Recensione Battlefield : Bad Company

Analizzato il nuovo shooter EA-DICE

Battlefield : Bad Company
Videorecensione
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    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3

Sole, mare e un FAMAS

L'estate è ufficialmente arrivata, il caldo si fa sentire e i primi fortunati hanno già preso la strada delle ferie per ritemprare corpo e spirito. Ma il periodo di giugno/luglio è anche un ottimo bimestre per tracciare un consuntivo di tutto quello che è accaduto durante il primo semestre dell'anno. Analizzando quel che è accaduto in questa prima metà del 2008 (in ambito videoludico, ovviamente) non possiamo non constatare l'ottimo rapporto quantità/qualità del software uscito sulle ammiraglie della next gen: fra capolavori (Metal Gear Solid 4 e Ninja Gaiden 2 su tutti), ottimi titoli (Condemned 2: Bloodshot per esempio) e qualche gradita sorpresa (Civilization Revolution, giusto per citarne uno) il parco dei titoli disponibile è riuscito ad accontentare anche le frange più schizzinose e di gusti difficili. Volendo però andare a cercare il classico pelo dell'uovo, ci duole constatare come sia mancato all'appello un First Person Shooter di qualità: paradossalmente infatti quello che è considerato come il genere più usato (ed abusato) da parte delle software house non è riuscito sino ad oggi a piazzare un suo esponente nella categoria dei titoli di spicco del 2008. Dopo l'abbuffata di fine 2007, con Halo 3 e Call of Duty 4 a monopolizzare il mercato, il nuovo anno si è aperto con il discreto Rainbow Six Vegas 2 (sequel ad onor del vero sin troppo simile al suo predecessore) ed il buon (dal punto di vista del multiplayer) Unreal Tournament 3, per poi proseguire purtroppo con una schiera di titoli a malapena sufficienti i quali, ovviamente, si sono persi nel mare magno del mercato videoludico senza destare scalpore (e senza riuscire a scalare la vetta dei top sellers). A tentare di risollevare le sorti della categoria (ed il morale degli appassionati) ecco presentarsi sulle nostre console Battlefield: Bad Company, ultimo nato della saga creata dalla DICE (acronimo di Digital Illusion CE) e distribuito in tutto il mondo dal colosso Electronic Arts. Per quanti non avessero mai sentito parlare della serie ecco un veloce quadro riassuntivo: Battlefield è un first person shooter nato originariamente su home computer, la cui particolarità fu quella di inserire (per la prima volta all'epoca) una massiccia componente multiplayer a squadre, andando così a creare quell'intelaiatura di classi, tipologie e situazioni che oramai sono diventate uno standard per qualsiasi shooter che voglia fregiarsi di questo nome. Il successo riscosso con Battlefield 2 (ancora oggi ritenuto uno dei migliori esponenti del genere) portò la software house americana alla decisione di trasferire la sua creatura anche sulle console: Modern Combat però non riuscì (sia per una realizzazione tecnica mediocre, sia per un tentennante netcode e per la mancanza di diverse opzioni stranamente tagliate) a fare breccia nei cuori dei possessori di Playstation2 e di Xbox360. Sono passati due anni da allora: saranno riusciti i DICE a far tesoro dei loro "errori di gioventù" ed a confezionare un prodotto in grado di tenere fede al buon nome creatosi su personal computer?

Le guerre vengono condotte per tutte le ragioni...

Sino ad oggi abbiamo sempre avuto a che fare con delle battaglie campali, veri e propri scenari di guerra nei quali si decidevano il destino e gli equilibri geopolitici dell'intera umanità. In questi campi di battaglia sono sempre scese le unità d'elite degli eserciti delle superpotenze mondiali, manipoli di uomini cresciuti a pane e napalm che, con le loro uniche abilità psicofisiche, sono state in grado di sovvertire l'ordine delle cose e riportare la pace e la serenità ai quattro angoli della terra. Ma cosa accade in tutti quei conflitti di minore entità? Cosa, o meglio chi, in questi casi viene chiamato per riportare sulla retta via riottosi, rivoltosi e chi più ne ha più ne metta? Sicuramente non le "prime donne" della Delta Force o dei Ranger, troppo preziosi da essere sprecati per certe azioni di basso profilo. Ecco dunque le ragioni che hanno portato l'organizzazione militare mondiale a costituire il 222esimo battaglione dell'esercito, la compagnia B, la Bad Company. All'interno di questa "forza speciale" sono stati reclutati non soldati d'elite, né tantomeno volontari o ragazzi sbarbati alle prime armi: nella Bad Company sono stati trasferiti ed arruolati tutti gli insubordinati, le teste calde e gli incapaci che in tutte le altre unità preferivano infilarsi in qualche magazzino abbandonato per fumarsi una sigaretta piuttosto che spendere il tempo in inutili istruzioni sulle tattiche di guerriglia. L'unità B è una sorta di prigione aperta, una punizione vivente, un monito per tutti gli altri, graduati o meno, a rigare dritto e rispettare l'arma e la bandiera. Fra questi reietti ci sarà anche il nostro simpatico protagonista, tale Preston Marlowe, un ragazzo apparentemente come tanti altri cresciuto in una famiglia dallo stampo prettamente militare: nonno eroe della seconda guerra mondiale, padre veterano del Vietnam. Preston sin da piccolo ha sempre dimostrato particolare interesse ed attenzione per l'arma, esprimendo già in tenera età il sogno di voler seguire il solco tracciato dai suoi familiari. Ma come è noto, la realtà è sempre diversa dal sogno: così durante una normalissima campagna in Europa, Marlowe si rese conto di quanto potesse essere noiosa la vita militare, ben lontana dalle gesta epiche che era solito ascoltare durante la sua infanzia. Cosa fare dunque per poter ravvivare un po' le cose? Magari decidere di prendere un bell'elicottero e farsi un giretto per respirare un po' di sana aria d'alta quota. Un vero peccato che l'atterraggio dell'Apache non sia andato poi a buon fine...
Per questa innocente marachella è stato così trasferito nella Bad Company. Eccoci così giunti su di uno dei tanti campi di battaglia di poco conto nel quale il 222esimo battaglione viene inviato: siamo in Russia, nominalmente per sedare una delle tante scaramucce insurrezionistiche dell'est Europa. Tuttavia quando il buon Marlowe ed i suoi compagni combinano qualcosa di strano. Il sergente Redford, oramai prossimo alle ferie ed interessato solo alla passione per la pesca, lo specialista tecnico Sweetwater (un nerd arruolatosi solo per mettere le mani sulle avanzate tecnologie militari) e l'esperto di esplosivi Haggard (rozzo artificiere con la passione per i botti fragorosi) si imbattono in un carico estremamente prezioso: l'oro di un famoso gruppo di mercenari. E gli ideali già blandi della truppa subiscono un repentino cambio di rotta...

...Ma sul campo ogni soldato deve trovare la propria

Sin dalle primissime battute di gioco sarà impossibile non notare la notevole carica di ironia che i DICE hanno volutamente inserire nella loro ultima produzione: Bad Company infatti si differenzia da tanti suoi più o meno illustri colleghi per un'ottima caratterizzazione sia del nostro alter ego digitale che dei suoi compagni. Non avremo a che fare con dei soldati tutti d'un pezzo senza macchia e senza paura, ligi al dovere e consapevoli che la loro vita è solo una pedina nella partita per la lotta alla pace. I vari Marlowe, Haggard e Sweetwater infatti non sono altro che dei poco di buono, uomini che si sono ritrovati nel posto sbagliato al momento sbagliato solo per colpa della loro negligenza durante la vita militare. Battute scurrili, comportamenti tutt'altro che professionali (a tal proposito vi invitiamo a visionare i simpaticissimi schetch messi a punto per pubblicizzare il titolo, vere e proprie parodie di produzioni più serie ed epiche come Metal Gear Solid 4 e Gears of War) saranno all'ordine del giorno e riusciranno a strapparci ben più di un sorriso, grazie anche ad un'eccellente caratterizzazione dello strampalato team che ci ritroveremo accanto durante la campagna in single player. Tale aspetto ironico riesce inoltre a sopperire molto bene alla carenza di un vero e proprio plot narrativo, invero piuttosto scadente e ritrito. Per quel che concerne il mero punto di vista del gameplay, Battlefield Bad Company mutua e ricicla le più classiche meccaniche dei First Person Shooter: affronteremo dunque uno story mode diviso in sette capitoli (invero piuttosto lunghi) nel corso dei quali dovremo adempiere ad alcune solite missioni come, ad esempio, proteggere un elicottero dall'assalto nemico, sabotare alcuni avamposti o più semplicemente fare piazza pulita, il tutto tramite un sistema di controllo standard per i canoni del genere ed estremamente pulito sia dal punto di vista della risposta ai comandi che da quello della precisione. Fortunatamente anche sotto questo aspetto i programmatori sono riusciti a sopperire alla mancanza di idee innovative enfatizzando in maniera incredibile la spettacolarità dell'azione: in Bad Company è infatti possibile distruggere praticamente tutto quello che è a portata di tiro. Mura che crollano sotto i colpi del nostro lanciagranate, alberi e foreste letteralmente disboscate dal nostro passaggio (con buona pace degli ambientalisti), carcasse fumanti di corazzati militari che saltano via fra case sventrate saranno all'ordine del giorno durante le sessioni di gioco. Tale peculiarità è fra l'altro ben evidenziata dall'arsenale sul quale potremo mettere le nostre avide mani: a fronte della possibilità di portare con noi solamente un'arma principale (che cambieremo solo raccogliendole lungo il nostro cammino) potremo contare praticamente in qualsiasi occasione su di un ordigno esplosivo, sia esso un lanciagranate piuttosto che una bomba a mano o un sempre utile RPG. Se poi appartenete a quella schiera di persone che hanno come motto "più sono grossi, più fanno male", ecco fare capolino alcuni mezzi corazzati per dispensare morte e distruzione su terra (carroarmati, jeep e apc), aria (elicotteri) e persino acqua, grazie ad un letale motoscafo.
Oltre che mitragliatrici, fucili da cecchino e chi più ne ha più ne metta, il nostro kit del perfetto soldato è completato da una serie di giocattolini come comandi a distanza per chiamare un attacco aereo o il bombardamento di un mortaio, una sorta di trapano avvitatore per riparare i mezzi corazzati utili per lo spostamento sul campo di battaglia ed infine un iniettore con il quale potremo ripristinare totalmente il valore della nostra salute.

Acta non verba

Frostbite: dietro a questo nome si cela il motore grafico messo a punto dai DICE per confezionare Battlefield Bad Company. Scelta quantomai indovinata, dato l'altissimo livello del comparto tecnico che potremo ammirare nel corso della nostra avventura. Sotto il punto di vista grafico Frostbite mostra sin da subito i muscoli, regalandoci uno scenario estremamente dettagliato e variegato, sfoggiando senza soluzione di continuità foreste, strade asfaltate e mulattiere, ponti sospesi che ci daranno accesso a piccoli paesini arroccati o grandi impianti militari infarciti di costruzioni, trincee, automezzi e ovviamente nemici: tutti riprodotti con una eccellente cura nei dettagli osservabile sulle ottime texture che ricoprono i vari modelli ed architetture. Ma come detto in precedenza grande enfasi è stata posta sulla possibilità di distruggere praticamente tutto ciò che possiamo vedere e, anche in questo caso, i nostri occhi avranno di che deliziarsi: esplosioni di dimensioni variabili, detriti che schizzano da tutte le parti, interi edifici sventrati e foreste smembrate dall'esplosione di una granata. Queste e tante altre situazioni saranno all'ordine del giorno in Bad Company, regalando veri e propri momenti di esaltazione al giocatore, il tutto senza la minima esitazione dal punto di vista del frame rate (abbiamo notato solo sporadici rallentamenti che comunque non hanno assolutamente inficiato la frenesia dell'azione). La stessa qualità testè descritta è stata profusa anche sulla realizzazione di soldati e mezzi corazzati con i quali dovremo confrontarci: ad iniziare dai fantastici quattro del Team B, che sfoggiano delle ottime skin facciali e delle texture ricchissime di particolari (acuendo così la personalità di ciascun membro della squadra),), ogni modello poligonale presente nel titolo ha ricevuto la stessa minuziosa attenzione per i dettagli, a tutto vantaggio dell'impatto visivo e della fruibilità da parte dell'utenza. Un vero peccato che il tutto sia macchiato dall'oramai endemica mancanza di V-Sync (e conseguente "taglio" orizzontale durante i repentini movimenti di telecamera), problema questo che oramai affligge la quasi totalità dei titoli presenti sul mercato. L'ottimo lavoro svolto dai programmatori è ben visibile anche durante le partite multiplayer: il downgrade grafico è veramente ridotto all'osso, a conferma anche dell'eccellente duttilità del motore Frostbite. La musica non cambia spostando la nostra attenzione sul comparto audio: sotto questo aspetto il lavoro svolto ha posto l'accento sul lato ironico e divertente che impernia il titolo, grazie ad una colonna sonora infarcita di brani che spaziano dal country allo ska ed al jazz: tutte sonorità ben lungi dal poter enfatizzare l'epicità e la sensazione di trovarsi in un conflitto bellico. Più che discreto anche il doppiaggio in italiano, che presenta delle voci ed una recitazione ben sopra la media. Chiudono la carrellata una serie di effetti sonori piuttosto canonici, ma che ben si innestano nella globalità dell'azione.

Le cattive compagnie

Dal punto di vista della longevità invece, dobbiamo purtroppo constatare una certa brevità nel poter portare a compimento le sette missioni che compongono la campagna single player di Bad Company. Oltre al numero esiguo di livelli abbiamo altresì notato la clamorosa assenza del respawn (ossia della ricomparsa) dei nemici ogni qualvolta dovessimo prematuramente perdere la vita sul campo e quindi ripartire da un precedente checkpoint. Tale sistema riesce purtroppo quasi ad annullare il senso di sfida e di difficoltà proveniente dalla buonissima intelligenza artificiale del nemico, in grado di pianificare gli attacchi, nascondersi per evitare i colpi e tentare addirittura di aggirare il giocatore per sferrare una pugnalata alla schiena. A risollevare parzialmente questo fattore possiamo comunque citare un discreto fattore esplorazione: sparsi lungo le mappe potremo infatti trovare sia dei tesori (alquanto inutili dal punto di vista pratico a dire il vero), sia delle armi più o meno rare che altrimenti non potremmo mai utilizzare durante la nostra avventura. Stupisce inoltre l'assenza di una qualsivoglia modalità cooperativa, divenuta oramai un vero e proprio standard per i titoli di ultima generazione.
Ma la serie di Battlefield è sempre stata sinonimo di multiplayer ed ovviamente questo Bad Company non si differenzia dai suoi illustri predecessori. L'unica modalità online con la quale potremo cimentarci (a tal proposito Electronic Arts ha già annunciato un massiccio supporto tramite contenuti scaricabili) sarà il classico "distruggi la base", soprannominato questa volta "Corsa All'Oro", nel quale due squadre da dodici giocatori ciascuno dovranno rispettivamente difendere (come difensori) o distruggere (come attaccanti) delle casse di aureo materiale dislocate in alcuni punti chiave dello scenario. Prima però di scendere in campo potremo decidere se iniziare la partita da soli oppure creare una sorta di mini team con altri tre nostri amici aumentando in questo modo la componente strategica delle partite, scelta questa caldamente consigliata considerando quanto sia fondamentale riuscire a coordinarsi con tutti gli altri membri della squadra per massimizzare così le percentuali della vittoria. La componente tattica-strategica delle partite online è sottolineata anche dalla possibilità di scegliere una specifica classe per il nostro soldato, classi che avranno ovviamente i loro punti di forza e le proprie debolezze, per creare un plotone il più eterogeneo possibile. Nello specifico in Bad Company potremo impersonare:
Assalto: la fanteria pura e semplice, dotata di mitragliatore con lanciagranate e bombe a mano o iniettore come oggetti speciali. L'ottima potenza di fuoco fa degli assaltatori la classe più utile per attaccare gli obiettivi all'interno di edifici o negli stretti vicoli di qualche paese.
Demolitore: i dinamitardi del gruppo, equipaggiati con un potentissimo RPG e delle mine anticarro da piazzare per terra. Sono il terrore di tutti i mezzi cingolati e quindi fondamentali per potersi difendere da attacchi pesanti. Il rovescio della medaglia sarà il fucile a pompa, letale solo sulle brevi distanze.
Ricognizione: il cecchino, il killer per antonomasia in grado di uccidere senza essere visto. Le sue qualità non si fermeranno tuttavia alla sola precisione della carabina, l'unità da ricognizione è infatti in possesso di un simpatico puntatore laser per chiamare un attacco aereo e di un rilevatore di posizione per poter così individuare sulla mappa i soldati nemici.
Specialista: altra classe votata all'attacco è lo specialista, una sorta di geniere dotato di fucile leggero e di cariche C4 da far detonare tramite telecomando.
Supporto: come dice la parola stessa, questi soldati sono i rifornitori ufficiali della squadra. Possono infatti distribuire kit di pronto soccorso oppure riparare i mezzi danneggiati. Dal punto di vista offensivo sono comunque dotati di mitragliatrici leggere e di un radiocomando per inviare attacchi con il mortaio.
La nostra abilità sul campo sarà inoltre premiata tramite un sistema di potenziamento simile a quello già ammirato in Call Of Duty 4: uccidendo nemici, sabotando o rimuovendo cariche esplosive dalle casse d'oro, o ancora fornendo supporto ai nostri commilitoni riceveremo infatti dei punti esperienza che ci permetteranno di salire di grado. Aumentando il nostro rango riceveremo, oltre che un'appropriata targhetta di riconoscimento, dei crediti grazie ai quali potremo acquistare armi ed accessori da utilizzare all'interno delle partite.
L'azione di gioco online è globalmente buona, grazie ad un netcode funzionale (pochi i problemi riscontrati in merito a lag e latenza) e alle mappe, tutte molto ampie e ben articolate sia dal punto di vista geomorfologico che architettonico.

Battlefield : Bad Company Ottimo lavoro quello svolto dai DICE per la loro ultima creatura. Battlefield Bad Company riesce ad inserirsi di prepotenza nel novero dei titoli di ottimo livello, grazie ad una realizzazione tecnica di primissimo ordine, ad una taglio cinematografico dell'azione e ad una buona dose di ironia che riesce a portare una ventata d'aria fresca nelle oramai trite e ritrite azioni eroiche degli altri FPS. La mancanza di una modalità cooperativa unita alla presenza di una sola modalità per ora disponibile per gli scontri online (a breve dovrebbe essere rilasciata la modalità Conquest, sulla quale però non si hanno informazioni in merito), ma anche una longevità del single player piuttosto striminzita, non minano fortunatamente la fruibilità del titolo, che ci sentiamo di consigliare sia agli appassionati del genere che a tutti coloro in cerca di un po' di sana azione durante queste afose giornate estive.

8

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