare il nostro speciale Back 4 Blood: un gioco a metà tra tradizione e innovazione). Il titolo vuole reclamare il trono del miglior shooter "zombesco" sulla piazza, proponendo una formula rinnovata con la quale il team punta a conquistare fan vecchi e nuovi. Non è certo un traguardo da poco, ma dopo aver passato qualche giorno a sforacchiare valanghe di infetti, siamo certi che Back 4 Blood abbia tutte le carte in regola per riuscire nell'intento.

    Le piccole gioie dell'apocalisse

    Per gli standard della post apocalisse videoludica, il mondo di Back 4 Blood non è poi così malaccio. Sì, una generosa fetta dell'umanità è stata divorata da una piaga verminosa e dilagante, che l'ha tramutata in un'aberrante quanto perversa caricatura di sé stessa, ma le cose potrebbero comunque andar peggio. In fondo anche la fine della civiltà ha i suoi lati positivi, specialmente quando tra te e l'estinzione ci sono una robusta cinta muraria e una vagonata di proiettili.

    Senza considerare che l'isolamento può essere un ottimo incentivo alla socialità, un buon pretesto per costruire solide amicizie basate sul comune disprezzo per gli Infestati, ammassi deambulanti di membra rigonfie con un ricco ripieno di parassiti e cattiveria. A dirla tutta è già da qualche tempo che l'avanguardia dell'apocalisse manca di presentarsi ai cancelli di Fort Hope, tanto che qualcuno pensa che il peggio sia ormai passato. Forse è davvero così, ma si vocifera anche di nuove, orripilanti mutazioni, e c'è perfino chi parla di una soluzione definitiva per strappare ciò che resta del mondo dalle grinfie degli abomini. È il momento di passare al contrattacco, di unirsi a una compagnia di Sterminatori e risolvere il problema alla radice: la stagione di caccia all'infetto è ufficialmente aperta. A partire da queste premesse, Turtle Rock Studios invita i disinfestatori digitali ad affrontare una campagna suddivisa in quattro atti (l'ultimo è in realtà una boss fight tripartita), a loro volta composti da un numero variabile di capitoli raccolti in compartimenti "narrativi" con uno specifico obiettivo di fondo, e in genere separati da scene d'intermezzo ad alto tasso di spettacolarità. Come avrete intuito, i toni sono tendenzialmente più scanzonati rispetto alla media dei congeneri, proprio perché il tema alla base del gioco non è tanto la sopravvivenza quanto la riconquista armata di un posto d'onore nella catena alimentare.

    Volendo fare un paragone cinematografico, l'opera del team californiano propone un vivace mix tra le sfumature più cupe di World War Z (eccovi la recensione di World War Z) e i guizzi ridanciani dell'instant cult Zombieland, che emergono soprattutto negli scambi di battute tra i vari membri del roster, tutti - o quasi - caratterizzati in maniera piuttosto convincente. Proprio l'esuberante personalità dei protagonisti rappresenta il principale punto di forza di un comparto narrativo che, come prevedibile, non mette in campo particolari ambizioni: il suo compito è quello di definire una buona cornice per le cruente sparatorie al centro della produzione, e in questo senso ci pare che l'obiettivo sia stato centrato in pieno.

    Tra i vaneggiamenti cospiratori di Hoffman e l'inarrestabile logorrea di Evangelo (forse il meno amabile del gruppo), la trama scorre in un concerto di piacevoli cliché e sequenze ad alto tasso d'azione, talvolta valorizzate da una messinscena trascinante. Durante le nostre peregrinazioni mortifere ci è ad esempio capitato di partecipare ad una "rissa da bar" sulle note di Misirlou, uno dei brani simbolo di Pulp Fiction, in un tripudio di superviolenza e fomento battagliero. La canzone aveva peraltro un peso non indifferente sull'esito della schermaglia, e non solo per ragioni puramente motivazionali. Senza scendere troppo nei dettagli, si tratta di una delle tante trovate messe in campo dagli sviluppatori per aggiungere una nota di varietà al comparto ludico di Back 4 Blood, che come intuibile rappresenta la colonna portante dell'esperienza.

    L'evoluzione della specie

    Siamo quindi arrivati al punto in cui, per forza di cose, diventa praticamente impossibile non tirare in ballo Left 4 Dead, ovvero la "matrice spirituale" del nuovo titolo di Turtle Rock Studios. Fedele al suo DNA ludico, Back 4 Blood recupera in toto i tratti distintivi dell'antenato, trascinando i giocatori tra le maglie di uno shooter con un fortissimo accento sulle dinamiche cooperative, che richiede agli utenti di darsi manforte per sopravvivere alle sfide proposte dai diversi scenari.

    Rispetto a Left 4 Dead, il gioco offre una varietà situazionale più marcata e organica, sostenuta da un level design altrettanto diversificato, che offre terreno fertile per la costruzione di strategie corali più articolate. La qualità dell'insieme non è del tutto uniforme (soprattutto nel secondo atto si nota qualche flessione), ma il bilancio complessivo si attesta comunque su ottimi livelli. Oltre a mietere un numero potenzialmente infinito di Infestati, nel corso dell'avventura dovremo individuare e raccogliere oggetti da utilizzare per proseguire verso il prossimo rifugio (gli snodi tra un livello e l'altro), fortificare o difendere particolari punti d'interesse, soccorrere sopravvissuti in pericolo, o interagire con l'ambiente per guadagnare l'accesso alla successiva porzione di un livello, il tutto facendo il possibile per respingere le orde mutanti guidate da una Director AI generalmente più aggressiva di quella vista in L4D.

    Parlando delle mostruosità disseminate sul cammino degli Sterminatori, Back 4 Blood propone un nutrito bestiario di degenerazioni anatomiche a diversi livelli di infamia, ulteriormente arricchito dalla presenza di letali sottospecie che richiedono "trattamenti" specifici. A seconda del sottotipo, un disgustoso Maleolente potrebbe ad esempio bersagliare i giocatori con uno sgorgo di bile acida, o lanciarsi sui malcapitati come una bomba ad orologeria pronta a riversare ovunque i suoi malsani umori, capaci di innescare l'arrivo di una nuova torma di Infestati.

    Alcune di queste creature si comportano come mine organiche in grado di bloccare a terra i membri della squadra, mentre altre hanno la capacità di emettere un grido straziato per dare il via ad un assalto di massa. Insomma, ce ne sono per tutti i gusti, e non manca nemmeno una manciata di nemici d'élite particolarmente molesti (dei miniboss a tutti gli effetti), come i colossali Orchi o le insidiose Talpe.

    A volte, per evitare di essere sopraffatti, saremo costretti a muoverci con circospezione cercando di non attirare - troppo - le attenzioni degli avversari, evitando come la peste ogni possibile fonte di rumore (porte o veicoli dotati di allarme, uccellacci gracchianti). La presenza e l'entità di queste variabili, così come l'assortimento degli Infestati, sono legate a doppio filo a uno degli elementi chiave di Back 4 Blood, ovvero il Card System. Prima di approfondire questo particolare aspetto dell'offerta, però, lasciateci però precisare un punto: al livello di sfida Recluta, il più basso, il nuovo shooter di Turtle Rock Studios propone un'esperienza che, in termini di ritmo e struttura, risulta sostanzialmente in linea con i canoni di Left 4 Dead, pur vantando una maggiore varietà complessiva. Le cose cambiano, e non poco, optando per le difficoltà superiori (Veterano e Incubo), che rendono ben più palesi i pregi e le peculiarità del sistema messo a punto dallo sviluppatore, sottolineando al contempo l'importanza di una buona coordinazione (preferibilmente verbale) per il successo degli sterminatori più "hardcore".

    Una buona mano può fare la differenza

    Il Card System di Back 4 Blood alimenta un meccanismo che agisce su due diversi fronti, entrambi con un impatto consistente sulla progressione del giocatore e sulle dinamiche cooperative in seno al gameplay. Le Carte Corruzione, "giocate" dall'IA all'inizio di ogni livello, possono alterare il corso della partita ampliando la lista delle sfide proposte con obiettivi secondari (oggetti da rintracciare, limiti di tempo per il completamento della sezione, la sopravvivenza dell'intero team, ecc.) e pericoli aggiuntivi come mostri speciali (con blindature in prossimità dei punti deboli), orde che attaccano la squadra ad intervalli regolari o una maggiore quantità di allarmi in giro per le ambientazioni.

    Il numero e la natura di questi modificatori, scelti a caso dalla Director AI, possono variare notevolmente in base al livello di difficoltà e alle caratteristiche dello scenario, e contribuiscono efficacemente alla varietà generale dell'esperienza, favorendo la rigiocabilità e aggiungendo all'insieme una gradevole sfumatura d'imprevedibilità.

    Sebbene l'elenco delle variabili sia relativamente contenuto, durante le nostre avventure non ci è mai capitato di sentire il peso della reiterazione, complice l'assetto modulare di questa meccanica. Anche gli Sterminatori possono contare sul supporto di un Card System dedicato, speculare rispetto a quello in dote al malvagio "direttore".

    Dopo aver adocchiato la mano dell'IA, gli utenti potranno dunque rispondere scegliendo una carta dalla propria mano, servita seguendo l'ordine stabilito durante la fase di costruzione del mazzo. Questo vuol dire che la distribuzione dei potenziamenti non è mai casuale, e pertanto i giocatori hanno ampi spazi di manovra per quel che riguarda l'assemblaggio della propria build, da comporre in accordo con le caratteristiche del personaggio interpretato (ce ne sono otto, ognuno con perk e equipaggiamenti di base differenti) e con le esigenze dell'intero team. Va da sé che gli effetti delle carte selezionate ad ogni nuova tappa della campagna si sommeranno con quelli delle pescate precedenti, sulla strada verso la modellazione del proprio ammazza-infetti ideale. Per raggiungere questo obiettivo dovremo ovviamente fare in modo di procurarci tutte le carte necessarie allo scopo, investendo i punti guadagnati in coda alle varie missioni (gli obiettivi secondari possono accrescere il bottino) per sbloccare nuovi perk grazie alle Linee di Rifornimento di Fort Hope (l'hub del gioco), sequenze di elementi sbloccabili che ospitano anche skin per armi e personaggi, oltre ad emblemi e sfondi per il profilo utente.

    Nel complesso, al netto di qualche occasionale disequilibrio, il percorso evolutivo messo a punto da Turtle Rock Studios si dimostra efficace e ben congegnato, capace di aggiungere profondità al gameplay, dare vigore alle sue meccaniche collaborative e aumentare la longevità dell'offerta.

    Bocche da fuoco per tutti i palatiIn Back 4 Blood, l'armamentario degli Sterminatori può essere personalizzato sia raccogliendo le armi (di rarità e potenza variabile) disposte in giro per i livelli, sia acquistando - con le monete accumulate strada facendo - nuovi strumenti presso il rivenditore presente nei vari rifugi, il cui inventario comprende anche perk di squadra aggiuntivi. Tra gli oggetti equipaggiabili ci sono inoltre accessori per le bocche da fuoco (ottiche, munizioni speciali, caricatori, calci e quant'altro) in grado di alterarne l'efficacia complessiva, e di conseguenza la letalità del personaggio. Va però detto che l'interfaccia utente mostra qualche problema di leggibilità, specialmente quando si tratta di confrontare i diversi accessori. In Back 4 Blood, l'armamentario degli Sterminatori può essere personalizzato sia raccogliendo le armi (di rarità e potenza variabile) disposte in giro per i livelli, sia acquistando - con le monete accumulate strada facendo - nuovi strumenti presso il rivenditore presente nei vari rifugi, il cui inventario comprende anche perk di squadra aggiuntivi. Tra gli oggetti equipaggiabili ci sono inoltre accessori per le bocche da fuoco (ottiche, munizioni speciali, caricatori, calci e quant'altro) in grado di alterarne l'efficacia complessiva, e di conseguenza la letalità del personaggio. Va però detto che l'interfaccia utente mostra qualche problema di leggibilità, specialmente quando si tratta di confrontare i diversi accessori.

    La progressione si sposa inoltre piuttosto bene con un sistema d'equipaggiamento che, tra armi (primarie e secondarie), esplosivi, strumenti di supporto e dotazioni secondarie, può trarre grande beneficio dalle carte scelte dai giocatori. Non solo è possibile mettere in piedi build costruite attorno a specifiche categorie di armi (comprese quelle corpo a corpo), ma con le dovute accortezze si può dare forma a "composizioni ibride" altamente mortali. Una delle carte permette ad esempio di trasportare due armi primarie e, assieme ai giusti perk "di rinforzo", può condurre alla creazione di un feroce mix tra cecchino ed assaltatore, straordinariamente efficace contro gli Infestati più resistenti. Su queste note, la versione finale del gioco ha confermato le ottime impressioni registrare durante la Beta per quel che riguarda un gunplay solido, appagante e carico di piacevoli sfumature arcade. Seppur valida, la nuova proposta di Turtle Rock Studios non è però priva di difetti. Per quanto Back 4 Blood sia un titolo con un forte focus sul gioco di squadra, non abbiamo ad esempio apprezzato la scelta di svincolare la modalità in singolo (in questo caso i compagni sono gestiti dall'IA alquanto erratica) dal circuito della progressione. Affrontando la campagna in solitaria non si possono infatti guadagnare i Punti Rifornimento necessari allo sblocco di nuove carte: per ovviare ad eventuali problemi di bilanciamento (presenti anche a causa dell'imperizia dei bot) i mazzi "single player" possono essere confezionati utilizzando tutti i perk presenti nel gioco, con il consueto limite di 15 carte per ogni raccolta personalizzata.

    Anche la necessità di affidarsi nuovamente al matchmaking dopo la conclusione di ciascun atto non è particolarmente piaciuta, e avremmo preferito poter scegliere se continuare o meno l'avanzata con i precedenti compagni d'avventura. Il problema può essere aggirato sfruttando le funzionalità social per invitare nuovamente amici e partner occasionali, ma si tratta comunque di un'inutile complicazione.

    Orpelli competitivi e soddisfazioni sensoriali

    Il pacchetto contenutistico di Back 4 Blood include anche una modalità PVPVE denominata Sciame, che sfida due squadre da quattro giocatori a darsi battaglia alternandosi alla guida di Sterminatori ed Infestati: l'obiettivo dei primi sarà quello di sopravvivere il più a lungo possibile agli attacchi delle controparti, che successivamente - a parti invertite - dovranno battere il tempo degli avversari per aggiudicarsi il round (per maggiori informazioni, vi invitiamo a leggere il nostro speciale sulla modalità competitiva di Back 4 Blood).

    Pur trattandosi di un diversivo tutto sommato piacevole, Sciame si conferma come una componente del tutto secondaria nel bilancio ludico della produzione, destinata a rappresentare una porzione estremamente ridotta del monte ore accumulato dai giocatori. Passando al lato tecnico, la versione finale del gioco conferma le buone impressioni registrate durante l'ultima Beta, soprattutto sul versante dell'ottimizzazione.

    Il motore di gioco si dimostra in grado di sostenere senza cedimenti lo straordinario affollamento che caratterizza molte delle sequenze di gioco, e sulla nostra configurazione non abbiamo notato fluttuazioni particolarmente rilevanti sul fronte del frame rate, il tutto impostando la risoluzione in 4K, con buona parte dei settaggi al massimo e optando per il preset DLSS "bilanciato". Stranamente la tecnologia di Nvidia tende a generare qualche occasionale fenomeno di stuttering, che invece non si manifesta attivando la Super Resolution di AMD.

    È chiaro che Back 4 Blood non è un titolo destinato a riscrivere gli standard dell'industria in termini di qualità visiva, ma la resa d'insieme si dimostra più che soddisfacente, col contributo di una direzione artistica di buona fattura, che emerge tanto nel design dei livelli quanto in quello delle orripilanti creature che infestano il mondo di gioco. La modellazione poligonale non è sempre impeccabile, e lo stesso vale per il texturing e le animazioni, ma in generale il lavoro di Turtle Rock Studios non mostra particolari criticità, per quanto alcuni elementi (l'acqua in primis) rendano evidenti i natali old gen della produzione. Tra esplosioni, effetti particellari, dettagli cruenti e nebbie volumetriche, l'effettistica fa comunque un ottimo lavoro nell'amplificare l'intensità del gameplay, col supporto di un comparto sonoro praticamente ineccepibile, anche per ciò che concerne il doppiaggio nella nostra lingua. Allo stato attuale il netcode mostra ancora qualche piccola incertezza che dà vita a sporadici problemi di sincronizzazione, ma in linea di massima l'infrastruttura online si comporta piuttosto bene.

    Back 4 Blood Back 4 BloodVersione Analizzata PCSin dal primissimo istante, Back 4 Blood mostra inequivocabilmente tutti i segni della pesante eredità che si porta sulle spalle. Giocando alla difficoltà più bassa, infatti, l’offerta risulta sostanzialmente in linea con i canoni di Left 4 Dead, opportunamente attualizzati e arricchiti con una maggiore varietà ludica. Quando vi troverete però ad imbracciare le armi nelle modalità più “hardcore” (una tappa fisiologica in un titolo come questo), non potrete fare a meno di apprezzare le novità introdotte sul fronte della progressione e i pregi del Card System messo a punto da Turtle Rock Studio, che accrescono notevolmente lo spessore tattico del gameplay e le dinamiche cooperative alla base dell’esperienza. Back 4 Blood non è certamente un titolo perfetto, ma nel complesso la proposta del team californiano risulta efficace e ben congegnata. Va da sé che per goderne appieno dovrete necessariamente trovare dei compagni all’altezza, ma possiamo assicurarvi che il gioco vale la candela.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: i7 7740X
    • RAM: 16 GB DDR4
    • GPU: RTX 2080 Super
    8

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