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Beat Street Recensione: un picchiaduro a scorrimento dallo stile rétro a 16-bit

Beat Street è una lettera d'amore ai picchiaduro a scorrimento della vecchia scuola, un tributo a Final Fight e Streets of Rage in chiave mobile.

recensione Beat Street Recensione: un picchiaduro a scorrimento dallo stile rétro a 16-bit
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  • iPhone
  • iPad
  • Mobile Gaming
  • Popolarissimi nei primi '90, i beat ‘em up a scorrimento orizzontale sono scomparsi insieme a quelle stesse sale giochi che li avevano resi così amati. Nonostante il tentativo di alcune software house di riportare il genere in auge - ricordiamo ad esempio il piccolo grande caso commerciale di Castle Crashers - il picchiaduro a scorrimento resta, ad oggi, un genere di nicchia amato da pochi, fedelissimi fan. I ragazzi di Lucky Kat devono essere sicuramente fra questi, considerando quanta cura hanno riposto nel produrre Beat Street, spudorata dichiarazione d'amore verso un genere ormai morente disponibile su Android e iOS.

    Pugni, calci e pixel

    Se siete abbastanza vecchi da ricordare giochi come Streets of Rage e Final Fight, sappiate che Beat Street non aggiunge nulla di nuovo ad una formula ormai consolidata da più di vent'anni. Se invece appartenete alle nuove generazioni di giocatori cresciuti a pane e MOBA, è il momento di sedersi accanto al camino e ascoltare i racconti di un tempo passato. Tanto tempo fa, i beat ‘em up divennero fra le produzioni più richieste dal grande pubblico grazie ad un gameplay semplice ed immediato: il giocatore, magari accompagnato da un amico pronto a coprirgli le spalle, doveva catapultarsi in stage sviluppati seguendo un asse orizzontale, lungo il quale avrebbe incontrato decine e decine di nemici da prendere a scoppole in faccia. Dipinti nelle sfumature più disparate (cyberpunk, fantasy, supereroi...), i picchiaduro a scorrimento scomparvero perché, a lungo andare, la formula ludica si rivelò essere fin troppo ripetitiva. Beat Street, dal canto suo, compie un lavoro accademico, perciò pregi e difetti del genere persistono nell'opera di Lucky Kat. Ambientato nell'immaginaria città di Toko, Beat Steet pone l'utente a capo di un manipolo di eroi intenzionati a ripulire le strade dalle gang di animali antropomorfi che gestiscono il malaffare. Come è facile intuire, le istanze narrative sono poco più di un pretesto per arrivare a menare le mani, catapultando gli utenti nel vivo dell'azione dopo pochi secondi. Mosso da un fantastico motore grafico in pixelart, pulito e fluido, il gameplay di Beat Street si adatta perfettamente alla piattaforma di gioco.

    Lucky Kat ha saggiamente scartato l'ipotesi dei tasti virtuali, preferendo un sistema di controllo dei personaggi basato sulle gesture. Posizionando il cellulare sia in verticale che in orizzontale (il titolo si adatta ad entrambe le configurazioni in maniera eccellente) basta usare un dito per controllare il personaggio scelto di volta in volta per cimentarsi nei livelli: tramite un tap si colpisce l'avversario con un pugno normale, scorrendo il dito verso l'alto si ottiene un drop kick, mentre tenendo premuto per un paio di secondi potremo scagliare un colpo caricato. Fare la bua ai nemici in Beat Steet è sicuramente intuitivo, veloce, e senza dubbio alquanto divertente.
    Peccato che dopo dieci minuti il sorriso sul volto dei giocatori inizi a ridursi sempre più. Il lavoro di Lucky Kat, tanto curato dal punto di vista estetico, soffre di diverse carenze sul fronte del gameplay. Se la ripetitività degli scenari è il grande difetto del genere a cui Beat Street appartiene, la mancanza di un reale tasso di sfida è imputabile soltanto alla software house, probabilmente intenzionata a rendere il suo prodotto accessibile a un bacino d'utenza quanto più vasto possibile.
    Certo, i livelli possono essere riaffrontati cambiando la difficoltà e il personaggio, ma considerando che le combo sono praticamente le stesse e gli ambienti si assomigliano un po' tutti, è davvero difficile trovare la voglia di ricominciare tutto daccapo.

    Per un pugno (di dollari)

    Beat Street è un gioco per cellulari e quindi, come sicuramente avrete già capito, viene proposto come download gratuito con acquisti in-app. Più e più volte abbiamo affrontato l'argomento delle microtransazioni qui su Everyeye, e pertanto sapete qual è il nostro punto di vista al riguardo. Anche nel caso di Beat Street, la scelta viene lasciata unicamente all'utente.

    La produzione di Lucky Kat non prevede alcuna forma di PvP o di gioco competitivo (c'è però la possibilità di collaborare con altri combattenti in rete), per cui la scelta di acquistare la valuta in-game strisciando la carta di credito è valida solo nel caso in cui non siate disposti a trascorrere qualche ora extra per accumulare ricchezze, da spendere poi per sbloccare i diversi personaggi e poi svilupparli a dovere. Dal nostro punto di vista, sconsigliamo tale opzione: continuando a giocare, riuscirete a mettere insieme la somma necessaria a sostenere le varie spese, considerando anche i premi che Beat Street offre gratuitamente un determinato quantitativo di ore.

    Beat Street Beat StreetVersione Analizzata Android GamesBeat Street arriva sugli store di Apple e Google portando con sé un formula di gameplay finita quasi nel dimenticatoio. Beat ‘em up vecchia scuola, la produzione di Lucky Kat si adatta ottimamente alla piattaforma scelta, organizzando l’intera esperienza ludica attorno ad un sistema di controllo basato sulle gesture e gestibile usando una sola mano. Dall’aspetto grafico curato e ottimamente animato, l'opera soffre di una massiccia dose di ripetitività, un grande difetto che i picchiaduro a scorrimento non sono mai riusciti a superare. A tale ridondanza va aggiunto anche un livello di difficoltà tendente al basso. Non che questo sia necessariamente un difetto, ma siamo sicuri che i giocatori "old school" (di quelli abituati a calcolare ogni singola azione pur di non perdere le 200 Lire) troveranno Beat Street fin troppo facile. Allo stesso modo, il grado di sfida più accessibile potrebbe avvicinare i giocatori meno smaliziati ad un genere sì di nicchia, ma che non merita assolutamente di essere dimenticato.

    6.8

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