Recensione Beyond Good & Evil

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Beyond Good & Evil - 1073

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Disponibile per
  • Ps2
  • NGC
  • Al di là del bene e
    del male

    Beyond Good & Evil nasce e
    cresce come un progetto ambizioso. Il veleggiato alone di mistero che l’ha fatto
    evolvere, nell’immaginario collettivo del popolo videoludico, da ricostruzione
    ecosistemica in cui ricercare la pace filmografia di album animalistici a
    commistione perfetta di generi si dissolve, purtroppo, in un prodotto appena
    aromatizzato di quella libertà di movimento ed espressione di cui, inizialmente,
    avrebbe dovuto farsi fautore. Gli espedienti narrativi ad ornare le meccaniche
    ludiche si risolvono, fortunatamente, in un’apprezzabile sprazzo di lucida
    originalità: compito proficuo della protagonista, Jade, reporter di professione,
    è quello di raccogliere testimonianze fotografiche del gretto operato delle
    squadre Alpha, presunte protettrici del non più ridente pianeta Hilis.
    Alimentare i focolai di guerriglia attizzati dalla rete ribelle IRIS, tuttavia,
    non sarà l’unico compito della neo-eroina: come promesso anticipatamente, seppur
    come sorta di secondo lavoro, Jade trarrà compenso dal fornire in via ufficiale
    fotografie per il censimento di ogni specie vivente mai apparsa su Hilis. Di
    qui, il viaggio giornalistico di Jade, ambientato in quello che solo a prima
    vista è un arcipelago pulsante di vita propria. L’entusiasmo per la resa grafica
    degli ambienti, per la loro nitida spazialità elevata, per come le sessioni
    esplorabili in terza persona si fondano con l’uso inalienabile dell’Hovercraft,
    viene travolto dalla stizza impietosa per la limitatezza complessiva del
    prodotto. Tralasciando la linearità storiografica, comunque apprezzabile per le
    oculate metodologie di progressione veicolare che permettono di raggiungere
    nuove aree di Hilis, subito ci si rende conto che, oltre ad essere decisamente
    poco spazioso a causa delle zone precluse dalle squadre Alpha, il suddetto
    arcipelago è tremendamente spoglio. Il traffico veicolare risulta alieno ad ogni
    nostra azione, così come gli sparuti branchi di animali che saremo chiamati a
    fotografare. Hilis è un pianeta quasi asettico, che propone pochissimi spunti di
    esplorazione libera e d’interazione in generale. Del resto, ogni area
    accessibile e conseguentemente esplorabile a piedi, si risolve -tranne il centro
    abitato della città principale- in un intrico fin troppo intelligibile di
    cunicoli, che non gradirete rivisitare. Del resto, se anche inizialmente avrete
    l’istinto di lasciare tracce in ogni angolo per non perdere preziosi reperti
    fotografici o dimenticare qualche perla abbandonata (unica “moneta” con cui
    potrete pagare i potenziamenti dell’Hovercraft), la subitanea presenza di
    rilevatori perlacei e animaleschi, annichilisce l’ansia e il rischio: il tutto
    si risolve nel raggiungere l’icona apposita localizzata sulla mappa, anch’essa
    facilmente reperibile. Non ci vorrà molto, fra l’altro, a capire che ogni specie
    animale, anche i rari boss di fine livello, potrà essere comunque reperita, al
    limite dopo la sua eliminazione. Beyond Good & Evil, senza mezzi termini, è un
    gioco che deve essere completato ed esaurito. Necessariamente, immancabilmente,
    piattamente, potrete “vantare” il 100% senza difficoltà alcuna. Quasi patetico:
    si perde, in definitiva, l’interesse per l’esplorazione visiva, relegando il
    giocatore a seguire un labirinto stilizzato che riproduce l’area di gioco.
    S’aggiunga che il metodo di controllo di Jade è dannatamente impreciso e appena
    godibile: complice il frame rate che si attesta su una media di 30fps (ma cala
    non troppo raramente attorno ai 15fps), l’impossibilità di una totale libertà è
    quasi irritante: i salti automatici e non controllabili, e qualche capriola con
    un’animazione dannatamente credibile ma spaventosamente lenta atterriscono ogni
    spunto stile Platform e rallentano il progredire dell’avventura. Ma, come ben
    sapete, Beyond Good & Evil nasce e cresce come un progetto ambizioso: se anche i
    salti millimetrici rimangono un rimpianto ingiustificato, la corretta miscela
    fra Picchiaduro e Stealth Game potrebbe risollevare le sorti di quella che pare,
    tranne che sul fronte tecnico, una mediocre realizzazione di provincia. Ebbene,
    anche stavolta è facile restare delusi: da un sistema di combattimento frenetico
    ma purtroppo decisamente poco originale e privo di alcuno spessore, e da momenti
    necessiti di discrezione ladresca ben congegnati, ma totalmente infruibili causa
    la scarsa mobilità della protagonista. Il tutto produce non poca dose di stress.
    Certo, è piacevole ammirare il dettaglio grafico di BG&E, le strutture
    magistralmente realizzate, i volti dei personaggi costruiti con maestria
    notevole, seppur s’incorra nella stanchezza provocata dal cupo della maggior
    parte delle ambientazioni. Ed è piacevole muoversi fra le competizioni
    sporadiche ascoltando alcuni dei temi musicali più divertenti e apprezzabili mai
    sentiti. Ma se anche, fra un livello e l’altro, dedicherete quanto più tempo
    alle sub-quest, l’idilliaco incontro con BG&E è destinato a terminare,
    improvvisamente ed inaspettatamente, inaccettabilmente presto. Completare il
    titolo è compito poco arduo. Considerato, inoltre, il dispensatore di false
    soddisfazioni costituito dall’aiuto concesso nel reperire animali e perle,
    lascerete alle vostre spalle così pochi spunti per giocare nuovamente al titolo
    che si farà fatica anche solo a riaccendere al console. Di più, la rabbia
    incontenibile per il rimando, alla fine dei crediti, al seguito del gioco. Senza
    girarci troppo attorno, il tutto fa presupporre alla voluta commercializzazione
    di un prodotto tronco, pieno di tagli improvvisati, negli ambienti, nella trama,
    perfino nell’ottimizzazione tecnica che avrebbe permesso la fluidità dei 60fps.
    BG&E rimane nel limbo dei giochi incompleti, o - se vogliamo- incompresi.
    Meccaniche e ambientazioni di gioco fondamentalmente adulte, vengono dissolte
    non solo dall’esasperante lentezza d’esplorazione, ma anche da gretti espedienti
    che incatenano il giocatore ad un progredire lineare e quanto mai semplicistico
    ed insoddisfacente.

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