Baldo Recensione: l'avventura italiana ispirata a Zelda è una delusione

Dopo una lunga prova, e una serie di bug, siamo pronti finalmente a darvi il nostro verdetto definitivo sull'ambizioso action adventure italiano.

Baldo
Recensione: Nintendo Switch
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Nato nelle intenzioni come un omaggio alla serie di The Legend of Zelda e all'animazione giapponese incarnata dallo stile dello Studio Ghibli, Baldo sembrava essere un promettete progetto indie in grado di ritagliarsi un posto di rilievo nell'affollatissimo panorama degli action adventure in terza persona. Purtroppo la produzione degli italiani Naps Team non si è rivelata all'altezza delle aspettative: nonostante un art style particolarmente convincente e un vasto mondo da esplorare, il grande potenziale rimane inespresso per tutta la sua durata. Questo a causa di una realizzazione tecnica approssimativa e di grosse ingenuità di game design, alcune delle quali sono già state esposte nella nostra precedente prova di Baldo.

    I primi problemi

    Sin dalle prime battute di gioco è chiaro quanto quella di Baldo sia un'esperienza ludica anacronistica. Il giocatore prende il controllo del giovane Baldo senza una reale introduzione che lo aiuti a familiarizzare con il mondo di Rodia, e sono assenti anche tutorial che spieghino le meccaniche di gameplay di base e come interpretare le informazioni a schermo.

    Con una totale assenza di direzionalità, una mappa sostanzialmente illeggibile e animazioni di movimento legnose, gran parte dei giocatori rimarrà assai interdetta di fronte a un avvio così brusco. Quella di Baldo è una lettera d'amore alla serie di The Legend of Zelda, è vero, ma i punti di riferimento sono ancorati al primo capitolo della saga uscito nel 1986. Se su NES certe limitazioni non potevano essere percepite come tali, essendo il genere ai suoi albori, gli evidenti difetti di Baldo non possono che essere dettati da un'ingenuità di fondo piuttosto che da scelte consapevoli di game design. Il risultato è che anche i nostalgici di un'era ormai tramontata degli action adventure troveranno serie difficoltà nell'accettare i continui compromessi da dover affrontare nel corso della lunga avventura. Abbiamo già parlato, nel nostro precedente articolo, del primo dungeon e di come, nonostante alcune scelte coraggiose, il Galeone metta in luce tutte le altre manchevolezze di Baldo: da un combattimento legnoso e mal bilanciato che farà incorrere in frequenti quanto innocui game over, fino a un level design così astruso e complesso da risultare proibitivo già nelle sue prime battute. Avendo portato a termine il titolo, forse il difetto più evidente risiede proprio in questa totale assenza di una curva di apprendimento che annulla anche qualsiasi senso di progressione e scoperta.

    Si fa veramente fatica a distinguere un labirinto dall'altro, manca quel tema specifico (solitamente dettato dall'utilizzo di un particolare oggetto) in grado di dare un sapore unico ad ogni enigma ambientale. Il design dei puzzle è astruso e convoluto, e molto spesso si incappa in soluzioni accidentali anche facendo ricorso al sistema di aiuti della biblioteca. Impostazione che porta inevitabilmente a tediose sessioni di backtracking e interruzioni nell'avanzamento che scoraggeranno anche i giocatori più volenterosi.

    Una progressione e un combattimento imperfetti

    A mancare infatti è anche una reale sensazione di progressione e di potenziamento del proprio alter ego. In questo senso è veramente indecifrabile la scelta di non premiare il giocatore con ricompense adeguate a fine dungeon, ma di relegare l'aumento della propria energia vitale nella maggior parte dei casi al compimento di side quest opzionali. Il non aver accesso a una risorsa così importante, se non incappando quasi per sbaglio dopo circa una decina di ore di gioco in un NPC che spiegherà come aumentare i propri cuori, è un difetto non da poco.

    A maggior ragione in un gioco dove il combattimento è così sbilanciato da far risultare fatale qualsiasi colpo ricevuto, anche dal più comune dei nemici. Si tratti di un tentacolo, un ratto o una pianta carnivora, qualsiasi mostro ha la capacità di esaurire i tre cuori iniziali di Baldo con un singolo attacco. Solo nella parte finale dell'avventura la situazione si ribalterà radicalmente, mettendo però in luce la sproporzione che c'è tra l'utilità degli oggetti consumabili, l'equipaggiamento di Baldo e l'effettiva abilità del giocatore. Giunti all'ultimo boss l'unica strategia vincente possibile è quella di fare incetta di oggetti curativi e rinunciare a un qualsiasi tipo di approccio tattico, vanificando così l'utilità di gran parte degli oggetti recuperati durante il gioco.

    L'esplorazione

    Per quanto riguarda l'esplorazione, l'avanzamento si sviluppa in modo leggermente migliore rispetto alle fasi action. C'è qualcosa di estremamente affascinante nell'open world di Rodia e perdersi tra le varie ambientazioni di gioco è quasi un'azione automatica e inevitabile, eppure riesce a restituire quel senso di avventura che la quest principale non è in grado di regalare.

    Ancora una volta il cuore pulsante di Baldo è uno stile grafico che riesce a catturare senza mai annoiare e permette di passare sopra a difetti altrimenti impossibili da digerire: anche con una mappa illeggibile, la telecamera isometrica che spesso copre porzioni fondamentali della visuale e dei movimenti legnosi che rendono eccessivamente complessi banali passaggi platform, nessuna imperfezione è tanto pesante da riuscire a ridurre la fascinazione del viaggio di Baldo nel regno di Rodia. Inoltre il world design è senza dubbio l'aspetto più ispirato di tutta la produzione: per quanto molto spesso la curiosità del giocatore non venga ripagata a dovere, la mappa di gioco è ricca di punti di interesse e segreti da scoprire. L'idea di popolare Rodia con numerose Torri dei Gufi è chiaramente mutuata da Breath of the Wild (per approfondire, ecco la nostra recensione di The Legend of Zelda Breath of the Wild): mentre però nel capolavoro targato Nintendo tra i sacrari si annidavano numerosi mini-dungeon che richiedevano al giocatore di utilizzare in modo ingegnoso gli strumenti e la fisica del gioco, in Baldo queste brevi prove si risolvono molto spesso in dei semplici enigmi ambientali a forma di scacchiera dove sarà richiesto di spostare i pezzi in determinate posizioni. Un'idea interessante ma che avrebbe sicuramente richiesto molta più cura nella realizzazione, soprattutto se inserita come una delle attrazioni principali all'interno di un progetto così vasto e ambizioso.

    Potenziale sprecato

    Giocando a Baldo purtroppo, la sensazione è proprio questa: di un prodotto dal grandissimo potenziale che presenta tante idee sulla carta vincenti, ma che non riesce a racchiuderle in un contenitore altrettanto convincente. L'ossatura c'è, i punti di riferimento sono a dir poco palesi eppure manca una certa consapevolezza nella realizzazione. Ogni singolo aspetto del gameplay, se preso singolarmente, risulta carente, e risulta piuttosto difficile da apprezzare in un contesto più ampio.

    La coerenza dell'art style purtroppo non è stata replicata all'interno delle meccaniche ludiche: se visivamente Baldo è un'opera che sprizza carisma da ogni pixel, pad alla mano, la fatica di Naps Team si rivela un'esperienza perlopiù frustrante e priva di mordente. Se il gameplay risulta incapace di stimolare attivamente i giocatori, la narrativa risulta ancora più dispersiva.

    Non c'è nulla che si spinga oltre il classico canovaccio del giovane ragazzo che scopre di essere un eroe leggendario su cui gravano le sorti del mondo intero. Non esiste uno sviluppo concreto di quelle premesse che sì, dovrebbero rimanere poco più che uno sfondo, ma al tempo stesso dovrebbero servire da collante per arricchire un immaginario visivamente così convincente.

    Se un'esposizione chiara e dettagliata della trama non è una prerogativa necessaria, si accusa l'assenza di una narrativa ambientale in grado di donare spessore al protagonista, all'"oscura profezia" che mette in moto gli eventi del gioco e anche alle differenti creature che popolano la terra di Rodia. I piccoli quanto confusionari tasselli della vicenda sono relegati a brevi dialoghi di testo talmente anonimi che non fanno nulla per nascondere la loro reale funzione: rappresentare un pretesto per spingersi più avanti con l'esplorazione.

    Emblematico in questo senso è il finale: anche il più determinato dei giocatori, in grado di arrivare fino allo scontro conclusivo, non potrà che rimanere profondamente deluso di fronte a un epilogo così raffazzonato e sbrigativo.

    Una scelta a dir poco alienante in grado di restituire la stessa sensazione di estraneità dell'introduzione, malgrado le circa cinquanta ore passate in compagnia di Baldo. Tutto questo senza contare poi la miriade di problemi tecnici che affligge il gioco. Sebbene i bug più debilitanti siano stati eliminati con una patch provvidenziale, la realizzazione tecnica di Baldo è quantomeno approssimativa e restituisce in più di un'occasione la sensazione di trovarci di fronte a un prodotto lontano dal completamento e dalla rifinitura. Tra cancellazioni dei salvataggi, perdita dell'inventario, sparizioni del protagonista all'interno del terreno ed errori nel registrare l'avanzamento delle missioni la situazione è sconfortante. Un altro fattore che per una buona fetta di utenti sarà un invito ad abbandonare Baldo ben prima dei titoli di coda.

    Le grandi ambizioni di Naps Team non sono insomma riuscite a prendere forma in un prodotto convincente. Va sicuramente apprezzato lo sforzo di regalare un'interpretazione inedita del genere, cercando di contaminarla con una miriade di suggestioni artistiche, ma proprio queste stesse ambizioni mettono in luce la sproporzione tra un grande concept e la capacità di concretizzarlo. Le dimensioni titaniche del mondo di gioco non hanno di certo aiutato gli sviluppatori i cui sforzi si sarebbero decisamente incanalati meglio in un'opera più raccolta.

    Baldo BaldoVersione Analizzata Nintendo SwitchIn definitiva è difficile promuovere Baldo, i suoi difetti sono palesi e anche ipotizzando che tutti i problemi tecnici vengano risolti da future patch, rimarrebbe il cuore di un'esperienza frustrante e mal bilanciata. Eppure, è innegabile che l'unicità della sua presentazione grafica, unita a eco di gameplay che rimandano agli albori del genere e a una concezione di Open World mai veramente tramontata, possano rappresentare per una fetta di nostalgici una formula ludica in grado di stregare. Per tutti gli altri, purtroppo, Baldo non può che essere una grandissima occasione sprecata.

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