Recensione Beijing 2008

Quest'anno i giochi olimpici (virtuali) sono meno entusiasmanti

Beijing 2008
Recensione: Xbox 360
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Xbox 360
  • Wii
  • PS3
  • Pc
  • Tutti pazzi per lo Sport

    All'appuntamento quadriennale con i giochi olimpici, di fatto un evento mediatico con pochi eguali nel mondo dello sport internazionale, non possono ovviamente mancare le “major” videoludiche.
    Le case produttrici che negli anni si sono passate il testimone, tuttavia, piuttosto che intenzionate ad offrire al giocatore una simulazione fedele e varia, parevano spesso desiderose di sfruttare le sviolinate del media circus per assicurarsi, a priori ed indipendentemente dalla qualità dei prodotti, un sicuro successo di vendite. Di edizione in edizione, dunque, pochissime sono state le variazioni apportate ad una formula di gioco appesantita dal tempo (quella del button mashing inaugurata dall'indimenticabile Track & Field).
    Gradita sorpresa fu dunque quella preparata da Eurocom nel 2004 (in occasione delle olimpiadi di Atene), quando il videogioco ufficiale dedicato ai giochi olimpici (prodotto da Sony in esclusiva per Playstation2) mostrò un'inattesa capacità di reinterpretare alcune discipline sportive variando non poco un gameplay abusato, e garantendo una buona dose di divertimento.
    Qualche aspettativa è venuta così a crearsi anche per “Beijing 2008”, in sviluppo presso gli stessi studi della Eurocom ma finanziato, stavolta, da SEGA. Il nuovo titolo, difatti, oltre a riproporre quanto di buono i giocatori trovarono nell'Atene digitale, si è fatto fin da subito vanto dell'elevato numero di competizioni, aggiungendo alla rosa di eventi persino gli sport di tiro, il judo ed il tennis tavolo (ping pong per gli amici).
    Purtroppo il risultato raggiunto dal team di sviluppo non è del tutto al di sotto delle aspettative, e Beijing 2008 deve essere penalizzato per falsa partenza.

    Something old...

    L'impatto con il titolo non è fra i migliori. Anche il giocatore che, avveduto, sa cosa lo aspetta (pressioni frenetiche di tasti e oscillazioni vertiginose di levette analogiche), si trova lievemente spaesato e con pochi punti di riferimento. La navigazione nei menù è piuttosto intuitiva e veloce, e passano pochi secondi per trovarsi catapultati sul campo, in modalità carriera o evento singolo che sia. A questo punto, prima di avviare la gara, è possibile visualizzare una breve guida che, piuttosto sommariamente, spiega all'utente le istruzioni per superare la prova e insidiare il record degli atleti di tutto il mondo.
    La guida può essere rivista più volte, ma spesso le informazioni che dispensa sono incomplete e poco precise. Nulla di male quando si devono affrontare gli sport più classici (la corsa su pista o il nuoto), ma molti più problemi per le discipline più complesse. Senza un adeguato tutorial esplicativo il giocatore rischia spesso di incappare in falli ripetuti (ed il “trial and error” è l'unico sistema per capire come evitarli), o addirittura in premature sconfitte dovute alla totale incapacità di interpretare le istruzioni (il Judo è un esempio emblematico di come la superficialità delle indicazioni porti ad una rapidissima sconfitta).
    Venuti a patti con tale, inspiegabile lacunosità, si può comunque dedicarsi all'esplorazione delle moltissime discipline sportive riprodotte in Beijing 2008: the official videogame. La sezione “allenamento” permette di visualizzarle tutte, muovendosi di categorie in categoria. I ragazzi di Eurocom propongono, per questa edizione, un set completo di gare di corsa (dai 100 ai 1500 metri piani, più 100 e 200 metri per la corsa ad ostacoli), sei sport acquatici (4 specialità di nuoto e tuffi da 3 e 10 metri), numerose discipline nella categoria “campo” (lancio del disco, del peso, del giavellotto; salto in alto, in lungo, triplo e con l'asta), ed altrettanta abbondanza di esibizioni ginniche (parallele, volteggio, anelli, ecc). In più sono presenti gli sport di tiro (con l'arco, con pistola automatica e semiautomatica) e qualche aggiunta potenzialmente interessante, come il judo, la canoa ed il ping pong.
    Molte delle prove fanno ovviamente capo al gameplay classico dei titoli olimpici: la pressione alternata di due tasti permette di aumentare il ritmo della corsa o della nuotata, o di caricare lo sprint preparatorio prima di un salto in lungo. Pur riproponendo una formula di sicuro successo, tuttavia, il titolo Sega cerca di inserire qualche variante sfruttando le leve analogiche: invece che una coppia di pulsanti il giocatore può sfruttare gli stick, adesso scuotendoli velocemente (nella corsa), adesso ruotandoli in senso opposto (nelle varie specialità del nuoto o nel ciclismo). A conti fatti queste sono le discipline più riuscite a livello ludico: richiedono efficacia e prontezza di riflessi, e grazie ad un interessante sistema per la gestione dello sprint iniziale (che non deve essere anticipato rispetto all'indicazione del giudice), riescono comunque a farsi piacere dagli amanti dello sforzo fisico.
    Alte gare, soprattutto quelle ginniche, prevedono la necessità di affrontare dei piccoli minigiochi modellati sulla base di semplici Rhythm Game: l'utente deve semplicemente premere i tasti a schermo, e disposti sul terreno, quando l'atleta calpesta gli indicatori. Purtroppo, a differenza di un classico “bemani”, l'animazione dell'atleta non offre alcuna indicazione precisa sul timing da tenere, e le evanescenti scritte che appaiono sullo schermo per indicare l'efficacia di ogni passo non bastano per dare al giocatore un'idea chiara del suo andamento. In questi casi è dunque difficile migliorarsi coscientemente, e il giocatore deve procedere per tentativi, se vuole raggiungere risultati decenti.
    Ci sono poi altre prove ginniche che richiedono di seguire con gli stick analogici particolari indicatori. Con questo stesso sistema sono gestiti, fra gli altri, anche i tuffi, che risultano fra gli eventi meno divertenti da affrontare.
    In generale, comunque, la formula di gioco delle discipline classiche risulta ben rodata ed efficace, ma sfortunatamente indebolita dall'assenza di una guida esaustiva o di metodi per far orientare l'utente, indicando gli sbagli e, dunque, gli aspetti dell'esecuzione da migliorare.

    ... something New

    Pochissime sono, fra le discipline aggiunte in questa edizione, quelle riuscite.
    Gli eventi di tiro indoor sono poco entusiasmanti e affatto emozionanti, noiosi e neppure troppo ispirati, mentre il piattello sfrutta un sistema di mira poco preciso e per nulla dinamico (costringendo il giocatore a muoversi lungo una traiettoria tracciata a priori). Il judo è uno strano miscuglio fra Quick Time Event e button mashing, senza anima e mai stimolante.
    La canoa soffre a causa di un sistema di controllo complesso ed impreciso, che non permette di orientarsi fra le rapide e le correnti: il giocatore non ha mai la sensazione di controllare pienamente il mezzo in discesa libera, e la mappatura dei controlli (eseguiti tutti tramite rotazioni delle leve) non è di facile memorizzazione e invita alla confusione.
    Forse il fallimento più clamoroso è il tennis tavolo. Una fisica della palla del tutto irreale, ma soprattutto un'inquadratura scellerata, che lascia il corpo dell'atleta a coprire gran parte del tavolo di gioco, lasciano poche speranze di competere con Table Tennis di Rockstar. Anche la scarsa mobilità del personaggio, che si sposta solo lateralmente ed a scatti, ed una gestione delle collisioni che lascia molti dubbi sulla sua efficacia, affossano le possibilità della riproposizione di questo sport. In tutti e tre i casi, poi, i movimenti degli atleti appaiono goffi, difficili da leggere ed inquadrare, innaturali. Insomma le novità introdotte nell'edizione dedicata alle olimpiadi di Pechino lasciano sommamente insoddisfatti, e sono buone più per l'elenco nel retro copertina che per l'effettivo coinvolgimento del giocatore.
    Fortunatamente l'approdo alla Next Gen ha permesso di sfruttare le qualità del servizio online, non solo per proporre la possibilità di sfidare fino a 3 amici in eventi singoli o gruppi di esibizioni, ma anche per l'accesso automatico alle classifiche mondiali: alla fine di ogni prova il tabellone mostrerà la posizione del giocatore nel ranking internazionale, spingendo forse i più agonistici al continuo miglioramento. In fin dei conti la presenza delle leaderboard riesce ad innalzare la longevità ben più di quanto non faccia una modalità carriera in cui è possibile far crescere la propria squadra di giorno in giorno, con l'attribuzione di punti esperienza utili a migliorare le prestazioni degli atleti.

    Game and Watch

    Anche dal punto di vista tecnico Beijing 2008 sembra arrancare. Salta subito all'occhio una scena tutt'altro che “levigata”, con la presenza massiccia di aliasing, in quantità davvero cospicue (come non si vedeva da circa un anno) anche nei menù di gioco. I modelli poligonali degli atleti, discretamente costruiti nelle fattezze fisiche, sono però una gamma ridottissima (tanto che, anche cambiando nazionalità, si incappa spesso nello stesso prototipo), e mostrano dei volti inespressivi e poco credibili. Le animazioni dei personaggi sono sufficientemente curate, anzi spesso davvero ben realizzate. Purtroppo il set di movenze non è molto nutrito, e tutti gli atleti sembrano comportarsi alla stessa maniera, qualsiasi salto o colpo di reni eseguano. Le prove ginniche (agli anelli, al corpo libero, alle parallele) seguono sempre un'unica scenografia prestabilita, e la varietà di situazioni visive ne risente non poco. Qualche problema si verifica poi negli eventi di salto, in cui al momento dello stacco si perde qualche frame per legare le animazioni di corsa a quelle in volo.
    In generale non si può lamentarsi della realizzazione delle locazioni, anche se molti stadi si assomigliano tra di loro e gran parte delle inquadrature non fa nulla per allargare il campo verso gli spalti. Poco convincente, invece, la realizzazione dell'acqua, sia durante i “fermo immagine” (per un uso non particolarmente efficace di effetti di rifrazione, riflessione e trasparenza) che in dinamica (la propagazione delle onde dopo i tuffi è, senza mezzi termini, ridicola).
    Si cita per altro la mancata ottimizzazione del motore grafico, che si abbandona a pochi cali sporadici, ma soprattutto soffre di tempi di caricamento fin troppo elevati per la mole poligonale che è chiamato a muovere.
    Sul fronte sonoro la disfatta è più evidente: un solo tris di motivi accompagna la navigazione nei menù, le fasi preparatorie ed il “dopo-partita”, senza però troppa verve acustica o melodica. La voce registrata che da il benvenuto ad ogni evento, annuncia i “primati individuali” ed avverte di ogni fallo commesso è l'unica a rimanere entusiasta dopo qualche sessione di gioco: l'utente, ossessionato dallo scarso numero di campionature e da un'intonazione fuori luogo, preferirebbe abbandonarsi agli applausi del pubblico o ai rumori di fondo di ogni evento olimpico, che invece latitano misteriosamente per lasciar spazio ad un inquietante silenzio.

    Beijing 2008 Beijing 2008Versione Analizzata PlayStation 3Beijing 2008: il videogioco ufficiale delle olimpiadi, non passa la prova. Le aggiunte alla struttura tipica di ogni titolo olimpico sono assai evanescenti, ammorbate da una realizzazione approssimativa o poco creativa. Esiste un buon numero di discipline dal gameplay più classico, ma di certo la formula lievemente abusata e ripetitiva non può accontentare tutto il folto pubblico di videogiocatori amanti degli sportivi. Beijing si configura così come un prodotto esclusivamente indirizzato agli irriducibili dello sforzo fisico, dato che anche il passaggio alla Next Gen non ha portato a sensibili miglioramenti in campo tecnico. I buoni propositi non sono mancati, ma ping pong, judo e canoa avrebbero dovuto essere sviluppati con più cura e consapevolezza, per poter risultare divertenti ed appaganti da giocare. Fra altri quattro anni sapremo se Eurocom sarà più allenata e, magari, potrà aspirare a salire sul podio. Oggi, Beijing è controverso e discutibile quanto il percorso interrotto della fiaccola olimpica.

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