Recensione Battle Princess of Arcadias

NIS e ApolloSoft presentano un mix tra classico JRPG e action

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Battle Princess of Arcadias
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Ci sono titoli che catturano il giocatore e lo trascinano al centro delle vicende narrate, cercando di renderlo parte integrante della storia, mentre altri mostrano gli avvenimenti dall'esterno, cercando di far breccia nel cuore di chi li sta giocando, facendogli instaurare una sorta di legame empatico con i personaggi. Il titolo che andiamo ad analizzare oggi, un po' come tutti gli RPG di origine nipponica, punta sicuramente a rappresentare quelli del secondo tipo, ma si è dovuto scontrare con una triste realtà: riuscire in questo intento è un compito assai arduo. La protagonista della nostra storia è Plume, principessa del regno di Schwert, un paese tranquillo la cui economia è sorretta principalmente dall'agricoltura, lontano dalla minaccia dei feroci mostri che bazzicano negli altri regni del continente di Vertex. Ma all'improvviso, inspiegabilmente, proprio quelle terre diventano bersaglio di un numero crescente di attacchi, costringendo il re a costituire un esercito in grado di proteggere la sua nazione dagli invasori. Quando la situazione sembra ormai irrecuperabile, la principessa Plume decide di impugnare la spada e gettarsi nella mischia in prima persona, guadagnandosi il titolo di Battle Princess, la principessa guerriera.

Made in Japan

Questo è l'incipit di Battle Princess of Arcadias, esclusiva PS3 targata NIS ed ApolloSoft dalla connotazione fortemente action, che mescola meccaniche tipiche degli RPG a quelle di un classico brawler a scorrimento orizzontale. Purtroppo, la natura non troppo accessibile e l'ormai appurata ritrosia da parte del pubblico occidentale nei confronti di produzioni simili, ha fatto sì che la formula scelta per lo sbarco del titolo fuori dal Giappone fosse quella meno impegnativa ed onerosa possibile: il gioco, disponibile esclusivamente in digital delivery tramite PlayStation Store, contiene solo il doppiaggio originale (in giapponese) corredato da sottotitoli in inglese, senza nessun tipo di localizzazione specifica per i territori in cui il gioco è stato distribuito; non va dimenticato che stiamo pur sempre parlando di un titolo estremamente di nicchia, che può essere apprezzato da moltissimi videogiocatori ma che difficilmente potrà raggiungere un bacino d'utenza così ampio da giustificare un investimento ed un lavoro di localizzazione più importante.
Inutile girarci intorno: questo titolo è giapponese fino al midollo, e ciò potrebbe non piacere a tutti. Non si tratta tanto di essere amanti del Giappone o della sua cultura, quanto dell'appartenenza a una tipologia di giochi ben definita e molto lontana dai gusti del giocatore occidentale medio. Ovviamente ci sono le dovute eccezioni, sia chiaro, ma la natura sempre più particolare e poco malleabile di buona parte dei prodotti sfornati nel paese del Sol Levante rende questi titoli poco accessibili per la massa, e questo è un dato di fatto.

Ma se esistono ancora tantissimi appassionati di questo tipo di videogiochi, un motivo c'è: Battle Princess of Arcadias propone una storia piuttosto banale ma efficace, narrata attraverso intermezzi pieni zeppi di dialoghi, i quali, se da un lato possono risultare noiosi per il giocatore poco paziente, dall'altro riescono a fornire una caratterizzazione dei personaggi piuttosto approfondita e particolareggiata. Le singole personalità sono tanto sopra le righe quanto -nel bene o nel male- ben delineate, in una struttura che segue alla perfezione i dogmi della narrazione videoludica di stampo nipponico. L'unico problema risiede in un'eccessiva aderenza allo stereotipo di alcuni personaggi: la principessa Plume, protagonista del gioco, è solo l'ennesima incarnazione del classico personaggio sempre allegro ed ottimista, mentre Raltz, il suo fido scudiero, appare come il consueto servitore ingenuo, taciturno e ligio al dovere. Una menzione speciale va a re Sigurth, trasformato in oca per motivi sconosciuti ed in grado di parlare solo grazie all'utilizzo di un misterioso traduttore. Geniale, davvero.
Non mancano i classici momenti pieni di "umorismo alla giapponese", la maggior parte dei quali non risulta purtroppo molto divertente. La grossa pecca del gioco, in questi frangenti, è quella di far troppo spesso leva sugli immancabili "pervertiti" del cast, dando origine a momenti tutt'altro che memorabili. Se la cosa non dovesse essere di vostro gradimento, potrete comunque premere il pulsante Start per saltare le scene, rischiando di perdervi qualche dialogo importante per salvaguardare la vostra sanità mentale. Per quanto possa sembrare una via di fuga allettante, tuttavia, questa rischia seriamente di rovinarvi l'esperienza di gioco, quindi usatela con cautela: conoscere il background narrativo che ci porta a svolgere determinate missioni ed approfondire la caratterizzazione dei personaggi è molto importante per apprezzare l'opera, così come lo è cercare sempre di capire che tipologia di missione state per affrontare e dove questa si svolgerà. Una preparazione adeguata prima di entrare in battaglia ci permetterà di conoscere in anticipo la tipologia di nemici che andremo ad affrontare e prepararci di conseguenza, fornendoci un vantaggio di non poco conto, vista la difficoltà piuttosto elevata di alcuni passaggi.

Molto action, poco RPG

La struttura portante del gioco è costituita da missioni, sbloccabili avanzando nella storia, intervallate da scene ricche di dialoghi, molti dei quali purtroppo superflui. Nonostante lo sblocco delle missioni sia strettamente legato alla nostra progressione nella storyline, il gioco permette di ripetere ogni singolo livello un numero infinito di volte, dettaglio apparentemente marginale di cui entro poche ore di gioco potremo maledire la -mal celata, ad essere sinceri- natura malvagia, che spesso ci costringerà a in sessioni di grinding estremo caratterizzate dalla ripetizione compulsiva di alcune missioni specifiche, necessaria per far salire di livello i nostri personaggi e passare indenni le parti più ostiche del gioco. Non mancano le classiche "quest secondarie", che ci permettono di affrontare ulteriori boss e missioni di combattimento, fornendo una valida alternativa alla ripetizione di quelle già completate. Queste missioni sono le uniche che devono esser sbloccate per vie alternative, come ad esempio parlando con un determinato personaggio in uno specifico momento.
Il combat system, nella sua forma base, ricorda molto da vicino quello di un qualsiasi brawler a scorrimento, con una forte componente ruolistica che si fa sentire principalmente attraverso il canonico leveling dei personaggi ed un sistema di equipaggiamento piuttosto classico. Contrariamente a quanto accade spesso nei jRPG, durante le missioni non potremo utilizzare più membri del party contemporaneamente: in Battle Princess of Arcadias tutta l'azione si svolgerà con un singolo personaggio principale a schermo, che potrà essere scambiato con gli altri in qualunque momento utilizzando il tasto R2.

Le missioni si differenziano in tre tipologie: Combat, Skirmish e Siege. La prima è senza ombra di dubbio la più facile da comprendere ed affrontare: si tratta semplicemente di avanzare in livelli che ricordano quelli di un classico beat 'em up a scorrimento, eliminando tutti i nemici fino a raggiungere la fine, facendo esperienza e collezionando, nel frattempo, eventuali oggetti lasciati a terra dai mostri. Il compito di alzare l'asticella del grado di sfida spetta invece alle altre due modalità, che vanno ad introdurre dinamiche di gioco più complesse e richiedono pianificazione tattica ed una concentrazione decisamente più alta. Le missioni di tipo Skirmish sono fondamentalmente degli scontri fra brigate rivali, nei quali dobbiamo combattere contro ondate di nemici nel tentativo di aumentare il morale dei nostri compagni che, sullo sfondo dello scenario, se le danno di santa ragione con i soldati delle armate nemiche. La componente più difficile da padroneggiare di questo tipo di missioni è quella tattica, che ci permette di impartire ordini ai nostri soldati in tempo reale, scambiando fra loro le varie brigate ed andando a modificare la formazione e l'aggressività delle stesse. Le missioni di tipo Siege, invece, non sono nient'altro che una bella variante delle canoniche boss fight, in cui il nostro personaggio potrà contare sul sostegno -questa volta attivo- dei soldati alleati. Anche qui torna la necessità di impartire ordini alla nostra truppa, con alcune piccole differenze rispetto alla modalità Skirmish: essendo l'eliminazione di tutti gli alleati una delle condizioni per il game over, abbiamo la possibilità di far ritirare temporaneamente le nostre truppe prima che queste vengano completamente annientate, permettendogli di "rigenerarsi" più in fretta per tornare alla carica in un secondo momento più agguerrite di prima.
Il risultato di questo mix di elementi è un gameplay che cerca di discostarsi quanto più possibile dallo stereotipo classico dei jRPG, fornendo un'esperienza di gioco piena di alti e bassi che continua a portare con sé alcuni dei problemi peggiori dei congeneri più canonici: il grinding, la ripetitività delle azioni da compiere e la mole di dialoghi eccessiva. La presenza di più tipologie di missioni comporta una maggiore varietà di contenuti, ma basta poco per capire quanto le missioni di combattimento e le boss fight siano, in media, più piacevoli da giocare rispetto alle guerre fra brigate, che rappresentano probabilmente il vero punto debole della produzione dal punto di vista del gameplay.

Un mondo colorato

Battle Princess of Arcadias è un action-RPG bidimensionale che dal punto di vista artistico pesca a piene mani dallo stile degli anime giapponesi e, per certi versi, ricorda alcuni giochi sviluppati da Vanillaware; non tanto le loro ultime produzioni -Dragon's Crown e Muramasa- quanto alcune perle del loro passato, fra cui potremmo citare ad esempio l'ottimo Odin Sphere, uscito per la prima volta in Europa nel 2008 su PlayStation 2. Purtroppo, però, dobbiamo ammettere con rammarico che la qualità del prodotto non è altrettanto elevata: l'impatto visivo è molto buono, ma le animazioni sono a dir poco approssimative ed inadeguate. Inoltre, per quanto possa sembrare strano, nonostante la evidente leggerezza del comparto tecnico del titolo, questo sembra mostrare di tanto in tanto qualche inspiegabile incertezza di troppo, che ne penalizza la resa complessiva. Per carità, niente di grave, ma si poteva sicuramente fare di meglio. Tutto molto bello invece dal punto di vista del sonoro, con un buon doppiaggio giapponese ed una colonna sonora che, soprattutto durante gli scontri con i boss, farà sicuramente la felicità di tutti gli appassionati di questa tipologia di giochi. Rimane un po' di rammarico per l'assenza del doppiaggio in lingua inglese, ma siamo sicuri che ai tanti estimatori del genere questa mancanza non peserà, considerando la felicità con cui molti hanno accolto, in altri titoli, l'inserimento della possibilità di scegliere il doppiaggio originale in favore di quello inglese.

Battle Princess of Arcadias Battle Princess of Arcadias è un buon titolo, in grado di far trascorrere senza troppi problemi diverse ore di divertimento a tutti gli appassionati del genere. Nonostante si allontani in modo piuttosto netto dai jRPG classici, ne conserva gelosamente le dinamiche di base e, soprattutto, i difetti principali, fra cui la ripetitività, il grinding e la lentezza delle scene di intermezzo, condite come sempre da una buona dose di nonsense e da tanto umorismo di bassa lega. La presenza di elementi classici accoppiati ad un gameplay tutt'altro che perfetto, ma comunque fresco e divertente, rendono il titolo piuttosto interessante e longevo, garantendovi almeno una ventina di ore di divertimento. Se siete fan sfegatati dei giochi giapponesi potete tranquillamente considerare l'acquisto, mentre coloro che non li apprezzano non troveranno certo qui motivi validi per cambiare opinione.

7

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