Beyond a Steel Sky Recensione: il ritorno di una grande avventura grafica

A più di 25 anni di distanza da Beneath a Steel Sky, Revolution Software propone il sequel della leggendaria avventura grafica in un contesto 3D.

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  • PS4
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  • PS5
  • Xbox Series X
  • Riportare in auge un filone ludico come quello delle avventure grafiche, che conobbe il suo più grande splendore negli ormai lontani anni ‘90, potrebbe apparire oggi come un tentativo azzardato. Ma questo, a ben vedere, non è bastato a intimidire lo studio di Revolution Software, che dopo aver distribuito nel 2009 una versione rimasterizzata di Beneath a Steel Sky per iPhone e iPad si prodiga ora con il suo diretto sequel.

    A più di 25 anni di distanza dal capitolo originale arriva finalmente Beyond a Steel Sky, un'avventura grafica 3D che propone non solo un recupero di quel canone tanto caro allo studio britannico già autore della serie Broken Sword (ve lo ricordate? Ecco la nostra recensione di Broken Sword 5: La Maledizione del Serpente), ma un suo restyling accurato e moderno. Le ore trascorse a risolvere i puzzle ben congegnati di questo secondo capitolo ci hanno dimostrato quanto il genere delle avventure grafiche possa ancora essere foriero di buone intuizioni di design, estetiche e narrative. E ora siamo pronti a parlarvi di quella che, senza ombra di dubbio, è ben più di una celebrazione antiquaria.

    Ritorno a Union City

    Dopo aver salvato Union City dalla deriva autoritaria e deposto il proprio amico robotico Joey a capo della stessa in Beneath a Steel Sky, Robert Foster ha deciso di tornare nella Radura per poter vivere finalmente in pace con la sua comunità. Una pace che tuttavia viene spezzata proprio nell'incipit di questo nuovo capitolo, quando in una pacifica giornata di pesca un mecha quadrupede emerge con fragore dall'acqua e rapisce Milo, il figlio di un caro amico del protagonista.

    Benché visibilmente invecchiato, Robert conserva ancora tutto lo spirito temerario di una volta, e non tarda quindi a mettersi sulle tracce del bimbo scomparso: un percorso che lo porterà di fronte proprio ai cancelli di Union City, il vessillo dell'utopia futurista da cui si era congedato dieci anni prima. Sotto il suo cielo di metallo, la megalopoli appare inspiegabilmente immutabile, quasi fosse arenata in una perfezione sintetica, frutto del progresso tecnologico che ha saputo ricostruire le routine dei cittadini offrendo loro nuovi standard di vita.

    Robert Foster troverà quindi una Union City molto diversa, nella quale gli abitanti sorridono sempre e sembrano spendere il loro tempo in amenità di ogni genere, ma dove serpeggia anche l'inquietante sospetto di una realtà sottaciuta molto meno piacevole, il cui torbido mistero si infittisce proprio a causa degli eventi che hanno condotto lì il nostro protagonista.

    A fare il suo ritorno in campo è anche quella fucina creativa costituita da Charles Cecil e Dave Gibbons (noto illustratore di Watchmen, Green Lantern e The Secret Service), il duo che nel 1994 diede forma ad uno degli immaginari cyberpunk più affascinanti nell'ambito delle avventure grafiche. In Beyond a Steel Sky il bitmap originale lascia spazio ad un cel-shading fine e ispirato, capace di rintracciare il piglio fumettistico scanzonato ma incisivo del primo capitolo, e che ben si sposa alla sceneggiatura futuristica di questa nuova epopea.

    E del resto anche qui il world building parla da sé e reca nella sua distopica messa in scena il messaggio di una decisa critica sociale. Ripercorrendo le orme di una direzione artistica che ancora oggi riesce evidentemente a raggiungere vette qualitative impressionanti, il mondo di gioco disvela la fabula di una società perfetta, mettendone a nudo con sorprendente efficacia tutte le contraddizioni e calando il giocatore all'interno di un'esperienza viscerale.

    Sulle tracce di Milo

    Nel disperato tentativo di ritrovare Milo faremo la conoscenza di svariati personaggi, tutti caratterizzati a dovere come in ogni avventura grafica che si rispetti. Questi ci daranno informazioni utilissime su come penetrare nelle arterie cibernetiche di Union City - che resta un baluardo tecnologicamente inaccessibile per qualunque forestiero - e ci permetteranno anche di approfondire i retroscena celati dal timelapse di dieci anni che separa i due episodi.

    Un arco temporale nel quale si sono susseguiti eventi cruciali tra cui la scomparsa di Joey, motivo per il quale è consigliabile aver fatto la conoscenza del capitolo originale prima di approcciarsi a questa nuova avventura (anche se la sua trama si regge bene sulle proprie gambe). Anche qui, insomma, la narrazione riveste un ruolo centrale, e risulta appassionante e stilisticamente ben costruita, con un'ottima scrittura dei dialoghi e guizzi di humor che stemperano la tensione altrimenti pervasiva di un'affannosa corsa contro il tempo. Al netto di alcuni inciampi registici che richiederanno qualche sforzo in più della semplice sospensione dell'incredulità, l'operato di Revolution può dirsi soddisfacente, capace di rievocare sensazioni nostalgiche ai giocatori di lungo corso e ammaliare con uno storytelling irresistibile anche i più giovani. Nel corso delle sue 10 ore di campagna il racconto si fa via via sempre più incalzante, andando a comporre il mosaico di un thriller fantascientifico moderno che però racchiude - intatta e perfetta - la formula vincente del suo predecessore.

    In questo senso, la produzione targata Revolution si pone sia come un seguito riuscitissimo di Beneath a Steel Sky, sia come un tributo virtuoso alle vecchie glorie delle avventure grafiche in generale. E sebbene il plot non brilli certo per originalità, il comparto narrativo risulta essere uno dei principali punti di forza del titolo.

    Un caso da risolvere

    Oltre a dover conversare con gli NPC per ottenere informazioni indispensabili, il gameplay di Beyond a Steel Sky si incentra sulla risoluzione degli immancabili enigmi ambientali. Dalle vestigia del punta e clicca più classico, il team di Revolution recupera un puzzle design davvero stimolante, originale e solo in rari casi un po' macchinoso.

    Complice la spazialità offerta dall'ambientazione 3D, che si adegua magistralmente al canone retrò dell'impasto ludico, la risoluzione dei rompicapo si unisce all'esplorazione della città, abbisognando un backtracking fondamentale ma mai ridondante. Quest'ultimo avviene tramite monopod, ossia le capsule automatizzate che consentono lo spostamento tra le diverse aree del centro urbano: un escamotage che beneficia a pieno della velocità dei caricamenti su PlayStation 5, annullando i tempi morti dei viaggi rapidi. Un'importante novità è poi l'introduzione dell'hacking: a inizio dell'avventura, infatti, Robert otterrà un marchingegno in grado di collegarsi ai sistemi della città per modificarne il funzionamento.

    Sostituire i nodi logici di un dispositivo elettronico per potervi visualizzare, ad esempio, i dati presenti sul tablet di un personaggio, oppure ancora mettere in moto macchinari vari utilizzando come interruttore la leva di un tostapane sono solo alcune delle possibilità offerte da questo strumento, che contribuisce ad elevare significativamente la caratura degli enigmi, ammesso che si disponga di una buona dose di pensiero laterale. Questo, insieme alla discreta mole di oggetti che è possibile reperire e al grezzo ma inseparabile piede di porco, estende la portata degli enigmi ad una dimensione ancora più ampia - a 360° - dove a farla da padrone saranno intuito e capacità di osservazione.

    Il risultato è un'avventura grafica al pari delle aspettative che porta con sé, appagante e ingegnosa proprio come quelle dei grandi classici quali Grim Fandango e The Secret of Monkey Island (a proposito, se l'avete persa vi consigliamo di recuperare la nostra recensione di Grim Fandango). La vena cervellotica del titolo non deve essere però interpretata come una mancanza in fatto di accessibilità: a questo, infatti, Revolution ha sopperito con un brillante sistema di suggerimenti opzionali - utili, intuitivi e mai troppo esplicativi.

    Tecnicamente debole

    Il principale difetto di Beyond a Steel Sky risiede nella sua realizzazione tecnica. Benché nel complesso appaia visivamente più che apprezzabile, il comparto grafico risulta afflitto da un costante e fastidioso effetto pop-in, compenetrazioni varie e texture troppo poco definite. A questo vanno poi ad aggiungersi i problemi della telecamera, che non manca di inquadrare spesso e volentieri i personaggi in maniera inspiegabilmente troppo ravvicinata, e gli sporadici ma inaspettati cali di frame.

    Oscillazioni di natura tecnica che non affossano certo la qualità generale della produzione, che come abbiamo detto raggiunge degli standard davvero elevati sotto il profilo artistico, narrativo e di gameplay, ma è pur vero che vista l'esigua richiesta in termini di risorse hardware ci saremmo aspettati una resa decisamente più dignitosa. Restano comunque di buon livello il sound design e la colonna sonora, e soprattutto il lavoro svolto con il doppiaggio, disponibile soltanto in lingua inglese, ma con una traduzione piuttosto accurata nei sottotitoli.

    Beyond a Steel Sky Beyond a Steel SkyVersione Analizzata PlayStation 5Revolution Software torna sotto i riflettori più in forma che mai. Sulle orme di quel mai veramente dimenticato Beneath a Steel Sky prende così forma un sequel degno della sua eredità ludica, che trova in questo nuovo capitolo uno spazio tridimensionale e una fluidità inedita. Avventura dai toni seri ma non seriosi, Beyond a Steel Sky riesce nell’audace impresa di coniugare il fascino del classico a quello del moderno, dando vita ad un prodotto davvero carismatico e ludicamente validissimo. Nonostante sia difficile chiudere un occhio sui difetti del comparto tecnico, il cui utilizzo dell’Unreal Engine 4 pare davvero ingenuo, la produzione di Revolution si distingue comunque per una direzione artistica grandiosa, ispirata e suggestiva, oltre che ad una scorrevolezza narrativa che saprà soddisfare anche i palati più fini.

    7.6

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