Bayonetta 1 e 2 Recensione: La strega torna a danzare su Nintendo Switch

In attesa dell'arrivo del terzo episodio, (ri)scopriamo i primi due capitoli di Bayonetta, il capolavoro di Platinum Games ora disponibile su Switch

Bayonetta 1-2 (Versione Switch)
Recensione: Nintendo Switch
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Disponibile per
  • Wii U
  • Switch
  • Bayonetta è la prova inconfutabile che le streghe esistono davvero. Come spieghereste altrimenti il fatto che, a quasi dieci anni dal suo esordio, continuiamo ad essere follemente innamorati di lei? Hideki Kamiya deve aver compiuto un vero e proprio atto di stregoneria, ne siamo convinti. Ogni volta che la vediamo volteggiare incoronata dal pallore lunare, mentre si muove voluttuosamente tra orde di creature celestiali ed infernali, rimaniamo ancora incantati dalla sua sfavillante bellezza, come se neppure un singolo giorno fosse trascorso dal nostro primo incontro.
    Non sappiamo se l'eroina di Platinum Games ci abbia ammaliati con un siero dell'amore imperituro, o se lei stessa si sia abbeverata alla fonte della giovinezza eterna: quel che è certo è che nonostante il tempo passato dalla sua sfolgorante apparizione nel regno videoludico, Bayonetta si riconferma l'indiscussa regina degli action-game. Non importa quale forma assuma ai nostri occhi, ora in versione console, ora in 4K su PC, ora con indosso gli abiti di Link e Peach nell'edizione per Wii U: la strega di Umbra resta perennemente magnifica e seducente. E adesso, grazie alla riedizione dei primi due capitoli in arrivo su Nintendo Switch, si concretizza finalmente il nostro sogno di amanti gelosi e "possessivi" quali siamo: portare le grazie di Bayonetta sempre con noi, in ogni luogo, in ogni istante. Così da restare intrappolati ovunque, in sua compagnia, all'interno di un infinito sabbat temporale.

    Le due facce della luna

    Proprio come il satellite che troneggia nel cielo notturno, così anche Bayonetta è un gioco che possiede un duplice "volto", un'opera che vive di dicotomie e di contrasti: luce ed ombra, epicità e frivolezza, tecnicismo ed immediatezza. Questo connubio di ambivalenze parte proprio dalla narrativa (che racconta dell'interminabile lotta tra l'Inferno ed il Paradiso, tra i demoni e gli angeli, tra le Streghe di Umbra ed i Saggi di Lumen), passa attraverso il comparto tecnico ed arriva fino al nucleo stesso del gameplay, dove un'anima più intuitiva, spontanea e spettacolare si contrappone ad un sistema di combattimento visionario, esaltante e magnificamente elaborato. La strepitosa qualità del battle system orchestrato da Platinum Games dà vita ad una sinfonia inarrivabile di virtuosismo ed eclettismo, nella quale ogni combo è uno spartito da suonare con i tasti del pad. Ora come otto anni fa, il primo Bayonetta è un miracolo ludico, un action game che non riscrive le regole del genere ma le eleva ad un livello ancora ineguagliato. La necessità di coniugare al meglio tempismo, scaltrezza, precisione e rapidità d'esecuzione trasforma ogni duello in una danza mortale, coreografata a meraviglia da un moveset tanto vorticoso ed eccessivo quanto elegante ed ipnotico. Le schivate al millisecondo, l'alternanza repentina delle armi equipaggiate e la spaventosa varietà di avversari scaraventano il giocatore in un vortice di adrenalina e pirotecnia, all'insegna dell'esasperazione stilistica, del fanservice all'acqua di rose e della "tamarraggine" d'alta classe. Per lungo tempo il mondo videoludico si è domandato come il team nipponico avrebbe mai potuto migliorare una giocabilità che, di per sé, sfiorava già i limiti della perfezione: quando poi Bayonetta 2 è giunto tra le nostre mani, ogni interrogativo ha trovato la sua risposta.
    Di diritto entrato negli annali come uno dei migliori action game dell'intero settore, questo sequel esclusivo per piattaforme a marchio Nintendo è riuscito nell'arduo compito di rielaborare il gameplay del primo episodio senza stravolgerlo, ed anzi acuendone persino tutti i tratti distintivi. Ed eccoci così alle prese con un combat system ancora più fluido, profondo e stratificato, che alle concatenazioni di calci, fendenti, sparatorie ed acrobazie al cardiopalma innesta attacchi inediti, nuove armi e tecniche di lotta ottimamente rivisitate.

    La seconda avventura della strega più conturbante del panorama digitale trasforma ogni battaglia in un'orgia visiva e ludica, elevando esponenzialmente il grado di spettacolarizzazione tanto amato nel predecessore: tutto si moltiplica e si ingigantisce, mentre piccole ma importanti rifiniture nella responsività dei controlli rendono i duelli maggiormente dinamici, in cui il giocatore mantiene costantemente il controllo della scena, anche durante le sequenze dove il caos sembra in apparenza regnare sovrano. È questa una delle "magie" della nostra combattiva fattucchiera: conservare una perfetta leggibilità della scena e un impeccabile predominio del terreno di scontro sebbene a schermo si azzuffi una baraonda di effetti particellari, fiotti di sangue e scintille. Bayonetta 2, in particolar modo, rende le battaglie più gradevoli ed appariscenti grazie all'aggiunta di un potenziamento temporaneo, l'Apoteosi di Umbra, la quale permette alla protagonista di evocare gli attacchi dei demoni infernali che albergano nella sua chioma corvina, a patto, ovviamente, di consumare le riserve di mana.

    Viene così concessa al giocatore la facoltà di scegliere con quale stile approcciare gli scontri, selezionando il proprio setup di armi preferito, da allestire dopo aver visitato, prima di ogni nuovo capitolo, la fornitissima bottega del buon Rodin. Contenutisticamente, quindi, le versioni Switch di entrambi questi capolavori non aggiungono né sottraggono alcunché all'offerta proposta su Wii U ormai quattro anni or sono. Tornano dunque sia i curiosi costumi a marchio Nintendo con cui vestire la curve di Bayonetta (che non modificano di una virgola il gameplay) sia la modalità multigiocatore Doppia Apoteosi, inserita soltanto nel secondo capitolo, che ci chiederà affrontare una serie di sei sfide insieme ad un amico, e di ottenere un punteggio più alto in confronto a quello del partner. Il processo tramite il quale "invitare" un compagno è ancora un po' macchinoso: in pratica occorre iniziare una partita affiancati dalla CPU, e restare in attesa finché un altro giocatore non ci chieda di partecipare alla sua sezione. Sul campo, in ogni caso, la Doppia Apoteosi funziona alla grande, senza rallentamenti o lag che inficino il corretto svolgimento del match. La facoltà di potersi cimentare nella cooperativa anche con fruizione portatile (online e locale), inoltre, è un valore aggiunto da non sottovalutare affatto: sul piccolo schermo, dunque, i due Bayonetta si lasciano giocare che è un piacere. Per l'occasione, è stato inserito anche il supporto agli Amiibo: potranno essere utilizzate solo 32 statuette al giorno, che velocizzano l'acquisizione di equipaggiamento a tema Nintendo, da sbloccare, altrimenti, a suon di aureole sonanti. L'implementazione dell'HD Rumble poi, com'era prevedibile, dona alle schermaglie un senso di pregevole immersività, in modo tale che i duelli inebrino non soltanto lo spettro visivo, ma anche quello tattile e sensoriale. Fanno la loro ricomparsa, a tal proposito, i controlli touch saggiati sul "paddone" della Wii U, che semplificano brutalmente il sistema di lotta implementato da Platinum Games, e non si dimostrano molto utili neppure per ottenere buoni risultati al minigioco Angel Attack, che inframezza i capitoli del primo Bayonetta.

    La natura stessa dei due titoli, infine, si muove in simbiosi con la struttura ibrida del gioiellino Nintendo, per via di una durata media delle singole missioni alle volte piuttosto breve, tale da concederci sessioni di gioco spesso fulminee. In tal senso, giunge in supporto anche il consumo relativamente ridotto della batteria in versione handheld, che cala circa del 40% dopo due ore ininterrotte di gameplay, dandoci pertanto l'opportunità di passare una serata romantica con la nostra regina senza preoccuparci eccessivamente dello "scorrere del tempo".

    Una strega a portata di mano

    Bayonetta è sempre bellissima: con i capelli lunghi, con un taglio più corto, con un vestito più attillato o con uno più voluminoso. Le donano praticamente tutti i colori, capaci di risaltare la carnosità delle sue labbra e delle sue curve, dal nero stregonesco al verde delle lande di Hyrule, passando persino per il rosa principesco di Peach, che si intona con il suo iconico lecca-lecca. Sebbene siano trascorsi davvero molti anni dalla sua comparsa, la Strega di Umbra su Nintendo Switch si presenta in splendida forma. Entrambi gli episodi girano con un frame rate (quasi) sempre granitico a 60 fps, sia in versione televisiva che portatile, mostrando performance decisamente superiori a quelle dell'edizione Wii U. I cali, nella frenesia della battaglia, sono a malapena percettibili e non minano affatto la corretta gestione delle tempistiche d'attacco o schivata. C'è da ammettere, però, che un incremento della fluidità non è stato accompagnato da un aumento della risoluzione: come nell'opera originale, anche con la console saldamente inchiodata nella dock station, i due giochi girano a 1280x720p, rendendo un po' più evidente qualche lieve sbavatura nel trucco di Bayonetta. Più nello specifico, è il primo episodio a palesare alcune rughe, legate inevitabilmente all'avanzare dell'età ed alla genesi "old gen" del motore grafico. Discorso ben diverso per il sequel, che - pur con una pulizia scenica non proprio limpida e cristallina - preserva un impatto visivo vigoroso, più vibrante e luminoso rispetto al capostipite.
    Ma non sono tutte aureole quelle che luccicano. Entrambi i titoli, difatti, propongono uno storytelling basato su un due differenti tipologie di cutscene: da una parte quelle più dinamiche, firmate con una regia trainante ed avvolgente, mentre dall'altra sequenze più "statiche", simili ai fermo immagine delle pellicole cinematografiche. In quest'ultimo caso, purtroppo, il lavoro di trasposizione è stato un po' superficiale, caratterizzato da sequenze altamente sgranate, nelle quali l'aliasing divora buona parte del quadro.

    Laddove su un pannello di grandi dimensioni si tratta di difetti che balzano istantaneamente all'occhio, simili imperfezioni svaniscono come per magia non appena si passa alla versione portatile: sul piccolo schermo i due Bayonetta si rivelano superbi da vedere e - fortunatamente - anche da giocare, pur con alcuni, infinitesimi singhiozzi di frame in più. Non solo le magagne tecniche vengono mascherate con furbizia, ma l'azione a schermo si rivela ugualmente chiara e gestibile. Se il vostro timore era quello di perdere il controllo durante la confusione dei duelli, dormite pure sogni tranquilli: il caos della guerra tra demoni ed angeli potrà essere domato anche sui 6.2 pollici di Switch a suon di proiettili ed affilati tacchi a spillo.

    Bayonetta 2 Bayonetta 2Versione Analizzata Nintendo SwitchQuando la Strega di Umbra deciderà di ballare sotto la pallida luce del plenilunio, noi le tenderemo la mano per danzare insieme a lei. E ora, con la versione per l'ibrida di Kyoto, potremo restarle accanto in qualsiasi momento, sempre pronti a brandire le nostre armi e torturare l'esercito divino. Su Switch, i due capitoli di Bayonetta trovano il loro rifugio ideale, adattandosi adeguatamente ai ritmi della portabilità e mantenendo una notevole fluidità durante l'azione. Siamo quindi ben disposti a chiudere ambedue gli occhi (del mondo!) dinanzi ad una risoluzione inferiore al Full HD, all'assenza di aggiunte rilevanti e ad un prezzo di vendita piuttosto alto sull'eShop di Nintendo (30 euro per l'episodio d'esordio, 50 per il suo sequel e 60 nel caso si decidesse di acquistarli entrambi in un'unica soluzione). Adesso, dopo aver incontrato nuovamente la nostra amata strega, non ci resta altro da fare che attendere, per la terza volta, un suo bacio.

    8.3

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